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il conato, così me lo ricordo

“… Questo infame, maledettissimo amore che si pone domande e chiede verità anche dure, efferate, destabilizzanti. L’amore che chiede di risolvere gli antichi e i nuovi rancori e non l’amore accomodante di coloro che si ritrovano attorno alla tavola ben apparecchiata nutrendosi dell’illusione d’amarsi. L’amore blando e accomodante che vedo spesso in giro, che vedo in coppie infelici che ostentano serenità intendendo per serenità una sorta di stato vegetativo dell’anima, del cuore, delle pulsioni. L’amore mite e pavido che mette il cellophane ai sentimenti e li rende perfettamente asettici come una camera mortuaria, e asfittici, come una camera a gas… L’amore che implode anziché esplodere, che si ritrae come un’onda anziché infrangersi con coraggio, che si rassegna alla falsa rassicurante nenia dell’abitudine….” (Selvaggia Lucarelli, 23 ottobre 02).

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