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ma quale solidarietà femminile

Gli uomini hanno insito in loro il concetto di branco, di solidarietà, di competizione rozza ma cristallina e dichiarata. Noi donne tramiamo, coviamo invidie e rancori, ci annusiamo a lungo, viviamo di competizioni sotterranee. Neghiamo sempre di provare sentimenti bassi come l’invidia , gli uomini no, gli uomini si menano e risolvono nei modi più schietti,elementari, barbari e forse sinceri. Si prendono a parolacce, si affrontano e poi dimenticano. Noi agiamo quasi sempre alle spalle e sappiamo dosare il veleno in piccole gocce. siamo più subdole. Più intelligenti forse. Ma più cattive.
E’ per questo che la vera parità non l’avremo mai. Perché gli uomini sanno allearsi, noi no. Noi non la vogliamo la parità, perché ad un posto di comando preferiremo vedere sempre un uomo piuttosto che un’altra donna. Per questo io detesto il femminismo, perché si basa su una gigantesca ipocrisia di fondo: che le donne riescano ad essere solidali in qualcosa. Sciolti i cortei sono sicura che ogni suffragetta andava a sputtanare l’altra come vuole tradizione millenaria e come sempre sarà nei secoli dei secoli amen.
Per questo dico che le vere rivoluzioni nascono nel quotidiano. Accetta che un’altra donna ti dia dei comandi.Riconosci la bellezza femminile . Riconosci l’intelligenza femminile. Questa sarebbe la vera rivoluzione. Riconosci il talento femminile. ma quelli che hai ora davanti agli occhi , non quelli morti e sepolti di eroine che ora non danno più fastidio a nessuno e dunque si possono eleggere a miti e modelli. Chiedi a un attore italiano chi è il suo mito. Lui ti risponderà nominando un attore vivente. chiedilo ad una donna. Lei ti farà il nome della Monroe, della Garbo, di ingrid bergmann , qualche innocua morta insomma, o della Loren , della Lisi … tutte attrici passatelle che non danno più alcun fastidio insomma. Le soubrette indicheranno la Carrà come unico e insuperabile modello, un uomo avrà le palle e la limpidezza di dire che so, Bonolis. Bisognerebbe trovare il coraggio di confessare a noi stesse la nostra genetica meschinità, di guardare in faccia i nostri lati oscuri , di riconoscerli per elaborarli. Io la mia invidia la ammetto sempre perchè è l’unico modo per esorcizzarla e dunque renderla innocua. o trasformarla in tentativi più o meno riusciti di emulazione. l’invidia è pericolosa quando la si nega o le si affibbia un altro nome , quando la si traveste da moralità, quando ci avvelena la vita.

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