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La gaffe

Cos’è la gaffe? (tratto da un sito di psicologia)
Gaffe è balordaggine, sproposito, granchio (Zingarelli, 1922), sbaglio, topica, equivoco, granchio (Sandron, 1976) azione o espressione inopportuna, atto o parole che rivelino inesperienza o goffaggine (Devoto-Oli, 1971) . Gaffe deriva dal francese “gaffe” (1872) da “gaffer” letteralmente afferare con il gancio o gaffa (lunga pertica con due rami, uno diretto e l’altro ricurvo che serve ad agganciare la barca). In italiano gaffa si dice anche alighièro (che deriva dal longobardo “gairo”, punta di giavellotto) e viene chiamato anche “gancio d’accosto”. E’ interessante che questa parola esiste nel dialetto veneziano come “ganso” e l’uomo che lo usa è il popolare “gansèr”, di solito un gondoliere in pensione ed avanzato con l’età che aiuta i colleghi ad attraccare le barche. Nessuno, però, direbbe, anche a Venezia che il “gaffeur” sia un “gansèr”. O forse qualcuno ambisce a questo titolo. Chi ? Lo vedremo più avanti. In francese la gaffe è “faux pas” (ma anche gaffe) e “blunder” o “to drop a brick” in inglese.” Faux pas” o “Taktlosigkeit” è anche in tedesco. In spagnolo è piña o ”plancha” (hacer una piña) (che è “pigna”). In russo è “Sdélat pròmach” dove pròmach è “cilecca o colpo a vuoto”. Gaffe infatti si usa in un ambito in cui vi sia una etichetta, cioè il complesso di regole relative ad un comportamento in società. Quale società ? Lo dice l’origine francese e l’epoca di coniazione del termine : la società medio-alto borghese. Gli aristocratici non avevano il concetto di “gaffe”, che è qualcosa di più sfumato e meno grave della trasgressione dell’etichetta, ma che, comunque incrina i rapporti sociali. La gaffe si fa in un ambiente in cui vi sono precisi limiti agli apprezzamenti ed alle opinioni dei singoli in virtù di un consenso sociale. La bugia può essere pura fantasia od invenzione o reticenza.. La gaffe svela, appunto, la reticenza.

Chi è il gaffeur ?

Il gaffeur è, in genere, una persona che, anche se mostra esteriore sicurezza, ha un meccanismo interno di falsa costruzione. Per questo in genere il gaffeur è più cronico che occasionale. E’ la gaffe che svela la costruzione di un falso Sé, nelle personalità “come se”. Queste personalità, ora dette “borderline” sono perfettamente integri dal punto di vista del funzionamento e mostrano grande capacità di comprensione intellettuale. In cambio il loro lavoro è del tutto privo di originalità in quanto il loro vissuto interiore è quello di persone che agiscono “come se possedessero una vita emotiva pienamente esperita”. Il concetto di personalità “come se” si riferisce a persone capaci di potenti identificazioni peculiarmente imitative, ma prive di caratteri personali “Moralità, ideali, fedi non sono per loro che fenomeni-ombra. Essi sono pronti a fare qualsiasi cosa, buona o cattiva, e di soli”to finiscono per unirsi a gruppi sociali etici o religiosi al fine di dare una sostanza alle loro esistente-ombra attraverso un’identificazione” (H.Deutsch, “Alcune forme di disturbo emotivo e le loro relazioni con la schizofrenia (personalità “come se”)” (originariamente pubblicata nel 1934 e raccolte negli scritti della Deutsch nel 1965, pag. 262-281). Le capacità che ha un individuo di individuare ed essere sensibile alle realtà interne sono probabilmente le stesse che lo rendono ottuso a quelle esterne e viceversa. E’ interessante che la politica sia spesso l’estrinsecazione di personalità con un falso Sé che tollerano la presenza di una profonda lacuna tra la propria personalità interiore ed i propri comportamenti esistenziali ed è questo il motivo per cui alcuni uomini politici appaiono paurosamente vuoti come esseri umani. E’ grande la capacità di inventiva fraudolenta che hanno i personaggi politici e, di conseguenza, il loro astio verso gli psichiatri che possono “leggere” al loro interno. E’ personaggio paradigmatico Richard Nixon, (da me casualmente incontrato nel Settembre 1967 al J.F.K. a New York mentre diceva ad una signora “On the West Coast they are doing wonderful things” e mi colpì , tanto che mi voltai, la falsa vuotezza del suo tono di voce).

Perché di commette una gaffe ?

La gaffe è un atto mancato, il disvelamento di una reticenza, di massima la reticenza di compiacenza di sé o degli altri, quando si tacciono alcuni particolari noti o notati nel tentativo di accontentare gli altri. Vedremo, più avanti, come vi siano gaffes narcisistiche, che svelano cioè l’elevato concetto che ha una persona di sé o gaffes che rifiutano il conformismo. Ma vi sono anche reticenze di timidezza, di aggiramento, di emergenza.

Può essere un modo per dire comunque la verità?

La gaffe è il modo più aggressivo, ma socialmente tollerato, di dire la verità. Vittorio Sgarbi, Aldo Busi, Fausto Bertinotti ,Marco Pannella o Adele Faccio non commettono gaffes. Essi dicono quello che pensano nella maniera più aggressiva possibile. Non hanno bisogno di lasciare defluire l’aggressività attraverso le maglie di un tessuto controllato socialmente.

Si può trovare una spiegazione scientifica alle gaffes ?

La psichiatria non ha dato grande importanza alle gaffes. Freud, principalmente, soprattutto in “Psicopatologia della vita quotidiana”, ( Zur Psychopathologie des Alltagslebens, 1901) parlò di “atti mancati” ,di “azioni sintomatiche”, di “sbadataggini” e di “errori”. Atto mancato è il tedesco “Fehlleistung”, che per Freud comprende non solo delle azioni sensu strictu, ma ogni sorta di errori, di sviste nell’uso del linguaggio e nel funzionamento psichico. Atto mancato è un atto il cui risultato esplicitamente perseguito non è raggiunto, ma viene sostituito da un altro. Si parla di atti mancati non per designare l’insieme degli errori del discorso, della memoria e dell’azione, ma per le condotte che il soggetto è abitualmente capace di compiere con successo e di cui è tentato di attribuire l’insuccesso solo alla disattenzione oppure al caso. Freud ha dimostrato che gli atti mancati sono, al pari dei sintomi, formazioni di compromesso tra l’intenzione cosciente del soggetto ed il rimosso. Le gaffes sono azioni sintomatiche ed atti mancati. In esse si svela, in maniera improvvisa ed inaspettata, un contenuto aggressivo, derisorio e di disprezzo che si voleva tenere occultato all’interlocutore. La cosa peggiore della gaffe è che, dettala, il soggetto cerca di rimediarvi ed aggiunge, a cascata, un’altra serie di gaffes sprofondando nella confusione più acuta e terribile. La frana finale lascia stupefatto il gaffeur e senza parole colui che subisce la gaffe, vittima di una valanga di aggressività.

Esistono diverse tipologie di gaffe e di gaffeurs ?

A) Le tipologie sono molteplici e divertenti : mondane, televisive, politiche, universitarie, scientifiche, linguistiche. Le gaffes possono essere altresì distinte tra che si commettono tra pari grado (od in pubblico) e gaffes che si commettono tra inferiore e superi ore o viceversa. Gaffes mondane Vi sono gaffe che si svolgono tra pari grado, ma quasi sempre, le gaffes hanno luogo tra persone di ruolo sociale (o che almeno pensano di avere un ruolo) diverso. L’inferiore, che teme il superiore, fa facilmente delle gaffes, dicendo qualcosa che non avrebbe dovuto dire. Queste sono gaffes mondane .Tipica quella della signora (mia madre!) che ricevendo un titolato, che aveva sposato in nozze morganatiche la figlia di una parrucchiera, si scusò con lui dell’aspetto di un ambiente con un grande specchio, che aveva in casa, dicendo “Fa tanto negozio di parrucchiere”. Oppure, viceversa quella di un superiore con un inferiore, come quella della signora ricchissima che andò a comperare una cornice e disse “Tolga la foto di quella orribile donna”. Al che il venditore disse “E’ mia moglie” e la signora rispose “Non intendevo il soggetto, ma il tipo di fotografia” ed il venditore precisò “L’ ho fatta io”. In questi due casi vi è riprovazione e disgusto sociale per la scelta fatta dal titolato e disprezzo per l’oggetto acquistato (che si pensa dovesse essere un regalo “d’ufficio”). La gaffe più comune è di dire, a qualche mio coetaneo che si accompagna ad un’amante giovanissima “E questa è sua figlia, vero?”, anche se ho sentito dire ad un onorevole democristiano, accompagnato da una moglie improbabile e laida “Questa è sua suocera?”. Le gaffes cultural mondane imperversano nella nobiltà, onusta di titoli e biblioteche. Una signora rivolse un complimento a Cacciari per il suo libro “Risi e bisi” (anziché “Krisis”).Un critico musicale ad una conferenza, sedendo vicino ad un rinomato musicista omosessuale, sostenne davanti al folto pubblico dell’Ateneo Veneto la necessità di istituire nei Conservatori Italiani “Una cattedra di cassofono” (intendeva dire sassofono), mentre il musicista diveniva vermiglio. Altra gaffe pubblica di un Direttore dell’Ente “Teatro La Fenice” fu quella di dire “Dopo il Festival di Mozart non si dica che nella nostra città facciamo solo Goldoni (parola di uso comune per indicare i preservativi).” Gaffes televisive Celebre la gaffe televisiva del famosissimo gaffeur Mike Bongiorno che ad una concorrente di “Lascia e raddoppia” disse “Ahi, signora, lei mi è caduta sull’uccello”, non avendo essa risposto ad una domanda ornitologica. Ma basta guardare ogni giorno “Blob” e troviamo un ricco campionario di gaffes televisive. Gaffes politiche Le gaffes politiche sono spesso disvelanti il narcisismo dei leader, ma talora fanno pensare anche all’omosessualità repressa. Il nostro Sindaco Massimo Cacciari è famoso come Woody Allen (vedete “Provaci ancora Sam”).In una intervista su “La Repubblica” disse “Io sono il perfetto laico che dovrebbe piacere al papa e invece non gli piaccio, chissà perché” e su “Il Giorno”, rilasciando un’intervista, ” A lei risulta che ci sia un ceto più corrotto e corrompibile dei giornalisti?.” Ma, sempre Massimo Cacciari (“L’Italia settimanale”) definì Umberto Eco “un giornalista”. Probabilmente sarebbe utile denominarlo, anziché un gaffeur ,un gansèr, che fa tanto Venezia. Una gaffe detta in Consiglio Comunale a Venezia ad un Consigliere, già oggetto di una inchiesta giudiziaria :” Do, atto, ed merito dell’assessore, che la criminalità è in aumento”” o quella fatta al Consiglio Comunale di Vicenza “Il centro storico è diventato un ricettacolo di stranieri che si spogliano davanti alla loggia Bernarda” (così chiamasi anche la Loggia del Capitaniato (1571, dedicata al Prefetto G.B. Bernardo”).Altro politico, anchì’egli narcisista, disse “ Io ho pochissimi lati positivi, ma ho quel minimo di impudicizia per non citarli, specie davanti a tutti”. Una gaffe colossale si chiama “Una vita per la musica” ove si danno premi a musicisti che muoiono generalmente entro pochi mesi (essendo già avanzatissimi di età). Non contenti di questo dettero a Venezia nel 1996 , come ricordo ad Isac Stern, il violinista……….un pezzo della Fenice bruciata!! Gaffes letterarie Celebre quella dell’ambasciatrice italiana che disse ad un diplomatico finlandese di conoscere il Kamasutra, anziché il Kalevala . Ouella del mio amico un titolatissimo Patrizio Veneto che avendo conosciuto alle Zattere un russo accigliato con sul tavolo un mucchio di fogli davanti gli chiese “Lei è un giornalista? Lei è uno scrittore?” e si trattava di Josip Brodskij che aveva appena ricevuto il Premio Nobel per la letteratura. Divennero, in seguito, amicissimi e Brodskij gli dedicò alcune poesie. O quella, sentita, di citare, ad Ettore della Giovanna, Ken Follett come un “letterato”. Gaffe letteraria e pericolosissima è quella di citare un celebre letterato italiano detto “L’innominabile” : chi la fece, a Venezia, in un cocktail, nel 1995, fu travolto dalla caduta a valanga di una parete di stampe. E fu ricoverato in Ospedale per lesioni da taglio. Gaffes mediche In medicina si fanno spesso gaffes. Come quella di un otorino che disse ad un bambino idrocefalico “Ti pesa la testa?” o quella dello psichiatra che parlando con i parenti di uno schizofrenico disse “Son cose da pazzi”. Una gaffe colossale la fece, pochi mesi or sono un famoso professore di psichiatria , celebre per aver pubblicato quasi solo in italiano, scrivendo un articolo, in italiano “ Pubblicare o non pubblicare in italiano ? Questo è il problema”. Scientifico-culturale la gaffe di un celebre avvocato veneziano, fondatore e sponsorizzatore di una Fondazione per lo studio della Malattia Mentale che, intervistato da DE (Diffusione Europea) el Settembre 1996 dopo l’intervista dello psichiatra suo santo patrono che si batteva per combattere la depressione , disse “Il nostro scopo è quello di raccogliere fondi per costruire nuovi ospedali psichiatrici”. Una celebre gaffe medico-politica fu fatta da me innanzi ad un Direttore Sanitario fortemente sospetto di P2 dicendogli di un malato importante cui si interessava soverchiamente “Gli ho perfino dato della vitamina P2” (il Direttore Sanitario non me l’ha mai perdonata). Gaffes linguistiche Famosa tra le gaffes linguistiche quella dello studente di lingue che interrogato dal professore di spagnolo sulla esatta traduzione di “calvatrueno” (calvo come una palla di biliardo), alle reiterate esortazioni dello stesso, notoriamente cornuto (“Non si vergogni, tutti gli uomini lo possono diventare, lo sono anch’io”) rispose “Beco”. Ma da non dimenticare i tedeschi che restituiscono all’italianizzato Bartolomeo Colleoni il nome Colioni ( si chiamava in realtà Bartolomeo Coglione, perché ne aveva tre, come riportato dal suo stemma) o che “si scoreggiano” di fronte alle difficoltà dell’italiano. O quella degli italiani che chiamano Männchen (cagnetti) gli ometti e in russo anziché scrivere (pisàt), urinano(pìsat). Gli americani sono celebri per stupirsi allorché le nostre mamme dicono ai bambini “Basta” che suona “bastardo” (Bastard) rivelando così impresunte turbe del rapporto coniugale. I nomignoli dedicati agli omosessuali (grande tabù) sono un’altra fonte di divertimento per cui una signora si rivolse ad un giovanotto americano chiamandolo “Mister Gay” ed un timido aspirante all’amicizia di una gran dama utilizzò il nomignolo con cui l’aveva sentita nominare “Madame sans gênes” (ovvero signora sfrontata). Un azzurro italiano a Mosca, durante un incontro all’Ambasciata, avendo preso qualche lezione di russo, disse ad un austero gruppo di funzionari “Ia galuboi” che è la traduzione letterale di “Sono azzurro” ma che suona, in realtà, “Sono un omosessuale”. In un incidente stradale presso Pola un turista italiano si pose presso la curva e, volendo avvisare gli altri automobilisti, urlò per mezz’ora “Curva, curva” (che in croato suona “Puttana, puttana”). B) I gaffeurs sono individui che non hanno percezione né del loro intimo né di quello degli altri. La loro tipologia è di solito quella di persone con un pensiero che si svolge non linearmente, ma attraverso una sorta di slalom di divieti ed essi sono come gli sciatori che, sbagliata una porta, ne infilano altre quatto o cinque in modo errato per catapultarsi all’arrivo in schuss. La persona che commette molte gaffes deve essere in qualche modo “curata”? Dovrebbe essere curata, perché la gaffe ripetuta e cronica è indizio di un falso Sé, di una personalità “come se”. Ma la cura deve essere demandata a valentissimi psicoterapeuti come Otto F. Kernberg (New York) o Giorgio Sacerdoti (Venezia). Va di sé che, di solito, la persona “come se” non si percepisce, non sente la vuotezza mistificante che ha dentro e, di conseguenza, non si pone il problema di cambiare, di essere, alla fine autentico. Le gaffes sono più divertenti o più imbarazzanti ? Dipende dai punti di vista. Le gaffes sono divertenti per chi le osserva, imbarazzanti per chi le subisce e per chi le fa. Ma forse per chi le subisce, più che per chi le fa. Come si sente chi ha commesso una gaffe? Per quanto tempo ne risentirà? Se chi commette le gaffes se ne accorge si sente, passato il momento, meglio perché ha sparato fuori l’aggressività. In genere non ne risente per più di una serata. Il giorno dopo è contento ( e si libera) raccontandola agli amici. Se non se ne accorge ( e succede) non ha nessun particolare vissuto.

Come ci si può difendere dai gaffeurs?

E perché difendersi da chi ci mostra cosa pensa veramente ? Se pensiamo che il termine “persona” significa in latino maschera, bisognerebbe dare al gaffeur il nome di “interpres” o “explanator” vale a dire di qualcuno che dice ciò che v’è dietro la facciata. E premiarli perché infrangono il codice. Possiamo dare consigli per evitare di fare delle gaffes ? Se possibile evitare accuratamente le persone che ti trasmettono un messaggio di “convenienza” e “deferenza” e starsene con quelle che ti fanno sentire a tuo agio . Se possibile dire sempre quello che si pensa, ad esempio che non si è mai letto Proust o che si trova decisamente sgradevole Fiorello o Versace o D’Alema e, infine, non bere Martini a stomaco vuoto durante i cocktails (all’Harry’s vi danno sempre dei crostini milionari). E, alla fine, sentirsi veramente liberati se si è fatta una gaffe (è come aver fatto una scoreggia). E le gaffes tra fidanzati ? (Arrossisco e non rispondo : penso alle erezioni mancate, agli orgasmi mal simulati, agli imperdonabili regali banali o di cattivo gusto, ai molti odori , agli aliti ed alle zaffate).

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