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Primo incasso nazionale!


dal quotidiano La Stampa
FUNZIONA SEMPRE NONOSTANTE L´ETA´ IL CLASSICO DI GARINEI E GIOVANNINI CON IL MEDICO IN FAMIGLIA AL POSTO DI DORELLI
Aggiungi un posto a tavola per Scarpati
La commedia parla al fanciullino che è in ogni spettatore come i cartoni Disney che piacciono a nonni e nipoti
MILANO
Il teatro, si sa, è un’arte effimera che muore tutte le sere. Poi però esistono i classici, ossia quei testi, molto rari, che sopravvivono all’occasione, e che quindi vengono recuperati a distanza di anni, fino a entrare nel cosiddetto repertorio. Essi di solito vengono adattati alle nuove circostanze; il nuovo attore che fa Amleto è glabro e affilato, via dunque le battute sulla barba e la corpulenza scritte per colui che, come dicono gli inglesi, «creò» la parte. Infine arrivano i registi e ricreano tutto loro, rimontano il testo partendo dal finale, cambiano sesso ai personaggi, e insomma modernizzano ogni cosa. Non così, non ancora, per i lavori della premiatissima ditta Garinei e Giovannini, i prodotti della quale non solo ritornano ciclicamente, e dunque possono cominciare a considerarsi classici a tutti gli effetti: ma ritornano in una veste quanto più possibile vicina a quella originale. La ditta insomma non si «adegua», ma vende tutto il pacchetto. Il festosissimo «Aggiungi un posto a tavola», or ora rinato al Teatro Nazionale, cambia soltanto pochissime virgole del fatidico testo della coppia, scritto con Iaia Fiastri, e tutt’al più qualche semiminima delle musiche di Armando Trovajoli; e presenta la stessa regia di Pietro Garinei, lo stesso impianto scenografico e gli stessi costumi di Giulio Coltellacci, le stesse coreografie di Gino Landi e persino la stessa voce registrata di Renato Turi della prima al Sistina nel 1974. Un simile caso di spettacolo conservato in naftalina ad uso dei posteri è rarissimo sulle scene moderne. Più familiare, nel cinema, è l’esempio di Walt Disney, che ripropone ai nipoti gli stessi cartoni animati che avevano deliziato i loro nonni. Ma Walt Disney, si dirà, si rivolge al pubblico dei bambini, e i bambini ignorano le mode; tutti i bambini, fino a una certa età, apprezzano le stesse cose. Be’, diciamo allora che Garinei e Giovannini si rivolgono al fanciullo contenuto dentro ogni spettatore. In ogni caso, moda o non moda, la confezione di trentasei anni fa non sembra invecchiata affatto. Il famoso girevole di Coltellacci, ingegnoso ma contemporaneamente giocoso, funziona come allora, e la costruzione a vista dell’Arca attira lo stesso applauso scrosciante; i balletti scaturiscono dalla situazione con la stessa irresistibile energia; la pastosa voce del compiantissimo Turi continua a essere magnificamente ironica e autorevole, facendo piazza pulita delle imitazioni che hanno nel frattempo inondato la pubblicità televisiva. E il finale con l’arrivo della colomba vera continua a imporsi irresistibilmente come il più geniale mai inventato per un musical. Qualcuno ha bisogno di ricordare la vicenda? Stanco degli uomini, Dio ha deciso di scatenare un secondo Diluvio, e come l’altra volta affida la preservazione della specie a una piccola comunità. Il nuovo Noè è un pretino di montagna che incontra difficoltà per convincere i parrocchiani e soprattutto un ostile sindaco, il quale oltretutto dovrebbe fornire il legname per la fatidica imbarcazione. Della vicenda fanno parte anche l’adolescente figlia del sindaco innamorata del prete, il simpatico scemo del villaggio nonché anima candida, e una battona di passaggio. Ci sono situazioni e battute spiritosamente audaci nei confronti della religione (Dio si stupisce apprendendo del celibato dei preti: «Quando mai l’ho ordinato?»), ci sono canzoni incantevoli, e ci sono messaggi di concordia e volemose bene (due formiche sono meglio di una, aggiungi un posto a tavola che c’è un amico in più). Che altro volete sapere? Sì, i nuovi interpreti sono all’altezza della situazione, soprattutto Chiara Noschese, una indistruttibile mignotta Consolazione con sfrontato accento alla Wanda Osiris. Il sornione Enzo Garinei è il sindaco, il garbato Max Giusti, lo zotico, la sorridente Martina Stella, una teenager graziosa quanto tenace. Come il calciatore Nedved, al quale dalla platea assomiglia come una goccia d’acqua, Giulio Scarpati dimostra di possedere quel guizzo che nei momenti difficili può risolvere l’incontro, e comunque recita adeguatamente e canta accettabilmente, soprattutto nei mezzi toni. Due ore più lungo intervallo, successone, repliche qui (Milano) fino al 16 febbraio.
Masolino d´Amico

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