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Vademecum per non diventare famose

1°fase.(l’iniziazione) La sindrome di Miss Zagarolo.Con questo post inauguro una nuova rubrica su un argomento che mi sta molto a cuore e sul quale credo di essere tra le massime esperte in circolazione,ovvero: “Vademecum per non diventare famose.Consigli e suggerimenti da una che ci riesce da anni senza alcun calo di impopolarità“. Oggi affronterò il primo punto che ho ribattezzato “la sindrome da miss zagarolo”.Tale sindrome colpisce prevalentemente ragazze che crescono nella provincia, con un picco notevole di casi riscontrati nei comuni più piccoli ma con una distribuzione geografica che definirei a macchia di leopardo, ovvero da nord a sud senza distinzione.In linea di massima contrarre tale malattia garantisce un’impopolarità imperitura ,per cui, se vi riconoscete nei sintomi che vado ad elencare , sappiate che siete già a un passo dall’insuccesso e lo otterrete senza tanta fatica e inutile gavetta. La ragazza campione,carina ma non eccezionale,senza il gusto metropolitano per l’abbigliamento, è generalmente agghindata versione “festa di piazza” e truccata modello “ragazza dell’est ai suoi primi esperimenti di cosmesi”.Dalle gomitate che si danno i vecchietti del bar quando passa lei e dagli sguardi morbosi dei mariti davanti alla macchinetta del videopoker quando va a comprarsi un ghiacciolo,deduce di essere la più grande gnocca del pianeta e probabilmente anche delle galassie attigue. In tutto ciò sottovaluta il fatto non irrilevante che le sue concorrenti in un paese di mille abitanti sono: la figlia dell’assessore che a detta della giuria del bar : “porella è uscita un po’ infelice ma c’ha due tette così.” e la signora Silvana, la separata estetista meschata quarant’enne che sempre a detta dell’insindacabile giuria ” e’ una nave scuola che raddrizzerebbe pure la torre di Pisa.”Le feste patronali sono le sue prime vetrine e i cantanti di piazza tipo Piero Focaccia, Scialpi e Jo Squillo ai quali chiede l’autografo tremante, i suoi primi approcci con la celebrità.Affascinata da veline,letterine,microfonine e tutto cio’che finisce in “ine” cresce con la convinzione che il massimo sia diventare il minimo. Improvvisa le sue prime coreografie davanti allo specchio e benchè abbia la leggerezza di un sercio di fiume si convince di essere un’etoile, tralasciando il fatto che con un culone dono dell’adolescenza somiglia più al Gabibbo che alla Canalis.La sua storia familiare non va trascurata poichè è spesso figlia di una madre dalle ambizioni frustrate (e interrotte da un matrimonio precoce) che riporrà nella figlia aspettative di fama e celebrità . Nell’udire il primo vagito in sala ostetricia,la madre ancora esangue e sudata ,dirà ai dottori: “Ha il timbro della Callas , che nell’incubatrice non ci siano spifferi che poi le si infiammano le corde vocali e sta ragazza con la voce ci lavora.” Ed ecco che finalmente, intorno ai sedici-diciassette anni ,arrivano le prime avvisaglie della sindrome sopracitata. Ad una sagra del carciofo a Ladispoli ( il nome del comune può essere sostituito a piacimento),la ragazza viene notata dall’impresario delle “Cioccolatine”,ovvero il gruppo di ballerine brasiliane la cui presenza è stata l’unico atto nella storia della giunta comunale deliberato all’unanimità con tanto di applauso finale,brindisi tra assessori di colori politici diversi e trasporto in spalla del sindaco per le vie del paese come la statua del santo patrono.Vale la pena spendere qualche parola su queste due figure pittoresche e fondamentali (le ballerine e l’impresario) perchè la descrizione della “sindome della miss zagarolo” sia davvero completa di tutti gli ingredienti che contribuiscono a diffonderla.Il gruppo di 10 ballerine spacciate dall’impresario per “brasiliane doc con dieci carnevali di Rio e 4760 addii al celibato in curriculum “, sono , nel 99% dei casi , in realtà : due giovanotte di Pizzo Calabro con poco esotico accento aspirato del luogo natio e tipica fiatella all’inequivocabile gusto di “sopressata sott’olio”, tre sorelle di Orgosolo dai colori simil-brasiliani ma con una peluria che neanche Lucio Dalla dopo una somministrazione massiccia di ormoni, due bionde giustificate dall’impresario come “risultato delle contaminazioni nordeuropee in sudamerica” ma fumano e bestemmiano come turche, una tizia che almeno la metà degli abitanti giura d’aver visto svariate volte sotto il viadotto della tangenziale in tarda sera, una ragazza dai tratti marcatamente orientali spacciata come “sostituzione dell’ultimo minuto causa malattia , ma finissima contorsionista filippina prestata dal circo Orfei per l’occasione” ( che si è scoperto poi essere vera filippina ma sul palco anzichè ballare spolverava ) e infine un pezzo di ragazzona alta uno e novanta che dopo due bicchieri di vino ha cominciato a ruttare e a raccontare strani aneddoti di vita militare,cosa che ha dettato più di qualche sospetto.(tanto più che il sindaco,dopo essersi appartato con lei è tornato visibilmente sconvolto e l’anno dopo,per la festa patronale, ha stranamente ingaggiato Il Coro di voci bianche della Schola Cantorum Casablancas.)(continua…domani la seconda puntata:l’impresario di paese,i primi concorsi,lo sbarco nella capitale,i primi provini… Ora chiudo, che nun se po’ non fare niente tutto il giorno…anche perchè “il cazzeggio continuo e perpetrato nel tempo” è uno dei punti fondamentali del vademecum per non diventare famosa che sarebbe un peccato anticipare.) La modella è un tipico esempio di look da festa di piazza altrimenti detto “da ragazza dell’est ai suoi primi esperimenti di cosmesi”.

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