Navigate / search

Il provino della monetina

Ieri mi ha chiamato la mia agenzia per la convocazione di un provino.(deve aver sbagliato numero)Ma non di un provino qualsiasi, bensì, del leggendario provino per Tinto Brass e più precisamente per il suo nuovo film che dovrebbe intitolarsi “Il culo è lo specchio dell’anima”. Esprit de finesse. Molti sapranno che attorno ai provini con Tinto Brass esiste un’affascinante mitologia che narra fatti piuttosto credibili, del tipo “Ti dice: fammi vedere il culo!” e fatti un po’ meno credibili del tipo: “Ti chiede di congiungerti con una zebra!”.Ma nessuno sa con precisione se “il mitico provino della monetina” che lo stesso Brass ogni tanto racconta divertito , sia storia o leggenda. Per chi non lo sapesse il provino della monetina di Brass, in teoria, si svolgerebbe così: lui fa entrare l’attrice candidata , la prega di spogliarsi e di indossare un accappatoio piuttosto corto, poi lancia una monetina ed invita la ragazza ad inchinarsi per raccoglierla. Brass sostiene che in base al modo che la candidata ha di piegarsi riesce ad intuire il suo grado di disinibizione.Ora , io ieri alla mia agenzia ho detto chiaro e tondo che la faccenda in sè mi pare abbastanza squallida.Che comunque è anche vero che forse un anno fa avrei detto un no categorico e che oggi come oggi potrei anche valutare l’opportunità.In fondo i tempi sono cambiati.Finchè avevamo la lira c’era ben poco da raccogliere.Ma tranquilli, mica mi svendo io.Se Tinto non mi lancia almeno due euro non mi piego mica.Ho dei principi io.Ci rifletterò su.cSarà un provino?

Strani accadimenti

Incredibile ma vero, sono finita sulla prima pagina di un giornale economico,ItaliaOggi. Per chi non ha di meglio da fare, l’articolo che mi hanno dedicato all’interno potete leggerlo QUI. Per il prossimo numero suggerirei al direttore di pensare ad un volumetto allegato al giornale sulla storia delle mie finanze.Avrebbe i picchi tragici de “Il lutto si addice ad Elettra” e la drammaticità di “Incompreso”. Un sicuro bestseller.E già che ci sono segnalo l’articolo su gnueconomy in cui Gianluca Neri fa molto meglio di me il riepilogo delle conseguenze e delle scopiazzature “selvagge” del mio articolo su For men magazine. Segnalo anche l’articolo firmato “impiegato del catasto” che mi ha dedicato oggi il barbiere della sera. Dite che posso cominciare a sperare che mi chiami Marzullo? Io intanto vado a cercare le foto della mia prima comunione.

Ricevo e pubblico 2

Mi spiace, a me il tuo blog faceva tanto ridere. Ma ho letto da più parti che se lo leggo e se penso che tu sia simpatica, è solo per le tue tette. E siccome è assolutamente vero, credo l’unico modo per arginare questa cosa sia passare all’azione. Ciao.Filippo F.

Commenti e regolamento

Gentili visitatori, sembra, e dico sembra, che entro domattina nel mio blog ci saranno finalmente i commenti. Il mio webmaster, che ho convinto con maniere dolci e pacate (gli ho sequestrato la sorella minore), ha promesso di lavorarci stanotte , per cui se nelle ore seguenti sullo sfondo del pensatoio vedrete apparire lettere inedite di Mussolini a Claretta Petacci o vecchi spezzoni di Non è la Rai, non stupitevi, sono normalissimi inconvenienti tecnici. Confesso che l’idea dei commenti mi entusiasma e spaventa allo stesso tempo, per cui ho deciso di buttare giù una sorta di regolamento per evitare polemiche antipatiche. Dunque, siccome conosco bene internet e gli incovenienti dell’anonimato associato alla possibilità di rendere pubblico un qualsiasi messaggio, avverto che:- critiche e polemiche saranno le benvenute, ma un conto è un’atmosfera da Processo del lunedì, un conto è il wrestling.- espressioni colorite saranno accettate , insulti estesi alla persona e a tutto il suo albero genealogico, un po’ meno. Chiaramente solo il Facci gode di un bonus di quindici vaffanculo ma solo perché spesso, lui lo usa come espressione sostitutiva del buongiorno e buonasera.- non dico che non ci si possa allontanare dalla discussione iniziale, ma senza esagerare. Diciamo che se io scrivo a proposito di guerra e il primo commento è: “Sì, va bene le bombe intelligenti, ma la parmigiana alle melanzane col pecorino è meglio”, ecco, potrei decidere di rimuovere il commento senza sentirmi un tiranno.- i complimenti non saranno mai ritenuti fuori luogo, a parte quelli rivolti ad altre blogghiste all’infuori di me e ad Emilio Fede. Ovviamente,tale regolamento è da considerarsi del tutto inutile, visto che con tutta probabilità non sarò mai tecnicamente in grado di cancellare i commenti miei o altrui, perciò se volete usare lo spazio dei miei commenti per appuntarci sopra numeri di telefono,la lista della spesa,scriverci “Selvaggia Lucarelli è una strappona!” o improvvisare sfide a filetto con altri “commentatori”, fate un po’ quello che vi pare . E che Dio me la mandi buona.

La scopiazzatura de La Stampa

Giuro che ce l’ho messa tutta. Ho provato a fare la vaga e parlare di mia madre e ristoranti vip, ma alla fine mi trovo costretta a ritornare sull’argomento che negli ultimi dieci giorni ha monopolizzato le mie giornate, le telefonate, la casella e-mail e , con mio grande stupore , forum, siti, blog, newsletter pubbliche e private di tutto il web: questo benedettissimo articolo su For men magazine. Confesso di essere un po’ spaventata e frastornata per quello che sta accadendo, e non tanto per la gran quantità di conseguenze che sta provocando nella mia vita, ma soprattutto perché qui va a finire che sarò costretta a dire grazie alSignor Andrea Biavardi. E capirete bene che all’idea sono due notti che non dormo. Pur di evitare l’umiliazione di questo pubblico gesto, ho anche pensato di compiere un atto estremo: rinnegarne la paternità. Solo che ci hanno pensato già in molti prima di me. Hanno cominciato, tanto per fare un esempio a caso,così . Poi è iniziata una gigantesca catena di S.Antonio (che ancora continua), in cui il mio articolo è firmato “lettrice anonima” o addirittura “Silvia Maranzano” (chi è?). Il mio articolo è arrivato anche a me giratomi da un tizio che me l’ha introdotto scrivendo ” leggiti questo.non so chi l’ha scritto ma fa ammazzare dalle risate!” Anche il barbiere della sera l’ha pubblicato credo ieri attribuendolo ad una lettrice anonima , ma oggi ha gentilmente puntualizzato che l’autrice sono io senza neanche che l’abbia chiesto o preteso.E’ stato pubblicato e commentato in forum di ogni tipo, da quello dei pubblicitari milanesi a quello hard, oltre che naturalmentedare vita ad una caterva di commenti sul blog in cui è nato, che è MacchiaNera (grazie a Gianluca Neri che l’ha ospitato). Ieri era l’oggetto della newsletter di www.barzellette.it ma firmato lettrice anonima, oggi la newsletter ha ristabilito la paternità dell’articolo. Fin qui mi sono anche fatta due risate. Ma il pezzo in prima pagina di oggi sul quotidiano La Stampa intitolato “Come uomo comanda” firmato NON LETTRICE ANONIMA ma Massimo Gramellini mi ha divertita un po’ meno. E’ una scopiazzatura , neanche riuscita particolarmente bene, del mio articolo su For Men Magazine. Giudicate voi leggendo l’articolo qui sotto, se il signor Gramellini non ha saccheggiato scandalosamente: (è anche online QUI) Come uomo comanda 28 marzo 2003 Umiliato in quanto maschiodalla storia del marito altoatesino bietolone che la moglie laureatamortificava di continuo per la sua ignoranza, mi imbatto all’edicola in unoslogan ricostituente: «For Men: come uomo comanda». Finalmente una rivista che rivendica i valori del maschio occidentale, gli stessi che Bush sta esportando nel Golfo: spirito d’avventura, senso estetico, progresso, utopia! Per la verità in copertina non c’è Rumsfeld, ma un bruno mascelluto con la faccia da steward, intento a passarsi un asciugamano di spugna sul sorrisone. Il titolo, però, sembra promettente: «Falle direbasta stanotte!». E pensare che, secondo un’opinione diffusa, il vero problema è farle dire: «ancora». La copertina contiene ulteriori stimoli all’evoluzione. «Braccia più grosse, spalle più forti». «Ricchi entro Pasqua, 15 idee geniali» (spacciare uova al cioccolato griffate?). Una dieta a base di wafer e patatine, «Mangi il doppio e diventi la metà», esalta i sacrifici indispensabili per raggiungere ogni obiettivo nella vita. La maggior profondità di pensiero è riservata alle pagine interne. Come toglierle il reggiseno con le forbici (senza che lei ti prenda per un serial killer) e una scheda sulle scene di sesso e violenza nei film di prima visione. Il tutto scritto in quel linguaggio fintamente ironico che piace ai pubblicitari. Un maschio in cerca di certezze chiude «For men» avendone raggiunta almeno una: se la cultura maschile di massa è questa,l’uomo smetterà definitivamente di comandare abbastanza presto. E pensare che avevo già le mie buone ragioni per avercela con gli uomini. Lei, Signor Gramellini,oggi me ne ha data una in più.

Ricevo e pubblico

Mi spiace, a me il tuo blog faceva tanto ridere. Ma ho letto da più parti che se lo leggo e se penso che tu sia simpatica, è solo per le tue tette. E visto che ovviamente sto diventando lesbica, credo l’unico modo per arginare questa cosa sia smettere di leggerti. Ciao.Donatella P.(doddypi@hotmail.com)

Il ristorante vip ( e mia madre )

L’altra sera mi sono voluta togliere una curiosità. Mi sono travestita da vip, ho indossato i miei stivali pitonati che mio fratello iscritto al wwf da dieci anni quando l’ha visti è andato all’anagrafe e s’è fatto mettere il cognome di mia madre, una minigonna che mio padre usa occasionalmente come pochette per la sua giacca di velluto e una di quelle magliette asimmetriche che vanno da un po’, quelle con una manica sì e una no,col collo tagliato di sbieco e col fondo che da un lato arriva all’altezza dell’ombelico e dall’altro forma uno strascico che richiede il noleggio di sei paggetti, che io mi chiedo il perchè ‘sti benedetti stilisti non riescano più a tirare una riga dritta , boh ,o bevono o hanno tutti il Parkinson in fase avanzata.Poi mi sono fatta prestare il nokia quello che manda gli mms che in questo periodo fa molto vip e ho lasciato a casa il mio cellulare che è un modello antidiluviano, di quelli talmente grossi che ogni tanto quando sto al telefono qualcuno mi si avvicina incazzato nero chiedendo se ne ho ancora per molto che il telefono pubblico è di tutti. Insomma , tutto questo per mimetizzarmi tra la clientela del ristorante più alla moda di Roma : “Gusto”.Mi è letteralmente impossibile fare una cronaca dettagliata di tutto quello che ho notato, per cui mi limiterò a fare alcune rapide osservazioni sul menù. Intanto,con i soldi spesi per una cena completa da Gusto, al cinese sotto casa ci pagavo il banchetto della comunione di mia nipote . In secondo luogo ho confuso i gradi del vino col prezzo, per cui per saldare il Muller Thurgau ho messo un’ipoteca sulla casa al mare dei miei e comunque ho chiesto se per giustificare quel costo la vendemmia l’avessero fatta scalze e nude Britney Spears e Julia Roberts. Al di là di questi particolari, è la descrizione dei piatti che ha dell’incredibile.Vi dico subito che ho preso appunti, per cui le cose che sto per scrivere non hanno subito alcuna rielaborazione da parte della mia fantasia.Questi, tanto per farvi comprendere l’insana follia del menù, sono i dessert:- Semifreddo al coriandolo con zuppa tiepida di fico d’india e zenzero.- Millefoglie al mango marinato.- Gelato al cocco con sfoglie di sesamo e salsa al mosto d’uva. – Gelato alla liquirizia con tegola alle mandorle. (in effetti ho notato svariate infiltrazioni sul soffitto)Beh, terminata la lettura, mi sono sfregata le mani e quando è arrivata la cameriera che alle mie richieste di delucidazioni sul menù sorrideva inorridita da cotanta ignoranza e portava i piatti con una faccia da snob-stronza che io non sono classista, ma vi giuro che avevo voglia di dirle : “Ciccia,i piatti li porti in tavola,non è che sei la figlia di Richard Ginori!“, ho preso coraggio e con grande nonchalance le ho detto: “ Due palline di gelato gusto puffo.“La cameriera ha avuto un mancamento, tanto che sono dovuti intervenire con i sali. Quando ha riaperto gli occhi io ero lì che le tenevo la testa,lei m’ha guardata con riconoscenza e ha detto ” Fortuna che c’erano i sali! Grazie signorina!” Ed io: ” Ma quali sali, schegge di cristalli salini all’essenza di mare, casomai.Ma quanta volgarità in questo ristorante! ” e mi sono voltata dall’altra parte sdegnata.A quel punto m’è venuta in mente mia madre e alla faccia che avrebbe fatto se avesse letto quel menù.Roba che se mi presento da mia madre e per chiedere una semplice minestra le dico “Ah mà, mi prepari un composto liquido?” un bel vaffanculo coi controfiocchi non me lo levo nessuno. E soprattutto mi immagino la sua faccia di fronte all’esiguità delle portate. Una volta l’ho portata a mangiare la nouvelle cousine e quando si è vista nel piatto tre penne incrociate tra di loro con un gambo di prezzemolo infilato sopra ha chiesto al cameriere: “Questo che è, un primo o un esempio?” . E quando l’ho portata a mangiare il sushi e s’è trovata davanti ‘sto trancio di pesce crudo ha fatto chiamare lo chef e gli ha detto impassibile: ” Codesto pezzo di pesce costa 50 euro quindi adesso mi fa il cazzo del piacere di friggermelo!”(testuale)Il cuoco giapponese non solo gliel’ha fritto ma l’ha anche guarnito con patatine e ketchup, ribattezzandolo Mac Sushi .Mia madre in cucina è piuttosto tradizionale e, soprattutto, è la regina del riciclaggio : lunedì ti fa un piatto di penne col pomodoro? Ne avanzano un po’? martedì sera te le ripresenta e dice la mitica frase : “ahhhh la roba riposata è ancora più buona di quando è appena fatta. ” (e faccciamola riposare!). Poi quelle due penne superstiti del martedì, non è che le butta, ci mette un po’ di mozzarella e il mercoledì sera ti fa trovare il timballo. quel po’ di timballo avanzato che fai, lo butti? E’ peccato! E quindi lo trita e il giovedì si presenta con le polpette . quelle due polpettine rimaste , che facciamo, c’è gente che muore di fame e noi le sprechiamo? Te le pressa e il venerdì te le ritrovi nello spezzatino con le patate. Morale: quel piatto di penne che il lunedì si dovevano riposare , so’ arrivate al sabato che si sono fatte un mazzo così. Ma soprattutto, mia madre, come tutte le madri tradizionali, ha serie difficoltà nella pronuncia di alcuni alimenti che ormai sono entrati nella dieta di tutti, specialmente quelli dai nomi stranieri e in particolar modo inglesi. Certi giorni in famiglia per capirla abbiamo dovuto chiedere l’intervento di Olga Fernando .Estratti di una conversazione tipo in cucina tra mia madre e mio fratello: “Ah mà, mi passi i crackers?””Ah, vuoi i crack?””Mamma, mi passi lo yogurt?””Ah, vuoi lo yogo?””Mamma, non è che mi faresti un hamburger?”Ah, vuoi l’hamburg?””Ah ma’, che cazzo ti costa metterci le ultime tre lettere?” Ma sulle arbitrarie elisioni di vocali , sulle parole inspiegabilmente tronche, sugli incredibili neologismi di mia madre dovrei aprire un capitolo a parte. Con i cantanti incontra le maggiori difficoltà: “Quello dei LiFtiba mi sta antipatico e sembra uno che non si lava”. “Quel Max Gazebo ha una faccia simpatica ma c’ha dei capelli a cespuglio che ci fanno i nidi i passeri.”In alcuni casi poi , avviene un vero e proprio climax linguistico.Ad esempio, quando il cardinal Milingo s’è sposato ha cominciato col commentare la faccenda così:”Selvà, hai sentito che il cardinal Milingo s’è preso la coreana?””Ah ma’, che è un’influenza?”Il giorno dopo.”Selvà, hai sentito che il papa vuole scomunicare Padre Domingo?””Ma’, sì, ma si chiama Milingo.”Il giorno dopo ancora.”Selvà, hai sentito di Santo Domingo?”Nel giro di una settimana quel Padre Milingo è stato ribattezzato col nome di altre dodici isole caraibiche finchè, finalmente, i giornali (e mia madre) hanno smesso di parlarne. Amen. Il cardinal padre Santo Domingo.

disgustosa autocelebrazione

Lo so che è autocelebrazione, lo so che ‘ste cose non si dicono, lo so che quando ciò che sto per fare lo fanno Striscia, la Venier, le Iene, Costanzo, Zelig io pronuncio frasi che neanche un camionista calabrese bloccato il sette d’agosto sulla Brennero Modena.. Però oggi voglio ringraziare le 1150 persone che ieri hanno visitato il mio sito. Applausi finti. Se tutto questo lo devo solo alle mie tette, e so che esiste una corrente di pensiero a tal proposito ( è una branca della tettonica che anzichè spiegare la deriva dei continenti spiega quella del maschio alla deriva), beh, domani vado alla Sai e me le assicuro. Risate finte. Sigla, veline e a seguire un film mai trasmesso: “Mamma ho perso l’aereo!”