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La guerra vera

Alle 3.35 di questa notte sono partiti i missili. Su Baghdad. Non so molto di strategie internazionali, di risoluzioni dell’Onu, di tattiche militari. Non penso alle polemiche politiche, alle mosse della diplomazia. Vedo soltanto dei missili, le esplosioni che fanno tremare le case. Immagino le notti degli iracheni, murati nelle loro case. Uomini, donne e bambini vittime due volte. Della ferocia di Saddam e di una decisione insensata. Fuori dalla mia finestra tutto corre come sempre: negozi aperti, un sole che prova a scaldare, una primavera alle porte. Ma niente è più uguale a prima. Se l’inferno si riconosce anche dai dettagli penso alla tragedia di quelle donne, incinte di sei, o di sette mesi, che nei giorni scorsi hanno supplicato i medici dell’ospedale di Bagdhad perché le facciano partorire con un cesareo. Perché c’è la paura di non farcela. Penso all’embargo. Agli anestetici che mancano da anni. Alle incubatrici vecchie e inutili. Penso anche a quella bambina al telegiornale, quella bambina israeliana, con il ciuccio in bocca che guarda fissa i militari che addestrano la popolazione a mettere le maschere antigas. Questa è la guerra vera.

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