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Il ristorante vip ( e mia madre )

L’altra sera mi sono voluta togliere una curiosità. Mi sono travestita da vip, ho indossato i miei stivali pitonati che mio fratello iscritto al wwf da dieci anni quando l’ha visti è andato all’anagrafe e s’è fatto mettere il cognome di mia madre, una minigonna che mio padre usa occasionalmente come pochette per la sua giacca di velluto e una di quelle magliette asimmetriche che vanno da un po’, quelle con una manica sì e una no,col collo tagliato di sbieco e col fondo che da un lato arriva all’altezza dell’ombelico e dall’altro forma uno strascico che richiede il noleggio di sei paggetti, che io mi chiedo il perchè ‘sti benedetti stilisti non riescano più a tirare una riga dritta , boh ,o bevono o hanno tutti il Parkinson in fase avanzata.Poi mi sono fatta prestare il nokia quello che manda gli mms che in questo periodo fa molto vip e ho lasciato a casa il mio cellulare che è un modello antidiluviano, di quelli talmente grossi che ogni tanto quando sto al telefono qualcuno mi si avvicina incazzato nero chiedendo se ne ho ancora per molto che il telefono pubblico è di tutti. Insomma , tutto questo per mimetizzarmi tra la clientela del ristorante più alla moda di Roma : “Gusto”.Mi è letteralmente impossibile fare una cronaca dettagliata di tutto quello che ho notato, per cui mi limiterò a fare alcune rapide osservazioni sul menù. Intanto,con i soldi spesi per una cena completa da Gusto, al cinese sotto casa ci pagavo il banchetto della comunione di mia nipote . In secondo luogo ho confuso i gradi del vino col prezzo, per cui per saldare il Muller Thurgau ho messo un’ipoteca sulla casa al mare dei miei e comunque ho chiesto se per giustificare quel costo la vendemmia l’avessero fatta scalze e nude Britney Spears e Julia Roberts. Al di là di questi particolari, è la descrizione dei piatti che ha dell’incredibile.Vi dico subito che ho preso appunti, per cui le cose che sto per scrivere non hanno subito alcuna rielaborazione da parte della mia fantasia.Questi, tanto per farvi comprendere l’insana follia del menù, sono i dessert:- Semifreddo al coriandolo con zuppa tiepida di fico d’india e zenzero.- Millefoglie al mango marinato.- Gelato al cocco con sfoglie di sesamo e salsa al mosto d’uva. – Gelato alla liquirizia con tegola alle mandorle. (in effetti ho notato svariate infiltrazioni sul soffitto)Beh, terminata la lettura, mi sono sfregata le mani e quando è arrivata la cameriera che alle mie richieste di delucidazioni sul menù sorrideva inorridita da cotanta ignoranza e portava i piatti con una faccia da snob-stronza che io non sono classista, ma vi giuro che avevo voglia di dirle : “Ciccia,i piatti li porti in tavola,non è che sei la figlia di Richard Ginori!“, ho preso coraggio e con grande nonchalance le ho detto: “ Due palline di gelato gusto puffo.“La cameriera ha avuto un mancamento, tanto che sono dovuti intervenire con i sali. Quando ha riaperto gli occhi io ero lì che le tenevo la testa,lei m’ha guardata con riconoscenza e ha detto ” Fortuna che c’erano i sali! Grazie signorina!” Ed io: ” Ma quali sali, schegge di cristalli salini all’essenza di mare, casomai.Ma quanta volgarità in questo ristorante! ” e mi sono voltata dall’altra parte sdegnata.A quel punto m’è venuta in mente mia madre e alla faccia che avrebbe fatto se avesse letto quel menù.Roba che se mi presento da mia madre e per chiedere una semplice minestra le dico “Ah mà, mi prepari un composto liquido?” un bel vaffanculo coi controfiocchi non me lo levo nessuno. E soprattutto mi immagino la sua faccia di fronte all’esiguità delle portate. Una volta l’ho portata a mangiare la nouvelle cousine e quando si è vista nel piatto tre penne incrociate tra di loro con un gambo di prezzemolo infilato sopra ha chiesto al cameriere: “Questo che è, un primo o un esempio?” . E quando l’ho portata a mangiare il sushi e s’è trovata davanti ‘sto trancio di pesce crudo ha fatto chiamare lo chef e gli ha detto impassibile: ” Codesto pezzo di pesce costa 50 euro quindi adesso mi fa il cazzo del piacere di friggermelo!”(testuale)Il cuoco giapponese non solo gliel’ha fritto ma l’ha anche guarnito con patatine e ketchup, ribattezzandolo Mac Sushi .Mia madre in cucina è piuttosto tradizionale e, soprattutto, è la regina del riciclaggio : lunedì ti fa un piatto di penne col pomodoro? Ne avanzano un po’? martedì sera te le ripresenta e dice la mitica frase : “ahhhh la roba riposata è ancora più buona di quando è appena fatta. ” (e faccciamola riposare!). Poi quelle due penne superstiti del martedì, non è che le butta, ci mette un po’ di mozzarella e il mercoledì sera ti fa trovare il timballo. quel po’ di timballo avanzato che fai, lo butti? E’ peccato! E quindi lo trita e il giovedì si presenta con le polpette . quelle due polpettine rimaste , che facciamo, c’è gente che muore di fame e noi le sprechiamo? Te le pressa e il venerdì te le ritrovi nello spezzatino con le patate. Morale: quel piatto di penne che il lunedì si dovevano riposare , so’ arrivate al sabato che si sono fatte un mazzo così. Ma soprattutto, mia madre, come tutte le madri tradizionali, ha serie difficoltà nella pronuncia di alcuni alimenti che ormai sono entrati nella dieta di tutti, specialmente quelli dai nomi stranieri e in particolar modo inglesi. Certi giorni in famiglia per capirla abbiamo dovuto chiedere l’intervento di Olga Fernando .Estratti di una conversazione tipo in cucina tra mia madre e mio fratello: “Ah mà, mi passi i crackers?””Ah, vuoi i crack?””Mamma, mi passi lo yogurt?””Ah, vuoi lo yogo?””Mamma, non è che mi faresti un hamburger?”Ah, vuoi l’hamburg?””Ah ma’, che cazzo ti costa metterci le ultime tre lettere?” Ma sulle arbitrarie elisioni di vocali , sulle parole inspiegabilmente tronche, sugli incredibili neologismi di mia madre dovrei aprire un capitolo a parte. Con i cantanti incontra le maggiori difficoltà: “Quello dei LiFtiba mi sta antipatico e sembra uno che non si lava”. “Quel Max Gazebo ha una faccia simpatica ma c’ha dei capelli a cespuglio che ci fanno i nidi i passeri.”In alcuni casi poi , avviene un vero e proprio climax linguistico.Ad esempio, quando il cardinal Milingo s’è sposato ha cominciato col commentare la faccenda così:”Selvà, hai sentito che il cardinal Milingo s’è preso la coreana?””Ah ma’, che è un’influenza?”Il giorno dopo.”Selvà, hai sentito che il papa vuole scomunicare Padre Domingo?””Ma’, sì, ma si chiama Milingo.”Il giorno dopo ancora.”Selvà, hai sentito di Santo Domingo?”Nel giro di una settimana quel Padre Milingo è stato ribattezzato col nome di altre dodici isole caraibiche finchè, finalmente, i giornali (e mia madre) hanno smesso di parlarne. Amen. Il cardinal padre Santo Domingo.

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