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Daredevil

Dieci supereroi in uno

Ieri sera sono stata alla prima cinematografica di “Daredevil” ,il nuovo supereroe del cinema americano interpretato da Ben Affleck. Intanto voglio premettere che per me Ben Affleck è espressivo quanto Roul Bova sotto l’effetto di narcotici pesanti e ho detto tutto. L’hanno tanto criticata, ma fossi stata Jennifer Lopez pure io l’avrei costretto a firmare un bel contratto matrimoniale in cui mi garantiva almeno tre rapporti a settimana, perché con quella faccia già me lo vedo il sabato sera addormentarsi dopo dieci minuti che è iniziata la Corrida . O dopo una partita a Playstation con l’amichetto Matt Damon , che è un altro con una faccia interessante quanto i monologhi di Ghezzi in “FuoriOrario”. A parte questo, se proprio mi si costringe a riconoscere il punto di forza di Ben Affleck sono costretta ad affermare: l’intramontabile occhio azzurro. Ecco, il supereroe che gli hanno dato da interpretare è cieco. Già dopo questa scoperta io ero lì lì per lasciare la sala. Ovviamente non è che diventi cieco per un comune diabete , un’anomalia congenita, una particolare predisposizione al sesso solitario come un qualsiasi povero cristo, no. Incappa in uncomunissimo incidente quale può essere camminare per strada, incrociare un camion che trasporta barili di acido, farsi sfuggire il monopattino dalle mani, monopattino che va a tranciare di netto un barile da cui fuoriesce il liquido che gli causerà la cecità permanente. A quel punto questo gran sfigato di un ragazzino ha davanti due possibilità: iscriversi a Sanremo o diventare un supereroe. Sceglierà la seconda per via di una trovata originalissima dello sceneggiatore: vendicare l’omicidio del padre. Io non so com’è, ma in un film americano su due c’è un ragazzino che cresce incazzato perché il padre ha fatto una brutta fine. Da notare che oltretutto il padre solitamente era un delinquente pure lui. Comunque, questo ragazzino che è rimasto cieco a causa di un cacchio di monopattino, anziché prendersela con Veltroni e le sue domeniche a piedi, appena muore il padre per reazione che fa? Beve? Si droga? Gioca al videopoker? No,comincia a fare verticali, giravolte ,capriole, sforbiciate sui tetti. Da cieco. E sviluppa l’udito in maniera sorprendente. Sente tutto, perfino discussioni che avvengono a isolati di distanza. L’unica cosa che pare non sentire sono i “guarda ‘sto coglione!” di quelli che dalla strada lo vedono far piroette tra comignoli. A parte che darsi all’acrobatica non mi sembra un modo ordinario di affrontare un lutto, comunque, anche volendo sorvolare su questo, nel giro di due tre giorni il nostro Ben diventa una sorta di concentrato di tutti i Supereroi della storia del cinema e dei fumetti. Telefona a Batman e con la scusa che ha una serata sadomaso con una certa Samantha si fa prestare la sua tuta e il cappuccio, fa uno squillo a Spiderman e gli chiede se ha due-tre ragnatele che gli avanzano che vuole dare un effetto un po’ anticato al salotto, avverte Il Corvo che da ora in avanti comincerà a girare anche lui la notte accampando la scusa che l’hanno assunto come metronotte, citofona a Neo di Matrix, gli chiede di insegnargli a vincere l’effetto gravità e fluttuare nell’aria come un passero e lui gli dà il telefono del creatore degli effetti speciali in cambio di quello di due amiche della Lopez. Infine va da Ralph Supermaxieroe , quella specie di Supereroe anni ottanta con la faccia beota del biondo boccoloso di Laguna Blu che aveva un udito sviluppatissimo e si fa prestare l’Amplifon. Conquistati tutti i superpoteri mai pensati per il cinema, va da Superman e gli dice che a quel punto l’unico tassello che gli manca per rubare veramente da tutti è quello di avere una doppia vita come la sua: un anonimo lavoro d’ufficio di giorno e una seconda identità con l’ausilio di un travestimento. Superman vola via schifato dicendogli che se proprio vuole si può unire alle nigeriane in viale Monza. Nonostante tutti i suoi sforzi , gli ammazzano la ragazza dopo dieci minuti (e qui comincia a farsi spazio l’idea che sia lui a portare sfiga).Allora decide di vendicare la morte della ragazza, trova il suo omicida ma al solito Ben finisce con un coltello alla gola . Lo spietato killer però non lo uccide subito, ma come in tutti i film americani che si rispettino, a quel punto il cattivo, per ragioni misteriose, è preso da logorrea irrefrenabile e comincia a spiegare perché lo fa, chi l’ha mandato,come l’ha ingannato, cosa ha mangiato la sera prima, la marca del suo collutorio, così che l’altro spesso o implora morte immediata o si rompe talmente le palle di ascoltare i suoi racconti che ritrova le forze e lo finisce lui.Insomma, quando il cattivo comincia a raccontargli della sua prima fidanzatina all elementari,il nostro supereroe, esasperato, uccide il killer e va a cercare la mente crudele che c’era dietro a tutta questa serie di omicidi.Lo trova, ma siccome questi folli di produttori hanno in mente di fare un seguito di questo capolavoro, quando Ben Afflek sta per giustiziare l’antagonista , dopo che ha ammazzato un’ottantina di criminali, dieci barman, tre ristoratori, quindici vecchiette, sei fagiani, tre suore e una lepre, pronuncia la frase solenne: “Io sto dalla parte del bene” e si limita a spezzargli le ginocchia . Pare comunque che prima di andare via, siccome appunto sta dalla parte del bene, gli dia il numero del fisioterapista di Ronaldo.Alla prossima puntata.

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