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Extracomunitari

SE C’È bisogno di una prova certa che in Italia il lavoro stia diventando sempre più “flessibile”, basta osservare la metamorfosi che ha subito l’attività degli extracomunitari negli ultimi anni. Fino a un po’ di tempo fa le varie etnie si erano suddivise rigidamente le competenze in base al Paese di provenienza e con criteri del tutto inspiegabili: competenza dei polacchi erano i vetri, dei cinesi gli accendini, dei rumeni l’edificazione di case e muri di cinta, dei filippini le pulizie domestiche, dei pakistani le rose, degli africani le borse false e così via. Ora io mi chiedo: perché? In base a quali misteriosi e perversi ragionamenti sono nate queste specializzazioni? Perché a pensarci bene non hanno nessun tipo di spiegazione logica. Ce n’è una in particolare che mi fa scervellare più del cubo di Rubik: perché gli egiziani fanno tutti i pizzaioli? Cosa c’entra l’Egitto con la pizza, che lì cresce un San Marzano ogni cento chilometri? E perché i cinesi hanno quest’autentica fissazione per gli accendini? Va bene che loro hanno inventato la carta, la polvere pirica, la porcellana, l’agopuntura e gli involtini primavera, ma qualcuno gli può spiegare, con tatto, che anche qui in Italia il fuoco è arrivato da un po’? E perché questa mania dei polacchi per i vetri? L’altro giorno mi sono fermata a un semaforo e un polacco m’ha lavato il tergicristalli, gonfiato le ruote, messo l’olio e cambiato le spazzole. Quand’è scattato il verde avevo già fatto il tagliando completo e m’ha dato pure un paio di bollini per vincere una fornitura completa di Vetrìl per un anno. Come ho premesso all’inizio però, col passare del tempo gli extracomunitari hanno cominciato ad aderire sempre meno a quelle rigorose regole e sono diventati via via sempre più flessibili. Ormai seguono le mode, la politica, il calcio e le correnti ideologiche e vi si adeguano con un’efficienza che ha dello stupefacente. L’altro giorno mi trovavo al corteo della pace in Piazza Barberini e mescolati tra la folla c’erano moltissimi indiani-pakistani a vendere non rose, ma il prodotto del momento: le bandiere della pace. Questo finché c’era il sole. Non appena sono cominciate le prime gocce di pioggia, hanno sostituito all’istante le bandiere con gli ombrellini color arcobaleno. A un signore è scappato un colpo di tosse e un indiano ha estratto dalla tasca un kit aerosol da viaggio con nebulizzatore. Una signora distinta si lamentava dell’umidità che le elettrizzava i capelli e un pakistano ha prontamente tirato fuori phon, spazzola, casco e carrello per bigodini. Di fronte a tale efficienza nel realizzare i bisogni del momento, una vecchietta ha cominciato a lamentarsi a voce alta delle privazioni della vedovanza. A quel punto anche la flessibilità dei pakistani ha avuto un brusco arresto.

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