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piuttosto che

Mi scrive il telecronista sportivo Alberto D’Aguanno (vedere tra i commenti al mio “Contratto con gli e-lettori”):”Complimenti perché nel corso di un’intervista a non so quale rubrica del tg2 hai usato l’espressione “piuttosto che” col suo vero significato. Essendo infatti tollerante come un talebano proporrei il confino per chi (praticamente il 99 per cento della popolazione in età adulta) a) usa “piuttosto che” al posto dell’ “oppure” b) dice “assolutamente” invece di dire “si'” c) chiude la frase con “e quant’altro” (questa va molto fra i deejay e i veejay) d) conosce soltanto l’aggettivo “particolare”, col risultato che non si sa bene se stia parlando di qualcosa di bello o di un’atroce cazzata. p.s.: non sono un frequentatore di blog (e infatti non so se questo è un blog) ma è obbligatorio avere uno pseudonimo ridicolo o e’ solo facoltativo?” Selvaggia risponde (da notare l’allarmante fenomeno: sto cominciando a parlare di me in terza persona come Maradona): Caro Alberto,grazie per aver sottolineato il mio corretto uso del “piuttosto che”.Lo pseudonimo su un blog è facoltativo, dipende se ti vuoi far riconoscere piuttosto che no. :)A me sta particolarmente antipatico chi nel rispondere ad una qualsiasi domanda premette: “Niente…”.Trovo una giustificazione a tale incipit solo se la domanda è “Cos’hai nel cervello?” ed è chiamata a rispondere Flavia Vento.

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