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Il furore di “Furore”

Gentili lettori,a seguito di una serie di fatti spiacevoli che ora andrò a raccontarvi, mi trovo costretta a delle pubbliche scuse per via di un mio articolo pubblicato su “Il Tempo” e su questo blog, che era, e lo riconosco con profondo imbarazzo, colmo di inesattezze ed affermazioni mendaci. Sto parlando del mio articolo sulla trasmissione tv “Furore” che potete leggere QUI. Nella giornata di ieri infatti, sono stata contattata telefonicamente dal regista del programma Franco Bianca, il quale, giustamente alterato, ha affermato che il mio pezzo ha offeso la sua indubbia professionalità, che la mia non era ironia ma critica feroce e che non è affatto vero che s’è vista la cisti ovarica della signora Nina Moric. Mi ha invitata tra l’altro ad andare a Napoli ad assistere al programma per avere conferma delle sue affermazioni e si è detto disposto a cedermi il suo cachet nel qual caso le sue inquadrature non si dimostrino raffinate come sostiene. Di fronte al vigore e alla serietà di tali smentite, oltre che al profondo senso dell’autoironia del regista Bianca, ho deciso di assumermi la responsabilità dei miei errori e di pubblicare la lista delle autorevoli smentite giunte in seguito alla pubblicazione dell’articolo pubblicato.Preciso però che non era affatto mia intenzione mettere in discussione la professionalità del regista in questione. Rammento perfettamente i virtuosismi delle sue regie televisive: al “Gioco dei nove” per esempio , una volta accadde che ad Emilio Fede, affacciato alla casella numero sette, partì una capsula e il Bianca prontamente spostò l’inquadratura su Luana Colussi . La valletta, sistemata nella casella numero due, si stava in realtà nettando l’orecchio sinistro con il Coton Fioc, ma la decisione del regista, che agì con fredda lucidità, fu comunque ritenuta provvidenziale. Qui di seguito, col capo cosparso di cenere, pubblico le ulteriori smentite che ho ricevuto da parte di altre insigni personalità: from commissariomontalbano@libero.it to sel.ma@tin.it Giornalista fitusa,aieri a sira mi trovai come sempre a nuotare nel friddu delle acque di Vigata e rinvenni lu solitu cadavere che galliggiava grazie a li braccioli dillu Shampoo Bilboa, un assurbenti carefreee tanga black e una copia de lu giurnali ‘nfame “Il Tempo”.Accussì lessi lu suo articulu.Madunuzza beddra!Mi meraviglio di lei che sapi leggiri e scriviri, chista è una minchiata! Mai mi recai a giucari a lu videopoker nel bar di Vigata cume lei affermò.Qui ni lu paesi mio tutti sanno che io non faccio di chisti affari, lei deve curreggere cun una rettifica, io ne lu bar giocu a flipper con Mimì Augello e sognu lu campione di Daytona del Girgenti. Ora vado chi ‘stu cadavere cumincia a puzzari. Il commissario Montalbano from riccardomuti@lascala.it to sel.ma@tin.it Egregia, interrompo momentanemente le mie abitudini di raffinato melomane e rinuncio perciò alla consueta visione serale di Sarabanda, per segnalarle una fondamentale imprecisione che ho rinvenuto durante la lettura del suo articolo su “Il Tempo”. Non corrisponde infatti a verità la sua tesi sull’ampliamento del pentagramma a seguito delle performance canore dei signori Brandi, Ventura e Conti. Le anticipo invece che ho già convocato il prezioso trio più i fuoriclasse Emanuela Folliero ed Adriano Pappalardo nel coro degli Alpini della Brigata Cadore che dirigerò presto al Festival del Centerbe di Merano. La prossima volta sia più precisa, chè la musica è una cosa seria. Distinti saluti. Riccardo Muti. From giannimercalli@tiscali.it to sel.ma@tin.it Signorina,dopo aver visionato accuratamente i grafici del centro in cui lavoro, in qualità di affermato sismologo dell’aria del vesuviano, mi trovo a dover smentire con decisione la sua affermazione circa l’allarme che si sarebbe creato in zona a seguito degli acuti prodotti dai concorrenti della trasmissione “Furore” . Gli acuti infatti, erano di tale portata che l’epicentro si è fortunatamente sviluppato sulla costa romagnola e l’unica conseguenza di rilievo è stata un’onda anomala sviluppatasi insolitamente nella piscina centrale dell’Aquafan di Riccione che ha travolto il team del deejaytime, Giuseppe compreso, con grande sollievo dei bagnanti.Sono stati comunque ritrovati tutti sani e salvi presso il parco tematico “L’Italia in miniatura”, chi sotto il ponte dei sospiri, chi a cavalcioni sulla Mole Antonelliana , eccetto il deejay Fargetta che, finito nella vasca grande del Delfinarium di Riccione, aveva già imparato a prendere al volo l’acciuga dalle mani dell’addestratore col soprannome “Free Willy”. Confido in una sua prossima rettifica. Gianni Mercalli,sismologo. From aidcpi@post.it ToSel.ma@tin.it Gentile signorina Lucarelli, sono il presidente della AIDCPI, associazione italiana in difesa dei consumatori italiani di post-it.A nome della categoria che rappresento, Le scrivo per fare un’importante precisazione riguardo al suo articolo apparso sul quotidiano “Il Tempo” in cui sosteneva, con notevole approssimazione, che durante una puntata di “Furore “, la signora Moric indossava una minigonna delle dimensioni di un post-it”. Sia chiaro che in base agli accordi del giugno 1996 delle cartiere riunite, le dimensioni minime di un post-it sono state fissate in 8cmX8. In base al filmato televisivo visionato dai nostri esperti in post-it, la minigonna della Moric non superava le dimensioni di 5cmX5. La invito pertanto a fare una pronta rettifica in cui specifichi che la giusta categoria cartacea a cui ella faceva riferimento è quella delle “etichette adesive per quaderni.” La ringrazio per la cortese attenzione. Roberto Adolfi, presidente della aidcpi From Francescobruno@franzonilibera.it to Sel.ma@tin.it Cara signora,sono il famoso criminologo Fancesco Bruno, già noto alle cronache per aver contribuito alla stesura dell’identikit di spietati criminali quali Pietro Pacciani, Donato Bilancia ed il parrucchiere di Claudio Baglioni.Mi trovavo ad esporre le mei opinioni ad una interessantissima riunione di condominio presso la palazzina b del Residence Bastogi assieme agli esimi colleghi Paolo Crepet e Raffaele Morelli, quando, nel cuore della discussione sui tendaggi floreali dell’inquilino Testi del terzo piano, mi è caduto l’ occhio sul suo articolo su “Il Tempo”. Mi è parso alquanto superficiale e rischioso l’addentrarsi da parte sua, e cioè da una non addetta ai lavori del tutto digiuna di criminologia, psicologia e urologia, in materie delicate quale ad esempio “la stesura del profilo di un criminale” pericoloso e complesso come è evidente che sia il responsabile del ritorno di Furore a Rai Due . Dopo una rapida consultazione con i miei colleghi sopracitati (Morelli per affrontare la questione ha rimandato una seduta di psicoanalisi con l’uomo invisibile di Buona Domenica), abbiamo stabilito con certezza che il criminale colpevole del ritorno di Furore, si porta sicuramente dietro un trauma infantile legato alla musica: forse ha subito molestie sessuali dal Mago Zurlì o, e questa è la tesi che ci sembra più probabile, ha visto il suo maestro di flauto praticare sesso solitario di fronte ad una foto di Cristina D’Avena abbracciata al Grande Puffo intorno al sesto anno d’età. Spero vorrà tener presente i nostri studi, la prossima volta che in uno dei suoi articoli citerà il suddetto criminale. Francesco Bruno, criminologo From villabetania@virgilio.it to sel.ma@tin.it Signorina Lucarelli,le scrivo su sollecito della mia paziente Nina Moric ed in qualità di suo ginecologo di fiducia. La sua tesi sulla presunta cisti ovarica rilevata da un’inquadratura all’interno della trasmissione “Furore”, non corrisponde infatti a verità ed è, me lo lasci dire, altamente offensiva nei confronti della signora Moric.Poichè ella visita spesso il mio studio, ho inoltre potuto constatare che la signora ha modi che definirei addirittura pudichi . Ma torniamo alle questioni mediche che sono quelle che ci interessano di più. A tal proposito le allego due ecografie prelevate dalla cartella della signora Moric che, se visionate con attenzione, attestano in maniera inconfutabile che non si tratta di cisti ovarica ma di un leggerissimo prolasso post-parto. Cordiali saluti Osvaldo Intruso, ginecologo

Antonella Clerici

Adesso sposami!

Nulla di personale con la boccoluta Antonella Clerici, ma visto che parleremo di matrimoni, non riesco a capire come questa solare e brillante presentatrice abbia potuto pronunciare il fatidico sì di fronte all’offerta di condurre un programma come “Adesso sposami”. Il meccanismo della trasmissione è molto semplice: un lui (ma più spesso una lei) invita in studio il partner con una banale scusa e, facendosi trovare in abito nuziale , pone un semplice quesito: “Mi vuoi sposare?”Ritengo che ci siano tutti gli elementi necessari per definire questa mossa un’imboscata in piena regola.Il malcapitato infatti si trova a dovere dare una risposta di fronte a:pubblico in studio, telespettatori, Antonella Clerici e ufficiale giudiziario.Vorrei esprimere tutta la mia solidarietà nei confronti della vittima di turno.Intanto, l’espressione che fa di fronte alla sorpresa, è sempre quella di uno che sta pensando: “Ma io con questa c’ho preso un gelato quindici giorni fa, chi la conosce?”. Poi comincia a scrutare il pubblico nel terrore che sia in realtà composto unicamente da parenti di lei giunti per l’occasione dal lontano paese di provenienza e resi nervosi da dodici estenuanti ore di viaggio a bordo di un pullman. Infine , guarda l’ufficiale giudiziario con aria colpevole, arrivando a pronunciare frasi confuse quali: “ Se è ancora per quella storia del motorino rubatoguardi che è stata tutta colpa di mio fratello!” o anche “ Guardi che il canone l’ho pagato, ho il cedolino nel portafogli!” A quel punto, per fortuna, l’intrepida Antonella lo toglie dall’imbarazzo concedendogli la possibilità di fare una telefonata di un minuto ad una persona che possa aiutarlo a decidere il da farsi. E così, con aria dolce e serafica, la presentatrice chiede : “Chi chiamerai? Tua madre?Tua sorella? La nonna?” . Si favoleggia che in una puntata tagliata , il malcapitato abbia risposto di getto: “ Il 113! Questo è un agguato!”

Glamour

Sarò buona, anzi, glamour

Lunedì, avendo ben quattro ore e mezzo a disposizione, sono salita sul pendolino Roma-Milano con una quantità di quotidiani e riviste impressionante , anche perché a forza di fare questo tragitto so esattamente quante balle di fieno ci sono tra la stazione di Fiorenzuola e quella di Fidenza. Apro il mensile “Glamour” e mi imbatto subito nell’editoriale del direttore Danda Santini. Comincia così: “La e-mail arrivata in redazione era davvero divertente. Passava in rassegna i titoli di copertina dell’ultimo nato tra i nuovi mensili maschili e li chiosava uno per uno. Il titolo: “Falle dire basta stanotte”. La risposta: “Farmi dire basta è facile. Vorrei qualcuno a cui dover dire “Ancora” . Oppure: “Mangi il doppio, pesi la metà!”. Risposta: “Dipende la metà di cosa. Se io mangio il doppio, divento la metà del Partenone.” E via discorrendo. (….)”Insomma , la fonte , secondo il direttore , sarebbe “una e-mail arrivata in redazione”. Va bene che la tecnologia fa passi da gigante, ma direttore, le garantisco che a quella e-mail, due settimane fa, a Torino, lei ha stretto la mano. E sempre quella e-mail era uno dei relatori, insieme a lei, Biavardi ed altri, alla conferenza sui magazine maschili e femminili, che si è svolta a Torino presso la Sala Graneri.Quella e-mail , a inizio conferenza, è stata presentata come “l’autrice della famosa lettera su For Men Magazine”, ha scherzato anche sulla sua rivista (Glamour) e quella lettera è stato un tema su cui si è ironizzato a lungo , mi sembra di ricordare. E vabbè, chiudiamo qui il discorso, anche perché “ i miei affari mi annoiano a morte. Preferisco quelli degli altri.” Lo dice una e-mail che m’è arrivata in redazione. O magari era Oscar Wilde?

Lieto evento

E’ con commozione mista a letizia, che la sottoscritta vi comunica ufficialmente che oggi, 29-05-2003 , ha imparato ad affiancare le foto ai testi. Qualcuno può, gentilmente, avvisare l’ufficio meteorologico del Lazio e il sindaco Veltroni, che domani su Roma e castelli, si potrebbe verificare una forte ed improvvisa nevicata fuori stagione, nonchè una precoce comparsa dell’uva sui vitigni? Grazie.

Rosa shopping

Ricordate, una notte d’amore per noi donne significa molto, ma mai quanto un pomeriggio di shopping. Ed è lì che testiamo la vera “resistenza del maschio”.I miei dieci consigli: a) Prima regola: nessuna donna pretende che alla domanda “Mi accompagni a fare shopping?” lanciate dal terrazzo due fischioni, ma se dite sì, evitate dipronunciarlo come se aveste appena acconsentito all’evirazione chimica. b) Evitate di domandare “Quanto ci impiegheremo?”, perché il giorno che ci gira male potremmoanche rispondere “ Di sicuro più delle tue performance amorose e meno delle tue sedute al bagno!” c) Va bene che le vetrine non vi interessano , ma lo sguardo fisso sul manto stradale cosa rappresenta? Siete rabdomanti in cerca di falde acquifere? Operai dell’Anas? Muli sardi? d) Da evitare assolutamente la classica aria affranta accompagnata da camminata lenta per cui rimanete sempre qualche metro dietro di noi. Vi rammento che state accompagnando la vostra fidanzata a fare shopping, non una bara al cimitero. e) Da evitare anche l’opposto, e cioè l’accompagnarci tenendo il passo del bersagliere per velocizzare la pratica. Quella che state percorrendo è “Via del Corso”, non una “pista da corsa” e se proprio volete fare il Ben Johnson della situazione, è bene che sappiate che lo sparo d’avvio di gara potrebbe arrivarvi dritto in schiena. f) Non dite “Ti aspetto fuori” quando entriamo in un negozio. Prima di tutto, non ve ne abbiate a male, ma non è che lì impalati davanti alla porta d’ingresso a sbadigliare facciate la figura dei leoni di Micene.In secondo luogo, non ci serve un palo. State tranquilli, i vestiti li paghiamo, non è una rapina. Se siete in cerca di questo tipo di brividi, fidanzatevi con Winona Rider. g) Se invece in un impeto di magnanimità decidete di entrare, evitate di fare quello che fate sempre: mettervi a telefonare come se aveste varcato la soglia di Piazza Affari. A meno che non stiate telefonando al vostro direttore di banca per chiedere un fido che vi consenta di regalarci tutto il reparto alta moda. h) Se usciamo dal camerino chiedendo “Come sta?” intendiamo dire l’abito. Siamo lì per questo, ricordate? Una mia amica con indosso un abito Cavalli fucsia, si è sentita rispondere “Oh, la mamma sta bene, tra due giorni la dimettono e oggi ha mangiato un po’ di semolino e una mela cotta.” i) Se colti da generosità improvvisa volete regalarci il vestito appena provato, risparmiateci le richieste di sconto alla cassa. Un mio ex fidanzato , per omaggiarmi di una camicetta, una volta è arrivato a dire alla commessa: “Se vi lascio bottoni e polsini quanto mi togliete?”. Non è elegante. l) Non vi spazientite per un fatto ricorrente che nemmeno la scienza è ancora riuscita a spiegare, ma che per ragioni misteriose , è la regola principale di ogni estenuante seduta di shopping con fidanzata: dopo aver percorso quindici chilometri nel quadrilatero della moda e aver rimirato quattrocento vetrine, le scarpe che ci piacciono sono sempre quelle viste nel primo negozio circa sei ore prima. Il perché chiedetelo a Piero Angela, che volete che vi dica. (su “Max” di giugno)

Furore

Sull’eventuale ritorno di Montalbano, pare che in Rai ci sia profonda incertezza. Ammetto che quest’inverno, appresa la notizia, per un attimo ho temuto che la tv di Stato stesse sacrificando la tv di qualità, a vantaggio di quella becera e vacua che imperversa ovunque. Ed invece,con grande sollievo, venerdì ho constatato che anche se Montalbano per un po’ sospenderà le sue investigazioni (a proposito: in molti hanno visto il poveretto giocare al videopoker in una bisca della sua Vigata), a quel piacevole esperimento di intrattenimento culturale che è “Furore”, hanno deciso invece di dare meritata continuità. Del resto, perché accantonare un programma che racchiude in sé il meglio di tutti i generi televisivi, dal varietà alla tv di servizio? Non fate quella faccia perplessa. Sono certa che dopo aver letto attentamente le mie argomentazioni, vi convincerete che ho ragione. Tanto per cominciare, protagonista assoluta di “Furore” è la musica, elemento classico della tv d’intrattenimento quale ad esempio è il mitico Festival di Sanremo. E’ innegabile che l’altra sera, Matilde Brandi, Simona Ventura e Carlo Conti , siano entrati a pieno titolo nella storia della musica: infatti, in seguito alla loro versione di “Ragazza acidella”, con acuti che a molti abitanti dell’area del vesuviano hanno fatto temere una risveglio del vulcano, anche i più raffinati melomani si sono convinti della necessità di ampliare il pentagramma con note inedite, quali il “FA-lla finita”, il “LA-scia perdere” e, soprattutto, il “DO-vete Andare a lavorare! “. Se tutto ciò vi sembra ancora poco, ora vi vado a spiegare il perché “Furore” vada catalogato a pieno titolo anche all’interno della tv utile e di servizio. Vi racconto un fatto emblematico: nella puntata di venerdì scorso, Nina Moric era inguainata in una minigonna delle dimensioni di un post-it. Bene, grazie ad una delle celebri, discrete e raffinatissime inquadrature tipiche del programma, il regista ha fatto notare alla bella croata la presenza di una piccola e fortunatamente innocua cisti ovarica. Altro che Medicina 33!Senza la sua partecipazione a Furore chissà quando l’avrebbe scoperto. Parlando seriamente.Mi chiedevo se il Commissario Montalbano, visto che attualmente se ne sta inutilizzato nel ragusano in attesa di un suo ritorno in Rai , avesse voglia di indagare su chi sia il colpevole del ritorno di Furore in televisione, perché è innegabile che il tizio vada assicurato alla giustizia al più presto. Io, personalmente, sono molto preoccupata all’idea che si tratti di un serial killer che magari, dopo il ritorno di “Furore”, per quella che in criminologia è definita “coazione a ripetere” , stia premeditando atti estremi e drammatici, quali la resurrezione de “La zingara” o , peggio, di “Max e Tux”. Montalbano lo fermi, prima che sia troppo tardi. Furore – Il Tempo

Donne e motori

Donne e Motori

Finalmente. A ben due anni dall’uscita di Fast and furious, il 6 giugno arriva nelle sale la seconda puntata della saga: “Fast and furious 2” . Parto subito con una cattiva notizia: purtroppo non ritroveremo l’attore protagonista della prima puntata, quel raffinato miscuglio di eleganza e raffinatezza alla Clark Gable che risponde al nome di Vin Diesel. Non per niente si mormora che abbia rifiutato di girare “Fast and furious 2” poichè ingaggiato per il remake di “Via col vento” , lui nel ruolo di Rett e Floriana del grande fratello nel ruolo di Rossella. Ad ogni modo, mancanza di Vin Diesel a parte, dopo i soliti filmacci truci e adrenalinici alla “XXX” o vuoti e maschilisti alla “007”, era proprio ora di riportare nelle sale un po’ di sano romanticismo e originalità! Era ora insomma, di riproporci il sofisticato e soprattutto inedito binomio “gnocche e motori”. Ho ragione di pensare che tale abbinamento sia in assoluto tra i più retrogradi e maschilisti che esistano sulla faccia della terra. Intendiamoci, capisco che in parecchi casi trovare accostamenti tra la donna e l’automobile sia cosa piuttosto semplice. Che ne so, prendiamo la Falchi e le sue recenti vicende sentimentali: credo si possa tranquillamente affermare che ha fatto più passaggi di proprietà lei che un Fiorino dell’ ottantotto . Per rimanere su questo genere di metafore, una come Selene , ad occhio e croce, avrà già rifatto tre motori. La Parietti fa più manutenzione della Honda di Valentino Rossi. Flavia Vento è di sicuro un diesel: prima di attivare il cervello deve accendere le candelette. Ecco vedete, il binomio si presta a ragionamenti beceri e offensivi nei confronti delle donne, e ne sono talmente convinta che ho maturato una convinzione: anche le evoluzioni tecnologiche in campo automobilistico sono spinte da un malcelato maschilismo. Prendiamo il navigatore satellitare per esempio. E’ evidente che è stato inventato da un uomo per azzittire la donna durante le mitiche ed estenuanti discussioni circa il percorso da fare in macchina. Voglio dire, è un classico: lui guida, mentre lei ha in mano la cartina che comincia a scrutare con aria enigmatica come se avesse davanti il codice di Ammurabi . Solitamente le incomprensioni seguono le seguenti dinamiche: Lei: “Sì, ehm, dunque, dovremmo essere in questo punto esatto. Vedi un fiume sulla destra?”“No”“E vabbè, con la siccità sarà seccato… e infatti quello lì mi sembra proprio l’antico letto di un fiume, guarda bene, non lo distingui il percorso? E’ in pendenza, doveva essere pieno di cascate una volta!”“Amore, quella è una pista di motocross!”“Ah. Comunque sulla cartina è segnalata una collinetta, la vedi?”“No”“Come no, eccola lì, non la vedi?Con tutti quegli uccellini che le svolazzano sopra!”“Amore quella è una discarica e gli uccellini in realtà sono gabbiani che hanno l’aria di puzzare come cinghiali.” Dopo ore ed ore di attenti studi, quando il marito sta ormai per varcare la frontiera con la ex – Jugoslavia, lei esclama con fierezza:”Oh, finalmente ho capito! Siamo in questo paese qui, non l’ho mai sentito nominare, comunque si chiama ETRO! ” “Etro? Ma non è una marca d’abbigliamento?” “Oh, qui c’è scritto ETRO!”“Amore, stai leggendo la cartina al contrario , quella è ORTE , no ETRO.” Questo tipo di diatribe possono essere veramente interminabili. In macchina infatti , un qualsiasi,timido battibecco sull’opportunità o meno di tenere aperto un finestrino, può sfociare in discussioni su affidamento dei figli e assegni di mantenimento con i rispettivi avvocati presso la colonnina sos dell’Aci. Una coppia a bordo di una Punto gialla, dopo mesi di accese discussioni sulla questione “E’ il caso di fare una sosta per mettere l’acqua negli spruzzetti?”, ha addirittura ottenuto l’annullamento del matrimonio dalla sacra Rota presso il casello di Melegnano. Nei casi meno gravi si finisce per chiedere le indicazioni a qualcuno. Ora, per una strana legge , anche se ci si ferma in un paese di trecento abitanti dell’entroterra calabrese isolato per neve da una settimana , la prima persona a cui si chiede aiuto, dichiarerà sempre con un’aria piuttosto sfuggente e colpevole: “Mi dispiace ma non sono del posto!” scappando come se fosse inseguita da un sicario della ‘ndrangheta. Questo tizio è comunque più auspicabile del ragioniere in pensione che non sa come passare la mattinata e che quindi comincia a spiegarti la strada facendo dissertazioni incredibili quali: “Allora, la vedete quella strada lì? Ecco, non la prendete che stanno facendo i lavori da mesi e capirai, chissà ora quanto passerà prima che ricoprano quella buca .Che poi non potrebbero lavorare di notte anziché di giorno….?” Questo soggetto ha una peculiarità: non ti molla. Si aggancia al finestrino con la presa di un pitbull e talvolta per liberarsene si è costretti a fare una curva a gomito alla velocità di centonovanta chilometri orari.A quel punto, la donna tenta l’ultima carta. Scende e va a chiedere, preferibilmente ad una delle seguenti categorie: l’edicolante o il barista. La strada , questa volta, le verrà spiegata con una precisione da manuale: “Allora, dopo l’incrocio a sinistra, superato il ponte la seconda a destra , fa la rotatoria, prende Via Roma , al primo semaforo a sinistra, fa un pezzetto contromano (ma tanto lo fanno tutti, non si preoccupi) ed è arrivata.”E qui la donna fa sempre finta di capire, salvo poi riepilogare la faccenda al marito nel seguente modo: “M’ha detto che ora a sinistra c’è un fienile poi vai sempre dritto e sei arrivato.” Mi dispiace per gli uomini, ma per quel che ne so, neanche l’avvento della tecnologia ha migliorato di molto la situazione.Ci sono donne che , identificandolo con il marito, intavolano discussioni infinite perfino con il navigatore satellitare minacciandolo di non stirargli le camicie o di mandarlo in bianco per mesi. In più di un caso si è assistito a scene raccapriccianti di navigatori satellitari esasperati dalla pedanteria femminile scendere dalla macchina e gettarsi dal cavalcavia.Altra innovazione tecnologica il cui avvento è sicuramente legato alla donna è la chiusura centralizzata degli sportelli. E’ palese che tale invenzione è stata fatta dall’uomo all’unico scopo di impedire alla specie femminile di compiere il classico e intramontabile gesto altamente drammatico che è “l’ apertura dello sportello durante una lite piuttosto accesa”. Non vorrei deludere gli uomini, ma non c’era bisogno di inventare la chiusura centralizzata: trattasi infatti di azione puramente coreografica e d’effetto, atta a spaventarvi e chiudere la discussione nel minor tempo possibile , specialmente nel caso in cui la donna si trovi in una posizione di torto evidente. Noi donne sappiamo benissimo infatti , che a quel punto accosterete atterriti, commossi e, soprattutto, pronti a perdonare, perché vi abbiamo dato quella che voi riterrete una dimostrazione di grande amore e che invece , altro non è che grande, grandissima paraculaggine.Altro settore in cui la tecnologia s’è data da fare per ragioni strettamente maschiliste è quella della reclinabilità dei sedili. Oggi basta spingere un pulsante per regolare l’inclinazione a seconda delle esigenze, senza più la fatica e gli imbarazzi che invece creava per esempio la rotellina . La rotellina è veramente uno strumento infernale: in alcuni casi per arrivare ad un’inclinazione del sedile dello 0,2% vanno effettuati più movimenti rotatori di quelli che occorrono per chiudere il portellone di un sommergibile e spesso, una volta raggiunto lo scopo, l’uomo si appisola dalla fatica e al risveglio trova un messaggio d’addio della fidanzata su una pagina del Tuttocittà. Per non parlare poi della vecchia leva laterale della Uno che faceva scattare in avanti il sedile con la stessa forza propulsiva dello Shuttle in fase di decollo. Ed infatti, nel caso delle Uno con tettino apribile, è capitato più di una volta che coppie che hanno urtato incidentalmente la leva, siano state recuperate dai vigili del fuoco tra le fronde di mandorli in posizioni piuttosto imbarazzanti . Se è vero che in campo automobilistico tutto è in continua evoluzione , bisogna anche sottolineare che certe tradizioni resistono a progresso e migliorie di ogni genere : sto parlando dei calendari delle officine. Dimenticate i calendari patinati , curati e dalle ambientazioni esotiche quali quelli della Ferilli o della Corna. Quelli delle officine sono più tristi di una scimmia ammaestrata, più deprimenti della nebbia sul lago. Sono quei calendari che nella parte superiore hanno la striscia di cartone con l’intestazione della carrozzeria quale “De Paolis Umberto e figli” e in quella inferiore immagini di signorine dall’aria piuttosto vissuta, truccate peggio della Lollobrigida e generalmente vestite con tute da lavoro curiosamente aperte sul davanti,con chiavi inglesi dalle dimensioni inquietanti che sbucano dappertutto o con originali costumi adamitici in cui nelle parti basse,al posto della classica foglia di fico, c’è un arbre magique .Il fatto che ha veramente dell’incredibile è che queste signorine se ne stanno tutto l’anno in tuta da officina rintanate in un sottoscala in cui il livello igienico è pari a quello del bagno dell’Autogrill Firenze nord il giorno di Ferragosto,senza avere mai un unghia nera di grasso o una ditata di sporco su una guancia .Insomma, il binomio ultra-maschilsta “donne e motori” , come stanno a dimostrare tecnologia, calendari e film come Fast and furious è, ahimè, piuttosto duro a morire.Da donna, posso solo sollevare un dubbio: visto che gli uomini ci tengono tanto a sottolineare che l’automobile è in realtà la proiezione del loro organo sessuale, non sarà il caso che si domandino come mai, col passare degli anni, le macchine sono sempre più piccole e soprattutto…. più veloci? (questo mio articolo, in una versione ridotta, è stato pubblicato su Panorama web di questa settimana )

Sonia Grey

Perché Sonia grey?

Ho provato a trattenermi, ad autocensurarmi, a cercare argomenti alternativi, a distrarmi con droghe, alcool , sesso estremo e una puntata di “Adesso sposami”, ma ogni tentativo è risultato vano. Ho sempre in testa lo stesso interrogativo più di quanto Briatore abbia in testa quella cosa lì. E ho detto tutto. Il mio tormento quotidiano, da cui spero qualche lettore possa aiutare a liberarmi , è il seguente: perché Sonia Grey? E più precisamente, il quesito intorno a lei che mi priva del sonno è: chi ha deciso che fosse ora di rivalutare “ il suo talento” e di ritenerla, addirittura, poliedrica ? Perché guardate che qui entriamo veramente nella sfera dell’esoterismo. Seguitemi. I guizzi artistici di questa donna hanno convinto qualcuno a decidere per lei i seguenti avanzamenti: infermiera di Striscia la notizia – valletta- “attrice” smutandata – attrice seria con l’espressività di un gufo impagliato . Fin qui niente di strano. Ma dal 2002 nella vita “artistica” di Sonia Grey accadono delle cose inspiegabili.In quell’anno infatti,visto il suo curriculum altamente specializzato nel settore , viene improvvisamente rivestita del ruolo di “commentatrice di e-mail” nel programma “Notti mondiali” . Qualcuno ha sostenuto che il cast della trasmissione quell’anno l’abbia fatto Blatter , che già che c’era, ha tirato su dal bussolotto arbitri , partite designate e due tre nomi a casaccio dello star system italiano tra cui Maria Michela Mari , in arte Sonia Grey.Qualcuno ha anche cercato di vincere la perplessità generale sostenendo che forse non si trattava di una grande esperta di internet, ma che era stata tra le prime attrici italiane ad aprire il suo sito e in molti, ripensando a due-tre scene di suoi film celeberrimi, hanno affermato che , a metterla così, si trattava in effetti di una verità inconfutabile.Io me la ricordo a “Notti mondiali”. Fissava quel monitor con una tale vivacità nello sguardo che mio nonno, una sera, guardando con attenzione un suo primo piano, ha commentato: “Certo che è un bel mistero chi l’abbia costruiti ‘sti monoliti sull’isola di Pasqua!”. Leggeva queste e-mail di spettatori, i cui contenuti già erano del tenore di: “Scusi signor Tosatti , sa mica a che quadro è arrivato Totti con la Playstation?”, con un intercalare così brillante che non sapevi se quell’emissione sonora era la sua voce, il fischio del bollitore o Valeria Golino con le doglie. Nonostante tutto, qualcuno ha deciso che era solo l’inizio di una promettente carriera in tv. E ancora una volta, sfogliando il suo curriculum con attenzione e tenendo perciò presente la recente esperienza maturata su internet, qualcuno le ha assegnato un terreno di sua competenza: la cucina. Tra un po’ uscirà fuori che Vissani s’è fatto le ossa per anni facendo il webmaster .I suoi siparietti davanti ai fornelli all’interno della trasmissione “Mezzogiorno in famiglia” mi lasciano ogni volta basita a tal punto che, anche se mentre lei e il cuoco parlano, sullo sfondo Alessia Mancini giocasse a canasta con Neo di Matrix , io non mi accorgerei di nulla.Tanto per cominciare, la Grey non guarda MAI le pietanze cucinate, ma fissa incessantemente il monitor per vedere come viene in tv , tanto che più di una volta il cuoco era alle prese con la preparazione di un tiramisù e lei ha commentato: “ Mi raccomando da casa, per capire se è fresco assicuratevi che l’occhio sia bello vispo!”Un’ altra volta ha dato le dosi di acqua e farina per la pasta della pizza mentre controllava sul monitor se aveva il rossetto sui denti. Ha detto “mezzo chilo di lievito” anziché “ mezzo cucchiaio” e ad una casalinga di Mestre è esploso l’impasto uccidendo sul colpo il suo chihuahua.Poi signori miei , indossa certi maglioncini che gli ultimi modelli di quel tipo s’erano visti alla prima comunione di Mirigliani ed erano già considerati pezzi vintage. Da pochi giorni la Rai ha comunicato il lieto evento: Sonia Grey ha finalmente un programma tutto suo. Presenterà “Uno mattina estate”. La notizia non mi coglie affatto di sorpresa. Ho visto con quale pathos e mimica facciale ha spinato la triglia sabato scorso ed ho intuito che era pronta al grande passo. Finchè continuo a farmi spinare il pesce dal cameriere un programma tutto mio non l’avrò mai. INSOMMA, perché Sonia Grey? Vi lascio con il link del suo patinatissimo sito e vi riporto il testo esilarante di un suo ammiratore tratto dal suo guestbook : “Carissima Sonia! Sono un italo-americano che si è trasferito a firenze da circa un anno. vivo in Piaza Signoria dove c’è tanta arte statue e belle donne! Da tanto tempo pero, rimango dentro casa sabato e domenica solo per vedere te! Sei veramente stupenda! Secondo me , sei la raggazza piu bella della tv, perche sembri veramente vera e non falsa! Mio cugino e in tv anche si chiama Alessandro Greco e la sua moglie si chiama Beatrice Bocci. Devo dire che tutti dicono che lei è bella pero non ha niente che fare con te!!! Non riuscivo mai a sapere come ti chimavi, finalmente lo so! Grey communque,è un nome inglese o americano? Il vero nome com’è? Sono rimasto veramente stupito dalla sua splendida bellezza dolcezza, ma sopratutto per il tuo grande lavoro da giornalista in Cucina in famiglia. Spesso le ragazze belle non riescono mai a fare brave giornaliste in tv communque, complimenti! Un saluuto dall’america ! Ciao Beautiful!”

Neri contro Sars Von Trier

Sono perfettamente consapevole del fatto che con questo intervento mi gioco la stima della maggior parte delle persone che mi stanno leggendo (e in particolare di Selvaggia, che mi ospita gentilmente mentre il mio blog è inspiegabilmente oscurato), ma non posso più tacere. Per questo motivo, pur cosciente di andare incontro a quel tipo di discriminazione solitamente riservata alla diversità, sono assolutamente determinato a compiere qui, in pubblico, il mio outing: ebbene, io non sopporto Lars Von Trier.
Anzi, dire che non lo sopporto è persino poco: io, quando lo sento nominare, mi tocco le palle. Lars Von Trier, per quanto mi riguarda, è peggio del “Cel’hai” o di un “Tua suora!”.
Mi rendo conto che non è bello sostenere che una persona porti sfiga, per quanto, credetemi, nel caso di Von Trier trattasi di dato di fatto, inconfutabile, oggettivo.
Essendo un regista “d’essai” multipremiato al Festival di Cannes, non siete affatto obbligati a far finta di conoscerlo: va da sé, quindi, che debba spiegare chi è, cos’ha fatto, come sono giunto alle mie conclusioni e, soprattutto, che il motivo per cui fino ad oggi avete vissuto un’esistenza in fin dei conti serena è dovuto probabilmente proprio al fatto che siete sempre riusciti a scampare la visione di uno qualsiasi dei capolavori del regista danese.
Le Onde del Destino“, in particolare, è uno di quei film in grado di cambiare le persone. In peggio, ovviamente, ma non sto neanche qui a specificarlo. Avevo un amico di quelli che mirano i piccioni quando attraversano sulle strisce; uno che, in confronto, il tizio che ha sparato ai passanti dal balcone di casa vi parrebbe feroce quanto Don Mazzi. Ebbene, dal giorno in cui l’ho visto uscire dal cinema Anteo con la lacrimuccia in agguato, mentre bofonchiava parole senza senso riguardo all’amore, alla sofferenza che veicola la redenzione, e alla valenza simbologica della morte in quanto atto necessario per il raggiungimento della purezza e l’espiazione dei peccati, io – che pure sono un animalista convinto – ho cominciato a rimpiangere i tempi dei purè di pennuti sull’asfalto.
Sia chiaro: non sopporto neanche quelli convinti che un film o un libro debbano per forza rappresentare uno svago perché la vita è giù abbastanza brutta e se uno va al cinema vuole distrarsi e divertirsi. Però ritengo anche che si debba necessariamente porre un limite alle tragedie che è lecito raccontare in una sola opera. “Le Onde del Destino“, invece, è un “Giochi senza frontiere” della sfiga, in cui ad una sola povera crista con la faccia da criceto capitano una serie di sciagure paragonabili per numero solo a quelle subite dal popolo ebraico nel corso di due millenni. La batte, credo, solo Kenny di “South Park“, e unicamente perché nel corso di una puntata viene casualmente ucciso dalla navicella spaziale Mir in caduta libera sulla terra, altrimenti non c’era gara.
Perché capiate è necessario mettere a confronto “Le Onde del Destino” con una storia altrettanto drammatica: la più tragica che mi è venuta in mente è quella di Candy Candy, che occupa il posto più alto sul mio del tutto personale podio della sfiga, seguita solo da “L’Ape Magà” e “Remì“.
Ogni tragedia, un punto: una sfida epocale che ridefinirà completamente il concetto di iella:

CANDY CANDY

Una notte, nell’orfanotrofio “Casa di Pony”, una suora viene attirata dal pianto di un neonato. Corre fuori e trova un cesto con una bimba abbandonata (1). La migliore amica di Candy è Annie, che però ben presto viene adottata dalla famiglia Brigthon. Su consiglio dei genitori adottivi Annie decide di però di non scriverle più: Candy perde così la sua migliore amica (2), scappa sulla collina e scoppia in lacrime. Lì Candy incontra per la prima volta “il Principe della Collina”. Passa del tempo e Candy viene mandata in una famiglia come dama di compagnia della figlia: Iriza Legan. I due fratelli di Iriza si accaniscono senza motivo (3) sulla piccola Candy, la quale scappa e conosce Anthony, Archibald ed Alistear. Quando viene organizzato un Gran Ballo a casa Andrew, Candy è fra gli invitati. Iriza si vendica facendo mandare la fanciulla a pulire le stalle (4). Un giorno, Candy riconosce tra gli ospiti la sua amica d’infanzia Annie. La sconvolge capire che ormai niente può essere come quando erano piccole. Candy decide di fuggire. Appena rientrata a villa Legan, Candy viene a sapere che è stata licenziata (5) e che sarà mandata in Messico. Mentre è in viaggio, però Candy viene rapita (6) da un uomo sconosciuto, che si rivela non avere cattive intenzioni. Il giorno dopo torna alla casa e il signor William, capostipite della famiglia Andrew, decide di adottarla. Durante una caccia alla volpe il cavallo di Anthony rimane impigliato in una tagliola: il giovane cade e muore sul colpo (7). Candy non riesce a darsi pace e così torna alla “Casa di Pony”. George, l’uomo fidato dello zio William va a prendere Candy e la accompagna in Inghilterra, dove andrà a studiare. Durante la traversata Candy incontra per la prima volta Terence. Una notte, mentre Candy dorme, Terence entra nella sua camera ferito ed ubriaco (8). Terence e Candy si fidanzano, ma ben presto lui viene espulso dalla scuola (9) e parte per l’America. Candy prepara la sua valigia e e torna in orfanotrofio. Si iscrive come allieva infermiera alla scuola Mary-Jane e le affidano un vecchietto malato a cui ben presto si affeziona, ma che dopo poco tempo muore (10). Scoppia la guerra (11) e Candy viene mandata all’ospedale Sant’Anna di Chicago. A Chicago ritrova Terence che fa l’attore. Durante le prove un riflettore si stacca e sta per cadere su Terence. Una ragazza si butta per salvarlo e perde una gamba (12). Candy perde il lavoro (13) e inizia a lavorare presso la clinica “Giorni Felici”. Intanto il suo amico Stear muore in guerra (14). La ragazza torna a casa e sale sulla sua collina per cercare Albert, quando sente una voce: “Ragazzina, sei più carina quando sorridi…” Il “Principe della Collina” era lui, l’amico di sempre: Albert.

BESS de “LE ONDE DEL DESTINO”

Bess è una giovane e insicura donna scozzese che ha sofferto di problemi psichiatrici (1) e vive una fede – luterana – schizoide al punto che crede di sentire Dio in persona rispondere alle proprie preghiere. Il suo uomo, Jan, dal fisico possente e romantico, l’ama appassionatamente ma è costretto a lasciarla sola per lunghi periodi (2), impegnato a lavorare su una piattaforma petrolifera. Bess incontra Jan ancora vergine (3), e il primo rapporto sessuale tra i due è per lei un misto di eccitazione e terrore. Un giorno, Bess implora Dio di riavere Jan con sé. Contemporaneam ente, sulla piattaforma, Jan subisce un grave incidente (4) che lo porta prima in sala rianimazione e poi a casa. Bess prega perché il suo Jan rimanga in vita, e se lo ritrova salvo, ma totalmente infermo (5) e impotente (6). Costretto all’immobilità sul letto, Jan chiede a Bess di mantenere in vita la loro passione donandosi fisicamente al primo che incontra (7). Bess, convinta che Jan, grazie a questo, guarirà, si immola in rapporti di mercificazione sempre più devastanti (8). Inevitabilmente, in paese, gira la voce della nuova condotta di Bess, la quale viene rinnegata dalla madre (9), presa a sassate (10) da alcune bambine mentre si reca in chiesa in bicicletta e scomunicata pubblicamente (11) dal prete luterano che, nel corso della messa, la addita al pubblico ludibrio in quanto peccatrice e prostituta (12). Bess, ormai in balia del vortice di depravazione di Jan, ignora l’amica infermiera Dodo, che gli consiglia di lasciarlo prima di autodistruggersi, e si dedica esclusivamente alla realizzazione delle fantasie del proprio uomo, nella speranza che il racconto delle proprie esperienze possa sublimare la forzata mancanza di rapporti sessuali. Bess si ritrova così sul retro di un bus, a masturbare un cinquantenne sconosciuto (13). La famiglia, in accordo con l’amica Dodo, trova una scappatoia per impedirle di rivedere Jan (14): dichiararla incapace di intendere e di volere (15). Jan, per il bene di Bess, da il suo consenso (16). Bess, disperata, si fa accompagnare da un pescatore su una nave piena di marinai, con l’obiettivo di concedersi a tutti. Arrivata nei pressi della nave ha un ripensamento e chiede di essere riportata indietro; poi cambia nuovamente idea e sale sulla nave (17), alla mercè dei marinai. Su quella nave Bess muore a causa delle percosse e della violenza (18). Quasi contemporaneamente Jan guarisce miracolosamente e all’istante dalla paralisi. Distrutto dalla perdita di Bess, con l’aiuto di alcuni amici, trafuga la salma, la avvolge in un velo e la getta in mare perché sia seppellita lì. In quel preciso momento alcune campane appese al cielo, tra le nuvole, iniziano a suonare.

Come potete verificare da soli, Bess vince a mani basse, per Knock Out tecnico, praticamente ancora prima di salire sul ring. E, ragazzi, dall’altra parte c’era Candy Candy, mica pizza e fichi.
Ho anche pensato che, magari, nel realizzare “Le Onde del Destino” a Von Trier fosse scappata un po’ la mano: in fondo gli intermezzi tra un capitolo e l’altro (paesaggi colorati, rock anni ’70 suonato da David Bowie, Leonard Cohen, Elton John, Deep Purple, Procol Harum) erano persino gradevoli.
Una beata fava.
Ecco la trama di “Dancer in the Dark“, il fim successivo:Selma, una giovane ragazza cecoslovacca, sta diventando cieca. È venuta in America per operare suo figlio, anche lui destinato alla cecità. Lavora in una fabbrica e mette da parte i soldi per l’operazione. Intanto sogna di essere in un musical. Il suo inquilino, Jim, le confessa che vuole farla finita, perché non ha più denaro. Selma giura di mantenere il segreto. Jim le ruba un giorno i soldi. Selma, per riaverli, deve ucciderlo, è lui a scongiurarla di farlo. Per questo omicidio verrà condannata a morte. Davanti alla giuria, Selma non vuole difendersi perché è fedele al patto fatto con Jim. Rifiuta di impiegare i suoi soldi per prendersi un buon avvocato e obbliga la sua amica a usare la somma per pagare l’operazione del figlio. Quando viene impiccata, stringe in mano gli occhiali del figlio, che è stato operato e che grazie al sacrificio della mamma non diventerà cieco. Nei momenti più drammatici del film, Selma immagina di trovarsi in un musical.Tranquilli, è tutto finito, siete al sicuro. Primo: potete utilizzare nuovamente tutte e due le mani. Secondo: in fin dei conti poteva andare anche peggio. Per dire: il figlio avrebbe potuto rimanere cieco e, al funerale della madre, fare accidentalmente saltare in aria tutti gli astanti abbracciando un amico kamikaze palestinese imbottito di tritolo che si era lasciato redimere dal sacrificio di un innocente e si stava accingendo a cambiare vita senza però aver avuto il tempo di cambiare il vestiario esplosivo.Fate anche voi come me. Quando qualcuno mi propone la visione de “Le Onde del destino” sostengo che no, non ce la faccio: sono ancora traumatizzato dalla scena di “Sapore di Mare 2 – Un anno dopo” in cui Gianni fa credere alla fidanzatina Selvaggia di non avere voglia di uscire con lei, mentre in realtà le sta preparando la sorpresa di compleanno e, quando si reca in spiaggia con la torta e le candeline accese, la trova tra i tentacoli di Massimo Ciavarro. Funziona, ve lo assicuro. C’è gente che non mi rivolge più la parola.
Qualsiasi cosa pur di non sottopormi nuovamente alle storie raccontate da Lars Von Trier, al confronto delle quali la via Crucis sembra poco più che un’allegra scampagnata tra simpatici amici, l’attacco alle Torri Gemelle un necessario intervento architettonico, e l’olocausto una grigliata in compagnia.di Gianluca Neri