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Un giorno da strafiga

Ebbene sì, ho ceduto alle lusinghe della vanità: mi sono concessa ungiorno da strafiga. Sì, lo so che io stessa ho criticato certi esibizionismidi soubrette e attrici varie, ma quando Capital mi ha proposto un serviziofotografico in stile pin up anni ’50 mi sono detta: ” E quando miriCapital?” L’unico problema è stato che ho dovuto fare immediatamente i conti con la mia inesperienza. Intanto qualche giorno prima della data prefissata per le foto mi telefona un tipo che mi fa “Signorina, volevo comunicarle lo shooting.” ( in gergo modaiolo lo shooting è il giorno della convocazione) La prima cosa che ho pensato è stata: avrò vinto un buono per due lezioni di shooting nella palestra sotto casa. Questo shooting sarà l’ultimatrovata americana, un incrocio tra spinning e footing, che ne so!”. Però signori miei, equivoci a parte , mi sono tolta le mie soddisfazioni. Intanto ,sbarcata a Milano, pensavo che il mio alloggio fosse una pensioncina due stelle cadenti vicino alla stazione e invece avevo una stanza prenotata all’Hotel Palace, roba che il palazzo reale di Saddam al confronto è una favela. La mattina dopo mi sono presentata sul set fotografico e sono rimasta a dir poco allibita: tra truccatori,parrucchieri, fotografoe assistenti c’era tanta di quella gente lì solo per me che per un attimo ho creduto di aver sbagliato porta e di aver interrotto una riunione di condominio. Il fotografo dopo avermi vista credo abbia mandato l’assistente al mediaword più vicino a comprare la versione avanzata di photoshop, quella capace di donare a Orietta Berti la silhouette di Carla Bruni. La parrucchiera ha fatto miracoli: è stata in grado di trasformare quei due fusilli che ho in testa in una criniera da fare impallidire pure Afef. La truccatrice aveva preparato sul tavolino due un phard,un rossetto e una cipria, quando m’ha vista ha tirato fuori dal beauty l’occorrente per un restauro completo della cappella Sistina. Poi avevo la bellezza di due fashion consultants, gli addetti agli abiti insomma,quelli che decidono cosa ti sta bene addosso. Ad ogni abito che provavo nascevano dibattiti che al confronto le risse in Parlamento per la bicamerale erano simpatici scambi di auguri natalizi. Ma questo è ancora niente. Il bello è avvenuto quando il fotografo ha cominciato a scattare. Ovviamente si aspettava da me delle grandi doti interpretative eio mi sforzavo di avere lo sguardo penetrante della Castà, la flessuosità di Gisele, l’eleganza di Naomi. Stavo quasi cominciando a crederci quando ad un certo punto il fotografo si blocca e mi fa: “Selvaggia, non stai facendo la foto coi piccioni a Piazza San Marco!” Ma le soddisfazioni non sono finite qui. Per dare movimento ai miei capelli e agli abiti, hanno acceso un ventilatore che sembrava di essere su una banchina del porto di Trieste il quindici dicembre. E già lì ho avuto i primi sintomi di cimurro. Per darmi un’aria più sensuale, hanno pensato bene di bagnarmi anche capelli e viso…con quel vento! A quel punto ho fermato tutto e ho detto: “Non lo so, iniettatemi pure il virus della polmomite anomala e chiudiamola qui!” Però cari miei, alla fine ho visto le polaroid e devo ammettere che ne è valsa la pena. Non sarò l’Arcuri, non sarò la Corna, ma se vede queste foto il mio salumiere, io dico che una collana di salsicce me la regala di sicuro. (una foto del servizio e l’articolo su Capital) Selvaggia Strafiga

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