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Donne e motori

Donne e Motori

Finalmente. A ben due anni dall’uscita di Fast and furious, il 6 giugno arriva nelle sale la seconda puntata della saga: “Fast and furious 2” . Parto subito con una cattiva notizia: purtroppo non ritroveremo l’attore protagonista della prima puntata, quel raffinato miscuglio di eleganza e raffinatezza alla Clark Gable che risponde al nome di Vin Diesel. Non per niente si mormora che abbia rifiutato di girare “Fast and furious 2” poichè ingaggiato per il remake di “Via col vento” , lui nel ruolo di Rett e Floriana del grande fratello nel ruolo di Rossella. Ad ogni modo, mancanza di Vin Diesel a parte, dopo i soliti filmacci truci e adrenalinici alla “XXX” o vuoti e maschilisti alla “007”, era proprio ora di riportare nelle sale un po’ di sano romanticismo e originalità! Era ora insomma, di riproporci il sofisticato e soprattutto inedito binomio “gnocche e motori”. Ho ragione di pensare che tale abbinamento sia in assoluto tra i più retrogradi e maschilisti che esistano sulla faccia della terra. Intendiamoci, capisco che in parecchi casi trovare accostamenti tra la donna e l’automobile sia cosa piuttosto semplice. Che ne so, prendiamo la Falchi e le sue recenti vicende sentimentali: credo si possa tranquillamente affermare che ha fatto più passaggi di proprietà lei che un Fiorino dell’ ottantotto . Per rimanere su questo genere di metafore, una come Selene , ad occhio e croce, avrà già rifatto tre motori. La Parietti fa più manutenzione della Honda di Valentino Rossi. Flavia Vento è di sicuro un diesel: prima di attivare il cervello deve accendere le candelette. Ecco vedete, il binomio si presta a ragionamenti beceri e offensivi nei confronti delle donne, e ne sono talmente convinta che ho maturato una convinzione: anche le evoluzioni tecnologiche in campo automobilistico sono spinte da un malcelato maschilismo. Prendiamo il navigatore satellitare per esempio. E’ evidente che è stato inventato da un uomo per azzittire la donna durante le mitiche ed estenuanti discussioni circa il percorso da fare in macchina. Voglio dire, è un classico: lui guida, mentre lei ha in mano la cartina che comincia a scrutare con aria enigmatica come se avesse davanti il codice di Ammurabi . Solitamente le incomprensioni seguono le seguenti dinamiche: Lei: “Sì, ehm, dunque, dovremmo essere in questo punto esatto. Vedi un fiume sulla destra?”“No”“E vabbè, con la siccità sarà seccato… e infatti quello lì mi sembra proprio l’antico letto di un fiume, guarda bene, non lo distingui il percorso? E’ in pendenza, doveva essere pieno di cascate una volta!”“Amore, quella è una pista di motocross!”“Ah. Comunque sulla cartina è segnalata una collinetta, la vedi?”“No”“Come no, eccola lì, non la vedi?Con tutti quegli uccellini che le svolazzano sopra!”“Amore quella è una discarica e gli uccellini in realtà sono gabbiani che hanno l’aria di puzzare come cinghiali.” Dopo ore ed ore di attenti studi, quando il marito sta ormai per varcare la frontiera con la ex – Jugoslavia, lei esclama con fierezza:”Oh, finalmente ho capito! Siamo in questo paese qui, non l’ho mai sentito nominare, comunque si chiama ETRO! ” “Etro? Ma non è una marca d’abbigliamento?” “Oh, qui c’è scritto ETRO!”“Amore, stai leggendo la cartina al contrario , quella è ORTE , no ETRO.” Questo tipo di diatribe possono essere veramente interminabili. In macchina infatti , un qualsiasi,timido battibecco sull’opportunità o meno di tenere aperto un finestrino, può sfociare in discussioni su affidamento dei figli e assegni di mantenimento con i rispettivi avvocati presso la colonnina sos dell’Aci. Una coppia a bordo di una Punto gialla, dopo mesi di accese discussioni sulla questione “E’ il caso di fare una sosta per mettere l’acqua negli spruzzetti?”, ha addirittura ottenuto l’annullamento del matrimonio dalla sacra Rota presso il casello di Melegnano. Nei casi meno gravi si finisce per chiedere le indicazioni a qualcuno. Ora, per una strana legge , anche se ci si ferma in un paese di trecento abitanti dell’entroterra calabrese isolato per neve da una settimana , la prima persona a cui si chiede aiuto, dichiarerà sempre con un’aria piuttosto sfuggente e colpevole: “Mi dispiace ma non sono del posto!” scappando come se fosse inseguita da un sicario della ‘ndrangheta. Questo tizio è comunque più auspicabile del ragioniere in pensione che non sa come passare la mattinata e che quindi comincia a spiegarti la strada facendo dissertazioni incredibili quali: “Allora, la vedete quella strada lì? Ecco, non la prendete che stanno facendo i lavori da mesi e capirai, chissà ora quanto passerà prima che ricoprano quella buca .Che poi non potrebbero lavorare di notte anziché di giorno….?” Questo soggetto ha una peculiarità: non ti molla. Si aggancia al finestrino con la presa di un pitbull e talvolta per liberarsene si è costretti a fare una curva a gomito alla velocità di centonovanta chilometri orari.A quel punto, la donna tenta l’ultima carta. Scende e va a chiedere, preferibilmente ad una delle seguenti categorie: l’edicolante o il barista. La strada , questa volta, le verrà spiegata con una precisione da manuale: “Allora, dopo l’incrocio a sinistra, superato il ponte la seconda a destra , fa la rotatoria, prende Via Roma , al primo semaforo a sinistra, fa un pezzetto contromano (ma tanto lo fanno tutti, non si preoccupi) ed è arrivata.”E qui la donna fa sempre finta di capire, salvo poi riepilogare la faccenda al marito nel seguente modo: “M’ha detto che ora a sinistra c’è un fienile poi vai sempre dritto e sei arrivato.” Mi dispiace per gli uomini, ma per quel che ne so, neanche l’avvento della tecnologia ha migliorato di molto la situazione.Ci sono donne che , identificandolo con il marito, intavolano discussioni infinite perfino con il navigatore satellitare minacciandolo di non stirargli le camicie o di mandarlo in bianco per mesi. In più di un caso si è assistito a scene raccapriccianti di navigatori satellitari esasperati dalla pedanteria femminile scendere dalla macchina e gettarsi dal cavalcavia.Altra innovazione tecnologica il cui avvento è sicuramente legato alla donna è la chiusura centralizzata degli sportelli. E’ palese che tale invenzione è stata fatta dall’uomo all’unico scopo di impedire alla specie femminile di compiere il classico e intramontabile gesto altamente drammatico che è “l’ apertura dello sportello durante una lite piuttosto accesa”. Non vorrei deludere gli uomini, ma non c’era bisogno di inventare la chiusura centralizzata: trattasi infatti di azione puramente coreografica e d’effetto, atta a spaventarvi e chiudere la discussione nel minor tempo possibile , specialmente nel caso in cui la donna si trovi in una posizione di torto evidente. Noi donne sappiamo benissimo infatti , che a quel punto accosterete atterriti, commossi e, soprattutto, pronti a perdonare, perché vi abbiamo dato quella che voi riterrete una dimostrazione di grande amore e che invece , altro non è che grande, grandissima paraculaggine.Altro settore in cui la tecnologia s’è data da fare per ragioni strettamente maschiliste è quella della reclinabilità dei sedili. Oggi basta spingere un pulsante per regolare l’inclinazione a seconda delle esigenze, senza più la fatica e gli imbarazzi che invece creava per esempio la rotellina . La rotellina è veramente uno strumento infernale: in alcuni casi per arrivare ad un’inclinazione del sedile dello 0,2% vanno effettuati più movimenti rotatori di quelli che occorrono per chiudere il portellone di un sommergibile e spesso, una volta raggiunto lo scopo, l’uomo si appisola dalla fatica e al risveglio trova un messaggio d’addio della fidanzata su una pagina del Tuttocittà. Per non parlare poi della vecchia leva laterale della Uno che faceva scattare in avanti il sedile con la stessa forza propulsiva dello Shuttle in fase di decollo. Ed infatti, nel caso delle Uno con tettino apribile, è capitato più di una volta che coppie che hanno urtato incidentalmente la leva, siano state recuperate dai vigili del fuoco tra le fronde di mandorli in posizioni piuttosto imbarazzanti . Se è vero che in campo automobilistico tutto è in continua evoluzione , bisogna anche sottolineare che certe tradizioni resistono a progresso e migliorie di ogni genere : sto parlando dei calendari delle officine. Dimenticate i calendari patinati , curati e dalle ambientazioni esotiche quali quelli della Ferilli o della Corna. Quelli delle officine sono più tristi di una scimmia ammaestrata, più deprimenti della nebbia sul lago. Sono quei calendari che nella parte superiore hanno la striscia di cartone con l’intestazione della carrozzeria quale “De Paolis Umberto e figli” e in quella inferiore immagini di signorine dall’aria piuttosto vissuta, truccate peggio della Lollobrigida e generalmente vestite con tute da lavoro curiosamente aperte sul davanti,con chiavi inglesi dalle dimensioni inquietanti che sbucano dappertutto o con originali costumi adamitici in cui nelle parti basse,al posto della classica foglia di fico, c’è un arbre magique .Il fatto che ha veramente dell’incredibile è che queste signorine se ne stanno tutto l’anno in tuta da officina rintanate in un sottoscala in cui il livello igienico è pari a quello del bagno dell’Autogrill Firenze nord il giorno di Ferragosto,senza avere mai un unghia nera di grasso o una ditata di sporco su una guancia .Insomma, il binomio ultra-maschilsta “donne e motori” , come stanno a dimostrare tecnologia, calendari e film come Fast and furious è, ahimè, piuttosto duro a morire.Da donna, posso solo sollevare un dubbio: visto che gli uomini ci tengono tanto a sottolineare che l’automobile è in realtà la proiezione del loro organo sessuale, non sarà il caso che si domandino come mai, col passare degli anni, le macchine sono sempre più piccole e soprattutto…. più veloci? (questo mio articolo, in una versione ridotta, è stato pubblicato su Panorama web di questa settimana )

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