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Rosa shopping

Ricordate, una notte d’amore per noi donne significa molto, ma mai quanto un pomeriggio di shopping. Ed è lì che testiamo la vera “resistenza del maschio”.I miei dieci consigli: a) Prima regola: nessuna donna pretende che alla domanda “Mi accompagni a fare shopping?” lanciate dal terrazzo due fischioni, ma se dite sì, evitate dipronunciarlo come se aveste appena acconsentito all’evirazione chimica. b) Evitate di domandare “Quanto ci impiegheremo?”, perché il giorno che ci gira male potremmoanche rispondere “ Di sicuro più delle tue performance amorose e meno delle tue sedute al bagno!” c) Va bene che le vetrine non vi interessano , ma lo sguardo fisso sul manto stradale cosa rappresenta? Siete rabdomanti in cerca di falde acquifere? Operai dell’Anas? Muli sardi? d) Da evitare assolutamente la classica aria affranta accompagnata da camminata lenta per cui rimanete sempre qualche metro dietro di noi. Vi rammento che state accompagnando la vostra fidanzata a fare shopping, non una bara al cimitero. e) Da evitare anche l’opposto, e cioè l’accompagnarci tenendo il passo del bersagliere per velocizzare la pratica. Quella che state percorrendo è “Via del Corso”, non una “pista da corsa” e se proprio volete fare il Ben Johnson della situazione, è bene che sappiate che lo sparo d’avvio di gara potrebbe arrivarvi dritto in schiena. f) Non dite “Ti aspetto fuori” quando entriamo in un negozio. Prima di tutto, non ve ne abbiate a male, ma non è che lì impalati davanti alla porta d’ingresso a sbadigliare facciate la figura dei leoni di Micene.In secondo luogo, non ci serve un palo. State tranquilli, i vestiti li paghiamo, non è una rapina. Se siete in cerca di questo tipo di brividi, fidanzatevi con Winona Rider. g) Se invece in un impeto di magnanimità decidete di entrare, evitate di fare quello che fate sempre: mettervi a telefonare come se aveste varcato la soglia di Piazza Affari. A meno che non stiate telefonando al vostro direttore di banca per chiedere un fido che vi consenta di regalarci tutto il reparto alta moda. h) Se usciamo dal camerino chiedendo “Come sta?” intendiamo dire l’abito. Siamo lì per questo, ricordate? Una mia amica con indosso un abito Cavalli fucsia, si è sentita rispondere “Oh, la mamma sta bene, tra due giorni la dimettono e oggi ha mangiato un po’ di semolino e una mela cotta.” i) Se colti da generosità improvvisa volete regalarci il vestito appena provato, risparmiateci le richieste di sconto alla cassa. Un mio ex fidanzato , per omaggiarmi di una camicetta, una volta è arrivato a dire alla commessa: “Se vi lascio bottoni e polsini quanto mi togliete?”. Non è elegante. l) Non vi spazientite per un fatto ricorrente che nemmeno la scienza è ancora riuscita a spiegare, ma che per ragioni misteriose , è la regola principale di ogni estenuante seduta di shopping con fidanzata: dopo aver percorso quindici chilometri nel quadrilatero della moda e aver rimirato quattrocento vetrine, le scarpe che ci piacciono sono sempre quelle viste nel primo negozio circa sei ore prima. Il perché chiedetelo a Piero Angela, che volete che vi dica. (su “Max” di giugno)

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