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Questione di etichette

E’ da un po’ che assisto con preoccupazione ad un allarmante fenomeno: gli ingredienti, ma ancor di più le diciture sulle confezioni dei prodotti destinati all’igiene personale e alla cura del corpo, stanno toccando dei picchi di follia riscontrati solo in alcuni monologhi notturni di Enrico Ghezzi.Comincerei con l’affrontare la questione ingredienti: io capisco che la scienza facciai suoi progressi e non pretendo che ci si limiti a sapone di Marsiglia, borotalco e Nivea in barattolo, però adesso si sta davvero esagerando.Qualcuno, di grazia, è in grado di spiegarmi cos’è la macadamia? E il vetiver? E l’olio di Macassar? E il ginkgo biloba?Perché mi viene specificato che tra gli ingredienti c’è la centella e per di più asiatica? Cos’è, pensano che se anziché in Tibet questa centella l’hanno raccolta in un campo di carote a a Frosinone io me ne accorga? Una parentesi a parte va poi aperta su due veri e propri ingredienti misteriosi dei quali , ad oggi, si è parlato davvero troppo poco: la quercia marina e l’aloe vera.Io questa quercia marina me la ritrovo su tutte le etichette dei prodotti dimagranti in commercio e sono assolutamente convinta che non esista. Anche perché a questo punto si rimette in discussione la causa dell’affondamento del Titanic: fosse mai che anziché contro un iceberg sia finito contro una quercia marina. E cosa devo immaginare, che faccia le ghiande con la perla dentro?Quella dell’aloe vera è poi una questione davvero cervellotica. L’aloe è una pianta, d’accordo. Ma perché “vera”? Qual è la ragione di questa puntualizzazione? Mi vogliono far credere che esiste una banda di falsari che in uno scantinato del vesuviano produce aloe falsa? Che Raffaele Cutolo usasse gioco d’azzardo, totonero, spaccio di droga, contrabbando di armi e sigarette, rapine, estorsioni, tangenti, truffe sui fondi CEE, biglietti falsi per lo stadio, furto, ricettazione e usura come attività criminali di copertura per il traffico dell’aloe falsa?C’è poi tutta una gamma di maschere ai sali di bellezza definiti “vero concentrato di mare”. Confesso che la vaghezza di questa dicitura mi provoca una leggera inquietudine. Che vuol dire “concentrato di mare”? Gli assorbenti galleggianti visti quest’estate a Torvaianica, li avete scartati o sono finiti nel composto che mi sto spalmando sul contorno labbra?Un discorso a parte lo meritano poi i prodotti per l’igiene intima che qualcuno ha pensato bene di arricchire con estratti di camomilla. Per un nutrito numero di uomini questa faccenda si sta trasformando in un discreto alibi, per cui suggerisco, per cortesia, di lanciare una linea maschile per l’igiene intima al ginseng.In questo periodo infine, sono di gran moda i fanghi, specifici soprattutto per il dimagrimento di cosce, pancia e girovita.Inutile dire che non si dimagrisce neanche spalmandosi tutto il fango venuto giù in questi giorni durante l’alluvione del Friuli.Comunque, al di là della stravaganza degli ingredienti, quello che mi colpisce maggiormente sono indicazioni e descrizioni dei prodotti. Fateci caso, dicono sempre le stesse cose e direi che si possono racchiudere nelle seguenti categorie:a) la dicitura terroristica.Tale dicitura contiene una serie di informazioni altamente minatorie quali: “con concentrato superattivo effetto urto potenziato, utile nella prevenzione e lotta degli inestetismi della cellulite”.Generalmente, dopo aver letto questo tipo di indicazioni, il soggetto in questione chiama la polizia affermando di aver trovato un volantino delle Brigate Rosse sul gel doccia al sandalo.b) la dicitura equivoca.Questo tipo di dicitura accompagna di frequente le creme per il corpo femminili ed è sempre composta da queste esatte parole: “Penetra immediatamente e ci si può rivestire dopo un minuto”. Ovviamente, una donna su due, alla lettura di tale informazione, si domanda chi alla Garnier abbia carpito informazioni sulle abitudini del marito.c) la dicitura arcana. Questo tipo di dicitura fornisce una serie di indicazioni completamente incomprensibili quali: “panetto di non-sapone lievemente schiumogeno per una detersione naturale come da antica tradizione”. A parte che se c’è una tradizione antica quanto il mondo, una è proprio quella di lavarsi poco o niente, comunque, posso sapere il perché del “non-sapone”? Di questo passo il balsamo come lo chiameremo, non-shampoo? Perché se è così, volevo gentilmente dire a colui che inventa queste definizioni per i prodotti che è “un non- tanto furbo”.d) la dicitura ovvia. Inutile spiegare di cosa si tratta. Appartengono a questa categoria quelle preziosissime informazioni quali: “Spalmare la crema sulle parti interessate”. Ma dimmi tu, e io che pensavo che la crema callifuga andasse massaggiata sul contorno occhi. O anche: “Questa crema-mani può essere applicata più volte al giorno” . Ringrazio per il permesso accordatomi, ma visto che questo tubetto di crema è stato da me regolarmente pagato alla cassa, vorrei sentirmi libera di guarnirci pure la torta di compleanno di mia suocera, se mi gira. O anche, “deterge con dolcezza”, “deterge con estrema delicatezza”, “lava delicatamente” . Ma questi tizi cosa pensano, che uno prima di scoprire il bagnoschiuma si lavasse con la motospazzatrice municipale?e) la dicitura berlusconiana.Dicesi “dicitura berlusconiana” quel genere di dicitura particolarmente retorica e carica di promesse, quale “ Smalto protettivo, rinforzante, indurente , nutriente, fortificante per unghie perfette che non si spezzano e non si sfaldano.”Ma una cosa ci dovrà mai fare con queste unghie? Scavare un cunicolo a Rebibbia grattando il muro?f) la dicitura esotica.E’ una dicitura piuttosto indefinita e particolarmente criptica quale, ad esempio: “Gel doccia ai profumi d’oriente”. Quali sarebbero questi profumi d’oriente? Non si potrebbe esser meno vaghi? No perché, un conto è quello degli ulivi di Giordania, un conto è quello di un vagone-bestiame sul treno Bombay-Madras. Di gran moda anche un’altra dicitura di questo genere ma, se possibile, ancora più oscura: “ Fluido ai profumi di terre lontane”. Secondo un recente sondaggio, la metà degli intervistati ai quali è stato chiesto cosa evocasse loro tale espressione hanno risposto “Zanzibar”. L’altra metà : “L’ufficio”.

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