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Ricevo e pubblico

Non è che voglia mettere il dito nella piaga , ma questa e-mail mi ha fatto troppo ridere:Spett.le Signorina Lucarelli,la informo che, appresa la notizia dei suoi recenti flirt con gli “affascinanti” Gene Gnocchi e Fedro del Grande Fratello (fonte Eva 3000) molti uomini si sono fatti coraggio e si vorrebbero candidare per un “giretto” con lei.Le rimetto i nominativi che ho avuto da fonti confidenziali (Donatella di Rosa e Igor Marini):- lo zio di Giada De Blank, Lerner Gad, Jimmy il Fenomeno, lo Scrondo, i Fichi d’India, il Prof Trecca, l’Avv. Pandiscia, Smith Adel, Giordano Mario, l’arbitro Collina ed il Mullah Omar.Bruno (Roma)

Richiesta di rettifica

Grazie all’e-mail ricevuta e pubblicata qui sotto, ho scoperto che su Eva Tremila di questa settimana c’è l’annuncio delle mie nozze con Fedro del Grande Fratello.Ovviamente è tutto vero, com’ è vero che ho cominciato a drogarmi sniffando il riso liofilizzato ai funghi porcini Knorr, com’è vero che importo illegalmente gatti birmani castrati a morsi da Anna Oxa, com’è vero che esistono delle mie foto mai pubblicate in cui si vede chiaramente che sodomizzo un cammello con l’altoparlante di Michele Guardì a Piazza Grande.Una volta confermata l’ASSOLUTA VERIDICITA’ della notizia, sono però costretta a fare un’osservazione.La foto pubblicata è infatti accompagnata dalla seguente didascalia :”Fedro passeggia mano nella mano con la fidanzata Selvaggia Lucarelli”.Ora , visto che guardando l’immagine appare chiaro che Fedro ha le due mani in tasca, vorrei gentilmente chiedere a Sandro Mayer di rettificare nel seguente modo:”Selvaggia passeggia mano nella mano con la Dea Kalì” Ora scusate ma devo ancora scegliere le bomboniere anche se quelle con il mezzobusto di Guido Meda in argento mi hanno quasi convinta. Grazie.

Avviso importante

Si comunica che dopo la recente lettura di una mail ed i preziosi consigli in essa contenuti, la sottoscritta, venerdì sera in trasmissione, tenterà di non presentarsi truccata con quegli zigomi color Teroldego che la fan sembrare un alpino bergamasco alla sesta grappa sulla cima del Monte Rosa.Certa che questa comunicazione infonderà una certa serenità negli animi di voi tutti, vi saluto.

Wonder Woman? Abbiamo già dato

Inserito da Vanderbilt – alberto@hellokitty.comLa domanda del giorno è sicuramente la seguente: ma quando Linda Carter si trasformava in Wonder Woman, che fine facevano i suoi vestiti? Andava sempre in giro con gli hot-pants sotto la gonna del tailleur, e con il cerchietto double-face che si trasforma in diadema? O, nel giro di due secondi netti, riusciva DAVVERO non solo d’abito a cambiarsi d’abito, ma anche a modificare il tono del fondo-tinta, a coordinare gli accessori e a cotonarsi i capelli? Ma soprattutto: una volta trasformatasi, come faceva la gente a non riconoscerla? Il mio amore spassionato per la verità e la mia aderenza ai sacri principi dell’empirismo hanno fatto sì che io, una volta, mi mettessi una parrucca, una camicetta di velo, un gonnellone a pieghe e uno chador: beh, ci credereste? Mi hanno riconosciuto lo stesso! Anna Oxa cambia zigomi e colore dei capelli ogni mezz’ora, ma nessuno ha mai manifestato il minimo dubbio sulla sua identità. Quindi, a rigor di logica, quando la fruttivendola (o chi per essa) vede Linda Carter vestita da Wonder Woman che le passa accanto, non dovrebbe pensare “Oh, c’è Wonder Woman! Siamo salvi!”, ma piuttosto “Oh, c’è di nuovo Linda Carter sotto psicofarmaci! Siamo spacciati!”. Sempre per amore di verità, ho fatto il conto che per trasformarmi in Wonder Woman io ci metterei:- 10 minuti per scegliere un posto in cui lanciare la borsetta e in cui riporre i vestiti, senza il timore di dover ricomprare tutto ogni volta: se arrestare un criminale comportasse poi ore e ore di coda in Comune per rifare tutti i documenti, penso che lascerei perdere senza rimpianti- due minuti per assumere un Vertiserc con mezzo bicchiere d’acqua. Sapete, girare a quella velocità mi darebbe le vertigini: meglio prevenire che svenire sul selciato dopo tre passi- trenta secondi per girare su me stesso in mutande. Non serve a niente ma fa scena- un quarto d’ora per infilarmi gli hot pants di due taglie in meno e il top con scollo all’americana, trattenendo il respiro fino allo svenimento- quaranta minuti per infilare gli stivali e allacciarli fino in cima: non potete capire quante stringhe abbiano finché non provate allacciarli con una cintura che vi si punta nella cistifellea come uno stiletto, un diadema che causa la psoriasi e un mantello acrilico che genera un’elettricità statica capace di attirare su di voi tutti i pelucchi della galassia- Venti minuti per trovare un parcheggio vicino al centro Estée Lauder che si trova in cima alla Rinascente- Un’ora e un quarto per farmi cotonare la parrucca come Dio comanda presso il suddetto Centro- due minuti per assumere un altro Vertiserc. Non sembra, ma sti maledetti stivali hanno il tacco alto- Mezz’ora per uscire incolume dalla Rinascente. Poiché i bracciali e il diadema fanno scattare l’allarme, infatti, devo spiegare per filo e per segno all’addetto alla sicurezza che non sono Annamaria Gambineri fuggita dal Pini e rivestita di chincaglieria rubata, ma che sono Wonder Woman (più o meno) e che devo incastrare un pericoloso criminale. Perché la gente non nota mai l’evidenza?Comunque, ho fatto il conto che per trasformarmi in Wonder Woman ci metterei circa tre ore, per cui il pericoloso criminale nel frattempo farebbe in tempo ad andare all’Esselunga, fare la spesa, ritirare la pirofila Zafferano Tre Cuochi che ha vinto coi punti Fidaty, noleggiare un’auto, arrivare a Cannes e bere un caffè con Brigitte Bardot. Perché a Linda Carter, invece, bastano due secondi?

Io avverto

Stasera io e Claudio abbiamo speso la modica cifra di 32 euri per una serata al cinema.A parte che per giustificare l’attuale prezzo dei popcorn mi devono dimostrare che i chicchi di mais sono scoppiati uno ad uno dall’alito di George Clooney, avviso i signori gestori del Warner Village che la prossima volta, finito il film, arrotolo lo schermo e me lo porto a casa.

I casalinghi

Guida ragionata sull’uso degli elettrodomestici con qualche indicazione su come eseguire al meglio le pulizie domestiche. (destinata al solo sesso maschile)a) Mi rendo conto, per voi lavare i piatti è una pratica estrema almeno quanto il bondage e il marchio a fuoco sul corpo, però un suggerimento provo a darvelo lo stesso. Per scrostare lo sporco depositato su un cucchiaino da caffè non è necessario utilizzare la quantità di detersivo necessaria per pulire il sagrato della basilica di San Pietro. Non è che ogni volta che viene avvistata una macchia sospetta in mare io possa star lì a chiedermi se è perché il giorno prima è affondata una petroliera o se è perché il giorno prima vi siete messi a lavare il mestolo.b) Il fatto che ogni tanto stendiate il bucato è un gesto ammirevole. Il problema è che successivamente andrebbe anche ritirato. Mesi fa ho levato dalla stesa un paio di mutande lasciate lì ad asciugare da un mio ex fidanzato e le ho regalate a Legambiente: oltre a smog, piombo e sostanze tossiche di varia natura, sulle sue mutande sono state rinvenute tracce di polvere cosmica presumibilmente proveniente dall’asteroide ritenuto responsabile dell’estinzione di massa dei dinosauri 65 milioni di anni fa.c) Capisco che smacchiare un divano possa risultare un’operazione piuttosto noiosa, però ecco, andrebbe fatta con una certa attenzione. Non è possibile che ogni volta che vi affidiamo il compito di rimuovere una macchia di caffè dalla nostra bella poltrona con scene di caccia, voi eseguiate il compito guardando “Guida al campionato” , col risultato che la macchia resta lì e puntualmente mancano all’appello il cacciatore, la quaglia o il levriero afgano.d) Volevo farvi una comunicazione importante: sparecchiare la tavola è un’operazione che , se iniziata, andrebbe pure completata. Non è che basti togliere la grattugia perché il parmigiano reggiano rimasto sul tavolo, la notte, sia colto da nostalgia fulminante e decida di raggiungerla autonomamente nella dispensa. Riguardo la questione tovaglia poi , vi dico solo che ho visto uomini che, pur di non far la fatica di sbattere la tovaglia piena di molliche dalla finestra , dopo pranzo estraggono dal taschino un fischietto-richiamo per le allodole.e) Questione aspira-polvere. E’ un elettrodomestico indubbiamente comodo, non ci sono dubbi. Risparmia la fatica di passare la scopa e quella di tirar su dal pavimento quel che finendo in terra, si rompe. Che però non diventi un vizio. Questo non vuol dire che se il nonno, cadendo dal girello , si rompe un femore va tirato su col risucchio del bocchettone come fosse il becco di una teiera.Seconda cosa: quando la capacità di aspirazione è al massimo prestate attenzione: se vi arrampicate sul tetto con l’aspirapolvere per risucchiare dalla canna fumaria sporco e cenere e dopo un po’ vi pare di sentir voci umane provenire dal bidone aspiratutto tra cui quelle di vostra suocera e della badante filippina, forse va diminuita la potenza.f) Sbattere i tappeti è un’altra operazione che va eseguita con una certa cautela e, visto che spesso sotto la vostra finestra c’è il balcone dell’appartamento sottostante, abbiate l’accortezza di controllare di aver rimosso tutti gli oggetti che c’erano posati sopra. Non è bello che verso otto di sera suoni alla porta la signora del piano di sotto con vostro figlio di tre anni in braccio affermando di averlo trovato che giocava tra i gerani.g) Un qualsiasi indumento, solitamente, si piega in non più di sei-otto passaggi. Se lo fate in trentacinque è probabile che, secondo l’antica arte giapponese dell’origami, da una semplice camicia doppio bottone finiate per ottenere un cigno o , se siete particolarmente abili, il dragone cinese

All Diana’s cacchi

Oggi ho deciso di abbandonare la mia consueta vena goliardica per soffermarmi su un argomento penoso: l’elaborazione di un lutto. So che ci sarebbero questioni ancora più strazianti da trattare , quali le performance di Lamberto Sposini a “Passaparola” o le giacche di Marcello Cirillo ad “In famiglia” che a vederle uno non sa mai se questo tizio sia lì per presentare o per fare micromagia ai tavoli, ma il lutto è faccenda di grande attualità. E’ infatti di questi giorni la notizia che quel pover’uomo dell’ex maggiordomo di Lady Diana, Paul Barrel, a ben cinque anni dalla scomparsa della principessa, è ancora talmente dilaniato dal dolore, da averle dedicato un toccante libro di memorie dal titolo “Royal Duty”.Non date retta a chi insinua che l’abbia fatto per interesse. Il suo è uno strazio talmente atroce che sull’assegno da cinque milioni di euro che gli ha firmato la casa editrice, ha chiesto di non apporre le solite crocette dopo gli zeri poiché alla vista di tali luttuosi simboli, il suo cuore già duramente provato, potrebbe non reggere.Il travaglio psicologico del maggiordomo, in questi anni, è stato tale che la cospicua cifra gli servirà unicamente per pagare anni e anni di costosissime ed ahimè insufficienti terapie sul lettino. Dal prossimo anno Paul Barrel potrà finalmente permettersi anche ombrellone e cabina privata e nel suo ritiro spirituale di Copacabana sperano tutti di non vederlo più fare la spola tra il chiosco-ristoro ed il campo di beach volley con quella saudade stampata sul volto.Ma il maggiordomo non è certo l’unico a soffrire ancora oggi per la tragica finedella principessa. A parte la ben nota vicenda del suo ex amante, il maggiore James Hewitt, il quale è ancora così afflitto da non riuscire a staccarsi dalle sessantaquattro lettere che gli scrisse Lady D per meno di dieci milioni di sterline, dai francobolli sulle missive per meno di cinque e dal nocciolo di un oliva verde che lei sputò in un suo portacenere per meno di tre, c’è tutta una schiera ex-conoscenti della sfortunata Diana costretti a superare il lutto adottando questo doloroso ma necessario metodo: separarsi una volta per tutte da ricordi od oggetti al lei legati che costituirebbero altrimenti una pesante zavorra di sofferenza da portarsi dietro.Per questo usciranno presto altri due volumi in memoria della principessa.Il primo si intitola “The Diana’s otturations”, ovvero i delicati ricordi del dentista personale di Lady Diana ( nonché ovviamente suo ex amante) , da lui affettuosamente soprannominata “spazzolina”. Il libro è un toccante resoconto di otturazioni, tartaro e capsule dell’amata principessa, il tutto accompagnato da foto inedite e tenerissime della sua arcata dentale superiore colpita da gengivite emorragica.Memorie a parte, il dentista ha dichiarato di non riuscire a separarsi da un vecchio filo interdentale di Diana con residui di cibo conservati benissimo, per meno di due milioni di sterline. Il dolore è ancora troppo intenso. Il secondo volume si intitola invece “The Diana’s bathroom”. L’idraulico della principessa (nonché suo ex amante) da lui dolcemente soprannominata “sifoncina”, ci regala un garbato florilegio di ricordi a lei legati. Particolarmente commovente la romantica descrizione di uno storico ingorgo nelle tubature del bagno principessa, con preziose immagini di residui rinvenuti quali grovigli di capelli, tappi di dentifricio ed assorbenti.Memorie a parte, l’idraulico ha affermato di non riuscire a separarsi da uno spazzolone pulisci-water con setole antigraffio appartenuto a Lady Diana per meno di sette milioni di sterline.Il dolore è ancora troppo forte.Grande attesa per l’imminente uscita del volume di memorie ad opera della migliore amica della principessa : “All Diana’s cacchi”. Buona lettura.

Memorandum: truccarsi sempre.

Stamattina tanto per cambiare mi trovavo presso il mio centro assistenza – computer di fiducia.Di fiducia nel senso che andar lì sperando che mi aggiustino il computer è un puro atto di fiducia.Il dipendente che mi è toccato in sorte (è il mio giorno fortunato perchè somigliava a Flavio del Grande Fratello) accende il mio portatile e gli appare il desktop con una mia foto smutandata sullo sfondo.La guarda un attimo. Fa un mezzo sorriso. A me viene un’aria mezza tronfia e mezza ebete.Lui sorride di nuovo e se ne esce con un clamoroso:”Signorì, ma pure lei le foto delle donnette sul computer?”

Donna Rachele

D’accordo. Lo so. Fa parte del gioco. E’ il dazio da pagare. Devo fregarmene. Ho voluto la bicicletta.E giuro che pedalo.Solo che stamattina, per la prima volta da un po’ di mesi a questa parte, alla lettura di un articolo che mi riguardava, m’è venuta voglia di legare la bicicletta al palo.E di legarci pure la giornalista che ha scritto l’articolo appiccando il fuoco con una copia de “La Padania” imbevuta di benzina (verde, ovviamente) e invitando Pinketts ad alitare sulle fiamme.E non mi si venga a dire (come in molti hanno fatto) la solita frase “Ma dai, si sa come sono fatti i giornalisti!”, perchè mi viene da pensare che con la frase si intenda dire che alcuni appartenenti alla categoria abusino di droghe pesanti.Non ho detto quasi nulla di quello che mi è stato attribuito, in particolare la frase iniziale. Quel poco che effettivamente avevo detto, con gli opportuni tagli e modifiche, è diventato altro. Mi dispiace per le persone coinvolte loro malgrado in questo delirio.Mi dispiace perchè l’articolo è inutilmente cattivo nei confronti di una persona a cui voglio bene.Mi dispiace perchè non conosco Guia Soncini altrimenti mi farei dare la ricetta del brasato e ci cucinerei a fuoco lento la giornalista in questione. Una che forse perchè si chiama come la moglie del duce vede Clarette Petacci ovunque.