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Il giorno del Ringraziamento.

Commento inserito da Vanderbilt – alberto@hellokitty.comLa tragica incombenza di Halloween, con tutto il suo inutile corredo di mostri, vampiri sfuggiti ad una seduta di trucco permanente con Lara St. Paul e streghe dalla coscia ammiccante, non può che spingermi ad interrogarmi in merito alla fastidiosa abitudine di “importare” le feste altrui. Ma che ci frega di Halloween? Forse che, quando in Botswana è festa nazionale, noi si organizza la cena cannibale?
Forse che, quando in Giappone cadono i petali di ciliegio, noi ci si esibisce in una sfrenata corsa per gli orti abusivi lungo il Lambro, ricevendo in faccia ondate di moscerini assassini che neanche lontanamente ricordano il Sakura del Sol Levante? Non credo proprio. Dunque, propongo di stendere un vecchio peloso (come direbbe la Marini) su Halloween, Capodanno Cinese e tutte le altre feste di importazione che tendono a far uscire sempre e comunque il peggio di noi… ma, alla luce degli ultimi sviluppi, suggerisco soprattutto di boicottare il Giorno del Ringraziamento. Ta-daa!In primo luogo, già trovare una ragione per cui ringraziare ci sottopone ad uno sforzo di ottimismo che costringerebbe persino Pollyanna a ricorrere a delle droghe artificiali; inoltre, spesso le tradizioni (sradicate dal loro Paese d’origine) perdono molto del loro fascino, come la mia personale esperienza dell’anno scorso può testimoniare. E mo ve spiego. La premessa è che io, di solito, non frequento case in cui il mobile più elegante è la tazza del cesso. Non per snobismo, per carità, ma giusto per non venire mai meno al primo teorema di Marinella di Capua, ovvero: o è barocco, o è sciocco. Detto questo, vorrei a questo punto illustrarvi la mia cena del Ringraziamento dell’anno scorso: teoricamente era un Thanksgiving con tutti i crismi, ma il vero ringraziamento l’ho espresso io quando me ne sono andato! Il tutto ha avuto inizio alle nove e trenta, quando sono giunto sotto la casa che di lì a pochi secondi avrei scoperto essere una dacia russa degli anni 50 trapiantata in corso Lodi. Sono salito in ascensore con una turba di persone dalle espressioni affabili come le cassiere del Drive In, e stavo giusto rimirando nello specchio la mia triste immagine di sosia di Gabriella Ferri quando alle mie spalle ho sentito un clic inconfondibile: sì, signori miei, qualcuno si stava tagliando le unghie con un tronchesino! ORRORE! Ora, è vero che io mi mangio le unghie, e che ogni tanto lancio brandelli di unghia semimasticata addosso a chi mi sta accanto: è il modo per dire “tesoro, vorrei essere con te sulla collina delle fragole, con scoiattoli e giraffe intorno a noi”. Un po’ come fa Romina Power nel video di Nostalgia Canaglia, quando cerca di ruotare su stessa per far gonfiare la gonna indiana comprata in Papiniano a diecimila lire, ma riesce solo a barcollare da una parte all’altra del teleschermo emettendo infrasuoni che solo le balene spiaggiate riescono a percepire. Nonostante questo, comunque, io credo che ci siano solo due casi in cui è ammissibile tagliarsi le unghie con un tronchesino su un ascensore sovraffollato:- se nel suddetto ascensore è presente un mini-centro Estée Lauder, con servizio manicure e pedicure- se, fuori dall’ascensore, sappiamo per certo che ci aspetta la signorina Rottermayer con il soprabito di Terminator e il bazooka dei Cavalieri dello Zodiaco, pronta a fare fuoco contro di noi se scopre che abbiamo le unghie in disordinePoiché ieri sera non si dava né l’uno né l’altro caso, mi stavo girando di scatto pronto a urlare “ma che schifo!” quando l’ascensore si è arrestato con un botto, le porte scorrevoli in palissandro rivestito d’amianto si sono aperte e io mi sono ritrovato sul pianerottolo, con una scia di piume di tacchino e frattaglie di pollame assortito che mi guidavano verso la porta fatale.L’accoglienza che mi è stata riservata era a dir poco entusiasta: la padrona di casa, abbigliata con una pennellata di lattice stampato pitone che le copriva a stento le pudenda, mi ha praticamente sbattuto la lingua in bocca e mi ha dato una botta in testa con il bicchiere del gin tonic, poi si è messa carponi, ha strisciato fino in cucina e nessuno l’ha più vista per mezz’ora. L’ho solo percepita per un attimo in prossimità del bagno: stava meditando su una scodella di mais bollito, e facendo dei gargarismi con la vodka mi ha detto “è vero, sono una spacciatrice, ma è così difficile essere una ragazza sola e straniera a Milano!”. Uh, come ti capisco! avrei voluto dirle, ma stava per venirmi un attacco di nefrite e ho dovuto precipitarmi in bagno. Ora, devo confessarvi che io con gli sciacquoni ho sempre i miei problemi: ma quella sera la cosa ha trasceso ogni mia più funerea previsione.Un pezzo informe di Gled Magic Water era infatti incrostato sulla parte est della tazza; svariate colture di germi omicidi coloravano la tavoletta di mille delicate sfumature, e dello sciacquone nessuna traccia. Nessuna catenella. Nessun detonatore, pulsante, pedale o leva. Niente. Stavo già per accasciarmi al suolo, vinto dal lerciume e dal freddo che entrava dagli infissi scardinati, quando mi è apparsa Santa Angela Lansbury in un tripudio di cestini in vimini, che sollevando lievemente il doppio mento mi ha suggerito: il bidet! E infatti, come per magia, aprendo l’acqua fredda del bidet si è scatenato un turbine di acqua arancione che ha investito la tazza, traboccando sul tappetino di leopardo e provocando un risucchio che mi ha asciugato i punti neri. Almeno un aspetto positivo, in tutto questo, c’è stato.Vorrei darvi una descrizione sommaria degli ospiti, ma non ricordo nemmeno un nome: e, del resto, la conversazione mi ha impedito di conoscere fino in fondo i miei commensali, poiché si è parlato principalmente di Maria de Filippi, Maurizio Costanzo eccetera. La domanda degli americani era la seguente: com’è possibile che Maria de Filippi, che in altri Paesi civili sarebbe perseguita dalla legge per oltraggio al pudore (quando balla) e violenza alla gioventù (quando parla) qui in Italia sia una star? Onestamente non ho saputo cosa rispondere, quindi ho rilanciato la sfida: com’è possibile che Barbara Bush, che a Milano sarebbe già ricoverata da tempo alla Baggina, in America sia venerata come il più antico monumento dell’era industriale? La discussione si è presto arenata, ma grazie al cielo ha fatto il suo ingresso il tacchino. Ora, io non sono molto pratico di tradizioni americane, ma immagino che il tacchino vada mangiato quando è già morto: e, soprattutto, il ripieno (come dice il nome) andrebbe messo all’interno, e non in frigorifero. Almeno, non nel frigorifero di una persona che abita dall’altra parte della città e che non è venuta a cena!Il brindisi è stato commovente, del tipo “lunga vita a Lucille Ball”: che peraltro, poveretta, nel suo genere è anche morta da anni, ma mi è mancato il coraggio di ricordarlo al consesso. Da bravi americani, infatti, sono sicuro che mi avrebbero risposto “ma con la forza della nostra volontà la faremo resuscitare, perché questo è il Sogno Americano”. Comunque, il tacchino svenuto è stato divorato in nove secondi netti, le bottiglie di vino non hanno mai toccato la superficie della tovaglia e le verdure hanno iniziato la loro mutazione genetica in pochissimi istanti. Tutto questo avveniva in una stanza vuota e desolata come la camera da letto di Anna dei Miracoli; dalle finestre spalancate entrava una bora gelida che mi ha causato una paresi dorso lombare, e la lampadina che pendeva squincia dal soffitto a un certo punto è esplosa. Eutanasia? La padrona di casa ha fatto cadere un bicchiere ogni dieci secondi, ha cercato di vendermi la foto di sua sorella e mi ha accompagnato alla porta senza capire se me ne stavo andando o se stavo arrivando; ho percorso il tratto di strada che mi separava dall a fermata della metro immerso nella nebbia e nel gelo, e mi sono accasciato sul sedile ringraziando santa Bette Davis che me l’aveva mandata buona un’altra volta. E dovrei anche ringraziare, per tutto questo?Vanderbilt

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