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Wonder Woman? Abbiamo già dato

Inserito da Vanderbilt – alberto@hellokitty.comLa domanda del giorno è sicuramente la seguente: ma quando Linda Carter si trasformava in Wonder Woman, che fine facevano i suoi vestiti? Andava sempre in giro con gli hot-pants sotto la gonna del tailleur, e con il cerchietto double-face che si trasforma in diadema? O, nel giro di due secondi netti, riusciva DAVVERO non solo d’abito a cambiarsi d’abito, ma anche a modificare il tono del fondo-tinta, a coordinare gli accessori e a cotonarsi i capelli? Ma soprattutto: una volta trasformatasi, come faceva la gente a non riconoscerla? Il mio amore spassionato per la verità e la mia aderenza ai sacri principi dell’empirismo hanno fatto sì che io, una volta, mi mettessi una parrucca, una camicetta di velo, un gonnellone a pieghe e uno chador: beh, ci credereste? Mi hanno riconosciuto lo stesso! Anna Oxa cambia zigomi e colore dei capelli ogni mezz’ora, ma nessuno ha mai manifestato il minimo dubbio sulla sua identità. Quindi, a rigor di logica, quando la fruttivendola (o chi per essa) vede Linda Carter vestita da Wonder Woman che le passa accanto, non dovrebbe pensare “Oh, c’è Wonder Woman! Siamo salvi!”, ma piuttosto “Oh, c’è di nuovo Linda Carter sotto psicofarmaci! Siamo spacciati!”. Sempre per amore di verità, ho fatto il conto che per trasformarmi in Wonder Woman io ci metterei:- 10 minuti per scegliere un posto in cui lanciare la borsetta e in cui riporre i vestiti, senza il timore di dover ricomprare tutto ogni volta: se arrestare un criminale comportasse poi ore e ore di coda in Comune per rifare tutti i documenti, penso che lascerei perdere senza rimpianti- due minuti per assumere un Vertiserc con mezzo bicchiere d’acqua. Sapete, girare a quella velocità mi darebbe le vertigini: meglio prevenire che svenire sul selciato dopo tre passi- trenta secondi per girare su me stesso in mutande. Non serve a niente ma fa scena- un quarto d’ora per infilarmi gli hot pants di due taglie in meno e il top con scollo all’americana, trattenendo il respiro fino allo svenimento- quaranta minuti per infilare gli stivali e allacciarli fino in cima: non potete capire quante stringhe abbiano finché non provate allacciarli con una cintura che vi si punta nella cistifellea come uno stiletto, un diadema che causa la psoriasi e un mantello acrilico che genera un’elettricità statica capace di attirare su di voi tutti i pelucchi della galassia- Venti minuti per trovare un parcheggio vicino al centro Estée Lauder che si trova in cima alla Rinascente- Un’ora e un quarto per farmi cotonare la parrucca come Dio comanda presso il suddetto Centro- due minuti per assumere un altro Vertiserc. Non sembra, ma sti maledetti stivali hanno il tacco alto- Mezz’ora per uscire incolume dalla Rinascente. Poiché i bracciali e il diadema fanno scattare l’allarme, infatti, devo spiegare per filo e per segno all’addetto alla sicurezza che non sono Annamaria Gambineri fuggita dal Pini e rivestita di chincaglieria rubata, ma che sono Wonder Woman (più o meno) e che devo incastrare un pericoloso criminale. Perché la gente non nota mai l’evidenza?Comunque, ho fatto il conto che per trasformarmi in Wonder Woman ci metterei circa tre ore, per cui il pericoloso criminale nel frattempo farebbe in tempo ad andare all’Esselunga, fare la spesa, ritirare la pirofila Zafferano Tre Cuochi che ha vinto coi punti Fidaty, noleggiare un’auto, arrivare a Cannes e bere un caffè con Brigitte Bardot. Perché a Linda Carter, invece, bastano due secondi?

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