Navigate / search

A winter garden

Postato da Vanderbilt – alberto@hellokitty.comVoi sapete che io non amo particolarmente le feste di importazione: e, soprattutto, ancora meno amo associare simili ricorrenze ai miei più irrinunciabili punti di riferimento. Ovvero: quale madre dissennata, quale padre decerebrato potranno mai essere così biechi, così insensati e così stolti da portare i figli a festeggiare Halloween a GARDALAND, con cinquanta gradi sotto zero?Semplice: i miei.Anzi: per fare i moderni, non più tardi di pochi anni fa i miei genitori hanno convinto con frode e inganno la preside del mio squallido liceo di periferia a dare una botta di vita a noi svogliati studenti, organizzando un bel gitone autunnale al Parco dei divertimenti più famoso d’Italia. La sventurata rispose, e ci affidò alla più bieca delle sue collaboratrici: Suor Cesira Galimberti, insegnate di religione, la quale ci avrebbe accompagnati con piacere ed esultanza a patto che Paradiso Jennifer e Finferli Adele smettessero di giocare alla Ruota della Fortuna durante la sua ora. Vi dico solo che nel corso di queste esaltanti competizioni io facevo il valletto, e (per illustrare la meravigliosa morbidezza delle pellicce in palio) sfilavo sulla cattedra indossando il tre quarti di rat mousqué di Mariolina Fleur, la mia compagna chic. Umiliante. Il giorno della partenza, chiaramente, diluviava: giunti a Peschiera, tuttavia, la pioggia si è gradualmente trasformata in nebbia e quindi in una deprimente foschia, che rendeva il Lago di Garda simile alla tomba ammuffita di Ligeia. Tutti gli Oratòri dell’emisfero occidentale avevano scelto il medesimo giorno per la loro gita annuale a Gardaland: battaglioni di suore con la Croce al Valor Militare urlavano ordini a manetta, mentre mocciosi di età compresa fra i sei mesi e dodici anni si annidavano in ogni possibile anfratto del Parco, e dalle inquietanti statue di Prezzemolo sgocciolavano impensabili liquami. Le Montagne Russe erano chiuse perché la neve aveva ghiacciato le rotaie. Il Castello degli Orrori era chiuso perché le truccatrici dei mostri erano ad un corso di aggiornamento, tenuto dalla visagista di Gina Lollobrigida. Il Colorado Boat, dal freddo allucinante che faceva, ospitava una colonia di pinguini nani dell’Antartide, poi acquistati in stock da Marta Marzotto per un non meglio specificato progetto in collaborazione con Carla Fendi, mentre per salire sulla Nuvola si doveva fare una coda di almeno diciassette ore. In tutto questo, le mie compagne si sono divertite come le pazze nell’emporio della Valle dei Re, provandosi tutti gli amuleti pattoni e le paranazze di filanca stile Taura Egizia, mentre i miei compagni hanno trovato di grandissimo interesse il chiosco della birra nel Villaggio del West, con Lella la Tettona (una procace trevisana strizzata in un calzino da tennis) che spillava birra e sfidava tutti ad una gara di rutti. La gara è stata vinta da una certa suor Ottavina Castagna di Medolago, che ora lavora come controfigura di Luciano Pavarotti. Io, in tutto questo, ho fatto diciassette giri sulla giostra coi cavalli, comodamente accovacciato nella carrozza di Cenerentola, per poi travestirmi da mummia e far finta di essere una delle statue che animavano la Valle dei Re: quando i bambini si avvicinavano al luogo in cui mi trovavo io, tanto per farvi capire, mi muovevo meccanicamente verso di loro e dicevo «tesoro, la tua messa in piega è peggio della mia… e io è da tremila anni che non vedo un parrucchiere!» . Uh, che riderone! Certo, avrei potuto realizzare in tempo zero delle simpatiche coperte all’uncinetto e fare i miliardi, vendendole ai poveretti che si avventuravano sulla Monorotaia Sospesa e che ne scendevano coperti di scaglie di ghiaccio e stalagmiti di muco; oppure, avrei potuto restare sul treno e andarmene fino a Venezia, in pellegrinaggio mistico ai luoghi della perduta giovinezza di Marta Marzotto. Ma potevo abbandonare i miei poveri compagni fra le grinfie di Suor Cesira? Come vedete, la vena altruistica e martirologica che mi ha portato fin qui era attiva già allora, e a niente sono valsi i miei sforzi per diventare perfido e cattivo come Alexis. Beh, proprio a niente no: per un certo periodo di tempo sono andato dalla sua stessa psicologa, ma quando la Dottoressa Lupmann ha iniziato a rispondere alle mie telefonate con una voce contraffatta dicendo «Io Asumpciòn, signòla no studio io no plende messaggi» ho capito che era il caso di cambiare. Non aggiungo altro.

Leave a comment

name*

email* (not published)

website