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Il paradiso all’improvviso

Tra i fermenti artistici e culturali più interessanti di quest’ultimo periodovanno senz’altro segnalati due casi : il primo è il sacrosanto rilancionello star system di Debora Caprioglio, che secondo i risultati di un importantesondaggio effettuato dalla Doxa tra i membri dell’associazione pesca sportiva”Martin pescatore” di Tarquinia Lido, era senz’altro il personaggio dellospettacolo di cui più si sentiva la mancanza dopo Maria Antonietta Tillocadel Grande Fratello ed il sosia di Achille Occhetto al Bagaglino.Il secondo è la stupefacente inversione di tendenza dei film italiani cosiddetti”natalizi”. Le due principali pellicole infatti, ossia “Natale in India”ed “Il paradiso all’improvviso” già dai titoli, preannunciano contenutiinsolitamente spirituali. Non vi racconterò le trame nel dettaglio perchécerti percorsi mistici è bene farli in solitudine nel buio di una sala cinematografica,ma anche per chi non ha avuto la fortuna di assistere al film di Neri Parenti,sarà comunque facile immaginare come in “Natale in India”, la forma dellaproboscide degli elefanti indiani sia divenuta il pretesto per elegantimetafore sul lungo tunnel che condurrebbe all’Empireo o come il personaggiointerpretato da Enzo Salvi , ovvero “Vomito”, rappresenti una di quelleguide spirituali tipicamente indiane che rafforzano la consapevolezza. Nonper niente, il novantotto per cento degli italiani che ha visto “Natalein India” si è dichiarato fortemente CONSAPEVOLE d’aver buttato i setteeuro del biglietto. Ma la vera sorpresa è “Il paradiso all’improvviso”,la nuova pellicola di Leonardo Pieraccioni, palese dimostrazione che inogni parabola artistica dei geni della cinematografia prima o poi arrivaquello che si definisce “il film della maturità“.Nel suo nuovo film infatti, il comico toscano abbandona i soliti clichedella commedia sentimentale e rivoluziona trama, stile e personaggi.La pellicola è un tutto un susseguirsi di guizzi narrativi e colpi di scena.Basterà citare la scena in cui la protagonista fa la doccia in bikini,il coraggioso finale in cui i due protagonisti dopo mille peripezie si sposanoe per giunta in chiesa, la colonna sonora in parte affidata al Marylin Mansondella musica italiana, ovvero Antonello Venditti , ma soprattutto l’istrionescaabilità di Leonardo Pieraccioni che con uno sforzo interpretativo mostruososi è calato in un ruolo che non gli appartiene affatto: quella del comico fiorentino.Ad ogni modo, la principale, epica rivoluzione di questo film che per ilcinema italiano rappresenta uno sconvolgimento pari solo all’avvento delsonoro nel 1926, è la scelta della protagonista femminile: si tratta infatti,sorprendentemente, di una straniera e per la serie “le sorprese non finisconomai” , dotata di una di quelle bellezze così discrete e contenuteche la metà degli uomini in sala si domanda se sia il frutto dell’incrociotra l’Arcangelo Gabriele e Pamela Anderson e l’altra metà è talmente inebetitache smette di pescare i popcorn dal cestello e comincia ad infilare la manonella tasca del cappotto del vicino ingurgitando chiavi del garage, libridi Bruno Vespa e monete da due euro nella più totale indifferenza.Infine, chiuderei ricordando la scena dell’incontro tra Leonardo Pieraccionie la bella attrice colombiana : in pratica lui si occupa di effetti specialicinematografici e lei lo paga per quel piccolo capriccio che ognuno di noiha fatto almeno una volta nella vita: organizzare una finta nevicata adIschia. Ecco. La trovata narrativa è talmente originale e spiazzante chepiù di uno spettatore s’è domandato se il regista toscano dalla Colombiaabbia importato solo l’attrice protagonista o anche qualcos’altro.

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