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Sono zen. Come sempre.

Qualcuno, tra le persone che hanno l’immenso privilegio di vivermi accanto, insinua che dopo la notizia della mia imminente conduzione di “Cominciamo bene”, io sia un po’ più agitata del solito.Niente di più falso. Sono tranquillissima.Stanotte ho sognato un ippogrifo con la faccia di Aldo Grasso, ma per il resto sono di una calma serafica.

Nozze reali


Grande emozione in tutto il mondo per le nozze reali tra il principe Felipe e la bella ex-giornalista Letizia Ortiz. Presenti alle nozze leader politici e teste coronate quali la regina del Belgio, Rania di Giordania, il principe Carlo e, in rappresentanza del principato di Monaco, Carolina ed Alberto di Monaco.
Molti hanno notato con stupore l’assenza di Stefanie . A dire il vero, secondo numerose testimonianze , la principessa c’era, solo che nonostante fosse giunta puntuale in chiesa, prima dell’omelia sarebbe scappata con un cocchiere che aveva adocchiato all’ingresso della cattedrale.
Leggero disappunto per le condizioni atmosferiche tutt’altro che favorevoli. Il re Juan Carlos, visibilmente irritato, ha commentato seccamente: “ Eravamo pronti a tutto, ma a nulla di così torrenziale ed irritante!”. “E’ solo un po’ di pioggia tesoro!”, ha replicato la moglie Sofia. “Non parlavo della pioggia cara, ma dei commenti di Carlo Rossella al tg 5!” ha concluso lui.
Toccanti le parole pronunciate durante la cerimonia nuziale dall’arcivescovo di Madrid: “Il vostro è un amore che , come dice San Paolo, non è egoista ma tutto sopporta”.
Ed è appunto per cristiano spirito di sopportazione che Letizia Ortiz si è persuasa, seppure con fatica, a sopportare il paio di orecchini di platino con dieci diamanti regalo del re. A proposito della sposa. Molti cronisti mondani hanno tacciato la Ortiz di eccessiva freddezza ed autocontrollo.
Niente di più falso. La sposa è, al limite, una giovane donna leggermente misurata. E’ vero che al momento del sì, Felipe ha balbettato commosso : “Sì, quiero!” e lei ha risposto “ Anch’io te anelo un poquito”, ma qualcuno ha trovato la formula della sposa particolarmente raffinata ed elegante. Alcune malelingue hanno poi insinuato che Letizia abbia soggiogato il principe Felipe e che lui ne sia invaghito a tal punto da non avere più alcun potere decisionale all’interno della coppia. Anche questo è una perfido pettegolezzo messo in giro dalla principessa Victoria di Svezia la quale giura di aver sentito Letizia pronunciare le seguenti parole: “Felipe, avanti, raccogli tutti i chicchi sulla scalinata così stasera mi cucini lo sformato di riso che me gusta mucho!”.

Qualcuno poi, ha avuto da ridire anche sul poco trasporto con cui gli sposi si sono baciati al termine della cerimonia. Su questo punto hanno concordato anche il re e la regina i quali, dopo aver consultato il premier Zapatero , hanno concluso che quel bacio non corrisponde affatto all’immagine caliente e passionale del popolo spagnolo ed hanno chiesto alle tv di stato di diffondere le immagini della cerimonia montando nel finale il bacio rovente tra Del Noce e Fiorello.
Commovente il momento del lancio del bouquet.
Molte le principesse non maritate che speravano di acchiapparlo al volo per via dell’antica leggenda secondo la quale chi lo afferra si sposa entro l’anno. Secondo la testimonianza di molti invitati la sposa ha tirato il bouquet con un tale vigore che il mazzo di fiori ha attraversato la sala e si è lanciato sicuro in direzione del Principe Carlo d’Inghilterra.
Giunta subito a Buckingham Palace la notizia della pericolosa traiettoria che stava prendendo il bouquet , la regina Elisabetta si è infilata in un vecchio cannone della guerra civile inglese ed accesa la miccia, è atterrata rovinosamente su una trota salmonata del banchetto matrimoniale riuscendo così ad afferrare in tempo il bouquet e scongiurare le nozze tra Carlo e Camilla.

Troy



Riassumendo in breve la trama , si può dire che “Troy” sia la tragica storia di un fratello maggiore che trascorre tutta la sua esistenza a rimediare ai casini scatenati dal fratello minore il quale, tra le altre cose, si invaghirà di una belloccia straniera per giunta già coniugata .
Non lasciatevi ingannare da questa scarna sinossi. Wolfgang Petersen non ha diretto la storia dei fratelli Silvio e Paolo Berlusconi, ma di Ettore, Paride e degli altri protagonisti dell’Iliade.
Sia chiaro. Il film è fedele al poema omerico quanto David Beckham alla moglie, ma non è questo il punto.
Il punto fondamentale è un altro. Sarà che nel film si racconta la mitologia greca e che in fondo la filosofia greca ha insegnato fin dall’antichità l’importanza di esercitare il dubbio, fatto sta che guardando “Troy” , lo spettatore medio dubita fortemente della lucidità dell’addetto al casting.
Secondo il poema di Omero, Elena di Troia sarebbe la moglie di Menelao re di Sparta e dunque, presumibilmente, una tipica bellezza ellenica.
Bene. La mediterranea attrice scelta per interpretare il ruolo è di un biondo che non aveva neanche Shirley Temple a quattro anni d’età ed ha due occhi azzurri di una tonalità vista solo ad un husky siberiano durante uno speciale de “Le falde del Kilimangiaro” . In pratica, questa Diane Kruger, più che Elena di Troia pare Elena Barolo di Striscia la notizia. Del resto è facile immaginare che nel 1193 a. c. la Grecia pullulasse di bellezze nordiche attratte dai celebri bagnini spartani .

Biondo platino è anche l’Achille interpretato da Brad Pitt e, soprattutto , suo cugino Patroclo, il cui interprete, per via della sua virile mascolinità, ha ricordato ad alcuni Tadzio de “La morte a Venezia” e ad altri il sensitivo Solange. Ed infatti, quando il giovane Patroclo indossa l’armatura di Achille e si spaccia per il valoroso cugino, nessuno in sala si stupisce della sua propensione al travestimento. L’unico che rimarrà sorpreso e si dispererà per il gesto imprudente di Patroclo sarà proprio il cugino, ma del resto si sa, i parenti sono sempre gli ultimi ad accorgersi di queste cose.
Per il resto, bisogna dare atto al regista di averci svelato alcune verità storiche importanti e mai raccontate prima dell’uscita di questo kolossal: al civico 22 del corso principale di Troia, Jean Luis David deve aver aperto il suo primo salone di bellezza perché sia Ettore che Paride sembrano freschi di parrucchiere anche dopo essersi rotolati sulla sabbia col nemico.

In secondo luogo, grazie alle scenografie magistralmente costruite da Nigel Phelps, gli storici di tutto il mondo hanno finalmente compreso come sia stato possibile per i greci incendiare la città di Troia e raderla al suolo in una sola notte: i palazzi, le colonne ed i templi erano, come emerge chiaramente dalla pellicola, tutti di cartapesta. Infine, grazie alla minuziosa ricostruzione dei combattimenti, gli studiosi hanno capito una volta per tutte come sia potuto accadere che un esercito di 50000 soldati greci sia stato sconfitto sul campo da poche migliaia di troiani. Greci e troiani indossavano tutti la stessa uniforme, per cui è evidente che i soldati di Agamennone, frastornati, dopo dieci minuti di combattimento hanno preso a trucidarsi tra di loro.

Insomma, un film ben fatto e per la realizzazione del quale la produzione non ha badato a spese. Basti pensare che di talloni d’Achille, in questa pellicola, doveva essercene uno solo ed invece, il critico più generoso, ne ha contati almeno venti.

Coincidenze

Ricevo e pubblico:I francesi lo chiamano “Lo spirito delle scale” a significare che spesso la risposta giusta,una cosa da fare,un commento, arriva sempre quando ormai sei “per le scale”, ti sei fatto sfuggire l’attimo.Beh, a me è successo ieri.Scena: via Cola di Rienzo,io con il tuo libro appena acquistato in libreria nel bauletto del motorino, ad un certo punto mi sbucate te,Laerte e il cane e io….niente, il bauletto non si apre,voi che sparite nel fiume di gente e io in completa afasia…mortacci! (i francesi lo pronunciano diversamente).Siccome io ci lavoro a Cola di Rienzo, non è che mi avvertite quando ripassate così evito di andare in giro col tuo libro a tracolla come il telefonino,in attesa di una tua nuova apparizione?Mercì

Da non crederci

Non so se è la chiusura di Tv Sette che m’ha portato bene, non so se la nomina, seppur temporanea, di Marzullo in Rai abbia aperto la strada al “tutto è possibile”, fatto sta che dal sette giugno condurrò con Michele Mirabella “Cominciamo bene estate”, su Rai tre, tutte le mattine dal lunedì al venerdì.

Pettegolezzi

Due pettegolezzi al volo:1)La produzione de “L’isola dei famosi” ha chiesto a Laerte Pappalardo di partecipare come concorrente alla seconda edizione che partirà a settembre.Ha rifiutato.2)Un mio amico dee-jay ha ricevuto una chiamata da casa Berlusconi. “Le vorremmo chiedere se sarebbe disponibile ad occuparsi della musica durante la festa per i 18 anni della signorina Berlusconi. ” “Sì, certo. Sono 10 000 euro.” ha risposto lui. “Mi dispiace, è troppo. Pensavamo a cifre più contenute…”A casa Berlusconi si tira la cinghia?

Sull’aereo


Cinque cose che non sopporto dell’aereo:

1) Il clima di diffidenza che si è creato dopo i fatti dell’undici settembre. La settimana scorsa, all’aeroporto di Fiumicino, un tizio scuro di pelle e dal dialetto marcatamente aspirato conversava animatamente con un amico. Una signora di una certa età che aveva seguito parte del discorso è andata allarmata dalla sicurezza aeroportuale affermando di aver sentito nitidamente il tizio fare le seguenti affermazioni: “La soluzione più rapida è dare un taglio netto alla testa e buttarla via!” e anche “Una volta imparato a farlo con uno vedrai che farlo con gli altri diventerà una passeggiata”. Dopo otto ore di interrogatorio si è chiarito che i due mori dall’accento aspirato non erano due arabi che dialogavano sulle possibili tecniche di decapitazione bensì due contadini calabresi che discutevano sulle possibili tecniche di preparazione delle melanzane sott’olio.
2) La rivista “Ulisse” . Già il fatto che la rivista ufficiale dell’Alitalia , ovvero della compagnia aerea nazionale che dovrebbe garantire spostamenti rapidi abbia il nome di un tizio che per tornare a casa ci ha impiegato 20 anni la dice lunga. Ma il fatto che mi urta di più è che uno salga sull’aereo provando l’ebbrezza di poter raggiungere qualsiasi meta e loro dedichino servizi di novanta pagine a località turistiche in cui l’unico aereo mai atterrato è stato un caccia americano in avaria durante la seconda guerra mondiale. Provate a salire su un aereo Alitalia: l’ultimo numero di Ulisse è dedicato alle bellezze del chietino e all’Isola D’Elba raccontata da quel moderno Crousue che è Gaspare Barbiellini Amidei.
3) I discorsi in interfono degli assistenti di volo. Per carità, nessuno pretende che a fare gli annunci ci sia Arnoldo Foà in divisa da hostess, ma puntualmente, dopo aver sentito parlare coloro che dovrebbero tutelare la nostra sicurezza a bordo, il cinquanta per cento dei passeggeri chiama a casa illustrando al figlio maggiore le ultime disposizioni. Intanto, non si sa bene per quale ragione, l’assistente di volo tipo, dà il benvenuto in italiano fluido e spedito , ma dopo cinque, massimo dieci secondi, inizia ad interrompersi bruscamente e a fare delle pause interminabili durante le quali la metà dei passeggeri ipotizza che abbia avuto un malore e l’altra metà che Celentano si sia messo a fare il capo-steward.
Generalmente poi, nell’informare i passeggeri sull’ipotetico orario d’arrivo, l’assistente di volo entra nel panico più totale. La prassi è sempre ed immancabilmente la seguente: lo si sente confabulare con una hostess. La hostess si consulta col comandante. Ne consegue un acceso dibattito che va avanti anche venti minuti ed alla fine lo steward, alle ore 13,00 prevede l’arrivo alle ore 12, 50, insinuando nei passeggeri il dubbio di essere saliti a bordo non di un aereo di linea ma della macchina del tempo.
4) Il passeggero terrorizzato . Lo si riconosce facilmente perché è colui che spaccia un cirro per un residuo nuvoloso dell’uragano Gilbert, un colpo di tosse del vicino per una grave avaria al motore destro ed una rondine in prossimità dell’ala per un concorde in rotta di collisione.
5) I filmati stranieri di candid camera che vengono trasmessi sui mini-schermi durante il viaggio.
Encomiabile il tentativo di portare il buonumore tra i passeggeri che magari hanno paura dell’aereo, ma vorrei informare l’Alitalia che lo scherzo della moneta incollata all’asfalto con l’Attack lo trasmettevano già sulle bighe per far divertire gli antichi romani sulla tratta Roma – Ostia.

Chi è senza peccato…

Scrive Angelo Ferrari sul suo blogMi ha impressionato lo scoop di Striscia sul programma La Vita in Diretta. Non pensavo che un sottobosco di impresari potesse avere il sopravvento su una trasmissione del genere. Mi dispiace per Cucuzza che sicuramente ne è estraneo (ha solo da perderci). La responsabilità è del produttore delle esterne, che come compito ha anche quello di vigilare su queste cose.E’ curioso però l’atteggiamento di Valerio Staffelli che consegna il tapiro a Cucuzza facendogli la morale. Ricordo un episodio, non molto conosciuto, che lo riguarda. Qualche anno fa facevo un programma che si chiamava I Guastafeste, su Canale5. Era una specie di Scherzi a Parte, ma aveva come vittime le persone comuni. Un bel giorno scoppia la bufera : Striscia la Notizia ha beccato un clamoroso caso di pubblicità occulta. Durante uno scherzo de I Guastafeste, è più volte inquadrata un’automobile. Niente di male se non fosse per il fatto che l’auto (era una Ford Ka) ancora non era in commercio. Dopo una breve indagine si viene a scoprire che l’auto sul set ce l’aveva portata uno degli attori dello scherzo. L’attore fu cacciato dalla produzione e per un bel po’ non ha più lavorato a Mediaset. Si chiamava Valerio Staffelli.

Visto che la stampa c’è andata a nozze…

Ne hanno parlato tutti. Il tg2 , il settimanale “Chi” , il quotidiano “il Messaggero” , Mediavideo e tutti i siti di gossip possibili ed immaginabili. Novella 2000 lo ha addirittura schiaffato in prima pagina: mi sposo. E sposo Laerte Pappalardo, figlio di Adriano.Confesso una certa delusione nell’aver appreso che il papa non abbia fatto neanche un accenno sulla questione nel suo angelus domenicale e che Colin Powell abbia ribadito la necessità della presenza della coalizione in Iraq senza fare un riferimento, anche breve , all’assoluta necessità del mio matrimonio. E proprio per dare una risposta forte alla censura mediatica che il papa ed il segretario di stato americano stanno attuando nei miei confronti,nonostante oggi avessi deciso di dedicare questa rubrica ad argomenti di ben altra levatura, parlerò del mio matrimonio.Non me ne abbiate, ma l’articolo sul salotto televisivo domenicale riguardante la lotta contro i tumori condotto da quel noto luminare dell’oncologia moderna che è Debora Caprioglio, è rimandato alla settimana prossima.Tanto per cominciare, c’è una cosa che proprio non m’è andata giù. Perché i giornali hanno deciso di dare la notizia facendo uscire le foto delle pubblicazioni al Campidoglio?Signora Biagi, signora Giacobini, vi sembra bello che la mia data di nascita, e dunque la mia età, venga esposta così, al pubblico ludibrio?E soprattutto, vi sembra corretto che mia madre, ignara della mia decisione, venerdì mattina metta il televideo per vedere quali numeri sono in ritardo sulla ruota di Napoli e scopra di essere lei in ritardo di parecchie puntate sulla telenovela riguardante la vita della figlia?Ad ogni modo. Benché il mio fido portavoce Paolo Bonaiuti mi abbia ovviamente consigliato di smentire, io ho scelto, dopo un lungo e sofferto travaglio emotivo, di dire la verità su queste nozze.Non è un matrimonio d’amore.Primo perché il matrimonio d’amore è fuori moda come il piercing e i pantaloni mimetici.Secondo perché dopo la fine della storia tra Costantino Vitigliano ed Alessandra Pierelli io davvero non me la sento di investire sui sentimenti. Non ci credo più.Ragion per cui, ho deciso di sposarmi per tutta una serie di motivi che nulla hanno a che fare con l’amore.Eccoli:1) Perché per aspirare ad un ruolo dignitoso in televisione tocca imborghesirsi un po’. Perché se non mi sposo e non faccio almeno tre figli non mi faranno mai condurre Domenica In.A quel punto, imborghesita a dovere, dichiarerò che i miei figli a malapena sanno che la mamma lavora in tv, che preferiscono guardare i cartoni animati e che se la prima parola che hanno pronunciato non è “mamma” ma “Mamma Rai” è solo colpa di quel cretino del pediatra.2) Perché la frangia più snob ed elitaria del giornalismo italiano debba fare i conti col fatto che su un quotidiano nazionale compaiano articoli a firma “Selvaggia Pappalardo”.3) Perché forse mi sposo al Campidoglio e francamente vorrei farlo finchè ho ancora qualche anno in meno della statua di Marco Aurelio.4) Perché mastico telenovele da anni e voglio vedere se durante la cerimonia si presenta un ex-fidanzato creduto morto in un incidente aereo, se durante la marcia nuziale la mia migliore amica verrà trafelata a bloccare tutto perché ha scoperto che il mio futuro marito ha avuto una figlia dalla mia sorellastra, se durante il viaggio di nozze io e il mio futuro marito scopriremo di essere fratelli a causa di uno scambio di provette effettuato da un ‘ infermiera con turbe mentali. 5) Perché ho deciso di credere a Stefania Prestigiacomo. Coniugare famiglia ed occupazione si può. Dovessi scoprire che la politica di conciliazione non funziona, il ministro delle pari opportunità godrà appunto della favolosa opportunità di badare ai miei figli il sabato e la domenica sera.Qualche precisazione finale. Non ho mai detto, come sostenuto da molte testate, che ho sempre desiderato sposare un uomo che mi facesse ridere. Se fosse così avrei impalmato Emilio Fede già molti anni fa. Seconda cosa: non è che non sposi un calciatore per distinguermi dall’esercito di veline e letterine che affollano la televisione italiana. E’ che io avevo fissato una data estiva pensando che tanto un calciatore ci sarebbe cascato, ma mi ero dimenticata che in quel periodo lì sono tutti in Portogallo per gli Europei. Terza ed ultima precisazione: sposo Laerte Pappalardo , non il padre. Smettetela di chiedermi :”Adriano?” “Adriano che dice?” “Che suocero è Adriano?” “Ma Adriano è come si vede in tv?”. Adriano è un suocero normalissimo. Nessuna esuberanza di troppo. Nessuna irruenza. Nessuna mania di protagonismo. Ha solo preteso, timidamente, di varcare la soglia del Campidoglio appeso al mio velo a mo’ di bradipo, di officiare la cerimonia, di forgiare al tornio le fedi e di avvalersi dello ius primae noctis.Per il resto, è un suocero come gli altri.