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Troy



Riassumendo in breve la trama , si può dire che “Troy” sia la tragica storia di un fratello maggiore che trascorre tutta la sua esistenza a rimediare ai casini scatenati dal fratello minore il quale, tra le altre cose, si invaghirà di una belloccia straniera per giunta già coniugata .
Non lasciatevi ingannare da questa scarna sinossi. Wolfgang Petersen non ha diretto la storia dei fratelli Silvio e Paolo Berlusconi, ma di Ettore, Paride e degli altri protagonisti dell’Iliade.
Sia chiaro. Il film è fedele al poema omerico quanto David Beckham alla moglie, ma non è questo il punto.
Il punto fondamentale è un altro. Sarà che nel film si racconta la mitologia greca e che in fondo la filosofia greca ha insegnato fin dall’antichità l’importanza di esercitare il dubbio, fatto sta che guardando “Troy” , lo spettatore medio dubita fortemente della lucidità dell’addetto al casting.
Secondo il poema di Omero, Elena di Troia sarebbe la moglie di Menelao re di Sparta e dunque, presumibilmente, una tipica bellezza ellenica.
Bene. La mediterranea attrice scelta per interpretare il ruolo è di un biondo che non aveva neanche Shirley Temple a quattro anni d’età ed ha due occhi azzurri di una tonalità vista solo ad un husky siberiano durante uno speciale de “Le falde del Kilimangiaro” . In pratica, questa Diane Kruger, più che Elena di Troia pare Elena Barolo di Striscia la notizia. Del resto è facile immaginare che nel 1193 a. c. la Grecia pullulasse di bellezze nordiche attratte dai celebri bagnini spartani .

Biondo platino è anche l’Achille interpretato da Brad Pitt e, soprattutto , suo cugino Patroclo, il cui interprete, per via della sua virile mascolinità, ha ricordato ad alcuni Tadzio de “La morte a Venezia” e ad altri il sensitivo Solange. Ed infatti, quando il giovane Patroclo indossa l’armatura di Achille e si spaccia per il valoroso cugino, nessuno in sala si stupisce della sua propensione al travestimento. L’unico che rimarrà sorpreso e si dispererà per il gesto imprudente di Patroclo sarà proprio il cugino, ma del resto si sa, i parenti sono sempre gli ultimi ad accorgersi di queste cose.
Per il resto, bisogna dare atto al regista di averci svelato alcune verità storiche importanti e mai raccontate prima dell’uscita di questo kolossal: al civico 22 del corso principale di Troia, Jean Luis David deve aver aperto il suo primo salone di bellezza perché sia Ettore che Paride sembrano freschi di parrucchiere anche dopo essersi rotolati sulla sabbia col nemico.

In secondo luogo, grazie alle scenografie magistralmente costruite da Nigel Phelps, gli storici di tutto il mondo hanno finalmente compreso come sia stato possibile per i greci incendiare la città di Troia e raderla al suolo in una sola notte: i palazzi, le colonne ed i templi erano, come emerge chiaramente dalla pellicola, tutti di cartapesta. Infine, grazie alla minuziosa ricostruzione dei combattimenti, gli studiosi hanno capito una volta per tutte come sia potuto accadere che un esercito di 50000 soldati greci sia stato sconfitto sul campo da poche migliaia di troiani. Greci e troiani indossavano tutti la stessa uniforme, per cui è evidente che i soldati di Agamennone, frastornati, dopo dieci minuti di combattimento hanno preso a trucidarsi tra di loro.

Insomma, un film ben fatto e per la realizzazione del quale la produzione non ha badato a spese. Basti pensare che di talloni d’Achille, in questa pellicola, doveva essercene uno solo ed invece, il critico più generoso, ne ha contati almeno venti.

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