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Muflone subito!

Chi mi conosce lo sa: sostengo da sempre le cause animaliste e a parte il desiderio recondito di sodomizzare con una bic quei tristissimi cigni di porcellana su quell’orribile centrino che Costanzo tiene sulla scrivania di “Tutte le mattine” a scopo discutibilmente ornamentale, amo profondamente gli animali. Per questa ragione non posso tirarmi indietro di fronte ad una campagna che mira a sensibilizzare Simona Ventura e tutto il team di “Quelli che il calcio” su una questione che li riguarda molto direttamente: c’è un ragazzo che sogna di diventare muflone. Mi spiego. Per chi ignorasse l’importante questione, l’anno prossimo a “Quelli che il calcio” accanto alle Schedine torneranno “i mufloni”, ovvero i valletti del programma. (da notare il maschilismo sotterraneo: le donne sono sempre -INE, gli uomini sono -ONI. ) In questi giorni sono in corso i provini a Milano. Simona, c’è un ragazzo, Matteo Pedrosi, che sogna di diventare muflone fin dall’infanzia quando, al posto di latte e pappine, chiedeva alla mamma che nel suo biberon mettesse ghiande e fogliame.

Per prepararsi meglio al ruolo, da convinto sostenitore del metodo Stanislavskij quale è, si è mescolato per mesi alle mandrie di mufloni sul massiccio del Gennargentu rischiando più volte di venire impallinato dai cacciatori sardi. Se queste argomentazioni non ti paiono convincenti, sappi anche che il ragazzo ha un passato di corteggiatore a “Uomini e donne”, per cui il diventare muflone costituirebbe per lui un importante promozione. E se questo non bastasse ancora, l’aspirante muflone ha deciso di raccontarmi via e-mail il provino per il posto da muflone che ha sostenuto ieri e dal racconto risulta chiaro che oltre ad essere innegabilmente carino, è indubbiamente simpatico. Ecco la sua cronaca: MILANO. Dopo una notte di bagordi e baldorie sino all’alba e appena due ore di dormiveglia (sarà la comprensibile tensione pre-casting), mi accingo a mettere in moto il mio autoveicolo. Direzione studi Rai di Milano. Il mio colorito rosso peperone, dovuto alla lampada di ieri sera, non promette niente di buono ma chi si ferma è perduto ed io per rispettare questo detto non mi fermo nemmeno quando i vigili mi mostrano la paletta (specie se il cane del vigile ha evacuato). Giungo sul luogo del delitto con il mio consueto ritardo e già si profila una coda di almeno 30 aspiranti pecoroni selvatici. Tra loro avvisto dei conoscenti colleghi-indossatori ed immediatamente fiuto i requisiti intellettuali utili al casting. Entro in sala d’attesa e prima di accomodarmi sulle comode poltroncine disponibili, compilo la lista di presentazione. La solita lista con dati anagrafici e con apposito spazio per un breve curriculum. Da fondo sala si odono musichine dance e i primi provinati escono impalliditi (il che mi fa ben sperare, visto il mio colorito). Le prime dichiarazioni a caldo svelano un impaccio generale, il pessimismo è talmente elevato che confidano immediatamente di avere poche chances. Poco prima della mia entrata scopro che la lista dei “rivali” è di 150 e che saranno scelti solo due ragazzi (i fortunati). Nel frattempo, due ragazzi mi riconoscono (si ricordavano di me a “Uomini e Donne”) e grazie a loro scopro che ieri c’è stato il casting delle aspiranti colleghe “schedine”. Chiedo lumi al riguardo ma nessuno risponde (forse perché non sanno che significa “lumi”). Ma torniamo a noi. Finalmente arriva il mio turno. Due hostess mi accompagnano in studio, oltrepasso il sipario con nonchalance e mi piazzo in postazione casting. Noto subito che il casting director è Max Novaresi (autore e conduttore tv, anche se l’ho riconosciuto ho preferito tacere per non passare da ruffiano). Poi dimentico che nelle note ho rivelato spudoratamente la mia passione per il Torino (come Simona Ventura) provocando una ruffianata involontaria (mi salvo solo perché sono un torinista d.o.c.) Mi viene chiesto di parlare un minuto di me, guardando dritto in camera. Comincio parlando delle mie origini, proseguo raccontano alcune esperienze di lavoro e poi concludo dicendo che il mio bel colorito è solo frutto del lampadone e non del vinello, provocando l’ilarità generale. Fin qui tutto bene, poi mi viene chiesto di ballare un brano dance. Metto in guardia il team di esaminatori confessando il mio pietoso status di ballerino, un pò de’ legno. La musichina parte e io invece, essendo un Kledi in versione diesel, parto piano… poi prendo fiducia dei miei mezzi, chiudendo con una sicurezza quasi disarmante. Improvviso un balletto di due passi, sempre gli stessi due, per un minuto circa. Intravedo sorrisini ma anche sguardi inspiegabilmente compiaciuti. Finito il ballo faccio mea culpa chiedendo scusa per lo spettacolo offerto, ma loro se la ridono dicendomi “ci rivediamo” (almeno mi sembra di aver capito cosi). Qui scatta il classico dubbio di fine casting: Cosa avranno voluto dirmi con quel “ci rivediamo”? Intendevano che sono interessati o che magari un giorno in un posto lontano potremmo anche rivederci per sbaglio? Detto ciò, ho ripreso la via di casa pensando al vero dubbio della giornata: mi sono ricordato di comprare la carta igienica ieri? Ciao. Matteo COME POSSIAMO AIUTARE L’ASPIRANTE MUFLONE? Semplice. Mandate una e-mail al team di Quelli che il calcio tramite QUESTO LINK con oggetto “Quelli che il calcio: operazione muflone”.

Poi , fate un copia e incolla del seguente testo: “Anche io aderisco all’iniziativa “operazione muflone” sostenuta dal blog di Selvaggia Lucarelli. Simona, Andrea, Fabio, Max, Dario, Francesco, mettetevi una mano sulla coscienza e accontentate la richiesta dei tanti blogger che chiedono a gran voce: “MATTEO PEDROSI MUFLONE SUBITO!” Post scriptum riservato alle ragazze : lo so, Matteo è carino ma evitate se potete di praticare opera di tacchinaggio spinto mediante invio di e-mail più o meno esplicite. Lo scopo dell’iniziativa è quello di rendere un animale cornuto Matteo, non i nostri mariti e fidanzati, ok?

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