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Dicheno e l’avevamo detto

Purtroppo qui in vacanza non dispongo di una connessione rapida, per cui devo essere veloce. Al volo. Della serie “so’ soddisfazioni”: lo vogliamo dire che il dicheno su Carolina e Tommy Vee non solo era assolutamente vero ma che su questo blog è stato rivelato venti giorni fa mentre tgcom lo rivela solo oggi (la fonte per la verità è “Chi”)? A questo punto vi lascio con un altro “Dicheno”. “Dicheno che tra i più infuriati con “la maga” Giulia Berghella, oltre a Ramazzotti, ci sia una superconduttrice. Pare infatti che sua sorella tempo fa si sia rivolta alla maga per un problema di salute e che la maga le abbia consigliato, come prima cosa, di allontanarsi subito dalla sorella superconduttrice e dalla madre perchè portatrici di energie negative. Dicheno anche che la maga sia stata sfanculata. Dicheno.”

Dalle vacanze

Qui Porto Cesareo. Questo messaggio solo per farvi sapere che sto bene, nonostante l’umore, causa situazione meteorologica, non sia dei migliori. Diciamo che ad oggi, il cielo si è aperto miracolosamente solo alla scoperta, di primo mattino, che qualcuno nella notte aveva spaccato il naso alla statua della Arcuri situata nel centro della cittadina. Chiariamo subito. Io per quel che riguarda la notte della malefatta ho un alibi di ferro: mi trovavo nella vicina Mesagne ad assistere al concerto dei Camaleonti, del cui fan club sono presidente da ormai circa un decennio, in occasione della “sagra della carne de lu cavaddru”, per cui quest’aria di sospetto che mi circonda in paese e tra i familiari mi irrita non poco. Per la cronaca: pare sia la prima volta nella storia che gli abitanti di un comune facciano pressione sul sindaco perché assegni un’onorificenza ad un cittadino che si è distinto per un eroico atto di vandalismo. Ad ogni modo, potete stare tranquilli: la statua è stata prontamente restaurata e vi garantisco che l’espressione è assai più vispa di quella dell’originale, tant’è che un turista di Cerignola giura di averle stretto la mano e di averle sentito dire: “Grazie per i complimenti. Sono più bella della Venere di Milo Infante, lo so!” E comunque, messaggio per le signore: da oggi potremo tranquillamente sostenere che la Arcuri è tutta rifatta senza temere smentite. Ho preso il numero del muratore che le ha intonacato il setto nasale e vi garantisco che si è detto disposto a confermare in qualsiasi momento. Per il resto, che dire. Nella casetta bianca affittata per le vacanze è tutto un via vai di parenti della dinastia dei Pappalardo curiosi di conoscere il nuovo arrivato, per cui ho da riferirvi una serie di frasi storiche pronunciate da zie e nonne : – “Perché oggi non ve ne andate a Lecce a vedere un po’ di cose artistiche, un po’ di Rocco Barocco?” – “Giuseppina vi saluta ma stasera non è potuta venire perché c’era l’addio al prelibato della cugina!”. – (con riferimento al ristorante “La durlindana”) “ Quanto s’è mangiato bene quella sera alla Din Don Dana!” A questo c’è da aggiungere che la casa è situata su strada e in curva, per cui una volta diffusasi la voce che qui sta trascorrendo le vacanze anche mio suocero, tutte le sere si cena all’aperto con l’immancabile sottofondo di automobile che passa, finestrino abbassato e il solito urlo atroce, ovvero: “Ricominciamoooooooo!”. Ad aggravare il tutto ci sono i vicini di casa ed in particolare la prole così composta: un fratellino di sei anni e una sorellina di sette che trascorrono l’intero pomeriggio nel giardino comunicante col nostro ad urlare: “Italia Uno!”. Una sorellona di diciassette anni circa sulla quale grava il pesante sospetto di aver scritto sul parabrezza impolverato della mia Lupo gialla la seguente profonda riflessione: “Laerte 6 bono”. La tizia, ieri pomeriggio, di ritorno dallo stabilimento balneare “Le Dune”, s’è presentata a casa tutta tronfia e ha cominciato a gridare: “Sono Miss Dune! Sono Miss Dune! Ho vinto una cena con Mister Dune!” e da quel momento, lei che già era simpatica quanto una zanzara tigre, ha cominciato ad aggirarsi nell’orto per annaffiare i fagiolini vestita come per la notte dei Telegatti. Per finire, come alcuni di voi avranno letto o sentito al tg, a Porto Cesareo sabato sera è accaduto un drammatico fatto di cronaca: una bambina di nove anni è morta cadendo da una giostra. Quello che vi siete sicuramente persi è il commento del sindaco di Porto Cesareo Luigi Canizza sul Quotidiano di Puglia: (testuale) “Ogni commento avrebbe il gusto amaro e scontato della retorica. La morte della piccola Anna ha sfiancato anche gli arbusti più forti, portando un refolo gelido in queste afose giornate di fine agosto”. Niente retorica, appunto. p.s. Su “Novella 2000” di questa settimana (quella con la Stefanenko in copertina, per intenderci), c’è un servizio che mi riguarda. Ogni mio commento avrebbe il gusto amaro e scontato della retorica per cui vi invito a comprarlo per rimirare le gote rosee di mio figlio accarezzate dalla chioma corvina e fluente di colei che gli ha donato la vita.)

Pettegulezzus interruptus

Il pettegulezzus interruptus di questa settimana è : “Dicono che un ministro caldeggi la carriera tv di un’emergente. Un’arrampicatrice? No, una santa ragazza, dicono” (la ragazza la so, il ministro?)

Belli e impossibili (da difendere)

Premetto che scrivo in una situazione del tutto anomala: io in camera davanti al computer e mio marito in salone che guarda “Desperate Housewives” su Fox life.

Laerte ha anche affermato che se continuo a trascorrere le nottate estive al computer inizierà presto a scrivere una nuova serie per la tv dal titolo “Disperate Husbands”, per cui signori, credo sia arrivata l’ora di partire per le vacanze con la famiglia. Tutto questo giro di parole per annunciarvi che sto partendo per il Salento, per cui da oggi fino alla fine di agosto, su questo blog capiterò solo ogni tanto. (ma non abbandonerò del tutto, tranquilli. Un po’ di “Dicono” e “Dicheno” di tanto in tanto…) Prima di lasciarvi però, è assolutamente doveroso un brevissimo riepilogo dei fatti accaduti in Sicilia in occasione delle selezioni de “Il più bello d’Italia”. Ecco i più salienti: 1)Il viaggio d’andata, ovvero la tratta Roma-Catania su un volo Alitalia decollato di primo mattino, è stata tranquillissima. All’indomani della sciagura aerea nel mare di fronte a Palermo infatti, le argute hostess hanno veduto bene di omaggiare i passeggeri con copie fresche di stampa di tutti i quotidiani nazionali . Inutile descrivervi le facce pimpanti dei passeggeri indecisi se soffermare lo sguardo sulle foto dei cadaveri galleggianti sulla prima pagina di “Repubblica” o sulla hostess che illustrava come gonfiare il salvagente in caso di emergenza. 2)A Milazzo alloggiavamo in una megastruttura alberghiera con tanto di enorme piscina d’acqua salata, ma l’imbecillona qui presente ha optato per la spiaggia, sostenendo con una certa aria di superiorità che “non si può optare per la piscina col mare a due passi”. E’ finita che dopo neanche due bracciate l’imbecillona è incappata in una medusa delle dimensioni di Galeazzi con dei tentacoli visti solo a Emilio Fede all’apparizione delle gemelle meteorine, per cui ha raggiunto il bagnasciuga camminando sulle acque alla velocità di una motovedetta della capitaneria di porto. Un bagnante che aveva assistito alla scena, in mancanza dell’ammoniaca, ha suggerito a mio marito un sistema per aiutarmi ad alleviare il dolore all’istante: urinarmi sul braccio. Il bello è che non scherzava. Il bello è che mio marito s’era pure reso disponibile. Per fortuna l’ho invitato a riflettere sull’ipotesi, seppure remota, di una copertina di “Novella 2000” con i seguenti titoli: “Aldo Montano: io e Manuela nozze entro l’anno”, “Simona Ventura: la mia estate da single”, “La Canalis flirta con il divo di Star Wars”, “Laerte Pappalardo la fa sul braccio della moglie”. 3) Le zanzare siciliane sono degli insetti particolarmente miti . Considerate che la più piccola nel tempo libero aiuta i Canadair a spegnere gli incendi. 4) Uno dei “più belli d’Italia”, alla mia domanda: “Chi ha scritto I promessi sposi?”, ha risposto con piglio sicuro: “Dante!”. 5) Uno dei più belli d’Italia, ovvero il vincitore della fascia “il più bel talento d’Italia” alla mia domanda “Insomma, che talento hai?” mi ha risposto: “La palestra”. 6) Uno dei più belli d’Italia, alla mia domanda: “Perché porti una collana simile a quella di Costantino?”, mi ha risposto convinto: “Perché Costantino è il mio mito!”. 7) Francesco Arca, alla mia domanda: “Insomma, dopo una fulgida carriera da tronista ora cosa farai?”, dopo un momento di imbarazzo ha risposto: “L’ex-tronista!”. Alla mia domanda: “Cosa ne pensi di Costantino?” ha risposto: “Beh, Costantino è uno dei capisaldi.”. Alla mia domanda “Quindi a “Uomini e donne” hai trovato la fidanzata…state insieme per contratto, dì la verità!”, ha risposto: “Noooo, siamo innamorati!”. Finito lo spettacolo l’ho sentito con le mie orecchie urlare al telefono: “A me del cane di quella lì non me ne frega un c…o!”. Credo che “quella lì” fosse la sua fidanzata. Ad ogni modo signori, non scenderò in particolari, ma se quello lì è innamorato e fedele io sono Jo Squillo. 8) Mascia Ferri, sul palco, alla mia domanda: “Mi prometti che non ti fidanzerai anche tu con un calciatore?” ha risposto scandalizzata : “Ma figurati, io con i calciatori ho chiuso! Poi ho già un fidanzato!”. Alla mia domanda “Scommetto che è un macellaio!” lei, per niente prevedibile, ha risposto: “No, è un imprenditore!”.

Più tardi, a cena, l’ho implorata di continuare pure il programma on the road con la Fabiani, ma visto che è agosto, di abbandonarla al primo autogrill. La risposta di Mascia: “Ma noooo! Povera Alessia! Guarda che lei piace un sacco e poi non è una improvvisata come me, lei è una che studia.”. Io vi ho esposto i fatti. Commentate voi che io stasera sono stanca. p.s. A settembre riprende la mia rubrica su “Il Tempo”, così, tanto per ricordarvelo.

E’ uno sporco lavoro

La titolare, per la serie “è uno sporco lavoro ma qualcuno deve pur farlo”, se ne va tre giorni in Sicilia per presentare le selezioni de “Il più bello d’Italia”. Se passate dalle parti di Milazzo (al castello) o di Lipari, fatevi riconoscere. Mio marito insiste per accompagnarmi. Chissà come mai tante premure. p.s. Non fate tanto gli snob, che io vi conosco. La Ventura qualche settimana fa ha consegnato la fascia al fondoschiena più bello d’Italia (Miss Roberta), per cui qui c’è poco da fare i superiori. Tra l’altro, i perplessi sappiano che ci saranno Mascia Ferri e Francesco Arca a dare un taglio intellettuale al concorso. E comunque vi prometto di evirare il primo che avrà il coraggio di affermare che la prima cosa che guarda in una donna sono gli occhi e le mani. A presto. (se c’è un computer in albergo, non escludo di aggiornarvi sulle mirabolanti avventure che senz’altro mi attendono)

Finisce che la Henger è il male minore

Scusatemi tanto.

Non so se sono io che con la nascita di un figlio sono ormai avviata a diventare una noiosa bacchettona, ma mi chiedevo: da quando, in prima serata ed in un programma destinato principalmente ai bambini (“Paperissima sprint”), si possono pronunciare in tutta libertà e scioltezza frasi come: “Purtroppo lei non me la dà!”, “Frocio!”, “L’anima de li mortacci tua!”. (giuro che le ho sentite con le mie orecchie in presenza di testimoni, l’ultima frase proprio stasera) Sì d’accordo, sono uscite dalla bocca dei “comici” che riempono gli spazi tra un filmato e l’altro e qualcuno sosterrà la famosa tesi “l’importante è che la parolaccia uno la sappia dire”, ma chi lo spiega a Ricci che dette da quelli lì le parolacce non diventano guizzi, tormentoni, trovate o chiusure comiche ma restano parolacce? E ancora: possibile che nell’angolo della posta per Eva Henger il Gabibbo (proprio stasera)debba leggere la letterina di un telespettatore che pone alla bella Eva l’originale e raffinato quesito: “Che taglia di reggiseno hai?” E il presidente del Moige Maria Rita Munizzi, che in passato non ha esitato a scagliarsi contro il Grande fratello, Paola e Chiara, la pubblicità della Vigorsol, Manu Chao e Dragonball, dov’è? In America, a testimoniare al processo contro Winnie the pooh? Possibile che questi del Moige quando servono non ci sono mai?

Vita (ccia) Smeralda

La titolare per oggi passa il testimone ad Astarte (mitico commentatore di questo blog) che per la serie “mi sacrifico io, voi andate pure al falò sulla spiaggia, ‘tacci vostra!”, due sere fa s’è sorbito tutto il puntatone di “E la chiamano estate” , il nuovo programma condotto da Michele Cucuzza su Rai Uno. Ecco cosa ci siamo persi: E la chiamano estate di Astarte Aaaaaah… E poi dite che la televisione d’estate non manda nulla in onda… Cazzoni che non siete altro! L’altra sera me la sono goduta, oh, se me la sono goduta… Su Rai Uno grandissima trasmissione sulla Costa Smeralda…Si trattava del programma “E la chiamano estate” condotto da Michele Cucuzza. Il tutto ruotava attorno alla eterea figura di bianco vestita di quell’affascinantissimo uomo conosciuto col nome di Lele Mora, ma anche quel damerino di Flavio Briatore, era tra i protagonisti.

Di contorno alla trasmissione, seppur dislocati sulle coste peninsulari del Tirreno, altri playboy d’epoca tipo Pazzaglia, uno di quelli ormai d’antiquariato, stile Mille Miglia, insomma. Comunque, il Mora parrebbe organizzare annualmente una specie di settimana sabbatica nelle acque di Porto Cervo, alla quale partecipano Vippissimi, Vippini, Vip e puttanoni vari, prerogativa comune appartenere alla scuderia Mora, oppure essere un VIP conclamato nel proprio campo. Che spettacolo… Il tutto poi si chiude con premiazioni, tipo televisori al plasma da 50″, gioielli, monolocali e cotillon vari, niente di diverso dal tombolone di fine anno in casa Cupiello. E c’erano proprio tutti/e, in primis i calciatori (Vieri, Coco, perfino uno di quei buzzurri che partecipava a Campioni, il reality sul calcio) che per passare il tempo facevano la spunta sulle fotografie per segnalare chi s’erano trombati (ce l’ho, ce l’ho, ce l’ho, ce l’ho in coppia, ce l’ho… Ecc.). Di Vieri in particolare si segnala la masticata ortopanoramica, ovvero la riduzione a bolo di un boccone carpito dal buffet in modalità porte aperte alla Renault, venite siòri, ammirate il lavorio del molare e del premolare, la sapiente azione rivoltante della lingua, l’appallottolamento del trancio di ricciola in pallina in quattro passate e poi tutto giù nel gargarozzo dribblando il velopendulo, ma anche, sempre per rimanere all’ex interista, il richiamo della foresta nei confronti della levissima e soave Aida Yespica: seduto a gambe larghe su una sedia, con azione del braccio dall’alto verso il basso replicava il famoso mimare del pecoraio rivolgendosi alla pulzella dislocata sull’altra costa della Sardegna. Il calciatore Galante (di nome, non so di fatto) invece dichiara di non conoscere le veline, lui se le sceglie prima che lo diventino. Stai attentino, Gala’, che rischi te mettono dentro per pedofilia… Poi c’erano i ragazzi dello spettacolo, una Simona Ventura a cui sembra essere rimasta solo la scocca (lo chassis, per usare un francesismo) ed un sorriso tirato co’ due morsetti attaccati alle orecchie. Tampinata da un Valerio Merola pateticissimo che la implorava di ricordare a qualcuno (non meglio identificato, fatevene un’opinione) le belle cose fatte insieme, mentre la Simo avrebbe veramente voluto esser Super e, se non incenerire all’istante il famoso portatore sano di merolone, almeno scomparire come la donna dei fantastici quattro, viene salvata da un assistente che la trascina via lasciando solo l’ex isolano famoso. E che dire di quel mistero fatto carne della Ribas, una che ancora non ho capito cosa faccia, sebbene ne abbia una certa idea, che declamava a gran voce la sua idea dell’estate (“ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere … Ridere finché rimango senz’aria.”… Scusa, ma perché, il resto dell’anno lo passi ai turni all’altoforno dell’italsider?). Poi, come detto, la Yespica,

il solito dimenare tra un tavolo e l’altro (resta un bel mammifero, però, va detto), un Galeazzi sempre più formato canotto da rafting al quale però rimangono legate alcune perle della serata (“Qui c’è un buffet de 35 metri, se lo so’ spazzolati in un quarto d’ora, ‘sti regazzi so’ preparati, non c’è che dire. E te credo, fanno la dieta tutt’er giorno, grazi’ar cazzo, poi venghino qui e se magneno pure la tavola.”). Asia Argento che dichiara di essere in visita per conoscere meglio certi casi umani, poi si mostrerà perplessa nel vedere alcuni puntare mille euro sul calcio balilla mentre il pensiero corre veloce ai bambini del Kosovo. Boh… Non so quanto sia studiata, la cosa… Va detto che la faccia un po’ schifata ce l’aveva. E poi il prezzemolino Signorini che veleggiava tra scelti gruppi di amici riuscendo, con stile ormai da maestro, nell’usuale rilascio dell’intervista estiva: trovare un soggetto, declinare un predicato, affibbiargli un complemento oggetto, unire al tutto un’aria flamboyant, un pizzico di consapevolezza da condannato al confino (alle Seychelles) in partenza sul molo, spolverare il tutto con il tono di chi sta presentando una risoluzione all’ONU sul disarmo nucleare e scegliere alcuni layout di risposta disponibili tra: 1) qui stiamo tutti bene; 2) Lele è fantastico e ci fa sentire a casa nostra; 3) Franza o Spagna purché se magna. Il più utilizzato rimane comunque il sempiterno 4) Siamo tutti amici, da dirsi generalmente con il palmo della mano appoggiato al serramanico infilato nella cintura oppure sul calcio della 38 Special che ingombrerà si un po’ il panamino bianco con la fondina ascellare, ma dona molta più sicurezza di una copertina di Linus. Ma che veggono, i miei occhi! In una saletta mezza buia, c’è un trono damascato, e sopra v’è lui, il tricheco bianco, ai suoi piedi una quindicina di adepti adoranti assorti ed illuminati dalla presenza del novello Sai Baba. Nessuno di loro, però, era provvisto di forbicine taglia unghie. Ogni tanto, tra una letterina e una schedina, viene svelato il Mora pensiero, ma non sono in grado di riportare le sue frasi, ero ipnotizzato dal suo sguardo virile e profondo. Ma ad un certo punto, come il mar Rosso davanti a Mosè, le folle trepidanti si fendono in due e lasciano passare Lui, quel gentleman di stampo inglese, quell’esempio di raffinato ma essenziale stile tagliato su misura in quel di Saville Row, quel misurato connoisseur dell’universo femminile, quel discreto bon vivant della costa sarda, insomma, quel gran puttaniere di Flavio Briatore.

La serata si scalda, il Flavio con la solita impeccabile mise camicia jeans aperta fino all’ombelico, pinocchietto, infradito, zazzera al vento e occhialino violaceo approda da un anfratto all’altro del gazebo, per poi ritirarsi scuro in volto domandando ai paparazzi se non avessero altro da fare, con le guardie del porco che s’incazzano per le luci della ribalta che flashano in continuazione. Ma cosa sarà successo? Non gli avranno riservato il tavolo? Oppure non ha trovato carne fresca per la serata? O era solo una visita di cortesia, prima di riparare verso gli approdi tranquilli e casalinghi del Billionaire, dove una folla festante si appresta a pagare 150 euris per un bicchiere d’acqua di pozzo filtrata e rigassata, l’unico modo per vedere e godere da vicino di quel bel mondo in parata che intanto magna aggratisse dentro lo stesso locale. E comunque, la più bella era lei, la figlia di uno dei tanti sceicchi degli Emirati Arabi Uniti, che si era accaparrata un paio di giocatorucoli di serie C promettendo loro un ingaggio faraonico e nel contempo, vestita con un conturbante turbante, turbava le turbe psichiche di molti avventori dimenando il flessuoso corpicino a destra e manca ordinando Crystal come se fosse acqua minerale e spargendolo per le folle come se fosse acqua benedetta. E in mezzo a tutti, che ti sbucava come un fauno da un cespuglio, o saltava fuori dalle acque come una Venere botticelliana, ma soprattutto pareva un novello Dioniso ebbro, Jerry Calà! Impegnato nelle riprese di “Vita Smeralda”, film che già dal titolo sembrerebbe voler ripercorrere i fasti dei “Ragazzi della notte”, vera e ultima grande icona generazionale cinematografica al pari di “Gioventù bruciata”, “Rusty il selvaggio” e “Giovannona Coscialunga disonorata con onore”. A proposito. La principessa un bel giorno s’è squagliata, de prima mattina, lasciando il calciatore, gli amici e i turbati con un palmo di naso, ma pure 20 milioni de vecchie lire de buffi, pare che fosse nata sì, in oriente o da padre orientale, ma che in realtà facesse la cameriera poco distante da lì… Il vero, unico, grande, immenso MITO della serata. Prosit!

Pettegulezzus interruptus

Il pettegulezzus interruptus di questa settimana è : “Dicono che le squisite dolcezze di una signora della politica abbiano mandato in polvere un collega. Suo marito? No, dicono.” (dite che è facile come sembra?)

La ragazza alla pari

C’è una cosa che mi ronza nella testa da qualche giorno. Avete presente il caso esploso di recente che ha visto <strong>Jude Law </strong>costretto ad ammettere di aver tradito la fidanzata attrice <strong>Sienna Miller</strong> con la biondina-giovanissima-scipita babysitter dei suoi tre pargoli? Ecco, il fedifrago (o fediGRAFO, come detto da Ambra qualche mattina fa in televisione) ha certamente le sue colpe, per carità. <strong>Però nessuno mi leva dalla testa che certe rogne le donne se le cercano.</strong> Non per niente la sottoscritta riscontra alcune difficoltà nel trovare una babysitter con i requisiti che dice lei, ovvero <strong>“ultrasessantenne con alitosi affetta da sessuofobia acuta e sosia perfetta di Mami di “Via col vento”.</strong> E comunque, a dirla proprio tutta, anche se la trovassi così, un occhio glielo butterei lo stesso. Mica per una questione di lieve sfiducia nei confronti del genere maschile, per carità. E’ una questione di <strong>totale</strong> sfiducia nei confronti del genere maschile, che è tutta un’altra faccenda. Tutto questo preambolo per dire che provo un odio devastante nei confronti di<strong> “Ingrid la ragazza alla pari svedese”</strong>. Non me ne abbiano quelli della <strong>Rex </strong>e i pubblicitari che hanno ideato il delirante spot della lavastoviglie parlante, ma il caso Jude Law insegna.<img src="http://www.pubblicitaitalia.it/foto/ImgGrande/0_rex_9941.JPG" align="right" border="1" />
C’è una cosa che mi ronza nella testa da qualche giorno. Avete presente il caso esploso di recente che ha visto Jude Law costretto ad ammettere di aver tradito la fidanzata attrice Sienna Miller con la biondina-giovanissima-scipita babysitter dei suoi tre pargoli? Ecco, il fedifrago (o fediGRAFO, come detto da Ambra qualche mattina fa in televisione) ha certamente le sue colpe, per carità. Però nessuno mi leva dalla testa che certe rogne le donne se le cercano. Non per niente la sottoscritta riscontra alcune difficoltà nel trovare una babysitter con i requisiti che dice lei, ovvero “ultrasessantenne con alitosi affetta da sessuofobia acuta e sosia perfetta di Mami di “Via col vento”. E comunque, a dirla proprio tutta, anche se la trovassi così, un occhio glielo butterei lo stesso. Mica per una questione di lieve sfiducia nei confronti del genere maschile, per carità. E’ una questione di totale sfiducia nei confronti del genere maschile, che è tutta un’altra faccenda. Tutto questo preambolo per dire che provo un odio devastante nei confronti di “Ingrid la ragazza alla pari svedese”. Non me ne abbiano quelli della Rex e i pubblicitari che hanno ideato il delirante spot della lavastoviglie parlante, ma il caso Jude Law insegna.

L’unica rintronata a non aver ancora capito come va il mondo è la tontolona dello spot, quella che con voce pimpante ci dice appunto: “Lei è Ingrid, la nostra ragazza alla pari svedese!!!”. Dice proprio “nostra”, per cui si deduce che abbia un marito e presumibilmente dei figli. Segue fotogramma che ci mostra Ingrid. Dunque mia cara tontolona. Io capisco che quello di mettersi una ragazza alla pari in casa vuole essere un gesto generoso e comprendo anche che uno non possa fare una pre-selezione fotografica. Però, imbecillona, una qualsiasi donna dotata di buon senso, solo nel sentire pronunciare le parole “Svezia, svedese, nordica & co”, avrebbe respinto la candidatura della tipa con tanto di disposizione della questura di Roma che obblighi la tizia a mantenere una distanza di sicurezza da casa sua di almeno cinquecento metri. E comunque, nel caso non trovassi l’argomento convincente, ti ricordo che tra le svedesi più brutte che mi vengono in mente ci sono Victoria Silvstedt, Anita Ekberg e Ingrid Bergman. Seconda cosa: a casa mia “alla pari” vuol dire che ce la giochiamo alla pari. Se io sono 1,68 e peso 60 chili e Ingrid è alta quanto l’obelisco dell’Eur e pesa quanto un baffo di criceto, che cacchio di gioco alla pari è? Terza questione: una può anche sbagliare nella vita. Commettere un’ingenuità. Ma quando Ingrid scende dall’aereo e tu ti vedi questa stragnocca bionda correre incontro a te e, soprattutto, a tuo marito, l’unica cosa sensata da fare è più o meno quello che fanno gli svedesi con i mobili Ikea: smontarla, imballarla e stiparla nella stiva di un cargo diretto nella Renania del sud e colpire forte la testa di tuo marito con il cric dell’automobile in modo che rimuova dalla memoria tutte le informazioni (soprattutto le immagini ) incamerate nelle ultime 24 ore. Ogni tanto si sveglierà nel cuore della notte affermando di aver sognato un angelo biondo scendere ondeggiando dalla scaletta di un aereo, ma tu liquiderai la faccenda dicendo che tutto quel sudoku prima di andare a dormire gli sta bruciando il cervello. Chiaro? Quarta cosa: a me già una che si chiama Ingrid mi puzza. La ragazza alla pari si deve chiamare Uga, Genoveffa, Osvalda, Catena, Crocifissa o, al massimo, Giuseppina. Quinto: bambaciona che non sei altro, anche ammesso che tu abbia deciso di metterti in casa la ragazzona alla pari, la fai girare per il tinello col golfino blu taglia xs con l’ombelico all’aria? La svedese, a casa mia, gira con la parannanza ed una divisa a scelta tra le seguenti opzioni: a) un kaftano di Platinette b) la divisa da granatiere piemontese c) la tuta arancione del pronto intervento Anas. Sesta ed ultima osservazione: e tu, imbecillona, dopo esserti messa in casa una stragnocca svedese bionda-occhi-azzuri-ombelico all’aria, quale compito le assegni? Non le fai tagliare l’erba in giardino, no. O sbucciare le patate nello sgabuzzino, non sia mai. O rammendare i calzini di tuo figlio, per amor del cielo. La fai chinare a 90 gradi per caricare la lavastoviglie parlante Rex. Quando lo dico io che certe se le cercano. Programma terminato.