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Vita (ccia) Smeralda

La titolare per oggi passa il testimone ad Astarte (mitico commentatore di questo blog) che per la serie “mi sacrifico io, voi andate pure al falò sulla spiaggia, ‘tacci vostra!”, due sere fa s’è sorbito tutto il puntatone di “E la chiamano estate” , il nuovo programma condotto da Michele Cucuzza su Rai Uno. Ecco cosa ci siamo persi: E la chiamano estate di Astarte Aaaaaah… E poi dite che la televisione d’estate non manda nulla in onda… Cazzoni che non siete altro! L’altra sera me la sono goduta, oh, se me la sono goduta… Su Rai Uno grandissima trasmissione sulla Costa Smeralda…Si trattava del programma “E la chiamano estate” condotto da Michele Cucuzza. Il tutto ruotava attorno alla eterea figura di bianco vestita di quell’affascinantissimo uomo conosciuto col nome di Lele Mora, ma anche quel damerino di Flavio Briatore, era tra i protagonisti.

Di contorno alla trasmissione, seppur dislocati sulle coste peninsulari del Tirreno, altri playboy d’epoca tipo Pazzaglia, uno di quelli ormai d’antiquariato, stile Mille Miglia, insomma. Comunque, il Mora parrebbe organizzare annualmente una specie di settimana sabbatica nelle acque di Porto Cervo, alla quale partecipano Vippissimi, Vippini, Vip e puttanoni vari, prerogativa comune appartenere alla scuderia Mora, oppure essere un VIP conclamato nel proprio campo. Che spettacolo… Il tutto poi si chiude con premiazioni, tipo televisori al plasma da 50″, gioielli, monolocali e cotillon vari, niente di diverso dal tombolone di fine anno in casa Cupiello. E c’erano proprio tutti/e, in primis i calciatori (Vieri, Coco, perfino uno di quei buzzurri che partecipava a Campioni, il reality sul calcio) che per passare il tempo facevano la spunta sulle fotografie per segnalare chi s’erano trombati (ce l’ho, ce l’ho, ce l’ho, ce l’ho in coppia, ce l’ho… Ecc.). Di Vieri in particolare si segnala la masticata ortopanoramica, ovvero la riduzione a bolo di un boccone carpito dal buffet in modalità porte aperte alla Renault, venite siòri, ammirate il lavorio del molare e del premolare, la sapiente azione rivoltante della lingua, l’appallottolamento del trancio di ricciola in pallina in quattro passate e poi tutto giù nel gargarozzo dribblando il velopendulo, ma anche, sempre per rimanere all’ex interista, il richiamo della foresta nei confronti della levissima e soave Aida Yespica: seduto a gambe larghe su una sedia, con azione del braccio dall’alto verso il basso replicava il famoso mimare del pecoraio rivolgendosi alla pulzella dislocata sull’altra costa della Sardegna. Il calciatore Galante (di nome, non so di fatto) invece dichiara di non conoscere le veline, lui se le sceglie prima che lo diventino. Stai attentino, Gala’, che rischi te mettono dentro per pedofilia… Poi c’erano i ragazzi dello spettacolo, una Simona Ventura a cui sembra essere rimasta solo la scocca (lo chassis, per usare un francesismo) ed un sorriso tirato co’ due morsetti attaccati alle orecchie. Tampinata da un Valerio Merola pateticissimo che la implorava di ricordare a qualcuno (non meglio identificato, fatevene un’opinione) le belle cose fatte insieme, mentre la Simo avrebbe veramente voluto esser Super e, se non incenerire all’istante il famoso portatore sano di merolone, almeno scomparire come la donna dei fantastici quattro, viene salvata da un assistente che la trascina via lasciando solo l’ex isolano famoso. E che dire di quel mistero fatto carne della Ribas, una che ancora non ho capito cosa faccia, sebbene ne abbia una certa idea, che declamava a gran voce la sua idea dell’estate (“ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere, ridere … Ridere finché rimango senz’aria.”… Scusa, ma perché, il resto dell’anno lo passi ai turni all’altoforno dell’italsider?). Poi, come detto, la Yespica,

il solito dimenare tra un tavolo e l’altro (resta un bel mammifero, però, va detto), un Galeazzi sempre più formato canotto da rafting al quale però rimangono legate alcune perle della serata (“Qui c’è un buffet de 35 metri, se lo so’ spazzolati in un quarto d’ora, ‘sti regazzi so’ preparati, non c’è che dire. E te credo, fanno la dieta tutt’er giorno, grazi’ar cazzo, poi venghino qui e se magneno pure la tavola.”). Asia Argento che dichiara di essere in visita per conoscere meglio certi casi umani, poi si mostrerà perplessa nel vedere alcuni puntare mille euro sul calcio balilla mentre il pensiero corre veloce ai bambini del Kosovo. Boh… Non so quanto sia studiata, la cosa… Va detto che la faccia un po’ schifata ce l’aveva. E poi il prezzemolino Signorini che veleggiava tra scelti gruppi di amici riuscendo, con stile ormai da maestro, nell’usuale rilascio dell’intervista estiva: trovare un soggetto, declinare un predicato, affibbiargli un complemento oggetto, unire al tutto un’aria flamboyant, un pizzico di consapevolezza da condannato al confino (alle Seychelles) in partenza sul molo, spolverare il tutto con il tono di chi sta presentando una risoluzione all’ONU sul disarmo nucleare e scegliere alcuni layout di risposta disponibili tra: 1) qui stiamo tutti bene; 2) Lele è fantastico e ci fa sentire a casa nostra; 3) Franza o Spagna purché se magna. Il più utilizzato rimane comunque il sempiterno 4) Siamo tutti amici, da dirsi generalmente con il palmo della mano appoggiato al serramanico infilato nella cintura oppure sul calcio della 38 Special che ingombrerà si un po’ il panamino bianco con la fondina ascellare, ma dona molta più sicurezza di una copertina di Linus. Ma che veggono, i miei occhi! In una saletta mezza buia, c’è un trono damascato, e sopra v’è lui, il tricheco bianco, ai suoi piedi una quindicina di adepti adoranti assorti ed illuminati dalla presenza del novello Sai Baba. Nessuno di loro, però, era provvisto di forbicine taglia unghie. Ogni tanto, tra una letterina e una schedina, viene svelato il Mora pensiero, ma non sono in grado di riportare le sue frasi, ero ipnotizzato dal suo sguardo virile e profondo. Ma ad un certo punto, come il mar Rosso davanti a Mosè, le folle trepidanti si fendono in due e lasciano passare Lui, quel gentleman di stampo inglese, quell’esempio di raffinato ma essenziale stile tagliato su misura in quel di Saville Row, quel misurato connoisseur dell’universo femminile, quel discreto bon vivant della costa sarda, insomma, quel gran puttaniere di Flavio Briatore.

La serata si scalda, il Flavio con la solita impeccabile mise camicia jeans aperta fino all’ombelico, pinocchietto, infradito, zazzera al vento e occhialino violaceo approda da un anfratto all’altro del gazebo, per poi ritirarsi scuro in volto domandando ai paparazzi se non avessero altro da fare, con le guardie del porco che s’incazzano per le luci della ribalta che flashano in continuazione. Ma cosa sarà successo? Non gli avranno riservato il tavolo? Oppure non ha trovato carne fresca per la serata? O era solo una visita di cortesia, prima di riparare verso gli approdi tranquilli e casalinghi del Billionaire, dove una folla festante si appresta a pagare 150 euris per un bicchiere d’acqua di pozzo filtrata e rigassata, l’unico modo per vedere e godere da vicino di quel bel mondo in parata che intanto magna aggratisse dentro lo stesso locale. E comunque, la più bella era lei, la figlia di uno dei tanti sceicchi degli Emirati Arabi Uniti, che si era accaparrata un paio di giocatorucoli di serie C promettendo loro un ingaggio faraonico e nel contempo, vestita con un conturbante turbante, turbava le turbe psichiche di molti avventori dimenando il flessuoso corpicino a destra e manca ordinando Crystal come se fosse acqua minerale e spargendolo per le folle come se fosse acqua benedetta. E in mezzo a tutti, che ti sbucava come un fauno da un cespuglio, o saltava fuori dalle acque come una Venere botticelliana, ma soprattutto pareva un novello Dioniso ebbro, Jerry Calà! Impegnato nelle riprese di “Vita Smeralda”, film che già dal titolo sembrerebbe voler ripercorrere i fasti dei “Ragazzi della notte”, vera e ultima grande icona generazionale cinematografica al pari di “Gioventù bruciata”, “Rusty il selvaggio” e “Giovannona Coscialunga disonorata con onore”. A proposito. La principessa un bel giorno s’è squagliata, de prima mattina, lasciando il calciatore, gli amici e i turbati con un palmo di naso, ma pure 20 milioni de vecchie lire de buffi, pare che fosse nata sì, in oriente o da padre orientale, ma che in realtà facesse la cameriera poco distante da lì… Il vero, unico, grande, immenso MITO della serata. Prosit!

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