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Meglio Satana

Venerdì ero decisa a passare una serata tranquilla e rilassante, per cui dopo aver vagliato una serie di ipotesi tra le quali fare la maglia, costruire un galeone con gli stuzzicadenti e sfidare a shangai mia suocera, ho optato per il cinema romantico: sono andata a vedere “L’esorcismo di Emily Rose”. E’ la storia di tale Emily, una tranquilla ragazza di provincia la cui vita viene improvvisamente sconvolta da un terrificante fenomeno di possessione e da un tentativo di esorcismo che la porterà alla morte. Insomma, una storia di fede, dell’eterna lotta tra il bene e il male, tra Dio e Lucifero. Vi do una notizia in anteprima: pare che sia già pronto il sequel di “L’esorcismo di Emily” e si intitolerà “L’esorcismo di Emilio”. Sarà sempre una storia di Fede, ma questa volta vedrà protagonista un uomo come tanti che d’un tratto viene posseduto dallo spirito del premier. Scioccante la scena in cui il demone di Fassino gli si para davanti e il pover’uomo afferma atterrito e perplesso: “Hanno rubato di nuovo L’urlo di Munch?”. Signori, non so se l’avete capito, ma qui si fa gli spiritosi e si butta giù una recensione all’unico scopo di “esorcizzare” la smaltita. Sì perché è inutile girarci intorno o fare i razionali della situazione: per riassumere il concetto con un’espressione delicata e intrisa di soffuso lirismo “il film fa letteralmente cagare sotto dalla paura”. La riprova sta nel fatto che in sala c’era una massiccia presenza del peggior incubo di ogni cinefilo, ovvero “la comitiva di adolescenti cazzaroni con tanto di capobranco brufoloso e spiritoso a tutti i costi”, ma dopo trenta secondi netti dall’inizio del film i cazzaroni si erano trasformati in composti discepoli di Buddha durante la cerimonia del tè. Vado ad analizzare le scene topiche del film. (quelle che ho visto perché per metà film circa ho fissato la targhetta fila-sette posto-quindici fischiettando rumorosamente). I genitori di Emily chiamano il parroco perché sono un tantino preoccupati per una delle tre giovani figlie. Il prete sale al piano superiore dove si trovano le camere e inizia l’esorcismo su quella minore che trova in uno stato confusionale: fissa inebetita e con la pupilla dilatata “Amici” di Maria De Filippi. La ragazzina comincia ad insultare l’uomo di chiesa con una serie di immonde frasi quali: “Che Kledy possa traghettarti all’inferno in fuseaux!” “Che tu possa essere stuprato da Fioretta Mari mentre Leonardo Fumarola ti tiene per le braccia!”. A quel punto il padre fa notare al sacerdote che sta effettuando l’esorcismo sulla figlia sbagliata. Quella posseduta è un’altra. Il prete replica che quella che cammina sulle pareti come un geco, effettua la rotazione completa della testa e vomita locuste è un caso più semplice. Dopo una serie di disguidi ed equivoci il prete pratica l’esorcismo anche sulla maggiore ma fallisce miseramente. Spenderei due parole per questo povero parroco perchè, diciamoci la verità, a quest’uomo gli ha detto proprio male: solitamente la mansione più impegnativa per un parroco di provincia è organizzare la tombola natalizia e questo s’è ritrovato tra le mani una diciannovenne posseduta non da uno ma da sei demoni incazzati neri. A questo punto della storia il film si sposta in un’ aula di tribunale in cui si scontrano le tesi, atee, dell’accusa e quelle teologiche della difesa. In pratica, secondo l’accusa, Emily soffriva di disturbi neurologici e necessitava dunque di cure mediche, non di esorcismi, per cui il parroco è responsabile della morte della ragazza. Secondo la difesa invece, Emily era posseduta da forze oscure e i farmaci non solo erano stati inutili ma addirittura dannosi perché le avevano “addormentato il cervello” e impedito dunque quello shock psicologico che è l’ingrediente fondamentale di un buon esorcismo. Per questa ragione il sacerdote è innocente e comunque, come fa notare la difesa, se proprio dobbiamo parlare di preti dalla condotta discutibile, Don Mazzi quest’anno è andato al compleanno di Lele Mora per cui a quel punto diamogli la sedia elettrica. Ora, sarò sincera. Siccome io avevo una gran voglia di liquidare il film con un tranquillizzante “tutte stronzate!” (se non altro per dormire la notte), avevo realmente, sinceramente voglia di lasciarmi convincere dalle tesi atee. Credetemi, ero proprio ben disposta. Il problema è che le tesi dell’accusa erano convincenti quanto Bettarini in veste di conduttore. Ecco, tanto per farvi un esempio, la spiegazione razionale che dà l’avvocato dei suoni sinistri usciti dalla bocca di Emily durante l’esorcismo: “Emily posseduta? Ah ah ah. Sciocchezze da idioti superstiziosi! Emily riesce a parlare contemporaneamente con due voci diverse perché utilizza la nota e diffusissima tecnica dei monaci tibetani che, come insegnano ai corsi Radio Elettra, consiste nell’attivare le false corde vocali situate al di sopra di quelle vere.” Sono certa che anche voi l’avrete adottata spesso per cantare “Felicità” sotto la doccia riproducendo contemporaneamente le voci di Albano e Romina. Ecco invece la spiegazione razionale (sempre ad opera di quella volpe dell’avvocato) dell’improvvisa e sorprendente metamorfosi di Emily, durante gli esorcismi, da burina ragazzotta di campagna a illustre e raffinata poliglotta: “Emily riesce a sfanculare prete, genitori e sorelle in cinque lingue diverse compreso l’aramaico, la lingua dei Maori e il sardo della Canails, per il semplice fatto che ha frequentato alcuni corsi facoltativi a catechismo.” Ora, io a catechismo non sono andata più in là del “Padre nostro” a memoria per giunta con seri tentennamenti all’altezza di “venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà” e questa tizia dice “figlio di puttana” in aramaico? Ma passiamo ora a descrivere l’avvocatessa incaricata di difendere il sacerdote perché è un tipo alquanto bizzarro.

Intanto vabbè, l’attrice, Laura Linney, è la stessa che interpretò il ruolo di “sceriffa” nell’inquietante film “The Mothman Prophecies” con Richard Gere, per cui direi che vista la predilezione della tizia per ruoli in cui la paura la fa da padrona le suggerirei di fare domanda per diventare la truccatrice personale di Anna La Rosa. Il suo ruolo, va detto, è scritto mirabilmente e con un approfondimento psicologico del personaggio che non si vedeva dai tempi di Mirko in “Kiss me Licia”. Se stentate a credermi, eccovi la descrizione di una sua reazione-tipo nel film: il prete la invita a stare attenta perché se decide di impelagarsi con ‘sto processo, le forze oscure se la prenderanno anche con lei. Lei ribatte che sì, una ragazza è morta in seguito a strani fenomeni quali psicocinesi, levitazione e fiamme alte tre metri dalle orecchie, ma se proprio vogliamo parlare di fenomeni inspiegabilii, a casa sua il segnale di Sky va e viene da mesi, per cui di stranezze ne capitano tutti i giorni. L’avvocatessa, che ovviamente vive da sola, gira quindi i tacchi, va a casa e si mette tranquillamente a dormire. Alle tre di notte il piccolo registratore contenente il nastro con inciso l’esorcismo ad Emily si accende. Da solo. Ora , voi cosa credete che faccia la nostra avvocatessa? Si lancia dalla finestra col pigiama di Intimissimi e piomba su una Lupo parcheggiata lì sotto? Lancia un urlo che si risveglia pure Yeats nel piccolo cimitero irlandese di Drumcliffe? Si fissa lo chignon col crocifisso? Alza il telefono e chiama la madre, la polizia o il vicino di casa? No, niente di tutto questo. Lei guarda il cordless con l’aria serafica di chi pensa “Quasi quasi visto che ormai sono sveglia chiamo il 4856 e mi scarico la suoneria di “Un medico in famiglia” e le foto più belle di Annuccia.”, poi spegne il registratore e si rimette a dormire. Senza neanche accendere la luce. Una reazione classica, prevedibile, di quelle che avremmo un po’ tutti, suvvia. Nel film accade poi un fatto inspiegabile: l’avvocatessa, a casa sua, di notte, è biondo platino. Di giorno, in aula, è castana con le meches. Due le possibili spiegazioni: a) all’inizio il film non prevedeva che i demoni le andassero a fare delle visitine a casa. Una volta montato il film, dunque mesi dopo, il regista ha pensato che una spruzzatina qua e là di manifestazioni demoniache in più avrebbero aggiunto suspence, per cui ha chiesto alla nostra attrice di girare delle scene supplementari. La nostra attrice era reduce da due mesi di mare a Gabicce ma il parrucchiere non c’ha fatto caso. b) è già tanto che fosse solo biondo platino. Se il diavolo viene a far visita a me di notte prendo il colore di Enzo Paolo Turchi dopo uno shampoo con LegnoVivo. Come avrete capito dal riassunto della trama, la vita di Emily non è esattamente quella di Julia Roberts. Le dice parecchia sfiga, è innegabile.

Però signore mie, ha un fidanzato, Jason, di quelli che noi tutte ce li sogniamo la notte. Se mio marito mi vede sciupata o leggermente di malumore s’attacca alla Playstation e la frase più appassionata che mi rivolge è : “Io ‘sta moquette la leverei che non è manco igienica”. Jason, nonostante lei, da dolce ed esile ragazzetta qual era, assuma a rotazione le sembianze di un ippogrifo, di un ippogrifo con la voce di Raffaello Tonon, di un ippogrifo con la faccia di Anselma Dell’Olio incazzata e con le stimmate, rimane con lei fino alla fine. Mi sa che una fa prima a imbattersi in Satana che in un uomo così. Un’ultima considerazione. Il regista è assolutamente sicuro che siccome il film convince che il diavolo esiste, uno finirà per non dormirci la notte. In realtà uno non dorme la notte perché si convince che la Madonna esiste ed ha modi e sembianze della Madonna che appare alla povera Emily. Dopo mesi di possessione infatti, alla sfortunata ragazza si para davanti la Madonna in persona, la quale, arrivando nella fascia preserale, è lì in versione “Affari tuoi” con due pacchi, ovvero con un’allettante alternativa per Emily: “Vuoi raggiungermi in Paradiso o preferisci continuare la sofferenza fino alla fine cosicché la gente sappia che se esiste il suo contrario è vero che Dio esiste?” In pratica la proposta è di quelle irresistibili: voi morì subito o voi morì tra dopo atroci sofferenze? Emily opta per le atroci sofferenze a seguito delle quali arriverà, finalmente, la morte. Del resto c’è da capirla: se quella è la misericordia della Madonna, una preferisce andare a prendersi una granita con Satana. p.s. Mentre scrivevo questo pezzo è andata via la luce. Inutile dirvi che ho ripescato in un vecchio cassetto la Madonnina in plastica con l’acqua di Lourdes regalo della zia suora e il rosario luminescente. Amen.

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