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Cominciamo bene

Chi ritiene che i contenitori domenicali la dicano lunga sullo stato della televisione, sappia che il 2006, a “Domenica in” è iniziato così: Antonio Zequila in giacca, cravatta, mutande e reggi-calzini fa il suo ingresso in scena intonando “Tu sei l’unica donna per me” di Alan Sorrenti e consegna un mazzo di rose rosse a Valeria Marini. Lei si indigna affermando che Er mutanda deve chiederle scusa per aver raccontato ai quattro venti di aver avuto una storia d’amore con lei con l’aggravante che non è vero niente. Il contraddittorio tra i due luminari tocca dei picchi culturali tali da convincere Gianni Vattimo ad intervenire telefonicamente in trasmissione per prendere una posizione sull’argomento ed approfittare così dell’opportunità per salutare il collega Giucas Casella e chiedergli la sua sul nuovo proletariato. La discussione raggiunge l’acme quando Zequila, seccato per l’aria di superiorità della Marini la quale sostiene che ha tirato in ballo la faccenda ed il suo nome per farsi pubblicità, si tira su la camicia, mostra l’addominale “a dorso di tartaruga” e afferma convinto: “Tiè, guarda! Sono una statua vivente!” e non contento aggiunge: “Non mi serve pubblicità, IO SONO ANTONIO ZEQUILA E IN QUESTO MOMENTO SONO IL NUMERO UNO!”. Mentre io e metà della mia palazzina stavamo già indossando divisa bianca, bretelle, bombetta e manganello per effettuare una spedizione punitiva davanti agli studi di Domenica In, arriva IL momento topico: è il compleanno di Antonio Zequila, per cui qualche sciagurato porta in studio una gigantesca torta con la scritta “Auguri mutanda!” impreziosita da tante piccole mutande di marzapane. Certo che se la stagione televisiva inizia così, qui finisce che Alfredo Mocci cede il posto a Baffo da Crema.

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