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Lo giuro

Visto che, come direbbe Biscardi, su questo blog ormai gli sgup fioccano come nespole e che quello sulla conduzione di Ilary a “Le iene” m’ha procurato pure un simpatico commento di Luca Bizzarri (andate a a vedere nel post in questione), mica pizza e fichi, beccatevi anche questo: Max Giusti sostituisce Alessandro Siani alla conduzione di “Libero” che torna, a sospresa, ancora in prima serata. E visto che “Vanity fair” di questa settimana ha completamente stravolto le mie parole riguardo la mia storia di sette anni con Max e che i toni dell’intervista che ho rilasciato erano anzi, affettuosi e ironici, faccio un in bocca al lupo a Max perchè, nonostante quello che la giornalista ha voluto far credere, l’affetto è rimasto eccome. A proposito dell’intervista. Vi confesso che io ho sempre detestato quelli che “Io non parlo della mia vita privata, perciò fatemi tutte le domande sulla mia professione e quindi sul mio attuale ruolo di special guest nella manifestazione “Oggi sposi” di Zagarolo, ma di fidanzati non parlo!”. Insomma, a me che me deve fregà della vita della Marini, a parte se s’è presa a capelli con Rita Rusic o no? Su cosa la si dovrebbe interrogare? Sull’epistemologia del Bagaglino? Bene. Da oggi quelli che non parlano della loro vita privata hanno tutta la mia comprensione. Io di Max non ho mai parlato un po’ per ragioni di pudore e delicatezza, un po’ perchè sono assolutamente convinta che il mondo abbia cose più importanti di cui occuparsi. Ho accettato di parlarne per la prima volta un po’ perchè l’aveva fatto lui la settimana prima a “Le invasioni barbariche”, un po’ perchè l’intervista me l’ha chiesta Vanity fair che è una delle mie riviste preferite. Il mercoledì fatidico io neanche mi ricordavo che sarebbe uscito Vanity con l’intervista e, comunque, dormivo sonni tranquilli. Già dalle prime ore della mattina però, ho cominciato a ricevere sms divertiti del tipo” Ah ah, ci sei andata giù pesante!” o anche folcloristici del tipo: “Brava! L’hai pistato come ll’uva!” e un po’ mi sono insospettita. Poi ho comprato il giornale, ho aperto la rubrica “Spy” e ho dato uno sguardo ai titoli. M’è caduto subito l’occhio sul titolone “C’eravamo tanto odiati” e ho pensato “Ah bene, finalmente Whitney Houston ha smesso di farsi di crak e parla dell’ex marito, dopo me lo leggo!”, peccato che il titolo riguardasse proprio me e Max. Insomma. Non voglio farla tanto lunga. Il punto è che io alla giornalista avevo detto un sacco di cose, quali, ad esempio: “Max è un buono, è lontano anni luce da certe meschinità dell’ambiente dello spettacolo. Tra noi è rimasta non dico amicizia, ma affetto, io so che l’uno fa il tifo per l’altra, so che lui mi ha seguita quando ero alla fattoria e mi ha detto che ha tifato per me. Se mi chiedi a quale dei personaggi di cui fa la parodia somiglia di più ti rispondo Califano, e non certo per certe sue rozzezze, ma perchè è un esuberante dall’animo romantico. Nessuno dei due ha lasciato l’altro, diciamo che la storia s’era esaurita. Poi magari io sono stata più determinata, ma ero certa, come gli ho detto all’epoca, che prendendo quella decisione avrei fatto anche il suo bene. E infatti dopo pochi mesi s’è fidanzato felicemente con un’altra. Io non ho mai scritto tutti i suoi testi, gli davo una mano, scrivevo delle cose, davo delle idee. Ho scritto di più per gli spettacoli teatrali che abbiamo fatto insieme che per il cabaret. Poi Max è partito per una lunga tourneè teatrale e io per la prima volta ho pensato di provare a scrivere “per me stessa”. In quel periodo ho aperto il blog. La verità è che siamo stati in un periodo delicato della vita, quello in cui si cerca la propria strada, la propria affermazione professionale e, nel nostro caso, i primi successi un po’ più importanti sono arrivati contemporaneamente. Questo ci ha “distratti”, ci ha allontanati. Se ho sviluppato l’ironia e, addirittura, ho scoperto di possederne, è grazie a Max, agli anni trascorsi con lui nei cabaret, nelle serate di piazza, nei locali… “ Inutile che vada avanti a raccontare le tante cose che, mea culpa, mi sono presa la briga di raccontare alla giornalista. Nell’articolo sono finite frasi estrapolate dal contesto, commentini acidi spogliati dell’ironia con cui erano stati detti, frasi addirittura mai pronunciate (“Per anni ho scritto i suoi testi, mi rendo conto di aver sacrificato le mie ambizioni”…). E poi quel titolo. Ingiusto e antipatico. Insomma, da oggi in avanti, se la solita sgallettata di turno dichiarerà che lei parla solo della sua vita professionale, beh, prometto di ascoltarla in religioso silenzio mentre dichiara le solite menate, ovvero che s’è iscritta a una scuola di recitazione, che in estate andrà in America per studiare all’actor’s studio, che i calendari sono un passaggio della propria carriera, che ora è pronta per qualcosa di più, che lei stima tanto Fiorello e Simona Ventura, che sono sei mesi che non tromba. Lo giuro.

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