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Lo voglio gnocco!

Avete presente la polemica di qualche tempo fa sulla mercificazione del corpo femminile nata da un articolo del “Financial Times” in cui si citava, tra l’altro, la cartellonistica della Tim in cui Elisabetta Canalis copula in varie posizioni con un Motorola v3 ? Ecco. Preciso subito che io non trovo affatto che l’utilizzo della Canalis in vesti discinte per pubblicizzare una tariffa telefonica sia gratuito e strumentale. Lo giuro. Sono assolutamente convinta del fatto che nessuno, tanto meno un uomo, si lasci distrarre dalle grazie della signorina e non comprenda appieno l’informazione pubblicitaria. Non a caso, ho messo alla prova mio marito, gli ho chiesto: “In cosa consiste l’offerta “Tim-famiglia” pubblicizzata dalla Canalis?”e lui mi ha risposto senza alcuna esitazione :“Mi stai dicendo che, pagando, posso fare almeno quattro bambini con la Canalis?“. Inoltre non c’è giorno in cui non passi dall’uscita A di Fiumicino e non pensi a chissà quante donne si riconosceranno senz’altro in quell’immagine lì, l’immagine di una donna qualsiasi che fa una telefonata al commercialista col suo cellulare. Io per prima l’altra sera avevo trentasette di febbre, il bambino che disegnava il Guernica di Picasso con un pennarello viola su una parete della sala, la ceretta calda sulla gamba destra e il minestrone sul fuoco, e telefonavo all’elettricista in slip, top rosso, rossetto color fragola e nella comoda, praticatissima posizione del loto, così come ci appare Elisabetta nostra in tutti gli aeroporti italiani. E le tariffe, grazie a lei, le ho capite benissimo. Ogni volta che vedo la Canalis su un manifesto e rispondo al telefono ho almeno quindici scatti d’ira alla risposta e io e almeno cinque mie amiche ben piazzate avremmo già sottoscritto l’abbonamento Tim- tribù- di donne-che- avrebbero- voglia- di attaccare la signorina Canalis al ripetitore Tim del Monte Amiata durante una tempestra di fulmini. Insomma, i signori della Tim sappiano che la pubblicità funziona e che fa un sacco di simpatia alle donne. Devo dire che ad ogni modo, la polemica del Financial Times di quest’estate mi aveva lasciata piuttosto indifferente. Il giorno in cui l’ho letta su qualche nostro quotidiano accanto alle opinioni della sexy Melita Diavolita sui conflitti armati nel Darfur, devo aver pensato qualcosa del tipo “Sai che scoperta!” e mi sono messa a far altro. Poi è successo che il giorno dopo ho avuto il piacere di cenare in compagnia di una ragazza finlandese. Tra una chiacchiera e l’altra lei m’ha ricordato che il presidente della Repubblica finlandese si chiama Kaarina Halonen (eletta nel 2000 e rieletta nel 2006) ed io non ho potuto fare a meno di pensare che da noi una donna, tanto più se porta un nome vezzosetto come Karina, al massimo può essere Karina di “Uomini e donne”. La mia amica finlandese ha strabuzzato gli occhi quando le ho raccontato che in Italia esistono delle robe curiose denominate “quote rosa” e con un sorriso preoccupato, m’ha raccontato che anche in Finlandia esiste qualcosa di simile. Solo che sono “quote azzurre”, delle garanzie insomma, che determinati mestieri siano accessibili anche agli uomini. (quelli legati all’insegnamento, per esempio). Che nell’Europa del nord (Finlandia, Svezia, Danimarca, Olanda, Germania…) le donne hanno spazi e ruoli di grande rilievo e un mucchio di altre cose che in parte sapevo e in parte ignoravo completamente. Beh, per dirla con un soffuso e quanto mai azzeccato lirismo, dopo che ci siamo salutate e lei se n’è andata a prendere un aereo di una qualche compagnia finlandese in cui con ogni probabilità gli uomini distribuiscono salviettine rinfrescanti al limone e le donne guidano l’aereo chiacchierando tra di loro con i piedi smaltati di rosso sulla cloche, m’è salita un’incazzatura di quelle accecanti. E l’incazzatura mi dura da allora. Non solo perché ho scoperto che in alcuni paesi quali la Svezia, ad esempio, si sta ben attenti a non mortificare la donna in campagne promozionali in cui per pubblicizzare del silicone sigillante, per una simpatica associazione di idee, si ricorre a due chiappe siliconate da circa trent’anni o per fare lo spot di un’ acqua si ricorre alla bambina chiattona che chiede alla Chiabotto se a furia di ingurgitare ettolitri di Rocchetta, oltre a giocarsi un rene al compimento del non anno d’età, diventerà bella e alta come lei, ma perché io-di-certi-discorsetti-da-bar-non-ne-posso-più. Tutti lì a chiedersi, più o meno pubblicamente, se Rula Jebreal o Ilaria D’Amico stanno lì perché sono belle. Bene. Facciamo finta che siano SOLO belle. Allora qualcuno mi può dire cosa cacchio ci stanno a fare Carlo Conti o Francesco Giorgino che oltre a non avere guizzi d’intelligenza tali da passare alla storia dell’intrattenimento e del giornalismo, sono pure dei cessi? Se il dubbio è che ci siano donne che stanno lì solo per la loro avvenenza, allora mi si deve spiegare perché la tv italiana è piena di uomini che non solo sono palesemente incapaci o mediocri o al massimo sufficienti, ma oltretutto inguardabili. Bene. A questo punto, da donna, dico che la parità dovrebbe iniziare da questo. Loro si domandano se una sta lì perché è gnocca? Bene. Noi domandiamoci perché uno sta lì visto che non è gnocco. Non mi interessa neanche più se è bravo o no. Lo voglio gnocco. Voglio il tizio dello spot “Dolce e Gabbana” sul gozzo a Capri al posto di Puccio Corona al Tg Uno. Gabriel Garko a “Porta a Porta” al posto di Vespa. Raz Degan a Sanremo al posto di Baudo. Sergio Muniz a “Chi vuol esser milionario”. Luca Argentero sindaco di Roma e Scamarcio presidente del consiglio. E già che ci siamo, se quel cretino della Outdoor D&D non si affretta a tirar giù questo cartellone che propone uno spazio pubblicitario dalla cima del palazzo di fronte all’Olimpico che mi tocca vedere tutti i giorni nel mio consueto tragitto in macchina non senza smadonnare in salentino stretto, beh, giuro che con la scusa che devo andare a premiare il chihuhua di Paola Barale alla mostra canina di Desenzano sul Garda chiedo a Mastella un aereo di stato e mi schianto sul palazzo senza tanti complimenti. (lo spazio pubblicitario è disponibile come una qualsiasi sgallettata in bikini, capito la profondità del messaggio?) Oh. E mo’ una foto che strumentalizza il corpo maschile:

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