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La maledizione di Mirigliànon

Io lo sapevo. Non ho voluto dar retta a chi mi diceva che le mummie vanno lasciate in pace, che lord Carnarvon poche settimane dopo aver profanato la tomba di Tutankhamon è schiattato a seguito di una sincope fulminante. Imperterrita, ho continuato a fare battute su quell’uomo e ora eccomi qui, colpita in pieno dalla maledizione di Miriglianon. I fatti. Sabato la mia macchina ha cominciato improvvisamente a singhiozzare, poi s’è fermata di botto, poi è ripartita, poi il radiatore ha farfugliato qualcosa del tipo:“Dì a Nicoletta che la casa a New York piuttosto la lascio a Giucas Casella” e mi ha lasciata. Oggi, dalla Mercedes, mi arriva la telefonata di un tizio che ha più o meno il tono che doveva avere Piersilvio quando ha comunicato a Costanzo che non faceva più Buona Domenica: “Buongiorno. Ehm…(colpo di tosse)…ehm…(considerazioni sull’arrivo improvviso dell’autunno)…ehm…(riflessioni sull’impatto del buddismo sullo showbiz) e infine, come fosse l’informazione meno importante: “Ecco, devo darle una brutta notizia.”. “Guardi, che anche quest’anno Giletti fa l’Arena lo so già.”. “Non si tratta di questo, è una faccenda più grave.” “Mastella vuole la mia auto di cortesia per accompagnare la suocera al torneo di burraco?”. “Peggio.” “Esce il nuovo libro di Carlo Rossella?” “Ora non esageri. E’ che il danno ammonta a 5.300 euro più 1.400 euro di manodopera.”. “Cioè, mi faccia capire, nel sollevarla per guardare il motore ha ceduto il braccio meccanico e s’è schiantata sedici piani più sotto?”. “No, noi della Mercedes non abbiamo colpe. Il problema l’ha creato la pompa di benzina in cui ha fatto rifornimento. Le hanno messo del carburante impuro.”. “Mi scusi, 5.300 euro di danno e lei la benzina me la chiama impura? Io Paris Hilton la chiamo zoccola, non impura, per cui facciamo che qui si parla come si mangia. Cosa cacchio mi hanno messo nel serbatoio?” “Venga qui in via Salaria che glielo mostro.” Esco di casa non prima di aver preso in considerazione nuovi mezzi di locomozione per muoversi agilmente in città, ovvero attaccarmi alla coda di una pantegana e fare scii d’acqua nel Tevere, spostarmi solo di notte attaccandomi furtivamente al camion della nettezza urbana o piazzarmi davanti a un falò a Tor di Quinto e chiedere un passaggio in centro al primo portavoce che s’accosta. Il tizio mi porta in officina e la prima cosa che noto è che un meccanico dorme con la bolla al naso all’interno di una macchina identica alla mia, per cui domando al tizio se nei 1400 euro di manodopera sono compresi anche la termocoperta e la borsa dell’acqua calda per i meccanici affaticati dal troppo lavoro. Poi raggiungo finalmente la mia adorata classe A e allungo la mano per prendere una bottiglietta posata lì a fianco. “Posso bere un po’ di Fanta?”. “Signorì, quella nun è fanta, è er gasolio fracico che avemo trovato ner serbatoio della sua macchina!”. In pratica, il signor Agip mi ha erogato 22 litri di una miscela che alla prima diagnosi sembrerebbe essere gin lemon, piscio di ippopotamo e sudore di Paolo Bonolis divisi in parti uguali. Ora, a parte il fatto che abbiamo finalmente capito il perché il prezzo della benzina sale vertiginosamente (le vesciche degli ippopotami non riescono a soddisfare la domanda), a parte l’augurarmi che tutte le petroliere Agip comincino a tirar su dalle viscere della terra muco nasale, a parte sperare che la prossima trivella che piantano in mare sbuchi nei giardini vaticani e inizino le nuove crociate per radere al suolo le stazioni Agip e costruirci sopra dei chioschi per hot dog, ecco, mi domando se sia mai possibile una cosa del genere. Mi rispondono che non solo è possibile ma è anche abbastanza frequente. Che bisognerebbe sempre far benzina col serbatoio quasi pieno così l’eventuale benzina sporca si diluisce. (il che è come dire che al pub la sera bisognerebbe presentarsi con un boccale di birra già mezzo pieno perchè male che vada il wc net che ti mettono nel bicchiere sarà diluito con la birra portata da casa). E che, udite udite, se il benzinaio non ha avuto altri reclami e io sono l’unica coglionazza del caso, è pure difficile che il signor Agip mi creda e, dunque, mi rimborsi. Ebbene sì, sono l’unica coglionazza del caso, a quanto pare. Bene, se da domani girando per Roma vi capita di vedere una in monopattino che lancia anatemi in greco antico e implora il perdono del patron Mirigliani sacrificando giovani bovini sotto i manifesti Cotonella sparsi per la città, beh, quella sono io.

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