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Buon Natale (in clamoroso ritardo)

Tra gli eventi strani che mi sono capitati in questo Natale, va inserito a pieno titolo il coma vigile della mia linea fastweb, per cui approfittando del “3com” di qualche mio ignaro vicino di casa a cui mi sono attaccata spudoratamente, vi faccio gli auguri ricicciando fuori come ogni santo Natale il mio pezzo sui personaggi natalizi: Se siete tra i tanti che trascorreranno la vigilia di Natale in famiglia, ecco a voi un breve ritratto delle figure tipo che, immancabilmente, vi ritroverete intorno: a) La nonna ingenua. E’ la nonna che, in base ad un preciso accordo tra parenti, deve essere tenuta all’oscuro di tutte le vicende familiari che possano in qualche modo turbarla, per cui la si sentirà candidamente domandare al nipote più grande: “Stella della nonna, mamma mi ha detto che non esci mai, possibile che non trovi una fidanzatina?” ignorando il fatto che “la stella della nonna” non esce mai perché da sei Natali circa è agli arresti domiciliari per spaccio e detenzione. b) La zia taccagna. E’ colei che tutti i santi Natali si presenta con la confezione di datteri che, notoriamente, non apre mai nessuno. Quando avrete accumulato la quindicesima scatola di datteri nella dispensa, un parente si offrirà di spiegarle gentilmente che , in base ad un attento studio delle sacre scritture, si è stabilito che gli ultimi individui ad aver consumato dei datteri sono Gesù di Nazareth e l’apostolo Pietro lungo le rive del fiume Giordano in Palestina. La zia comprenderà perfettamente il messaggio lanciatole e l’anno successivo si presenterà con i fichi secchi. c) Il bambino ammaestrato. E’ il bambino che a sei anni è già costretto a portare un gilet con i rombi che troverebbe antiquato anche Antonio Lubrano, dipinto dai genitori come “piccolo prodigio” e “primo della classe”, il quale dopo aver mostrato l’attestato di conseguimento di un master in letteratura medievale, comincerà a recitare con aria saccente la seguente poesia natalizia: “E’ Natale è Natale! L’angioletto ha messo l’ale!”. d) L’adolescente insofferente. E’ il nipote sedicenne che smania per uscire con gli amici e che alle nove di sera chiede insistentemente di scartare i regali. Generalmente, nella fretta, scarta il regalo destinato al nipote di quattro anni, per cui lo si vedrà ringraziare in tutta fretta i nonni paterni per la “Barbie pattinatrice” e dileguarsi alla velocità della luce. Per la stessa ragione , dopo un’ora circa, si noterà il nipotino di quattro anni avviarsi in cameretta e sostituire il poster di “Lupo Lucio” della Melevisione con quello di Pamela Anderson in perizoma. e) Lo zio invadente. E’ quello zio che manifesta l’affetto per i nipoti tramite buffetti sulle guance che hanno la delicatezza della pressa sfasciacarrozze . Come ogni anno, al suo arrivo, i nipoti faranno dichiarazioni altamente minatorie quali: “Se s’avvicina gli tiro un Re Magio Capodimonte da otto etti!” ma , alla fine, cadranno vittima del solito rituale ed i conseguenti ematomi perdureranno fino all’Epifania. f) Il parente fortunato. E’ un parente dall’aria innocua (generalmente una zia vedova o zitella) dotato di una fortuna al gioco clamorosa. Tanto per intenderci, è colui che a tombola investe un massimo di cinquanta centesimi per l’acquisto di una sola cartella e con quella riesce a realizzare ambo, terno, quaterna, cinquina e tombola , tanto che dopo un po’ esaurirà le semplici lenticchie e comincerà a segnare i numeri col farro perlato, il grano saraceno e, in casi eccezionali, con i gemelli della giacca del vicino di posto. Questo fatto provocherà negli altri parenti dapprima una leggera insofferenza, poi moti di rabbia ed infine veri e propri tentativi di eliminazione fisica mediante offerte di torrone farcito con rhum, nocciole e bulloni in acciaio autoperforanti. Inutile qualsiasi tentativo di far girare la fortuna in un’altra direzione. Anche quando colui che estrae i numeri, esasperato, fingerà di pescare dal bussolotto il novantotto ed il quattro e mezzo, il soggetto in questione metterà la sua lenticchia sulla cartella. Altrettanto inutile impedirgli di giocare rifiutandosi di vendergli le cartelle. Usciranno in sequenza i numeri del suo passaporto e realizzerà una cinquina secca anche con quello.

“E’ una persona serissima!”

Della telefonata di Berlusca a Saccà vorrei sottolineare tre cose rispetto alle quali la raccomandazione dell’attricetta Elena Russo è peccato veniale. La prima: perchè la segretaria di Berlusconi parla come una dell’144? La seconda: possibile che un uomo fatto come Saccà possa toccare dei picchi di leccaculismo che nemmeno io quando ho dovuto convincere il tecnico della caldaia a venire a casa mia il giorno di Pasqua? Terzo: “Presidente, non glielo dico per PIANGERIA!” . Piangeria? Audio della prima telefonata Audio della seconda telefonata

Dicheno

Da “Chi”: Lui è cattolico e apostolico. Lei agnostica. Lui per amore di lei non ha ancora fatto battezzare la loro figlia e men che meno battezzerà quella che sta arrivando. Se la gente sapesse… ( a me questa volta pare facile…)

Proteste da camionisti

Ci sono giorni in cui adoro essere una donna. Intendo dire quel tipo di donna che alla prima occhiata, quel diffuso tipo di uomini cerebralmente evoluti quanto un cetriolo di mare, giudicano sicuramente cretina o sottomessa o molle. Una, insomma, a cui quel tipo d’uomo pensa di potersi permettere di dire qualsiasi cosa rimenendo impunito perchè tanto, quelle come me, al massimo se la prendono perchè s’è spezzato il tacco 12 o perchè il pechinese di Paris Hilton ha il cimurro. Confesso che io in questa faccenda qui, che poi è un misto di pregiudizio, maschilismo, ignoranza e stupidità, c’ho sempre sguazzato. E stamattina è stata una di quelle mattine in cui, come dicevo, ho adorato essere quel tipo di donna. L’occasione per spiegare a una piccola fetta di cetrioli di mare come sia imprudente fidarsi dell’apparenza, me l’ha fornita lo sciopero dei tir e, in modo particolare, la mancanza di benzina. Diciamocelo. Questa sommossa, nei fatti, è una roba da maschi. Maschi (quasi tutti almeno) sono i camionisti che organizzano presidi sulle autostrade, maschi sono quelli che bivaccano di notte negli autogrill e ai caselli, maschi sono i tassisti e gli autisti che avvertono maggiormente il disagio della mancanza di carburante e dunque sono quasi tutti maschi anche quelli che si mettono in fila ai pochi distributori che possiedono ancora qualche goccia del prezioso liquido. Stamattina sono uscita per andare nella mia banca che si trova sull’Aurelia e visto che ero di strada ho pensato bene di fermarmi a fare colazione al Mac Donald’s che si trova in un’ area al cui interno c’è un distributore Agip. A circa un chilometro dalla mia meta, lo scenario era questo: nella corsia preferenziale c’era una montagna sovrumana di macchine incolonnate e incastrate tra loro in tutte le posizioni possibili del kamasutra automobilistico. Per un attimo ho creduto di essere in una scena apocalittica di “Deep impact”. Mi sono detta: “Stamattina Napolitano deve aver annunciato ai romani che un meteorite si abbatterà sul teatro Parioli e stanno andando tutti a festeggiare ai Castelli”. In realtà erano tutti in fila per fare benzina. Ora, nonostante io abbia il serbatoio mezzo vuoto, piuttosto che starmene due ore a smadonnare sull’Aurelia, in caso di necessità sono pronta a versare nel serbatoio della mia Classe A mezzo litro di tonico Sisley con estratti di resina di sequoia e con quello che costa pretendo pure che non solo me la faccia partire ma che le faccia fare un paio di evoluzioni in aria. Per farla breve, sono andata dritta superando la fila, ho messo la freccia in direzione del Mac Donald’s e mi sono fermata in attesa che qualcuno mi facesse girare. E qui è accaduto l’impensabile: un tizio che aveva l’aria di essere un autista appartenente alla nota categoria “trucido abbrutito da anni di traffico e rustichelle” e che portava giacca e cravatta come Alda D’Eusanio potrebbe portare un tailleur Chanel, scende dalla macchina e mi si avvicina esclamando irritato ma con tono di voce normale: “Scusi, deve rispettare la fila!”. Io abbasso leggermente il finestrino per spiegargli che non devo fare benzina ma solo consumare una colazione, lui mi si para davanti, sbircia dal finestrino e dopo aver contato mentalmenete il numero di cuciture della mia minigonna, aver stabilito che le mia calze devono essere Omsa all’incirca venti denari e aver sommato la circonferenza della mia tetta destra per quella della mia tetta sinistra moltiplicando il tutto per 3,14, ha deciso che lo “Scusi, deve rispettare la fila!” poteva tranquillamente diventare altro. Più precisamente, questo: “Ahò, anvedi questa. Ah bella ma che te credi che ce l’hai solo te e perciò noi semo cojoni che se famo la fila e famo passà una solo perchè stamo a sperà che ce la dà?”. A quel punto provo a replicare con estrema civiltà ed educazione anche se il poveretto non lo sa ma la parte inferiore del mio corpo si è già ricoperta di squame verdastre e i miei piedi sono lame rotanti, solo che lui non mi dà neppure il tempo di fiatare perchè comincia a battere i pugni sul vetro esclamando cose che voi umani potete anche immaginare se v’è mai capitato di assistere a una discussione tra Calderoli e Er Pecora su chi sia più dotato tra i due. Bene. Ho aspettato che finisse. Sono rimasta muta come un pesce e approfittando della gentilezza di un automobilista che mi ha lasciato lo spazio per passare ho parcheggiato la macchina vicino alla fila. Sono scesa e con una falcata lenta e elegantissima che nulla lasciava presagire, ho raggiunto l’uomo di Neanderthal che era ancora fuori dall’abitacolo. Signori, credetemi. Quando l’australopiteco m’ha vista ha fatto la faccia di Anthony Hopkins quando Joe Black gli rivela di essere la Morte e di aver messo le tende a casa sua non solo per scroccare cene e trombarsi la figlia, ma per scortarlo nell’allegro viaggetto al cimitero. Fotogramma successivo: il venti per cento degli automobilisti alla mia destra estrae dal cruscotto Coca Cola media e popcorn, un trenta per cento di automobilisti scende dalla macchina e si infila la sciarpa della Roma sparando in aria un paio di raudi e l’altro cinquanta per cento cede il suo pieno in cambio di biglietti per la tribuna d’onore. Quando il pubblico s’è sistemato, la mia metamorfosi in Carrie lo sguardo di Satana è completata e dico al tizio una serie di insulti che si potrebbero catalogare in quattro precise categorie: a) Genealogici. Ovvero epiteti e buone parole estese a tutta la sua generazione fino al nono grado di parentela zii emigranti e cugini iscritti nelle liste dell’udeur compresi. b) Coprofili. In confronto quello che ha detto Daniele Luttazzi di Giuliano Ferrara potrebbe essere recitato da papa Ratzinger nell’angelus domenicale. c) Femministi. Credo che la cosa più carina a cui ho paragonato i maschi della sua specie siano le sacche di grasso liquido che avanzano dopo una liposuzione. d) Casuali. Credo di aver incollato il meglio di Sgarbi al peggio di Alessandra Mussolini con delle preziose citazioni estratte da “Natale in India” non mancando di parafrasare il succo della telefonata che Veronica ha fatto a Silvio dopo le foto con le fanciulle in grembo. Ilarità generale. Il gorilla era tramortito dall’effetto sorpresa. Vedendo che tutti i casuali testimoni sghignazzavano, ha deciso che forse era il caso di scusarsi. E siccome io in fondo sono una signora e la collera va arginata e va bene lo sfogo ma poi bisogna cercare il dialogo e capita a tutti di perdere la testa e il perdono è una gran bella cosa, gli ho detto “Ma vaffanculo!” e sono andata a mangiare il mio muffin. Col sorriso stampato sulle labbra. Queste sono proteste da camionisti, altro che due file al casello.

Silvio copywriter

E’ mio dovere segnalare l’esistenza di uno spot di Allianz contenente un chiaro MESSAGGIO SUBLIMINALE: la creatura animata che interpreta il ruolo del vecchietto in pensione è Romano Prodi a braccetto col la moglie Flavia. E’ lui, non si discute.

Avviso

Domani, lunedì 10 dicembre, sarò ospite di “Dodicesimo round”, il programma condotto da Paolo Martini su Rai Due che va in onda dopo mezzanotte. Gli intervistati della serata saranno Manuela Villa e Maurizia Paradiso. Aggiornamento: non ci sarò per ragioni altamente ideologiche. Hanno soppresso il mio volo per Milano causa nebbia.