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Sanremo (seconda puntata)

Inutile girarci intorno. La causa principale del crollo degli ascolti del Festival non va ricercata né nelle lungaggini di scaletta né nello scarso appeal delle vallette. Il problema, serio e preoccupante, è che in questa edizione manca La Polemica. Non uno screzio, non una controversia, non uno scazzo fatto bene. Non succede niente. C’hanno provato con la storiella del festival di sinistra ma qui la cosa più di sinistra che s’è vista è la kefia con cui Max Gazzè ha cercato di strozzare il suo parrucchiere, hanno tentato con la polemica sulla canzone a sfondo omosessuale della Tatangelo ma onestamente il testo de “Il coccodrillo come fa?” ha dei passaggi più forti, hanno puntato tutto sul tipo che minacciava di buttarsi dal tetto ma l’unico che se l’è filato è Michele Cucuzza e solo per chiedergli se finito lì poteva sistemare pure l’antenna del suo condominio. Insomma, un disastro. E lo è a tal punto che per tutta la giornata di ieri Pippo ha cercato pretesti per far litigare qualcuno. In mattinata è andato da Andrea Osvart e le ha riferito che Arturo Brachetti, dopo la sua performance della prima sera, avrebbe detto: “Vabbè che sono un trasformista ma io qui faccio prima a trasformà un sipario in un treno a vapore che questa in una conduttrice!”. E ora, le attesissime pagelle della serata: Mario Venuti: 7. La canzone è bella e la sua voce è interessante, nulla da dire. Sulla sua presenza scenica invece avrei delle lievi perplessità. Durante la sua esibizione il cameraman ha inquadrato per mezz’ora una violinista bionda sulla destra, poi gli hanno spiegato che Venuti era quello al centro sul palco e ha fatto un primo piano molto intenso alla fioriera coi tulipani, infine, sull’acuto finale, Vince Tempera ha fatto irruzione sul palco e gli ha detto : “Ah Vialli, ma te che ci lavori a Sky: la D’Amico è bona come sembra?”. Bianca Guaccero: 7. Nonostante le abbiano messo le scarpe col cinturino alla caviglia che mozzerebbero le gambe pure a un cestista di colore, nonostante l’abbiano vestita come Willy l’amico dell’Ape Maia, nonostante infine l’abbiano infilata in un abito a fiorelloni il cui tessuto era stato precedentemente scartato per gli ombrelloni dello stabilimento “Pino a ‘mmare” a Torvaianica, la ragazza è bella e sul palco fa la sua figura, non si può negare. Restano però da capire alcune cose: perché se lei sa cantare l’hanno fatta cantare in playback mentre la Osvart che canta come Flavia Vento dopo aver fumato il crack, l’hanno fatta cantare dal vivo? Secondo quesito: visto che cantava leggermente fuori-sincrono, le hanno spiegato che era il momento della canzone e non quello della poesia in pugliese stretto? Infine: Pippo Baudo, con l’aria tronfia dell’ineguagliabile pigmalione, ha raccontato che ha scoperto Bianca quando aveva quattordici anni. Della serie: “non te l’ho fatta sudare per niente ‘st’occasione, cara la mia sciacquetta”. Pare che per la prossima edizione del festival Pippo abbia pensato che sarebbe perfetta per affiancarlo la tabaccaia che gli vendeva le stecche di liquirizia nel dopoguerra tanto che non vede l’ora di recarsi all’ossario comune di Militello per comunicarle che anche per lei è arrivata la grande occasione. Piccola parentesi: se la tipa ridice che è di Bitonto ed è fiera delle sue radici la picchio col bastone di Zaccagnini. Amedeo Minghi: 4. indossava lo stesso giubbino di pelle che aveva Lenny Kravitz ieri sera sul palco, che poi praticamente come effetto visivo è come trovarsi davanti Sircana fasciato in una tutina Dimensione Danza di Kledy. Ma poi mi domando: perché il maglione di lana caprina a collo alto con sopra il giubbotto da motociclista? Come è arrivato a Sanremo quest’uomo? Da Civitavecchia a bordo di un peschereccio e poi l’ultimo tratto dal porto all’Ariston l’ha fatto in moto? Giò di Tonno e Lola Ponce: 5. Lei, inguainata in un abito di pelle aderentissimo fatto realizzare dal fidanzato che è niente popò di meno che il signor Belstaff, ha un tasso di gradimento in sala stampa che anche se decidesse di dettare con Solange le darebbero comunque il massimo dei voti. Non si ascoltava un pezzo di rottura come questo dal tempo dei Jalisse. Sonhora: 4. Già ribattezzati Paolo e Chiaro, i due rischiano seriamente di morire incompresi come Joyce perché troppo complessi e all’avanguardia. Si mettono l’acca nel nome per fare gli originali e poi si presentano al Festival con una canzone che si intitola “L’amore”. Si attendono con trepidazione i loro nuovi singoli “il mare”, “il tramonto”, “meno tasse” e “Venezia è bella ma non ci vivrei”. Gianluca Grignani: 7. Ha cantato “Cammina nel sole” e, visto il tema, il trench imbottito se lo poteva pure togliere. Se camminava per i fiordi norvegesi cosa si metteva? Una pelliccia mongola? Comunque la canzone non è male e lui, per completare il giudizio con una valutazione strettamente tecnica sulla sua esibizione, è sempre bono come il pane. Jacopo Troiani 5. Dopo aver visto questo vecchietto di diciassette anni che è un mezzo incrocio tra Luis Miguel e Cristiano De Andrè a dodici anni doppiato da Gollum del Signore degli anelli con indosso un maglioncino di filo che l’ultima volta è stato visto sulle spalle di Adriano Panatta a passeggio per Porto Cervo, l’Inps ha fatto sapere che da settembre gli passerà la minima. Mietta: 6. Sorvolerei sulla canzone che tanto non passerà alla storia della musica, per sottolineare un fatto ben più significativo. Ha detto a Chiambretti che per paura di volare ha rifiutato un film con James Bond. Sì certo, pure io per paura di prendere il raffreddore ho rifiutato il ruolo da protagonista in “Titanic”. Rosario Morisco: 5. Dice che sulle montagne dell’Afghanistan aveva sempre la chitarra con sé. Visto come la suona la domanda sorge spontanea: ci nascondeva i kalashnikov? Loredana Bertè: 7. Diciamocelo: della sua canzone non fregava niente a nessuno. Eravamo tutti lì a dire : “Chissà ora cosa combina questa” ma ahimè, tutto sommato, la sua follia è stata abbastanza contenuta. Lo confesso: io fossi stata Brachetti avrei piazzato una bella gabbia a centro palco, l’avrei chiusa dentro con Tricarico e poi vediamo che succede. Toccante la sua dichiarazione “La musica affratella i popoli” che ha pronunciato proprio un attimo prima di sfanculare il microfonista e di dare un calcio nelle palle a Peppe Vessicchio. Little Tony: 7. Attenzione perché sto per ammettere due cose che non avrei mai pensato di dire neppure sotto minaccia di bere un thè al polonio versato in tazza da Alessia Fabiani : Little Tony non solo ha una canzone decente ma mi s’è pure infighito come neanche Cristina Parodi negli ultimi tre anni. Sarà il famoso effetto Sanremo? Starò impazzendo pure io? Andrò via di qua conciata da sosia di Liz Taylor? Alla prossima. p.s. Se non ci sono i voti a Cammariere e Tiromancino è perchè dopo le prime tre note delle loro canzoni mi sono andata a prendere un caffè sulla fiducia. Sosteniamoli.

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