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MILANO E ROMA: DUE CITTA’ “DIVERSE”

L’amico Fabio mi ha mandato via mail un’estensione al mio pezzo sulle differenze tra Roma e Milano, ovvero le differenze tra i gay milanesi e i gay romani. Eccole: A Milano tutti i locali trendy sono pieni di ragazzi gay che si divertono. A Roma gli unici locali trandy sono gay, ma pieni di ragazzi etero che si divertono con le amiche dei gay. A Milano tutti i ragazzi gay vestono all’ultima moda. A Roma tutti i ragazzi gay vestono all’ultima moda arrivata in città: quella di 5 anni fa! A Milano tutti i ragazzi gay sotto i 25 anni cantano l’ultima canzone della Tatangelo. A Roma, tutti i ragazzi gay sotto i 25 anni cantano l’ultima canzone della Tatangelo. Il cattivo gusto non conosce confini. (CHE MAAAALE C’E’ SE AMI UN ALTRO COME TEEEE!) A Milano, i ragazzi gay che vogliono incontri sessuali fugaci e senza impegno vanno nei parchetti di notte. A Roma i ragazzi gay che vogliono incontri sessuali fugaci e senza impegno vanno nei parchetti di notte, ma non si cacano sotto dal freddo e non rischiano di perdersi nella nebbia. A Milano tutti i ragazzi sono eleganti e molto chic, tanto che spesso non si nota la differenza tra gay ed etero. A Roma la differenza tra gay ed etero fortunatamente si vede, ma tanti ragazzetti etero (curiosi?) le differenze le apprezzano, eccome!

Coccodrillo

A noi Anna piace ricordarla così: con il suo naso a patata, con le sue tette rispettabilissime, con le sue sopracciglia alla Bergomi, col suo colorito pallido, col lupetto nero. Con la sua tenera “A” in argento dal romantico significato “Adesso me rifaccio tutta”. Ciao Anna. Ci manchi tanto. (io questa qui che dice di chiamarsi Tatangelo non la conosco)

Roma e Milano: le differenze

Visto che ormai per più di una ragione trascorro metà settimana a Roma e metà settimana a Milano, eccovi una lista delle prime, sostanziali differenze tra le due città: – a Roma, nella hall dell’hotel Plaza, capita di sentire Radio Dimensione Suono in filodiffusione. A Milano c’è la musica lounge anche dal pizzicarolo sotto casa. – Il milanese ha un concetto molto personale e relativo delle distanze. Se vi dice con aria preoccupata: “Accidenti, dobbiamo andare dall’altra parte di Milano!”, vi porterà a destinazione in massimo venti minuti. E sbuffando. Se un romano vi dice: “Aho’, dobbiamo andare dall’altra parte di Roma!” e sono le undici della mattina ci vorrà un’ora e un quarto, se sono le sette della mattina ci vorranno due ore, se sono le sei del pomeriggio la tabella di marcia prevede una notte in un qualsiasi Motel Agip sul raccordo anulare. – a Milano, durante le pause pranzo, al tavolino a fianco sentirete parole come “marketing” “conference call” “planning” “account manager” “forecasting”. A Roma, durante le pause pranzo sentirete dire: “Totti” ” ‘Tacci de Veltroni” “Totti” ” ‘Tacci de Lotito” “Totti” ” ‘Tacci dell’arbitri” “Totti” o anche argomenti che esulano dal pallone quali: “Tacci de ‘sti zingari nun se ne po’ più”. – a Milano si chiama “brunch”. A Roma è , semplicemente “S’annamo a magnà quarcosa?”. A Milano si chiama “Aperitivo”. A Roma è, semplicemente: “Annamo a bere quarcosa?”. A Milano è “brieffare”, a Roma “Se vedemo così te spiego”, a Milano una cena è “easy”, a Roma è “Viè vestito come cazzo te pare”, a Milano è “sabato vado a cena con la mia ragazza di default”, a Roma è “Sabato vado a cena con la mia ragazza du cojoni”, a Milano una festa ha il suo mood e la gente è stilosa, a Roma una festa ha i suoi imbucati e se a una ragazza dici “Come sei stilosa!” ti risponde “Stilosa sarà tu sorella”. – a Milano vai nei negozi tipo “Hi-Tech” e ci trovi le coppiette di anziani che maneggiano con disinvoltura oggetti di design e cavatappi di Alessi. A Roma la coppietta di anziani la trovi a Mondo Convenienza con la signora che dopo aver aperto un cassettone sotto al divano letto non riesce più a richiuderlo e chiama il genero terrorizzata all’idea che il caporeparto le possa fare un cazziatone pubblico. – a Milano, di norma, al ristorante gli orientali sono in giacca e cravatta a discutere d’affari con una bottiglia di vino da cento euro sul tavolo. A Roma, di norma, se c’è un orientale in un ristorante o sei al cinese o ti lascia un accendino a forma di ranocchio sul tavolo. – a Milano è sempre la settimana di qualcosa. Della moda, del mobile, del design, delle nuove tecnologie, della mutanda sgambata, del cucchiaio da polenta. A Roma niente che abbia a che fare col lavoro o col commercio dura più di tre giorni. Se qualcosa ne dura sette avrà a che fare col cibo o con la beneficenza o col calcio e in quel caso, per dare l’idea di fatica, sarà comunque denominata “maratona” (culinaria, di solidarietà, di festeggiamenti da scudetto) . – a Milano la gente si incontra casualmente per strada o nei locali. Si saluta. Si riconosce. A Roma se vai in giro e incontri uno che conosci fai domanda alla commissione vaticana per avviare le procedure per il riconoscimento del miracolo. – per i milanesi un furgoncino fermo al semaforo è traffico. Per il romano un tir ribaltato ad un incrocio con sette volanti della polizia, due camion dei pompieri a spegnere il fuoco e quindici veicoli coinvolti in un tamponamento con sei feriti gravi è, notoriamente, strada sgombra. – a Milano il venerdì partono tutti. La città si svuota. A Roma, nel weekend, quelli che vivono nei quartieri popolari provano ad andare in gita al centro ma ci sono i varchi e non riescono a entrare nel cuore della capitale. I benestanti provano a andare all’Argentario o a Sabaudia ma restano in coda sulla Pontina o a Torrimpietra per cui non riescono a uscire dalla capitale. Morale della favola: il venerdì Roma è stracolma di romani incazzati neri. – per un milanese, se in un quartiere ci sono almeno due palazzi che non somiglino al quartier generale della Cia, quello è un quartiere bellissimo. Il romano generalmente lascia al milanese la pia illusione che sia così. – A Milano il tuo fidanzato ha almeno una ex fidanzata modella. A Roma il tuo fidanzato ha almeno una ex che lavorava al Bagaglino in qualità di ballerina di fila. A Milano la tua fidanzata ha almeno un ex che lavorava in pubblicità. A Roma la tua fidanzata ha almeno un ex che faceva il pony express, il Carramba Boy o il figurante a Piazza Grande. Lista in continuo aggiornamento. Alla prossima.

Le tue cose alla spina

Grazie alla provvidenziale segnalazione di Ellcrys scopro che da un po’ esiste in commercio una valida alternativa all’assorbente femminile usa e getta (interno o esterno che sia). La genialata si chiama Mooncup ed è una coppetta in silicone che per dirla in maniera semplice si infila su per la grotta delle meraviglie e raccoglie il flusso mestruale. Bisogna solo ricordarsi di svuotare l’imbuto quelle tre-quattro volte al giorno. Ora, a parte l’idea repellente di avere quella roba lì in corpo e il pensiero che in quei giorni una donna diventi una specie di frigorifero che goccia sotto al quale piazzare la bacinella per raccogliere l’acqua, mi facevo un paio di domande: – ‘sto sangue raccolto con tutta questa cura, poi che faccio, lo do all’Avis, ci annaffio il ficus, lo spaccio per succo di pomodoro e lo rifilo agli ospiti? – se io mi sdraio con ‘sta coppetta in corpo, che succede, esce tutto? Poi mi rialzo e va di nuovo tutto al suo posto? E se vado a correre cosa devo immaginare che succeda là dentro? L’effetto calice di spumante sulla lavatrice nella fase centrifuga? – esistono vari formati a seconda dell’intensità del flusso? Che so, nei primi giorni c’è la coppetta versione birra media e per la fine del ciclo è a disposizione la versione bicchierino da vodka? – della serie “le domande che non ti sei mai fatta” scopro che “Mooncup” ha le sue ragioni ecologiche d’esistere, visto che una donna, nella sua vita fertile, consuma diecimila assorbenti e un assorbente impega in media 500 anni a biodegradarsi. Viene da pensare che se nel napoletano tutte le donne mestruate usassero mooncup le strade sarebbero molto più sgombre di rifiuti. Certo, a furia di svuotare coppette nel water il golfo di Napoli sarebbe color succo di ciliegia ma non è il caso di formalizzarsi. Pensateci. Un video molto tecnico sulla questione “Tampax o Mooncup”?

Johnny certe cose non le fa. Spero.

Facciamo un patto. Io vi dico una cosa e se la cosa è vera da domani mi incoronate regina incontrastata dei blog, del gossip, della cronaca, dell’informazione e del cazzeggio mondiale. Se la faccenda risulterà essere una bufala colossale voi farete gli gnorri e quando qualcuno vi domanderà : “Ma Selvaggia non aveva scritto sul blog che quel tizio ha lasciato quella tizia per quell’altra tizia mentre quei due continuano a stare insieme felici e contenti?” voi giurerete sulle autoreggenti della Brambilla che non avete mai letto nulla del genere su questo blog e che al massimo certe bufale le può dire Sandro Mayer. Allora. Le cose stanno così. Johnny Depp avrebbe lasciato Vanessa Paradis per Keira Knightley. Ripeto: Johnny Depp avrebbe lasciato Vanessa Paradis per Keira Knightley. Sì lo so che vi starete chiedendo “E mo’ questa come lo sa? Cesare Lanza ha un ruolo ne “I pirati dei Caraibi 4″ e divenuto confidente del sor Johnny ha spifferato tutto a Selvaggia dietro le quinte dell’ultima puntata di Buona domenica?”. No. Diciamo che è una fonte casuale che per il suo lavoro e il suo grado di affidabilità potrebbe pure dire la verità. E comunque mettiamola così: nonostante se fosse vero potrei raccontare ai miei nipotini che l’ho detto prima io del “The sun” e de “La vita in diretta”, la titolare spera vivamente che la notizia sia una bufala, che Johnny non abbia mollato Vanessa per quella tizia sciapetta (che per la verità è sciapetta e rinsecchita come la moglie e tutte le sue ex per cui è tutto molto credibile), che Johnny sia ancora nella sua casetta in provenza con Vanessa e prole a raccogliere margherite, che Johnny sia sempre il pirata con le pantole, il maledetto affidabile, quell’uomo ideale che tutte sogniamo. ( e se così fosse mi toccherebbe pure ritoccare la mia personale classifica degli uomini più belli del mondo stilata lo scorso anno per il mensile “Max” in cui Johnny occupava il primo posto per le motivazioni che potete andarvi a rileggere).

Plagio?

E visto che siamo nel periodo “caccia al plagio”, mi segnalano un’impressionante somiglianza tra la canzone di Tiziano Ferro “Stop! Dimentica” e “One word” di Kelly Osbourne. Per la cronaca, quella di Kelly è di un anno prima. Ascoltate “One word” e giudicate voi. Ma mi raccomando , sentitela tutta perchè la somiglianza diventa davvero sospetta dopo un minuto di ascolto:

Festival di Sanremo (quarta serata)

Sappiatelo. Per trovare qualche spunto valido per commentare la scoppiettante serata di ieri sera i giornalisti presenti in sala stampa hanno, nell’ordine, adottato i seguenti escamotage: a) Hanno fatto girare tra le postazioni una canna d’erba. b) Una volta esaurito il jolly “intervisto un cantante o un cantante escluso o un cantante vecchia gloria così riempio la pagina”, hanno cominciato a intervistarsi tra di loro per cui s’è sentito Gabriele Parpiglia di Chi chiedere a Sabrina Bonalumi di Gente: “Di che segno sei?” e Toni Jop de L’unità domandare a Aldo De Luca de Il messaggero cosa ne pensa di Windows Vista. c) Hanno chiamato i direttori delle rispettive testate dicendo che hanno un’influenza terribile e che gliel’ ha attaccata un altro malato credibilissimo: Pippo Baudo. Sull’esibizione di Jovanotti c’è, grazie al cielo, qualcosa da dire: ora, premetto che per quel che mi riguarda Lorenzo potrebbe presentarsi sul palco con una cover de Le tagliatelle di nonna Pina con Ben Harper che l’accompagna battendo la cucchiarella sul pentolone da polenta e a me andrebbe bene comunque, però il mio ruolo di cronista mi impone uno sputo di obiettività. Se l’album di Giorgia che l’ha preceduto si intitola Stonata il suo, per una questione di giustizia universale, doveva intitolarsi “Se Giorgia è stonata io canto come un gatto rimasto chiuso in mezzo alla porta dell’ascensore”. Comunque, ad accompagnarlo c’era Ben Harper con un maglioncino a rombi prelevato direttamente dalla collezione autunno-inverno “Raffaello Tonon al battesimo della nipote” il quale, pace all’anima sua, come raccontato da Jovanotti, è arrivato direttamente dagli Stati Uniti per suonare all’Ariston. Ora, io mi domando: ma gliel’hanno detto che la sera prima al posto suo c’era Minghi e che per giunta Amedeo c’è venuto da Roma senza jet leg e cavoli vari? Piccola parentesi su una cosa che m’era sfuggita sui duetti di giovedì sera: la bella e buona Annalisa Minetti non ci vede e vabbè, lo sappiamo. Il punto è: vista la sesta misura che le ha fatto sul davanti, non ci vede manco il suo chirurgo estetico o sbaglio? E sempre a proposito di davanzali. Vabbè che dopo l’arrivo della Tatangelo, misteriosamente, tutte le mercerie della riviera ligure hanno esaurito le scorte di push up, ma non si può far arrivare da Nizza un balconcino imbottito per la Guaccero? E visto che siamo in vena di consigli, vogliamo spiegare al truccatore di Andrea Osvart che anche dandole tre mani d’ombretto prugna col rullo da pareti sta ragazza continua a essere espressiva quanto un bidone aspiratutto per cui è inutile darsi da fare e tanto vale limitarsi a una spolverata di cipria sul mento, una passata di burro di cacao e un bello schiaffone sulla nuca accompagnato da un “E tira fuori le palle, sciapetta!”? A dirla proprio tutta la sciapetta l’unico momento di vitalità l’ha avuto proprio quando ha visto Jovanotti sul palco, tanto che gli si è avvicinata sorniona e ha pronunciato le sue prime parole fuori copione dall’ottantaquattro ad oggi, e cioè: “Sei un mito! T’ho visto in Ungheria!” senza chiarire se l’abbia visto in un bordello, in un casinò di Budapest o in pedalò sul Danubio. La sottoscritta amerà per sempre Jovanotti per come ha aggirato meravigliosamente la faccenda del modulo sulla par condicio raccontando un aneddoto a caso della sua vita, ovvero di quando ha fatto la pipì in bagno di fianco a Berlusconi e il cavaliere se n’è andato senza lavarsi le mani). Tra gli altri momenti indimenticabili della serata meritano di essere menzionati tutti i primi piani dedicati a Claudio Cecchetto il quale ha dimostrato quanto finalmente sia cresciuto: è rimasto l’unico italiano a pettinarsi come Mauro Repetto degli 883. L’esibizione di Fiorella Mannoia invece ha dimostrato in maniera definitiva quanto quest’anno, al Festival, si avverta lievissimamente la mancanza di artisti veri. Per carità, per essere brava Fiorella è brava, ma ieri sera era evidente che anche se sul palco si fosse levata un pezzo di insalata tra i denti con la pinzetta per le sopracciglia il pubblico le avrebbe fatto una standing ovation. Altro meraviglioso momento è stato quello in cui Pippo ha chiesto al giurato di altissima qualità Alessia Filippi che di mestiere fa la nuotatrice cosa ne pensasse della canzone appena ascoltata. Con un moto di sincerità che me l’ha fatta amare a tal punto che andrò a buttare personalmente vita natural durante le pastiglie di cloro nella piscina dell’Acquacetosa prima dei suoi allenamenti, la Filippi ha risposto terrorizzata: “Oddio, non mi sento di esprimere un parere sulla canzone, non è competenza mia!” , il che è come dire “Ah Pippo, se io te chiedessi cosa ne pensi dello stile rana in vasca corta te che faccia faresti?”. Piccola parentesi: Filippi mia, d’accordo, la musica non è competenza tua, ma vista la camicia rossa a cuori grandi che t’eri messa ieri sera manco la moda è competenza tua, dammi retta. Visto l’episodio imbarazzante io mi aspetterei da Pippo un chiarimento definitivo sul criterio con cui vengono scelti i giurati di qualità perché comincia ad acquistare in credibilità la tesi secondo cui Pippo chiude in una stanza cento vip a casaccio, lancia delle Happydent senza zucchero col la cerbottana e quelli a cui si incollano sulla giacca vanno a Sanremo. P.S. Chiedo scusa a Frankie Hi Energy per essermi permessa di insinuare che il testo della loro canzone sia una mezza ciofeca. Dopo aver sentito Nicola Piovani dire a Pippo Baudo: “Questo è un palco sul quale non ho mai salito”, per me si può mettere a fare il paroliere pure Antonio di Pietro.