Navigate / search

La posta di Carlo Rossella

Doverosa premessa. Sull’indole delle persone, l’osservazione attenta di parenti e amici particolarmente scorbutici e intolleranti, mi ha portato alla seguente conclusione: invecchiando si va incontro a due possibili alternative, ovvero facciopacecolmondoprimadischiattare oppure fanculoilmondoschiattasserotutti. Fateci caso. Non c’è una via di mezzo, una delle due strade si imbocca per forza, per cui accade che un Giuliano Ferrara mi diventi un mistico ai limiti del fanatismo e un Irene Pivetti indossi la tutina nera in lattice e posi per “Gente” con la frusta. Voglio tranquillizzarvi: io sono sempre più incazzosa. Nella mia personale classifica degli esseri più detestabili del pianeta terra le new entries crescono al ritmo dei capelli di Berlusconi negli ultimi tempi. Tanto per capirci, mi avvio a diventare la vecchietta rompicoglioni del palazzo, la Rosa Bazzi di Cadorna, quella che se alla vicina del piano di sopra cade un dischetto struccante sul pavimento allo scoccare della mezzanotte il giorno di Capodanno chiama i carabinieri e come minimo infila un raudo nel sedere al chihuahua di un condomino a caso. Sarò la rompicoglioni che se un ottuagenario invalido non vedente non mi cederà il posto in metropolitana inveirà sul poveretto dicendo frasi a caso sui giovani d’oggi e su quanto sono stronzi irrispettosi e gli prenderà a borsettate il cane lupo aggiungendo che “è ora di finirla con questi pitbull”. Tutto questo per dirvi che io detesto Carlo Rossella. Nel caso qualche lettore fosse stato depositato ora dalla nave madre su un campo di grano nel North Carolina all’interno di un fascio di luce accecante e non sapesse chi diavolo sia Carlo Rossella potrei farla semplice: quello che aggiunse i capelli al Berlusca sulla copertina di Panorama, quello che cinque anni fa fu assolto dal consiglio dell’Ordine dei giornalisti per l’accusa di aver violato le regole deontologiche quando pubblicò su Panorama la foto del letto in cui era stato ucciso il bambino di Cogne e fu poi condannato in seguito per aver aggiunto una banana alla Elvis Presley a Samuele con photoshop. Credetemi. Non è un’antipatia passeggera, un’insofferenza del momento, un’ostilità gratuita. No no. Datemi retta. Se io potessi, tanto per premiare la sua grande passione per il cinema, lo chiuderei in una stanza con Darth Fenner, Predator e Freddy Kruger e vedrei come reagiscono i tre alle sue minchiate sugli alberghi trendy di Miami, il blazer giusto o i bar alla moda di Saint Tropez. E’ più forte di me. Non lo reggo. E ad acuire notevolmente l’antipatia per il signore in questione ha contribuito in maniera definitiva la posta di Carlo Rossella sul settimanale “Chi”. Vi chiederete, a ragione, perchè la legga. La risposta è semplice: perché con l’adrenalina da incazzatura che mi provocano le sue risposte io potrei tirar su il ponte di Messina in tre quarti d’ora. Intanto il signor Rossella, quando scrive, è sempre appena tornato da uno dei suoi impegni in fabbrica, ovvero una prima a Cannes/ un meeting a Miami/un battesimo sul lago di Como/un torneo di burraco a St Barth con altri indefessi lavoratori quali l’addetto al tornio Lapo Elkann, i responsabili della catena di montaggio ovvero i giovani della Milano Young e una a caso tra quelle tre sempliciotte delle sorelle Borromeo. Mai una volta che sia appena tornato che so, da una fila alla posta, da un funerale a Vercelli, da una visita alla prostata. Niente. Lui è sempre nei posti giusti con la gente che conta. Se un lettore gli domanda “Conosci Carla Bruni?” lui l’ha vista il giorno prima bere un mocaccino all’Ikea di Casalecchio. Ma l’apice il signor Rossella lo raggiunge quando viene interrogato su questioni sentimentali perché diciamolo una volta per tutte: il signor Rossella ha dei serissimi problemi con le donne. Non so cosa gli sia capitato nella vita per giustificare tanta gratuita misoginia, non so se la sua babysitter fosse una bestia di Satana o sia rimasto chiuso in ascensore con Maria De Filippi, fatto sta che quest’uomo cova un rancore misto a disprezzo nei confronti dell’universo femminile che io non mi stupirei se il tanto misterioso complice di Donato Bilancia fosse lui. Fateci caso: il killer faceva fuori le donne su tutti i treni regionali che non effettuavano fermate a Portofino, Arcore e al corner Tod’s di Antibes. Io riaprirei il caso. Comunque. Basta chiacchiere e passiamo a un esempio concreto, ovvero la posta su “CHI” di questa settimana. Tale Maria Carla gli scrive: “Adorato Carlo, mia figlia si scambia mail affettuose con un mio ex molto più giovane di me. Che faccio?”. Risposta di Rossella: “Signora mia, (…) perché voi tardone vi ostinate ad andare con uomini molto più giovani? Perché vi mettete in competizione con le vostre figliole? Perché pensate soltanto al sesso? Chi di sesso perisce di sesso ferisce.” Allora. Intanto uno che dà della tardona a una signora che potrebbe avere al massimo cinquant’anni e mezza riga dopo scrive “le vostre FIGLIOLE”, roba che figliole è un termine che era desueto già ai tempi di Ramsete terzo, si commenta da solo per la sua freschezza e modernità. Poi ecco. Se il signor Rossella si sente di primo pelo noi gli diamo pure ragione, se per primo pelo si intende il primo pelo nell’orecchio, il primo pelo sul neo sul mento o altri regalini che la senilità dispensa a profusione agli uomini di una certa età. Ma non è finita qui perché qualche riga più in basso tale Vanessa gli scrive: “Caro Carlo, ho 25 anni e sono corteggiata da un uomo di 65 molto interessante e ricco. Ci sto o non ci sto?” E lui risponde: “Adorata, e stacci dai! Perché vuoi deludere un mio coetaneo?”. In pratica una donna che va con uno più giovane è una tardona e una di venticinque che va con uno di sessantacinque invece s’è trovata il giovane stallone. A parte che l’idea è innovativa e al passo coi tempi quanto il cocchio coi cavalli bianchi, devo capire una cosa: in base alle teorie rosselliane se una donna va con uno più giovane pensa solo al sesso e vabbè. Ma perché, se uno di sessantacinque va con una più giovane a cosa pensa? Alla fisica cibernetica? Alle teorie sul cosmo? Al surriscaldamento della crosta terrestre? Vabbè. Se qualcuno lo trova a terra nel suo loft a Miami avvolto nel suo plaid in cashmere ma strozzato con un maglione 100% acrilico Upim e una copia di “Chi” in mano, sapete chi è stato.

Leave a comment

name*

email* (not published)

website