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Ha ragione Povia

Ad ancora un mese dall’inizio della kermesse musicale, le polemiche sul festival di Sanremo 2009 sono già accesissime. Come saprete, la canzone di Povia “Luca era gay”, è stata duramente criticata dalle associazioni omosessuali poiché il testo lascerebbe intendere che l’omosessualità è una sorta di malattia da cui si può guarire. Povia ha respinto con forza le accuse di omofobia affermando che non ha nulla contro gli omosessuali a patto che al ristorante si portino le forchette da casa, non votino alle amministrative, vadano al cinema con la mascherina anti sars e, soprattutto, che si accoppino solo con donne. Durante la conferenza stampa ha poi sottolineato con lucida competenza che l’omosessualità è sì una malattia ma se presa in tempo può lasciare al massimo strascichi non gravi quali il polso pendulo e lo shopping bulimico da D&G. Ha poi aggiunto che sarà presto disponibile in commercio un vaccino che almeno nei primi dieci anni di vita del bambino dovrebbe proteggere l’erede maschio dal rischio di contrarre pericolose malattie infantili quali “Il morbo di Kledi”, ovvero un’irrefrenabile attrazione per la danza, “la sindrome Carrà“, ovvero un’incontenibile attrazione per la spallina imbottita e “la demenza infantile” ovvero un’inguaribile dipendenza da “Amici” di Maria De Filippi. Per i bambini che manifestano sintomi più gravi quali la richiesta del camper di Barbie a Natale o una propensione sospetta per il culturismo tanto da usare il passeggino chiuso come bilanciere, esistono degli appositi centri rehab in Inghilterra in cui i maschi dai due ai sei anni vengono chiusi a chiave in una sala proiezioni e costretti a visionare per sei giorni di seguito tutto il repertorio audiovisivo di Cristiano Malgioglio dal 1975 ad oggi, compreso il video di “Sbucciami” con i sottotitoli in catalano. Generalmente, causa effetto deterrente, i bambini escono dal centro con una pinta di birra in mano e implorano genitori di abbonarsi a Sky calcio e di portarli a vedere l’ultimo spettacolo dal vivo di Brigitta Bulgari. Le lucide teorie di Povia sull’omosessualità come malattia sono state, a dire il vero, suffragate da alcuni episodi sospetti accaduti durante la conferenza stampa del cantante a cui partecipavano esimi giornalisti. Alcuni testimoni sostengono che nel bel mezzo del discorso di Povia, Franco Grillini, seduto in prima fila accanto a Paolo Mieli, abbia starnutito rumorosamente. Sempre secondo testimonianze, Paolo Mieli, colpito alla spalla da un copioso fiotto di saliva, si sarebbe alzato dal suo posto e avrebbe immediatamente telefonato al caporedattore del “Corriere della sera” informandolo della sua decisione di togliere la rubrica a Gian Antonio Stella per affidarla al truccatore della Tatangelo. Mario Luzzato Fegiz e Marco Mangiarotti, seduti l’uno alla destra e l’altro alla sinistra di Alessandro Cecchi Paone, dopo aver entrambi dato una pacca sulla spalla al conduttore, si sarebbero allontanati dalla sala mano nella mano canticchiando ” L’amore non ha sesso, il brivido è lo stesso o forse un po’ di più”. Il fatto più inquietante sarebbe però quello che riguarda Emilio Fede. Il direttore del tg 4, a fine conferenza, quando la sala stampa era ormai un immenso focolaio, è stato avvicinato da una cubista rumena di venticinque anni la quale lo ha invitato a casa sua per sorseggiare un mojito e, secondo le testimonianze di chi era lì, avrebbe risposto un secco: “Scusa ma devo andare in redazione!”. Le condizioni di Emilio Fede, ricoverato immediatamente presso l’ospedale Mangiagalli di Milano, al momento non destano grandi preoccupazioni. Il medico che lo ha in cura ha infatti dichiarato: “Il paziente sta guarendo. Ha già toccato il sedere alla caposala, domani verrà dimesso.” L’arcigay ha immediatamente fatto le sue scuse a Povia.

Grasso e Magro

Molti dubbi mi attanagliano questa settimana e, in particolare, i seguenti quattro mi costringono a notti insonni: il primo riguarda Lamberto Sposini e la sua lenta, inesorabile metamorfosi in opinionista- showgirl: lui, proprio lui, quel mezzobusto distinto e professionale che fino a poco tempo fa ci dava notizie sulla guerra in Irak e l’indice Nasdaq, ora siede sullo sgabello de “La vita in diretta” conversando con Cristiano Malgioglio dei fatti salienti del giorno, ovvero la pleurite del chihuahua di Marina Ripa di Meana e le nozze d’argento di Tony Dallara. Il tutto con l’aria clamorosamente schifata di chi pensa che Malgioglio dovrebbe andare a sminare l’Afghanistan e che se potesse tornare indietro non solo non manderebbe più a quel paese l’ex direttore del tg 5 Carlo Rossella, ma si travestirebbe da coreuta e sul palco del Teatro greco di Taormina reciterebbe le pagine più toccanti del suo ultimo capolavoro letterario: “Fenomenologia della baldracca russa”. Per non parlare del suo ruolo di giurato in “Ballando con le stelle”. Ora, a parte che vederlo seduto tra Ivan Zazzaroni e Guillermo Mariotto fa un certo effetto, qualcuno gli può spiegare che se è lì a dare voti alla lambada di Andrea Roncato, non può alzare la paletta con la faccia di chi vorrebbe spaccarla in testa alla Carlucci? E non è solo un fatto di educazione. E’ che a rompere qualcosa sulla testa della Carlucci si rischia la fuoriuscita dell’olio di cedro egizio che garantisce la sua imbalsamazione da circa mille anni, per cui facesse attenzione. Il secondo dubbio riguarda il settimanale “Dipiù” diretto da Sandro Mayer . Ok, il suo target sono anziani e adolescenti. D’accordo non voler urtare la sensibilità di nessuno. Va bene il pudore. Ma possibile che Sandro Mayer debba costringere il povero Marco Rossi, ovvero il sessuologo che con Camila Raznovich faceva una trasmissione su Mtv in cui l’argomento più pudico era l’orgia saffica, a tenere una rubrica di posta in cui anziché “raggiungere l’orgasmo” deve usare l’espressione “raggiungere la gioia”? Che poi io dico, questi giovani me li mette pure in confusione. Un sedicenne legge la rubrica di Rossi, esce con la fidanzatina e finisce che in quel momento fatidico anziché fare un bel sospiro si mette a cantare “Forza Roma, forza lupi! ” o a saltare sul letto manco gli fosse uscita una cinquina secca sulla ruota di Venezia. Ma poi che idea s’è fatto Mayer degli anziani di oggi? Pensa davvero che la parola “orgasmo” provochi l’angina al lettore dai settanta in su? E’ davvero convinto che una signora di sessant’anni, se si trova un vibratore tra le mani, tenti di cambiarci canale? Terzo dubbio: la presenza di Maria De Filippi al festival di Sanremo. Ho riflettuto a lungo sulla complessa questione ma proprio non riesco a venirne a capo: quale sarà il suo ruolo? Valletta no, perché sarebbe come prendere Diego Abbatantuono per fargli fare Miss Wella. Conduttrice no perché l’ultimo che ha provato a sostituirsi a Bonolis su un palco è impagliato e conservato in una teca a Cologno Monzese con Fiorella Pierobon e il pupazzo Uan. Non credo neppure che possa entrare in gara come cantante perché la voce è su per giù quella aggraziata di Fausto Leali dopo essersi fumato sei stecche di Diana blu. Che farà? Ancora un mese di pazienza e scopriremo l’arcano. Quarto e ultimo dubbio: sul “Corriere della sera” di ieri Aldo Grasso, nella sua consueta rubrica, diceva la sua su “X Factor”. Il problema è che il lunedì sera, Aldo Grasso, anziché guardare “X Factor”, molto probabilmente fa zapping sui canali Hot club di Sky o guarda le repliche di Lilo e Stitch col nipotino, perché di tutto quello che ha scritto non c’è una cosa vera. E non è un problema di opinioni, ma di fatti. Grasso scrive, testuale, che ” a X factor l’ultima preoccupazione è la musica” ed è un programma in cui ci sono all’incirca sedici esibizioni musicali a puntata più quella del super ospite. Manca solo che si esibisca Marano con la banana in testa in veste di sosia di Little Tony . Poi va avanti dicendo che “la Ventura capisce poco di musica” e d’accordo, la conduttrice non sarà Uto Ughi in gonnella, ma ricordate a Grasso che Giusy Ferreri, lo scorso anno, fu una sua scoperta. E ancora: “Mara Maionchi dei tre giudici è la più esperta, davvero molto brava”, peccato che se Grasso avesse seguito mezza puntata del programma si sarebbe accorto che la povera Maionchi, lo scorso anno, è stata battuta su tutti i fronti da Morgan e la Ventura e che anche quest’anno è in netto svantaggio. Infine, “il programma delude non poco perché il talent show serve per scoprire cantanti veri e duraturi”. Forse è il caso di spiegare a Grasso che i dischi di platino conquistati dalla trionfatrice di “X Factor” Giusy Ferreri non sono il servizio di piatti da dolce vinti con i punti dell’Esselunga, ma il riconoscimento per le copie vendute. Infine, per uno strano scherzo del destino, il cantante più talentuoso di questa seconda edizione di “X Factor” si chiama Daniele Magro. Giuro solennemente che a questo punto, pur di rendere un Magro più famoso del Grasso, mi vendo la casa al mare e comprerò io da sola sessantamila copie del suo album. Sì, lo so che Aldo Grasso è notoriamente poco vendicativo per cui presto scriverà che non merito tanto spazio in tv anche se mi vedrà accarezzare un materasso all’interno di una televendita condotta da Raffaello Tonon, ma che ci volete fare. Sono un’impavida.

Scempio totale

Non è il momento di infierire, lo so, ma possibile che Nina Moric, ovvero quella che un tempo era una donna strepitosamente bella, si sia messa in testa di diventare una specie di animale mitologico metà Lecciso e metà Parietti? S’è fatta impiantare l’archivio segreto di Corona sotto gli zigomi?

Corona e Belen

Non posso esimermi dal commentare la prima grande notizia del 2009, ovvero la rovente passione scoppiata tra due personaggi che per rigore morale, curiosità intellettuale e, soprattutto, ammirevole sobrietà, potremmo definire i nuovi Henri Lèvy e Arielle Dombasle dello stivale, ovvero Fabrizio Corona e Belen Rodriguez. Per dirla in modo semplice, se mettiamo insieme i reati dei due, che vanno dal porto d’armi all’evasione fiscale alla guida senza patente per lui e al consumo di cocaina per lei, viene fuori che il curriculum di Totò Riina al confronto, è quello della mia babysitter ecuadoregna. Ma andiamo per tappe perché la telenovela è alquanto intricata. Fabrizio Corona respinge con forza le accuse di aver organizzato lui stesso lo scoop fotografico. (le foto sono state pagate, pare, ottantamila euro) Del resto, come non credergli. Intanto la scelta dei luoghi che hanno fatto da cornice alla fuga d’amore, ovvero Maldive e Parigi, è tra le più discrete dell’ultimo decennio dopo quella di Britney Spears di scendere dall’auto senza mutande. Diciamo le cose come stanno. Già Parigi non è un paesino colonizzato da mormoni nello Utah ma una meta turistica per eccellenza e tu, se proprio te ne vuoi stare lontano da occhi indiscreti, alloggi all’hotel Ritz e vai a fare la gitarella sulla Torre Eiffel? Certo. Io proprio l’altro giorno ho visto Osama Bin Laden fare la fila al Mc Donald’s di Corso Vercelli. E perché allora non fare Pasqua andando a limonare dietro all’inviato del Tg 5 e ferragosto accoppiandosi nei giardini della Casa Bianca? Riguardo la scelta dell’albergo mi limiterò a dire che il Ritz, anni fa, finì su tutti i giornali perché Lady D vi alloggiò con Dodi e ora è sulle pagine di “Chi” perché ha ospitato Corona e Belen. Nel primo caso Lady D finì la serata schiantandosi in un tunnel, nel secondo la moglie di Corona, Nina Moric, ha tentato il suicidio. A questo punto il dubbio che il Ritz parigino porti un po’ sfiga è legittimo, per cui non so voi, ma se dovessi capitare a Parigi, io piuttosto che andar lì, mi fionderei a dormire coi clochard sui cartoni. Permettetemi un’altra considerazione: i due si sono conosciuti all’Armani privè, sono volati alle Maldive, una capatina a Cortina nella casa che fu di Leonardo Mondadori e infine hanno dormito al Ritz di Parigi in compagnia della parrucchiera del Grande fratello. Dunque signori, a vedere chi frequenta i posti più raffinati del mondo, da oggi sappiate che se volete essere veramente chic dovete prenotare subito una cena dallo Zozzone a Trastevere. Sempre in sua difesa, Corona ha affermato che ha depistato gli amici non dicendo che andava a Malè ma a Dubai e che per raggiungere la sua bella nell’atollo corallino ha fatto ventotto ore di aereo. Tutto vero, peccato che secondo voci di corridoio, dopo aver detto agli amici che andava a Dubai, Corona avrebbe chiamato Alfonso Signorini per un’urgenza, ovvero chiedergli se a casa stanno tutti bene e se a Malè il pesce balestra è specie protetta. A quel punto Signorini si sarebbe insospettito e avrebbe allertato i fotografi. Le ventotto ore di aereo invece dipenderebbero dal fatto che i paesi arabi si sarebbero rifiutati di concedere al jet privato di Corona il permesso di sorvolare il loro spazio aereo poiché sulla fiancata destra del jet c’era una gigantografia delle chiappe di Belen con scritto sopra: “Belen arrivo in gran segreto da te!”. Alfonso Signorini nega fermamente di avere avuto la soffiata da Corona. Il direttore di “Tv sorrisi e canzoni” e di “Chi” ha spiegato così come faceva ad essere a conoscenza degli spostamenti dei due : “Semplice. Non tutti sanno che sono anche direttore dell’aeroporto di Malè, direttore della sala ristorante dell’hotel Ritz e direttore dell’associazione reduci da valaghe di Cortina”. C’è da credergli. Sempre secondo indiscrezioni, Belen e Corona si erano conosciuti due anni fa ma la storia aveva subito uno stop improvviso dopo che, scoperta la liaison, Lele Mora aveva tentato di farla finita ingoiando venti salame da sugo. Ad ogni modo, pare che lo scavezzacollo Corona sia davvero cambiato: sì, è stato fermato all’aeroporto di Malè con sei tartarughe marine nel portaocchiali Rayban, si sarebbe camuffato da pakistano e avrebbe fotografato tutte le coppie clandestine che posavano davanti alla Torre Eiffel minacciando poi di inviare le foto ai coniugi se non gliele compravano e infine avrebbe chiamato Carla Bruni dicendo che aveva delle foto di Nicolas a Gardaland con Rachida che sono le prove della paternità del presidente perché lui esce dal tunnel di Indiana Jones con la patta aperta, ma insomma, niente di così grave. Chiudo riportandovi il commento di Carlo Rossella su “Chi” alla vicenda: “Non c’è da scandalizzarsi se Corona e Belen vanno al Ritz perché l’hotel non è più quello di un tempo, oggi ci alloggiano magnati arabi con un seguito di mignotte“. Che dire. Se il magister elegantiarum Carlo Rossella può scrivere mignotte su “Chi”, io voglio Corona presidente del Rotary Italia da domani.

Cose su cui riflettere

Belen: nel giro di un mese s’è avvicinata a Ciavarro e al poverino è venuta un’ulcera perforante, s’è avvicinata a Rubicondi e lui ha divorziato, s’è avvicinata a Corona e la di lui moglie ha tentato il suicidio. Le famose energie positive. – Una babbiona americana (Ivana Trump) reagisce alle corna brindando con un modello di vent’anni. Una gnoccolona croata (Nina) reagisce alle corna mandando giù sonniferi. Cose della vita. – Il Ritz ha chiesto a Corona 3000 euro di risarcimento perchè con un mozzicone ha bruciacchiato le lenzuola. Ma come cacchio ti fanno dormire al Ritz? Avvolto nella Sacra Sindone? – Dicono che “Chi” per le foto dei due a Parigi abbia sganciato la modica cifra di 80 000 euro. Poi dice la crisi.

Processo a X Factor

Scippo la foto a tvblog per annunciarvi che da questo sabato sarò uno dei “giudici-opinionisti” del nuovo programma “Processo a X Factor” assieme a Alessandro Rostagno, Matteo Bordone, Pierpaolo Peroni e Giusy Ferrè. Alla conduzione ci sarà sempre Francesco Facchinetti. La nostra missione sarà quella di commentare la puntata del lunedì (Matteo e Pierpaolo soprattutto per quel che riguarda la parte musicale, la Ferrè commenterà i vari look, io so’ tuttologa per cui potrei accanirmi sulla tonalità di un rossetto come sul fratello di un cantante) , di avere un confronto con l’escluso della settimana e di giudicare l’operato di Morgan, della Ventura e della Maionchi. Da sabato 17 alle ore 14,00 su Rai 2.

Magliette pulite

Premetto: per una volta sono considerazioni serie. (anche se una cosa fatemela dire: qui tutte sono pagate per spogliarsi, io mi faccio pagare per vestirmi e manco una medaglia al valore mi danno?) Dunque. Il vittimismo è uno sport che non amo praticare, per cui sulla questione “pubblicità occulta” sollevata da Striscia che mi vede coinvolta in questi giorni dirò la mia senza piagnucolare. In realtà ho già detto qualcosa a Maria Volpe del Corriere della sera e l’articolo che è venuto fuori dalla nostra chiacchierata è assolutamente onesto, anche se per ovvi motivi molto sintetico. Specifico che sono quasi l’unica delle persone coinvolte che ha accettato di parlare e per un semplice motivo: non c’è nessun dramma. Sì, non stapperò un Cristal Rosè ma insomma, mi pare che tra mani pulite e magliette pulite ci sia una lieve differenza. Poi insomma, il sentore è che di ‘sta storia, alla gente, gliene freghi ben poco anche perché è noiosa, non ci sono risvolti piccanti o clamorosi e non scatena neppure quella pruderie che accende i dibattiti. Faccio solo un po’ di considerazioni personali, premettendo che io, al contrario di colleghe illustri, non ho né la spocchia né l’arroganza di chi si sente al di sopra della legge. Sì, non sapevo, non immaginavo, non credo di aver commesso chissà quale nefandezza ma rimane il fatto che ignorantia legis non excusat. Però, ripeto, dico la mia, anche perché molti passaggi di questa faccenda non sono chiari se non si lavora in questo ambiente. E il bello è che sono ancora meno chiari se ci lavori. Allora: – quando cominci a frequentare salotti tv con una certa frequenza, specie quelli domenicali, succede che ti cominciano ad arrivare una serie di telefonate da gente sconosciuta che si presenta come “agente”, “manager”, “intermediario” etc etc. Queste persone ti dicono di essere state contattate da tale azienda a cui piacerebbe che indossassi le sue scarpe/i suoi abiti/i suoi gioielli/ le sue mutande/i suoi pedalini. Ti fanno un’offerta economica che equivale ad una certa cifra per ogni ospitata tv. Tu dici “Perché no?” e ti fai mandare gli abiti, li guardi, se ti piacciono accetti la proposta e a quel punto, come nel mio caso, firmi un contratto con l’azienda e, sempre nel mio caso, fai regolare fattura. Poi ovviamente c’è chi non fa fattura e va’ a dimostrare che ha preso soldi da una certa azienda, c’è chi fa fare la fattura al suo agente che giustifica la faccenda con la voce “prestazioni artistiche” e chi addirittura diventa testimonial di quella azienda per cui riceve un compenso molto alto per la campagna pubblicitaria e a quel punto il personaggio ha un obbligo, in qualche caso tacito in qualche altro contrattuale, di indossare gli abiti di cui è testimonial in tv e altrove. C’è poi il caso di chi ha una sua linea di abiti o gioielli e va in tv con indosso i capi che produce. (Venier, all’epoca Caputi, Vieri, Totti… e altri cento) e qui la faccenda mi pare che prenda un po’ la piega del cattivo gusto. – Il mio caso: ho preso una cifra irrisoria da due o tre aziende diverse per indossare delle magliette. Ho fatto fattura. E’ accaduto tre o quattro volte lo scorso anno, poi ho mollato con la seguente motivazione: “Ho 33 anni e non posso andare in tv con indosso api e ranocchie, per cui grazie ma preferisco mettere abiti miei”. Comunque non ho mai messo roba con loghi spudorati o scritte tanto che le aziende si erano lamentate perché “il marchio non era riconoscibile”. Quest’anno in tv indosso vestiti, scarpe e gioielli miei (tant’è che riciclo di continuo). – Le aziende televisive intervengono molto relativamente sulla questione e, soprattutto, nessuno ti dice: “Oh, non puoi mettere capi se ti pagano per metterli, è reato”. No. Al massimo, in qualche caso, ti dicono che non vogliono loghi evidenti. Nella maggioranza dei casi nessuno dice nulla, neanche quando il Bisciglia della situazione arriva con le scritte Jonk sulla fronte. Qualcuno (sia Rai che mediaset), in passato, ha messo agli ospiti le famose “pecette” sui marchi e le scritte più sfacciate. La spiegazione, almeno quella data a me, è stata la seguente: Publitalia vende gli spazi pubblicitari alle aziende, le aziende li pagano fior di quattrini, poi vedono marchi su magliette e felpe di aziende che non pagano centinaia di migliaia di euro per uno spot ma 500 euro per piazzarle sul petto di un ospite tv e minacciano di non comprare più spazi pubblicitari. Conclusione: non è che ti spiegano che è pubblicità occulta e dunque reato, ti dicono che crei un danno all’azienda. – Per la serie “spigolature” , c’è un personaggio che per non incappare in queste scocciature, s’è fatto tatuare su un braccio il marchio di cui è testimonial. Non scherzo. – La dicitura “pubblicità occulta” in materia di abbigliamento e accessori è un gran casino. C’è la felpa con la scritta grossa come un’insegna luminosa e c’è il tubino nero senza scritte che potrebbe essere tanto Prada quanto Oviesse. C’è il gioiello con scritto “Bulgari” e c’è il pendente con la stellina (e non è che la stellina sia il logo di un marchio preciso). Cioè, bisognerebbe capire se è reato indossare abiti (anonimi) ricevendo un compenso per andare in tv o se è reato indossare abiti riconducibili a un marchio (sempre dietro compenso) per andare in tv. Perché se il reato è quello di pubblicità occulta, bisogna prendere foto e filmati e capire se effettivamente si può parlare di pubblicità evidente o di un semplice “indosso”. – Questione compenso. In pratica commette reato chi riceve un compenso, fattura e paga le tasse. Chi invece riceve abiti in regalo da un’azienda in cambio del semplice indosso, magari abiti da qualche migliaia di euro, è in regola. Chi riceve abiti da Valentino o Gucci e il giorno dopo è su tutti i giornali che la tizia, per condurre una certa trasmissione, veste Valentino e Gucci, può stare serena perché lì non è pubblicità occulta, no. E’ dichiarata perché chi veste la conduttrice è scritto nei titoli di coda (che ovviamente sono letti da tutti, no?) La tizia non percepirà magari un compenso da quella azienda ma l’azienda sarà generosa e un paio di abiti magari glieli regalerà. In più la tizia avrà il privilegio di poter indossare abiti stupendi senza doversi giustificare con nessuno, anzi, racconterà ai giornali quanto sono belli i suoi abiti Versace. Ovvero, i più famosi e fortunati sono in regola, gli sfigatelli vari vanno puniti. Capirete che la faccenda è un gran casino. – Parliamo dei pesci piccoli come me. Secondo voi, se io so di commettere un reato e l’azienda pure, vado a fare una fattura specificando le ragioni del compenso? – Come la risolviamo la questione vestiti? Cioè, io faccio 40 puntate di Buona domenica. I vestiti chi me li dà? Mediaset no, perché costumi di scena non ce ne sono. Non posso fare da testimonial a un’azienda. Nessuna azienda mi regalerà vestiti se non può mettere manco un loghino su una maglietta. Se Mediaset o Rai si decidessero a vestire loro gli ospiti da chi potrebbero prendere i vestiti? Se scelgono una ditta anziché un’altra la faccenda si fa sospetta. Insomma, uno dovrebbe acquistare di tasca sua 40 abiti o mettere sempre gli stessi. O cucirseli da solo. E’ una scemenza colossale. – Se è pubblicità occulta pure una maglietta senza loghi e scritte allora io faccio pubblicità occulta alla L’oreal per la lacca che utilizzo, per Dior perché porto un rossetto della sua linea trucco e alla Nivea perché metto il suo deodorante. – Antonio Ricci fa la sua legittima crociata. Però andasse a domandare alle veline se non hanno contratti con aziende di abbigliamento. Io lo so per certo. (non indosseranno gli abiti a Striscia ma altrove eccome) – La materia è una giungla. Se l’antitrust si decide a punire chiunque abbia trasgredito si prepari a un lavoro che manipulite in confronto è robetta. Perché oltre a doversi andare a spulciare i filmati degli ultimi trent’anni di tv, deve sfogliare tutte le riviste pubblicate negli ultimi trent’anni di editoria. Perché sia chiaro che le aziende di abbigliamento e altro ti pagano pure se metti la loro roba per un posato su Chi o Topolino (io mai fatto, chiariamo). – In chiusura sia chiara una cosa: io, se ci sarà, la multa la pago ( e in realtà l’intermediario tra me e le aziende, il povero Barbieri di Striscia, s’è offerto eventualmente di pagarla lui al posto mio conoscendo la mia buona fede), però che la pagassero TUTTI. ( cosa impossibile) E soprattutto: oltre a a fare la caccia alle streghe, si chiarisse un po’ la questione pubblicità occulta perché mi sa che la faccenda è un casino immane. – E per finire: a voi pare un reato da crociate mediatiche mettere una maglietta in tv per cinquecento euro? Perdonatemi ma mi viene da sorridere. E dubito che quest’argomento indigni “la gente a casa”. I primi a fare ‘ste cose sono i nip dell’isola o del Gf a cui non pare vero di essere pagati per mettere una t-shirt in tv. – Oh. Non è che perché ho messo vestiti di uno sponsor tre volte e poi mi sono tirata indietro mi sento migliore di altri che lo fanno abitualmente da secoli. M’avessero pagata 100 mila euro io sarei andata in tv pure vestita da Ape Maia. E’ tutto. Ah. Questo articolo è gentilmente offerto da Sony Vaio.