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Magliette pulite

Premetto: per una volta sono considerazioni serie. (anche se una cosa fatemela dire: qui tutte sono pagate per spogliarsi, io mi faccio pagare per vestirmi e manco una medaglia al valore mi danno?) Dunque. Il vittimismo è uno sport che non amo praticare, per cui sulla questione “pubblicità occulta” sollevata da Striscia che mi vede coinvolta in questi giorni dirò la mia senza piagnucolare. In realtà ho già detto qualcosa a Maria Volpe del Corriere della sera e l’articolo che è venuto fuori dalla nostra chiacchierata è assolutamente onesto, anche se per ovvi motivi molto sintetico. Specifico che sono quasi l’unica delle persone coinvolte che ha accettato di parlare e per un semplice motivo: non c’è nessun dramma. Sì, non stapperò un Cristal Rosè ma insomma, mi pare che tra mani pulite e magliette pulite ci sia una lieve differenza. Poi insomma, il sentore è che di ‘sta storia, alla gente, gliene freghi ben poco anche perché è noiosa, non ci sono risvolti piccanti o clamorosi e non scatena neppure quella pruderie che accende i dibattiti. Faccio solo un po’ di considerazioni personali, premettendo che io, al contrario di colleghe illustri, non ho né la spocchia né l’arroganza di chi si sente al di sopra della legge. Sì, non sapevo, non immaginavo, non credo di aver commesso chissà quale nefandezza ma rimane il fatto che ignorantia legis non excusat. Però, ripeto, dico la mia, anche perché molti passaggi di questa faccenda non sono chiari se non si lavora in questo ambiente. E il bello è che sono ancora meno chiari se ci lavori. Allora: – quando cominci a frequentare salotti tv con una certa frequenza, specie quelli domenicali, succede che ti cominciano ad arrivare una serie di telefonate da gente sconosciuta che si presenta come “agente”, “manager”, “intermediario” etc etc. Queste persone ti dicono di essere state contattate da tale azienda a cui piacerebbe che indossassi le sue scarpe/i suoi abiti/i suoi gioielli/ le sue mutande/i suoi pedalini. Ti fanno un’offerta economica che equivale ad una certa cifra per ogni ospitata tv. Tu dici “Perché no?” e ti fai mandare gli abiti, li guardi, se ti piacciono accetti la proposta e a quel punto, come nel mio caso, firmi un contratto con l’azienda e, sempre nel mio caso, fai regolare fattura. Poi ovviamente c’è chi non fa fattura e va’ a dimostrare che ha preso soldi da una certa azienda, c’è chi fa fare la fattura al suo agente che giustifica la faccenda con la voce “prestazioni artistiche” e chi addirittura diventa testimonial di quella azienda per cui riceve un compenso molto alto per la campagna pubblicitaria e a quel punto il personaggio ha un obbligo, in qualche caso tacito in qualche altro contrattuale, di indossare gli abiti di cui è testimonial in tv e altrove. C’è poi il caso di chi ha una sua linea di abiti o gioielli e va in tv con indosso i capi che produce. (Venier, all’epoca Caputi, Vieri, Totti… e altri cento) e qui la faccenda mi pare che prenda un po’ la piega del cattivo gusto. – Il mio caso: ho preso una cifra irrisoria da due o tre aziende diverse per indossare delle magliette. Ho fatto fattura. E’ accaduto tre o quattro volte lo scorso anno, poi ho mollato con la seguente motivazione: “Ho 33 anni e non posso andare in tv con indosso api e ranocchie, per cui grazie ma preferisco mettere abiti miei”. Comunque non ho mai messo roba con loghi spudorati o scritte tanto che le aziende si erano lamentate perché “il marchio non era riconoscibile”. Quest’anno in tv indosso vestiti, scarpe e gioielli miei (tant’è che riciclo di continuo). – Le aziende televisive intervengono molto relativamente sulla questione e, soprattutto, nessuno ti dice: “Oh, non puoi mettere capi se ti pagano per metterli, è reato”. No. Al massimo, in qualche caso, ti dicono che non vogliono loghi evidenti. Nella maggioranza dei casi nessuno dice nulla, neanche quando il Bisciglia della situazione arriva con le scritte Jonk sulla fronte. Qualcuno (sia Rai che mediaset), in passato, ha messo agli ospiti le famose “pecette” sui marchi e le scritte più sfacciate. La spiegazione, almeno quella data a me, è stata la seguente: Publitalia vende gli spazi pubblicitari alle aziende, le aziende li pagano fior di quattrini, poi vedono marchi su magliette e felpe di aziende che non pagano centinaia di migliaia di euro per uno spot ma 500 euro per piazzarle sul petto di un ospite tv e minacciano di non comprare più spazi pubblicitari. Conclusione: non è che ti spiegano che è pubblicità occulta e dunque reato, ti dicono che crei un danno all’azienda. – Per la serie “spigolature” , c’è un personaggio che per non incappare in queste scocciature, s’è fatto tatuare su un braccio il marchio di cui è testimonial. Non scherzo. – La dicitura “pubblicità occulta” in materia di abbigliamento e accessori è un gran casino. C’è la felpa con la scritta grossa come un’insegna luminosa e c’è il tubino nero senza scritte che potrebbe essere tanto Prada quanto Oviesse. C’è il gioiello con scritto “Bulgari” e c’è il pendente con la stellina (e non è che la stellina sia il logo di un marchio preciso). Cioè, bisognerebbe capire se è reato indossare abiti (anonimi) ricevendo un compenso per andare in tv o se è reato indossare abiti riconducibili a un marchio (sempre dietro compenso) per andare in tv. Perché se il reato è quello di pubblicità occulta, bisogna prendere foto e filmati e capire se effettivamente si può parlare di pubblicità evidente o di un semplice “indosso”. – Questione compenso. In pratica commette reato chi riceve un compenso, fattura e paga le tasse. Chi invece riceve abiti in regalo da un’azienda in cambio del semplice indosso, magari abiti da qualche migliaia di euro, è in regola. Chi riceve abiti da Valentino o Gucci e il giorno dopo è su tutti i giornali che la tizia, per condurre una certa trasmissione, veste Valentino e Gucci, può stare serena perché lì non è pubblicità occulta, no. E’ dichiarata perché chi veste la conduttrice è scritto nei titoli di coda (che ovviamente sono letti da tutti, no?) La tizia non percepirà magari un compenso da quella azienda ma l’azienda sarà generosa e un paio di abiti magari glieli regalerà. In più la tizia avrà il privilegio di poter indossare abiti stupendi senza doversi giustificare con nessuno, anzi, racconterà ai giornali quanto sono belli i suoi abiti Versace. Ovvero, i più famosi e fortunati sono in regola, gli sfigatelli vari vanno puniti. Capirete che la faccenda è un gran casino. – Parliamo dei pesci piccoli come me. Secondo voi, se io so di commettere un reato e l’azienda pure, vado a fare una fattura specificando le ragioni del compenso? – Come la risolviamo la questione vestiti? Cioè, io faccio 40 puntate di Buona domenica. I vestiti chi me li dà? Mediaset no, perché costumi di scena non ce ne sono. Non posso fare da testimonial a un’azienda. Nessuna azienda mi regalerà vestiti se non può mettere manco un loghino su una maglietta. Se Mediaset o Rai si decidessero a vestire loro gli ospiti da chi potrebbero prendere i vestiti? Se scelgono una ditta anziché un’altra la faccenda si fa sospetta. Insomma, uno dovrebbe acquistare di tasca sua 40 abiti o mettere sempre gli stessi. O cucirseli da solo. E’ una scemenza colossale. – Se è pubblicità occulta pure una maglietta senza loghi e scritte allora io faccio pubblicità occulta alla L’oreal per la lacca che utilizzo, per Dior perché porto un rossetto della sua linea trucco e alla Nivea perché metto il suo deodorante. – Antonio Ricci fa la sua legittima crociata. Però andasse a domandare alle veline se non hanno contratti con aziende di abbigliamento. Io lo so per certo. (non indosseranno gli abiti a Striscia ma altrove eccome) – La materia è una giungla. Se l’antitrust si decide a punire chiunque abbia trasgredito si prepari a un lavoro che manipulite in confronto è robetta. Perché oltre a doversi andare a spulciare i filmati degli ultimi trent’anni di tv, deve sfogliare tutte le riviste pubblicate negli ultimi trent’anni di editoria. Perché sia chiaro che le aziende di abbigliamento e altro ti pagano pure se metti la loro roba per un posato su Chi o Topolino (io mai fatto, chiariamo). – In chiusura sia chiara una cosa: io, se ci sarà, la multa la pago ( e in realtà l’intermediario tra me e le aziende, il povero Barbieri di Striscia, s’è offerto eventualmente di pagarla lui al posto mio conoscendo la mia buona fede), però che la pagassero TUTTI. ( cosa impossibile) E soprattutto: oltre a a fare la caccia alle streghe, si chiarisse un po’ la questione pubblicità occulta perché mi sa che la faccenda è un casino immane. – E per finire: a voi pare un reato da crociate mediatiche mettere una maglietta in tv per cinquecento euro? Perdonatemi ma mi viene da sorridere. E dubito che quest’argomento indigni “la gente a casa”. I primi a fare ‘ste cose sono i nip dell’isola o del Gf a cui non pare vero di essere pagati per mettere una t-shirt in tv. – Oh. Non è che perché ho messo vestiti di uno sponsor tre volte e poi mi sono tirata indietro mi sento migliore di altri che lo fanno abitualmente da secoli. M’avessero pagata 100 mila euro io sarei andata in tv pure vestita da Ape Maia. E’ tutto. Ah. Questo articolo è gentilmente offerto da Sony Vaio.

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