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Ha ragione Povia

Ad ancora un mese dall’inizio della kermesse musicale, le polemiche sul festival di Sanremo 2009 sono già accesissime. Come saprete, la canzone di Povia “Luca era gay”, è stata duramente criticata dalle associazioni omosessuali poiché il testo lascerebbe intendere che l’omosessualità è una sorta di malattia da cui si può guarire. Povia ha respinto con forza le accuse di omofobia affermando che non ha nulla contro gli omosessuali a patto che al ristorante si portino le forchette da casa, non votino alle amministrative, vadano al cinema con la mascherina anti sars e, soprattutto, che si accoppino solo con donne. Durante la conferenza stampa ha poi sottolineato con lucida competenza che l’omosessualità è sì una malattia ma se presa in tempo può lasciare al massimo strascichi non gravi quali il polso pendulo e lo shopping bulimico da D&G. Ha poi aggiunto che sarà presto disponibile in commercio un vaccino che almeno nei primi dieci anni di vita del bambino dovrebbe proteggere l’erede maschio dal rischio di contrarre pericolose malattie infantili quali “Il morbo di Kledi”, ovvero un’irrefrenabile attrazione per la danza, “la sindrome Carrà“, ovvero un’incontenibile attrazione per la spallina imbottita e “la demenza infantile” ovvero un’inguaribile dipendenza da “Amici” di Maria De Filippi. Per i bambini che manifestano sintomi più gravi quali la richiesta del camper di Barbie a Natale o una propensione sospetta per il culturismo tanto da usare il passeggino chiuso come bilanciere, esistono degli appositi centri rehab in Inghilterra in cui i maschi dai due ai sei anni vengono chiusi a chiave in una sala proiezioni e costretti a visionare per sei giorni di seguito tutto il repertorio audiovisivo di Cristiano Malgioglio dal 1975 ad oggi, compreso il video di “Sbucciami” con i sottotitoli in catalano. Generalmente, causa effetto deterrente, i bambini escono dal centro con una pinta di birra in mano e implorano genitori di abbonarsi a Sky calcio e di portarli a vedere l’ultimo spettacolo dal vivo di Brigitta Bulgari. Le lucide teorie di Povia sull’omosessualità come malattia sono state, a dire il vero, suffragate da alcuni episodi sospetti accaduti durante la conferenza stampa del cantante a cui partecipavano esimi giornalisti. Alcuni testimoni sostengono che nel bel mezzo del discorso di Povia, Franco Grillini, seduto in prima fila accanto a Paolo Mieli, abbia starnutito rumorosamente. Sempre secondo testimonianze, Paolo Mieli, colpito alla spalla da un copioso fiotto di saliva, si sarebbe alzato dal suo posto e avrebbe immediatamente telefonato al caporedattore del “Corriere della sera” informandolo della sua decisione di togliere la rubrica a Gian Antonio Stella per affidarla al truccatore della Tatangelo. Mario Luzzato Fegiz e Marco Mangiarotti, seduti l’uno alla destra e l’altro alla sinistra di Alessandro Cecchi Paone, dopo aver entrambi dato una pacca sulla spalla al conduttore, si sarebbero allontanati dalla sala mano nella mano canticchiando ” L’amore non ha sesso, il brivido è lo stesso o forse un po’ di più”. Il fatto più inquietante sarebbe però quello che riguarda Emilio Fede. Il direttore del tg 4, a fine conferenza, quando la sala stampa era ormai un immenso focolaio, è stato avvicinato da una cubista rumena di venticinque anni la quale lo ha invitato a casa sua per sorseggiare un mojito e, secondo le testimonianze di chi era lì, avrebbe risposto un secco: “Scusa ma devo andare in redazione!”. Le condizioni di Emilio Fede, ricoverato immediatamente presso l’ospedale Mangiagalli di Milano, al momento non destano grandi preoccupazioni. Il medico che lo ha in cura ha infatti dichiarato: “Il paziente sta guarendo. Ha già toccato il sedere alla caposala, domani verrà dimesso.” L’arcigay ha immediatamente fatto le sue scuse a Povia.

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