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Sanremo 2009

La rai e gli organizzatori del festival hanno tentato di insabbiarla in tutti i modi ma la prima, sconvolgente indiscrezione su questa edizione della kermesse musicale è che in realtà Walter Veltroni si sarebbe dimesso dal Pd perché su Rai uno, in un momento tanto delicato per il paese, è andato in onda il Festival di Sanremo anziché un documentario della figlia Martina sulla crisi degli affitti a Manhattan. Comunque, sorvolando sul fatto che vista l’inspiegabile scenografia finto acciaio e bulloni pare che Bonolis conduca la cinquantanovesima edizione del Festival di Sanremo dal caveau del Banco di Brescia e che quest’anno la presenza femminile all’Ariston ha più o meno lo stesso peso che ha la presenza femminile nella vita di Cristiano Malgioglio, bisogna ammettere che quello di Paolo Bonolis, al momento, è un bel festival. Ma passiamo all’immancabile pagella. Dolcenera: bella canzone e bella voce ma, soprattutto, indovinata la scelta di abbandonare l’immagine della dark lady per l’azzeccatissimo look acqua e sapone. Preoccupa fortemente Greenpeace la questione dello smaltimento del suo beauty-case il quale, attualmente, giace nella discarica romana di Malagrotta assieme a dodici bidoni di scorie radioattive e a settantaquattro fusti di extension usate di Daniela Santanchè, per cui si stanno valutando diverse ipotesi: o trasportarlo fino in Olanda, dove verrebbe smaltito presso un impianto autorizzato, o regalarlo a Fabrizio Del Noce per l’otto marzo. Voto: 9. Fausto Leali: nonostante il riflessante per capelli e la canzone dedicata ai figli che crescono, è evidente che a lui ormai sono cresciuti pure i nipotini. Pare che dopo aver ascoltato la canzone di Leali, Orietta Berti abbia deciso di proporsi per l’anno venturo con un pezzo sui denti da latte che crescono. A sentire un padre cantare un minestrone simile di banalità e luoghi comuni sui figli, uno si augura che l’anno prossimo, tra le nuove proposte , si presenti Pietro Maso. Voto: 4. Francesco Tricarico: a noi piace così, ma a voler dire la verità nuda e cruda è più probabile che Belen Rodriguez si converta al lefebvrianesimo che Tricarico azzecchi una nota. Voto 7. Marco Carta: dopo aver ascoltato il brano cantato da Carta, l’unica cosa non a rischio di querela che mi viene da dire è che al confronto. “Le tagliatelle di nonna Pina”, sono avanguardia pura. Voto: 4 Patty Pravo: la canzone non è un granchè e lei era decisamente svociata, ma la vera questione è che a furia di interventi di chirurgia plastica, Patty Pravo comincia a somigliare in modo inquietante all’alieno grigio dell’area 51. Voto 6. Marco Masini: in tre minuti di canzone Masini riesce a toccare gli argomenti più disparati, dallo stupro agli ultrà, dai gay alla Chiesa, dalla politica alla disoccupazione, dall’alitosi alle tarme nel mobile vetrina. Offesissimi i malati di alopecia areata e l’associazione vittime delle poesie di Sandro Bondi che non si sono sentite rappresentate dal testo. Voto 3. Francesco Renga: se la canzone di Renga è moderna, Rita Dalla Chiesa è dadaismo. Voto 5. Pupo-Belli-Youssou’n dour: una canzone dagli intenti nobili perché parla di integrazione, solidarietà e l’importanza di occuparsi di chi viene dai paesi più poveri, il problema è che la melodia è talmente brutta che io prima che finisse avevo già fatto tre bonifici ad Edoardo Costa. Voto 3. Gemelli Diversi: riassumere il testo della canzone è operazione complessa, comunque potrei dire che più o meno è il testo di Masini con una spruzzatina di retorica sulle foreste abbattute, l’alcolismo e la prostituzione. Era tanto bello quando i rapper parlavano di gnocche e marjiuana, ora se Pierferdinando Casini si mette due catene al collo può aspirare a diventare il nuovo Puff Daddy. Voto: 3. Albano: se la canzone di Albano non vi è dispiaciuta (come alla sottoscritta) le cose sono due: o è il terzo inequivocabile sintomo dell’incombere della vecchiaia dopo l’improvviso interesse per “Elisir” di Michele Mirabella e le vetrine di Max Mara, oppure siete Lamberto Sposini e state per intervistralo a “La vita in diretta”. Voto: 7. Afterhours: c’è chi sostiene che li abbiano fatti fuori perché il brano era musicalmente complesso. Io dico che il fatto che il cantante non si faccia una doccia dalla vittoria dei Jalisse ha avuto il suo peso. Voto: 6. Alexia-Mario Lavezzi: da oggi Flavio Briatore e Elisabetta Gregoraci scendono al secondo posto nella classifica delle coppie peggio assortite del globo. Voto: 5. Iva Zanicchi: io la penso come Benigni. A me, pensare alla sora Iva che va da una specie di gigolò e quello se la spupazza mentre lei tutta infoiata grida “Ok il prezzo è giusto!” fa un certo effetto. La rivogliamo a girare la polenta o a bere lambrusco mentre si gioca la casa a tresette. Voto: 5. Nicky Nicolai e Stefano Di Battista: ok, sono marito e moglie, ma non si è ben capito perché un sassofonista di talento si debba ridurre a starsene su un palco dietro alla moglie che canta limitandosi a suonare due note. Pare li abbiano già ribattezzati i Fabio e Mingo dell’Ariston. La canzone, però, è notevole. Voto: 9. Sal da Vinci: l’anno scorso c’era Gio’ di Tonno, quet’anno c’è Sal Da Vinci. Ma chi li sceglie i nomi d’arte al Festival? Totti e Ilary? Voto boh. Povia: a dar retta a Povia, se avete una madre ingombrante, un padre assente e i vostri genitori si separano, siete destinati a diventare gay. Però potreste anche cambiare idea. Che so. Se siete un Agnelli, vi fate fotografare mentre slinguazzate vostra cugina e Alfonso Signorini fa finta di crederci, potete pure tornare etero. Ha ragione Povia. Voto 10.

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