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Specie maschili : il designer

Costretta alla solitudine sentimentale da eventi di forza maggiore (l’evento di forza maggiore ha ovviamente un nome e un cognome e un sicario russo sulle sue tracce), ho cominciato ad osservare la fauna maschile milanese con un approccio da zoologo e a trarre le mie prime conclusioni. Quella che segue è la descrizione della prima specie maschile da evitare come la peste, ovvero il designer (che sia milanese o d’adozione non conta. E che ci siano delle eccezioni considerevoli neanche). Il designer tipo è facilmente riconoscibile anche da una sonda spaziale in mezzo alla folla durante un concerto degli U2 perché indossa sempre la stessa divisa: occhiale da vista con montatura colorata (che una già dovrebbe chiedersi cosa la spinga ad uscire con Lina Wertmuller con le basette) e giacche dai colori sgargianti o, in alternativa, giacca e pantalone bianco modello “Mi vesto come San Pietro perché il cancello del Paradiso l’ho disegnato io con una penna bic sul tovagliolo del ristorante”. Uscire a cena con un designer è un’ esperienza che generalmente si conclude prima dell’arrivo del dolce per un motivo semplicissimo: dice sempre le stesse cose, fa sempre le stesse cose e ha un’unica ossessione. E cioè: lui è sempre di ritorno da o in partenza per New York, la Cina o il nord Europa perché lì sì che c’è fermento, in Italia la creatività è ferma al medioevo. Poi gli chiedi cosa ha visto a New York nel weekend per rifarsi gli occhi e viene fuori che è stato a vedere “Notte al museo 2” con gli occhialini in tre d. Per quel che riguarda la parte “fa sempre le stesse cose” ti invita a cena in un unico posto, ovvero alla Triennale perché lui lì può respirare l’arte e si mangiano piatti rigorosamente non cafoni quali tartare o vellutata di verdura. Ovviamente vi accompagnerà a casa e vi incontrerete dieci minuti dopo in fila al Mac Drive ma è solo perché la sorpresa dell’Happymeal l’ha disegnata un suo vecchio compagno di studi al politecnico. La sua ossessione non è ahimè, quella che una si augurerebbe. La sua ossessione si chiama Philippe Starck, ovvero il più famoso designer e architetto al mondo. Sappiate che non avete scampo: due ore a cena con un designer vi costeranno almeno dieci credibilissimi aneddoti su Starck del tipo “Una volta Phil è entrato nel mio studio levitando su una chaise longue in chewingum riciclato, mi ha toccato la fronte col suo celebre accendigas Alessi a forma di pinguino ballerino, ha dato un sorso alla mia birra ed è uscito emettendo un rutto rumorosissimo. E’ il segno che mi vede come suo erede”. Voi replicherete: “No, è segno che la birra gli fa gas nello stomaco!” ma lui a quel punto fisserà il soffitto ancora in preda alla visione e non si accorgerà neppure di essere rimasto solo al tavolo. L’alternativa all’aneddoto fantasioso è, come accennavo, l’invettiva delirante. Di solito il tema è più o meno questo: “Quel vecchio bastardo bollito di Stark una sera è venuto a cena a casa mia e il giorno dopo ha disegnato il suo celebre baule Samsonite. Ebbene, la vuoi sapere una cosa? Aveva esattamente la forma delle chiappe della mia fidanzata! Viene a casa mia a rubarmi le idee, capisci?”. Voi annuirete e a quel punto, per la prima volta nella vostra vita, vi verrà voglia di disegnare il primo oggetto di design, ovvero “lo schiaffeggiadesigner” e cioè una grattugia gigante per noce moscata in alluminio cromato con annessa paletta raccogli-frammenti d’ occhiali. Morale della favola: meglio una settimana a letto con la febbre suina che con un designer di grido, datemi retta. (seguiranno puntate sulle altre specie)

Single a Milano

E’ inutile girarci intorno. Milano è una città misogina. Una città in cui una single di belle speranze proveniente da una qualsiasi località della penisola dotata di una discreta autostima e di una spavalda fiducia nel futuro, dopo tre giorni di permenenza, si ritrova a ipotecare la casa dell’anziana nonna per ordinare sulle tv private talismani e pozioni per i legamenti d’amore. Queste le principali fonti di frustrazione per una single normodotata nella città meneghina: – Le modelle. A Milano è cosa normale incontrarle al semaforo, dal parrucchiere e in fila alla posta. E la faccenda veramente dolorosa da accettare per una qualsiasi donna sotto l’uno e settanta con abitudini bizzarre tipo consumare due pasti completi al giorno, avere occhi di un banalissimo color castano anziché grigi con pagliuzze smeraldo o chiamarsi Francesca Brambilla anziché Inga Kaufmann, è che queste mocciose bioniche girano rigorosamente in branco. Le conseguenze per la psiche di una single qualunque sono devastanti: quando vi capiterà di leggere in cronaca titoli del tipo “Donna milanese si getta sotto la metropolitana. Misteriose le cause del tragico gesto” sappiate che in nove casi su dieci la tizia aveva appena incrociato all’edicola un gruppetto composto da una brasiliana di diciotto anni con i capelli neri lunghi fino al sedere, una svedese quindicenne molto simile a Claudia Schiffer ma in bello e l’unico caso al mondo di cinese alta quanto il Pirellone. – Gli uomini. Dunque, qui il discorso si fa serio. Milano è una città in cui il cinquanta per cento della popolazione maschile lavora nel circuito della moda, dell’architettura e del design, ovvero settori in cui la percentuale di eterosessuali è su per giù la stessa dei trichechi nel lago Maggiore, per cui alla single media capita spesso di agghindarsi di tutto punto per poi ritrovarsi a una festa in cui l’individuo più testosteronico che le offre da bere è Victoria Silverstedt. – Gli eterosessuali. Generalmente gli scapoli più appetibili, a Milano, lavorano nella pubblicità, nel giornalismo o nella finanza. Purtroppo, la prima categoria, quella dei pubblicitari, è convinta che quelle strane cose denominate “famiglia” e “bambini” siano delle robe che servono per far vendere più merendine e che “Il Rigoletto” sia un biscotto da inzuppare nel latte, per cui è poco appetibile. La seconda, quella dei giornalisti, ha il difetto di dimenticare con facilità anniversari di fidanzamento e matrimonio ma di non dimenticare mai il decimo anniversario di Dagospia. La terza, quella degli scapoli che lavorano nella finanza, è un paragonabile ai bot: scarso rendimento ma notevole affidabilità, per cui alla fine è il male minore. – Gli aperitivi. A Milano, se sta scritto che incontrerai uno straccio d’uomo, nel novanta per cento accadrà durante i famosi aperitivi. Il problema è però che l’aperitivo, per una donna single, è un circuito infernale: una spende migliaia di euro in massaggi, palestra e creme snellenti e dopo una settimana di tentativi di rimorchio a suon di mojiti, arachidi e mozzarelline fritte il tutto si depositerà direttamente sulle chiappe, per cui la speranza di attirare anche un solo sguardo maschile si ridurrà a zero. – Le donne in carriera. Il rischio più serio che corre una donna single a Milano è quello di arrendersi all’idea dello zitellaggio perenne e buttarsi anima e corpo nella carriera. L’evento è tra i più nefasti che possano accadere perché per ragioni del tutto inspiegabili, una donna lucida e ragionevole che fino a qualche tempo fa, a Roma o a Bari, sognava di essere Monica Bellucci, col tempo cercherà di assomigliare il più possibile all’icona d’eleganza locale, ovvero Franca Sozzani. Ovvero ad una che sembra Mariangela Melato con i capelli delle Winx e l’abbronzatura di Carlo Conti. – I tacchi alti. Una ci prova a essere sexy e competitiva, a Milano. Il problema è che da maggio in poi l’asfalto assume la consistenza del Didò per cui se una donna si azzarda a uscire di casa con un tacco dodici si inchioderà all’asfalto col rischio di essere convertita dagli unici uomini che a Milano non ti mollano un attimo, ovvero i vigili, a colonnina ecopass entro sera. – I supermercati. A Milano, la massoneria delle zitelle, fa girare voce da tempo che i migliori partiti si trovano al supermercato (quello di Viale Papininano a primo posto). Dopo un anno di acquisti improbabili pur di comprare qualcosa tipo panettoni a ferragosto e calze col carbone a Pasqua, la single media sull’orlo della disperazione diventa facilmente riconoscibile: è quella che fa l’occhiolino al fustino Dash lavatrice da un litro e mezzo.

Chi mi ama mi segua

Stasera dalle 23,00 in poi serata all’Hollywood con me e molti altri personaggi (ok, mi sono data del personaggio, chiedo venia) dello spettacolo e dello sport per raccogliere fondi per l’Abruzzo. Domani dalle 20, 30 condurrò la serata “Women internet show” presso il teatro Oscar organizzata da Microsoft con la presenza dell’executive vice president dell’agenzia Publicis, clienti e molti altri ospiti.

Le conseguenze dell’amore

Vista la gran quantità di ciarpame mediatico che si è scatenato attorno al divorzio in casa Berlusconi, mi asterrò dallo scriverne ulteriormente o sputare sentenze su questioni tanto personali. Tuttavia, è mio dovere di cronista segnalare l’incredibile serie di fatti e conseguenze che la vicenda ha provocato: a) Dopo la richiesta di pubbliche scuse da parte di Silvio Berlusconi a Veronica Lario, Calisto Tanzi ha rilasciato un comunicato all’ansa in cui chiede agli azionisti Parmalat di scusarsi pubblicamente con lui e Bill Clinton ha fatto sapere che dopo tanti anni è ancora lì che aspetta le scuse di Hilary visto che lui, ai diciott’anni della Lewinsky, aveva avuto almeno il buon gusto di mandarci Sandro Bondi. b) Sempre più insistenti le voci secondo le quali le foto di Berlusconi alla festa di compleanno di Noemi sarebbero in realtà un fotoritocco piuttosto malriuscito. Il portavoce di Silvio Berlusconi ha fatto sapere che le foto sono assolutamente vere e che in realtà esistono molti altri scatti autentici non pubblicati, tra cui uno in cui Marilyn Monroe canta “Happy birthday to you!” alla neomaggiorenne seduta sulle ginocchia di Mariano Apicella o anche quello in cui Giuseppe Garibaldi taglia la torta di compleanno, ma che le immagini fanno parte dell’album privato di Noemi. Alcuni giornalisti hanno cercato di individuare l’identità dei camerieri fotografati col premier per sapere se hanno realmente posato con lui e sembra che in effetti, dopo lunghe ricerche, un giornalista di “Caserta disconight” abbia trovato una traccia importante: sulla porta del ristorante “O’ sarracino” di Vietri sul mare esiste una foto praticamente identica a quella di “Chi” solo che i camerieri sono in salopette e camicia scozzese, su un peschereccio anziché al ristorante e al centro della foto, anziché Berlusconi, c’è un pescespada da mezza tonnellata. c) Dario Franceschini, irritatissimo, ha ribadito che non c’è stato alcun complotto della sinistra e che nessuno del suo schieramento ha sobillato Veronica. In tarda serata l’ufficio stampa del pd ha comunicato ai giornali che il candidato alle europee David Sassuoli, a causa di una rara e invalidante allergia al karkadè, verrà sostituito in corsa da Silvia Toffanin. d) Alcune delle first lady hanno espresso la propria opinione sulla delicata vicenda. Carla Bruni ha confessato di provare grande imbarazzo per l’accaduto e di essere vicina a Veronica ma, ha poi aggiunto, “la Lario un po’ se l’è cercata: se anziché agghindarsi da panterona anni ottanta si fosse vestita come me da sacrestana in menopausa e avesse inciso una ciofeca di disco per dimostrare alla nazione che lei mantiene la sua identità di donna, lui non l’avrebbe mollata un attimo”. La regina Rania di Giordania si è dimostrata piuttosto agguerrita. In una conferenza stampa ha dichiarato: “Mi domando come una donna bella e intelligente abbia potuto fare tre figli con un uomo basso e grassoccio il cui unico motivo di fascino sta nel potere esercitato con un certo despotismo.”. A quel punto è intervenuto il re invitandola a stare zitta e tornare in giardino a giocare coi figli e innaffiare i gerani. La principessa Letizia Ortiz ha fatto sapere che, seppur dispiaciuta per Veronica, non deve passare il messaggio che dietro a un uomo di potere debba esistere per forza una donna infelice. Poi ha ingoiato sei pasticche di prozac ed è corsa piangendo nella sua stanza. Michelle Obama ha optato per una posizione decisamente moderata. Al “New York Times” ha infatti dichiarato: “L’unica cosa che mi sento di dire è che se la signora Lario avesse i miei bicipiti oggi Berlusconi sembrerebbe Woody Allen dopo una rissa con Vin Diesel e Veronica sarebbe il governatore della California.”.