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Single a Milano

E’ inutile girarci intorno. Milano è una città misogina. Una città in cui una single di belle speranze proveniente da una qualsiasi località della penisola dotata di una discreta autostima e di una spavalda fiducia nel futuro, dopo tre giorni di permenenza, si ritrova a ipotecare la casa dell’anziana nonna per ordinare sulle tv private talismani e pozioni per i legamenti d’amore. Queste le principali fonti di frustrazione per una single normodotata nella città meneghina: – Le modelle. A Milano è cosa normale incontrarle al semaforo, dal parrucchiere e in fila alla posta. E la faccenda veramente dolorosa da accettare per una qualsiasi donna sotto l’uno e settanta con abitudini bizzarre tipo consumare due pasti completi al giorno, avere occhi di un banalissimo color castano anziché grigi con pagliuzze smeraldo o chiamarsi Francesca Brambilla anziché Inga Kaufmann, è che queste mocciose bioniche girano rigorosamente in branco. Le conseguenze per la psiche di una single qualunque sono devastanti: quando vi capiterà di leggere in cronaca titoli del tipo “Donna milanese si getta sotto la metropolitana. Misteriose le cause del tragico gesto” sappiate che in nove casi su dieci la tizia aveva appena incrociato all’edicola un gruppetto composto da una brasiliana di diciotto anni con i capelli neri lunghi fino al sedere, una svedese quindicenne molto simile a Claudia Schiffer ma in bello e l’unico caso al mondo di cinese alta quanto il Pirellone. – Gli uomini. Dunque, qui il discorso si fa serio. Milano è una città in cui il cinquanta per cento della popolazione maschile lavora nel circuito della moda, dell’architettura e del design, ovvero settori in cui la percentuale di eterosessuali è su per giù la stessa dei trichechi nel lago Maggiore, per cui alla single media capita spesso di agghindarsi di tutto punto per poi ritrovarsi a una festa in cui l’individuo più testosteronico che le offre da bere è Victoria Silverstedt. – Gli eterosessuali. Generalmente gli scapoli più appetibili, a Milano, lavorano nella pubblicità, nel giornalismo o nella finanza. Purtroppo, la prima categoria, quella dei pubblicitari, è convinta che quelle strane cose denominate “famiglia” e “bambini” siano delle robe che servono per far vendere più merendine e che “Il Rigoletto” sia un biscotto da inzuppare nel latte, per cui è poco appetibile. La seconda, quella dei giornalisti, ha il difetto di dimenticare con facilità anniversari di fidanzamento e matrimonio ma di non dimenticare mai il decimo anniversario di Dagospia. La terza, quella degli scapoli che lavorano nella finanza, è un paragonabile ai bot: scarso rendimento ma notevole affidabilità, per cui alla fine è il male minore. – Gli aperitivi. A Milano, se sta scritto che incontrerai uno straccio d’uomo, nel novanta per cento accadrà durante i famosi aperitivi. Il problema è però che l’aperitivo, per una donna single, è un circuito infernale: una spende migliaia di euro in massaggi, palestra e creme snellenti e dopo una settimana di tentativi di rimorchio a suon di mojiti, arachidi e mozzarelline fritte il tutto si depositerà direttamente sulle chiappe, per cui la speranza di attirare anche un solo sguardo maschile si ridurrà a zero. – Le donne in carriera. Il rischio più serio che corre una donna single a Milano è quello di arrendersi all’idea dello zitellaggio perenne e buttarsi anima e corpo nella carriera. L’evento è tra i più nefasti che possano accadere perché per ragioni del tutto inspiegabili, una donna lucida e ragionevole che fino a qualche tempo fa, a Roma o a Bari, sognava di essere Monica Bellucci, col tempo cercherà di assomigliare il più possibile all’icona d’eleganza locale, ovvero Franca Sozzani. Ovvero ad una che sembra Mariangela Melato con i capelli delle Winx e l’abbronzatura di Carlo Conti. – I tacchi alti. Una ci prova a essere sexy e competitiva, a Milano. Il problema è che da maggio in poi l’asfalto assume la consistenza del Didò per cui se una donna si azzarda a uscire di casa con un tacco dodici si inchioderà all’asfalto col rischio di essere convertita dagli unici uomini che a Milano non ti mollano un attimo, ovvero i vigili, a colonnina ecopass entro sera. – I supermercati. A Milano, la massoneria delle zitelle, fa girare voce da tempo che i migliori partiti si trovano al supermercato (quello di Viale Papininano a primo posto). Dopo un anno di acquisti improbabili pur di comprare qualcosa tipo panettoni a ferragosto e calze col carbone a Pasqua, la single media sull’orlo della disperazione diventa facilmente riconoscibile: è quella che fa l’occhiolino al fustino Dash lavatrice da un litro e mezzo.

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