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Valgono il prezzo della corsa

Tassista romano: Signo’, senta queste: “Aho’, Berlusconi Ford Escort, Marrazzo Ford Transit!”. “Sa perchè Marrazzo s’è ritirato in convento? Perchè la mattina je piace farsi un cappuccino!” “Oh, quando i carabbbinieri so’ entrati in casa Mastella i cani j’hanno scodinzolato!”.

Grande fratello 10 (prima puntata)

Signore e signori, ecco a voi le mie tenere considerazioni sulla prima puntata del Grande fratello 10: Alessia Marcuzzi: impeccabile nel suo Versace vintage, ha avuto un momento di spiccata furbizia quando ha domandato alla concorrente Diletta: “Tu che conosci il linguaggio dei segni, come si dice “Ciao!” a gesti?” . Alessiè, tu lo sai che ti voglio bene, ma come vuoi che si dica “ciao” nel linguaggio dei segni? Col gesto dell’ombrello? Facendo una piramide umana con la gente in attesa dell’autobus? Vabbuò. Alfonso Signorini: si sarà pure rifiutato di acquistare il video di Marrazzo ma non si capisce cosa l’abbia spinto ad acquistare la giacca verde “Luca Sardella vintage” con tanto di margherita sull’occhiello. Tullio: se un pirla del genere con scarpe rosse in tinta con i pantaloni e una cintura con le scritte luminose è un rappresentante d’abbigliamento allora voglio Patrizia D’Addario rappresentante di reliquiari entro fine anno. Si è definito con una certa fierezza “Tullio, l’amico delle donne” che come posizionamento, nella vita di un individuo, si trova esattamente tra “non è bello, è un tipo” e “io quello non lo toccherei manco co’ una canna”. Camila: metà brasiliana, metà boliviana e imbecille per intero, questa specie di Belen Rodriguez della Garbatella dichiara di fare la modella a Napoli, cosa che già suona ambigua perché non ci risulta che Kate Moss abbia mai preso casa al Vomero per questione di praticità, per cui questa per vivere o fa la testimonial della pizza margherita o fa la scippatrice a Fuorigrotta. Ci sarebbe una terza opzione ma ieri sera in due ore di diretta si è limitata a mettere la lingua in bocca ad un paio di concorrenti e a infilare le mani nelle mutande ad Alfonso Signorini, per cui non vorrei dare giudizi affrettati. Le concediamo il beneficio del dubbio. Il dubbio in questione è : farà fattura o no? Ad ogni modo, la ragazza grida, urla, butta le braccia al collo a chiunque faccia il suo ingresso nella casa e, come se non bastasse, accenna passi di danza a cacchio di cane ancheggiando come fosse al Carnevale di Rio, motivo per cui io ho già creato il numero verde apposito “800 654 654” per raccogliere i primi sei milioni di sms per buttarla fuori alla prima nomination. Votate numerosi. Marco: il giovane parrucchiere apre le danze alla saga “Se non hai almeno sei disgrazie in curriculum, un’esperienza di premorte e un cugino finito sotto una mietitrebbia con ‘sta cippa che entri al gf” . Lui, nello specifico, ha il papà in ospedale, paralizzato, per via di un incidente d’auto. Manco a dirlo, Marco viene chiamato in confessionale dove lo attende il papà in collegamento telefonico. Ora, io sarò cinica e bastarda, avrò lo stesso tema natale di Slobodan Milosevic, sarò l’unica italiana con una patata al cartoccio al posto del cuore, ma a me il dialogo tra i due anziché sciogliermi in lacrime m’ha fatta incazzare come una biscia. Il ragazzotto diciottenne non ha fatto che urlare esaltatissimo: “Vai che arrivo fino alla fine!”, “Io ho iniziato la risalita, ora tocca a te!” e soprattutto “Quando finisci la palestra guarda me papà!” , che ora vabbè, la Del Basso in mutande farebbe camminare pure un fossile di mammut, ma che la visione del Gf sia utile alla riabilitazione mi pare troppo. Segue poi la fantozziana risposta del povero padre, e cioè: “Sei il figlio che ho sempre desiderato e comunque come VADI VADI!”. Carmen: altra portatrice sana di disgrazie, Carmen ha in curriculum un padre suicida, una madre depressa e una vita trascorsa in comunità a Bagheria. Diciamo che le mancano l’influenza suina e un impatto incidentale con un meteorite durante una passeggiata in bicicletta e le sfighe, ‘sta ragazza, ce l’ha avute tutte. Le piacerebbe fare l’infermiera e lavorare in tv. Insomma, vorrebbe essere Elisabetta Gregoraci. George Leonard: suo padre, chevelodicoaffà, è passato a miglior vita e devo dire che nel vedere il figlio andare in giro con la giacca a scacchi portata direttamente sul petto nudo vengono anche dei sospetti sul perché. Entra in casa con un look ispirato a Sandokan ma il risultato, mi si perdoni il francesismo, è che sembra Aladino che s’è cagato sotto. Copre il classico ruolo già avuto nella casa da personaggi illustri quali “Gianluca Zito” “Sergio Volpini Ottusangolo” e “Pasquale Laricchia” dello “sportivo rintronato convinto di essere figo e furbo”, tant’è che quando la Marcuzzi gli chiede di enunciare uno dei suoi motti, lui risponde sicuro: “Meglio vivere un giorno da leoni che mille da cento!”. La Gialappa’s, al suo ingresso, ha stappato un Crystal del ’76. Mauro: il tipo è segregato in una camera d’albergo senza sapere di essere spiato dalle telecamere. La Marcuzzi lancia il collegamento con lui nell’esatto istante in cui il concorrente ignaro si appresta a vomitare nella tazza del cesso. Tale episodio gli ha fatto acquistare parecchi punti nel “tototrans”: potrebbe essere incinto. Sabrina: 21 anni, fidanzata da cinque, alta, bionda, seconda a Miss Italia, educata, prossima alla laurea, dichiara “Non voglio fare la modella perché le modelle sono manichini”. Se entro fine anno mi ritrovo a pecora sulla copertina di Gq pure questa, giuro che abbraccio lo shintoismo e mi ritiro nel bosco sacro. Maicol: viene presentato come il primo gay dichiarato del grande fratello e, a parte che come fa giustamente notare Signorini, pure se non l’avesse dichiarato il dubbio ci sarebbe venuto, ma perché, fatemi capì, Jonathan all’epoca voleva passà pe’ Trentalance? Massimo: non so voi, ma io quando ho sentito la Marcuzzi annunciare l’ingresso di “Massimo, bodyguard, di BARI, mangia un chilo e mezzo di pollo al giorno!”, ho spento la tv, ho acceso l’antifurto a casa, ho imbracciato la doppietta del nonno cacciatore e sono stata tutta la notte sveglia con gli occhi sbarrati e il sudore che mi colava dalla fronte. Paura. E’ l’unico di cui non si specifica se il padre sia già schiattato. Probabilmente nel periodo dell’aviaria, per paura dei polli infetti, se l’è magnato. Cristina: educatrice milanese, dice che le amiche la chiamano “ragazza interrotta” perché la mattina esce di casa senza truccarsi. Se la cosa vi risulta eccessiva o incomprensibile, sappiate che a Milano, se oltre a non truccarti , ti azzardi a uscire senza la piega fatta dal parrucchiere, passi per una cellula di Al Qaeda. Quando dice di avere un padre tutti tiriamo un sospiro di sollievo. Poi, ovviamente, aggiunge che fa lo spazzino ma non è in carcere e non fa lo scafista, per cui non ci lamentiamo. Davide: è lo gnocco della situazione. Al suo ingresso saluta Camila con entusiasmo e afferma: “Io e te abbiamo dei precedenti!”. Ovviamente non c’è un telespettatore a cui non sia venuto subito in mente il seguente pensiero: “Si saranno conosciuti ad un convegno tra astrofisici a Parigi!”. Alberto: il bel vastese dichiara di essere un appassionato della Bibbia, di non praticare il sesso senza l’amore e di essere un fervente cattolico. Insomma, non si sa ancora chi sia il trans nella casa ma abbiamo già il suo primo fan. Poi c’è Mara, la segretaria riccioluta col fratello di cui aveva perso le tracce. Diletta che, indovinate un po’, non ha più il padre e Daniela che dichiara di fare l’amore col marito più volte al giorno, tutti i giorni, roba che manco ha finito di dirlo e già c’era un jet privato con Bondi alla guida ad attenderla fuori dalla porta rossa. Carmela e Giorgio entrano per ultimi e, ve lo confesso, io mi sono immediatamente convinta che la donna diventata uomo sia Giorgio. Poi hanno chiesto un opinione agli ex concorrenti del Gf seduti tra il pubblico ed è arrivata la soluzione : è Floriana Secondi, inutile stare a spremersi.

Tradimenti tecnologici

Visto che traditori e fedifraghi, nell’era tecnologica, seminano indizi inequivocabili, eccovi una guida ragionata sugli atteggiamenti femminili che dovrebbero indurvi a sospettare. Ha di sicuro un altro se: a) quando si sente il doppio bip che annuncia l’arrivo di un sms lei scatta in direzione del suo cellulare passando da zero a cento con l’accelerazione di un kawasaki ninja. E il tutto con tacco dodici. b) Legge gli sms ricevuti alla distanza di cinque centimetri dai bulbi oculari tenendo il cellulare stretto tra due mani e con l’aria rilassata non di chi se ne sta nel salotto di casa sua con un semplice telefonino in mano, ma di una che sta passeggiando con in mano un sangue di piccione da dieci carati nella periferia di Rio de Janeiro. c) Noti che mentre legge un sms le scappa un mezzo sorrisino e arrossisce vistosamente e quando le domandi “Chi era?” lei risponde serissima: “Niente, il mio amico veterinario, dice che oggi ha abbattuto un labrador di tredici anni”. d) Lei fa la casalinga, i genitori abitano sul vostro pianerottolo, sul suo cellulare ha sei numeri in rubrica compresi il codice pin del bancomat e il numero per televotare Damiano a “X Factor” e improvvisamente acquista un iphone sostenendo che lo terrà sempre spento ma una seconda linea le può sempre tornare comoda. e) Nonostante sostenga di ricevere solo sms dal figlio sedicenne che fa l’erasmus a Stoccolma, cancella tutti gli sms ricevuti e inviati con la stessa meticolosità con cui Mata Hari distruggeva i suoi scambi epistolari con i servizi segreti francesi. f) Il suo cellulare non ha mai avuto un pin e da un giorno all’altro, per accedere alla funzione del suo Nokia fucsia, bisogna comporre un codice alfa-numerico di settantaquattro cifre e sottoporsi a riconoscimento vocale in cui dovete dimostrare di essere lei mentre canta “Sbucciami” di Cristiano Malgioglio sotto la doccia. g) Comincia a portarsi dietro il cellulare anche quando va in bagno. Alla vostra richiesta di spiegazioni risponde serafica che nel penultimo numero di Focus ha letto che le onde elettromagnetiche hanno un notevole potere lassativo. h) Il salvaschermo del suo computer Vaio rosa è sempre stata la foto del vostro piccolo Diego che sgambetta nel girello mentre voi lo spingete con l’aria ebete in canotta e infradito e improvvisamente viene sostituito da una foto di lei in bikini zebrato. i) Dice che si è iscritta a facebook perché è utile per i contatti di lavoro e scoprite che nella lista dei suoi amici l’unica persona che avevate conosciuto insieme per ragioni di lavoro è l’idraulico ventenne jamaicano a cui avete pagato venti giorni di manodopera per risolvere uno strano ingorgo del bidet. j) Il suo user, nel suo indirizzo di posta ufficiale, è Maria.carmela@gmail.com. Un bel giorno scoprite che ha aperto il seguente account su Libero: tsunami.insaziabile@libero.it k) Sta ancora imparando come regolare il vapore della Stirella e vi chiede di montarle la webcam sul computer.

Seria, per una volta

Visto che da queste parti ultimamente s’è fatta cattiva pubblicità alla pubblicità, vi segnalo una campagna contro l’abuso sui minori che mi ha commossa (la stampa è di grande impatto ma lo spot, straziante, è un capolavoro): p.s. sul sito www.casademenor.org c’è lo spot nella versione più lunga. p.s.s. La campagna, è stata realizzata gratuitamente da ogni anello della catena di produzione: dall’ideazione strategica della Fondazione NewEtica alla creatività dell’agenzia pubblicitaria del gruppo internazionale McCann Erickson, dalla coppia di registi argentini Nico e Martin alla colonna sonora della band anglo-americana Antony and the Johnsons, dal fotografo tedesco Achim Lippoth alle case di produzione italiane Mercurio Cinematografica. E lo stesso vale per i materiali (fotolito, videocassette, dvd) e per i servizi (stampa, riproduzione, corriere espresso): tutto donato da chi ci crede, tutto senza utilizzo di denaro pubblico.

La moda che non reggo

D’accordo, la moda italiana è un vanto per il paese e guai a chi la tocca. Ci sono però una serie di consuetudini legate a questo mondo che trovo intollerabili, e cioè: A) Gli slogan. Per il lancio di una nuova linea d’abbigliamento, invernale o estiva che sia, hanno sempre un tono tra l’enfatico e il cazzaro del tipo: “Per una donna che sa quello che vuole”, “Per una donna che non ha paura di osare”, “Per una donna che vive con disinvoltura il nostro tempo” e via dicendo. A parte il fatto che qualcuno mi deve spiegare l’attinenza tra un cardigan in lana merinos e l’eventuale disinvoltura con cui vivo il nostro tempo, io capisco che la formula aulica faccia scena, ma se gli stilisti avessero un briciolo di onestà e di reale empatia col mondo femminile capirebbero che l’unico slogan in grado di convincere una donna a comprare un vestito piuttosto che un altro potrebbe essere “Per far schiattare la collega d’ufficio” o anche “Per ridurre il vostro fidanzato a zerbino” o eventualmente “Per essere più gnocca della sua nuova fidanzata”. Il fatturato aumenterebbe del 150%. Garantito. B) I servizi fotografici sulle riviste femminili. Chiariamo una cosa una volta per tutte: non che le belle foto e le belle location mi facciano schifo, ma se acquisto una rivista di moda io voglio vedere vestiti, scarpe e accessori, non un fascio di luce con effetto seppia che illumina una quercia secolare del parco di Yellowstone dietro al cui tronco sbuca una sola manica destra descritta nella didascalia come “Giacca in velluto con spalle a pagoda su camicia con plastorn e jeans in denim delavè, shopping bag in craquelè con frange e cristalli e anello in argento con calcedonio nero” . Al di là delle accurate descrizioni, per quello che mi riguarda quella manica destra potrebbe anche appartenere alla divisa del guardiacaccia appostato per studiare i movimenti migratori delle beccacce, per cui chiederei ai signori fotografi di moda di lasciare i virtuosismi a casa e alla case di produzione di risparmiarsi location esotiche. Per me purchè si veda bene il vestito, come sfondo va bene pure il Mc Drive di Casal Pusterlengo. C) Non c’è anno in cui gli stilisti non si ripromettano di essere di buon esempio e di far sfilare solo ragazze in carne. Poi iniziano le sfilate e se ad Anna Wintour ospite di Versace parte incidentalmente uno starnuto in prima fila, la modella di fronte a lei si ritrova in un attimo ad ancheggiare sulla passerella di Armani nel padiglione accanto. D) Ci ho riflettuto a lungo ma al momento non ho ancora trovato un valido motivo per cui le modelle debbano girare per Milano col book sotto braccio. Ho capito che è il loro stumento di lavoro ma io non vedo pasticceri girare con la bilancia pesa alimenti sotto l’ascella, per cui qui, oggi, si sancisce in via definitiva e perentoria che la spiegazione è una sola: se la tirano. E) Trovo sfacciatamente offensivo il fatto che gli stilisti, per lanciare un nuovo modello di borsa il cui prezzo al pubblico si aggira sui tremila euro, la regalino a Victoria Beckham o a Nicole Kidman. Le tizie, al massimo, la utilizzeranno una volta e per infilarci il chihuahua, per cui non vedo tutta questa gran pubblicità. Le regalassero alle segretarie e garantisco che non se le staccherebbero da sotto il braccio neanche per farsi vaccinare contro l’influenza a. F) Vorrei ricordare alla gran quantità di stylist gay con guanti e pashmina che si incontrano con una certa facilità per Milano che ad una donna normale, specie di primo mattino, capita di uscire di casa affannata e senza fare un gran caso agli abbinamenti borsa-scarpe o gonna-cappotto. Insomma, capita di uscire con la felpa del villaggio vacanze, il fuseaux grigio topo e il pellicciotto ecologico. Questo, mio caro stylist, non è un valido motivo per guardarci con la faccia di quello che ha appena trovato un toupè nella carbonara.

Situazione sentimentale

Già che ci siamo vorrei comunicare al signor Facebook che le opzioni “situazione sentimentale” da lui fornite sul profilo (impegnato/fidanzato ufficialmente/relazione complicata/relazione aperta/vedovo) coprono, per l’appunto, la situazione sentimentale di un decimo della popolazione femminile mondiale. Mi permetterei di suggerire un serie di opzioni più diffuse: a) chiedetelo a lui b) finchè non gli ho controllato gli sms andava bene c) non trombo dall’81 d) va meglio alla Canalis, ‘tacci sua e) bene, anche se il sabato sera lui esce con le mie Manolo Blahnik f) sto con un bastardo figlio di puttana, come tutte g) da quando s’è sposato Argentero fisso il vuoto e un rivolo di bava mi scende sul mento f) bene, ma quante docce a notte se fa’, st’omo!? Aggiungo inoltre, signor Facebook, che le opzioni da lei fornite mancano di chiarezza. Qual è la differenza tra la dicitura “impegnata” e quella “fidanzata ufficialmente”? Cioè, se una non c’ha un fidanzato che s’è presentato almeno una domenica dai suoceri con la tuta da ginnastica, il mocassino e il vassoio di pastarelle, è una sfigata impegnata senza alcuna ufficialità? Ma soprattutto: che vor dì relazione complicata? Che lui mi piace ma ha avuto una figlia da un ovulo congelato della mia matrigna per cui io sarei la sorellastra di sua figlia? Gli unici essre viventi autorizzati a scegliere tale opzione senza passare per cazzari professionisti sono Ridge e Brooke Forrester , sia chiaro. Gli altri si astenessero. Ma ancora più criptica è la dicitura “relazione aperta”. Aperta a che? Alle contaminazioni con altre culture? Ad altre religioni? All’ipotesi della legalizzazione delle droghe leggere? O ci sono veramente uomini che ci tengono a far sapere su facebook che se la moglie si fa trombare dal giardiniere senegalese non se ne dispiacciono? Attendo spiegazioni.

Facebook: errori da non commettere

Visto che frequento facebook da un po’, mi permetto di suggerire agli iscritti che fanno parte del più celebre social network del mondo qualche regola fondamentale di buona educazione. (sì, lo so che la buona educazione in rete è denominata “netiquette”, ma per quanto il linguaggio legato alla rete sia ormai diffuso e utilizzato, ho appena chiesto a mia madre cosa ne pensa della netiquette e mi ha risposto: “Per carità, è comoda ma si sporca subito e ci si annidano gli acari, io preferisco il parquet.”). Ecco la lista degli errori da non commettere nella maniera più assoluta se siete su facebook: a) Per chi non lo sapesse, su facebook, esiste la possibilità di attribuire nome e cognome alle persone che compaiono nelle foto. Fin qui non ci sarebbe nulla di male, il problema è che se siete nell’album fotografico di un’altra persona e questa persona attribuisce il vostro nome alla vostra faccia (ovvero “vi tagga“), la foto apparità sulla vostra bacheca. Allora. Lo dico una volta per tutte: per cortesia, evitate di taggare i vostri amici senza chiedere preventivamente il permesso perché non è detto che sia cosa gradita. Più di un impiegato ha tentato di togliersi la vita dopo che capo e colleghe d’ufficio hanno riso per mezz’ora nel vedere una sua foto del liceo in cui il tizio aveva un’acne giovanile che nemmeno Seal dopo aver trangugiato sei barattoli di Nutella e una tuta da ginnastica acrilica e elasticizzata con bande laterali bianche che Roberto Bolle, al confronto, è un camionista villoso ed erotomane. Anche le foto legate al presente andrebbero maneggiate con cura. Evitate, per esempio, di taggare con leggerezza le foto in cui compaiono vostre care amiche, specialmente se il giorno prima avevano raccontato al marito di uscire con voi per andare ad una convention sulla medicina omeopatica e nella foto con tanto di data del giorno prima che ora appare in bella vista sulla sua bacheca, la vostra amica è su un cubo dell’Hollywood vestita come Patrizia D’Addario nel “calendario delle officine riunite di Polignano a mare”. Insomma: taggare con prudenza. b) Se su facebook esiste una bacheca pubblica ma esiste anche la posta privata c’è una ragione. Quella ragione si chiama “privacy”. Se io vi scrivo nella posta PRIVATA un messaggio del tipo “Cara, ho un problema ginecologico da risolvere, non è che mi potresti mandare il numero della tua specialista? Grazie, saluta Giacomo!”, potreste evitare di lasciarmi sulla bacheca PUBBLICA, ovvero lo spazio che leggono tutti, risposte tipo “Per l’herpes vaginale puoi rivolgerti a Maria Fusconi, è bravissima e prende poco perché non rilascia fattura e visto che tu hai la finta residenza a Monaco per non pagare le tasse è pure meglio no? Giacomo ti saluta , ma tanto vi vedete più tardi al club per scambisti! Baci! E saluta quel bastardo nazista del tuo capo!”. Ecco. Devo aggiungere ulteriori spiegazioni? c) Alla domanda “A cosa stai pensando?” che appare in bacheca, non è sempre necessario dare una risposta. Se non state pensando a niente, meglio non scrivere nulla piuttosto che boiate indecenti tipo “Penso che la coda alla vaccinara sia meglio della pajata”. d) La foto che mettete nel profilo è di vitale importanza, soprattutto se avete una qualche velleità di conquista amorosa su facebook. Ve lo dico col cuore in mano: evitate gli autoscatti mentre siete alla guida perché sanno tanto di testamento di psicopatico che sta per falciare otto persone al semaforo per poi volare dal cavalcavia urlando “Lidia ti amooo!”. Evitate le foto col cane perché fanno sfigato e basta. Evitate le foto del vostro matrimonio con la moglie tagliata di netto alla vostra destra (della quale si intravede solo mezza cofana di capelli con fiori sparsi) perché è chiaro che oltre ad essere dei meschini fedifraghi, è pure evidente che è l’unica foto in cui non siete vestiti con la maglia della Roma e le infradito consumate sul tallone. Evitate le foto in costume da bagno, perché fanno sfigato pure quello. E se proprio ve la devo dire tutta, evitate pure quelle in cui siete abbracciati alla fidanzata perché è chiaro che è stata la “conditio sine qua non” che lei vi ha imposto per iscrivervi a facebook ed è ancora più chiaro che siete un misero zerbino. e) Vi prego, vi scongiuro, vi supplico. Anche se qualcuno scrive un pensiero che gradite particolarmente, evitate di selezionare l’opzione “pollice in su” con tanto di scritta d’accompagnamento “A Marcello piace questo elemento!”. Oltre ad essere una pratica piuttosto cretina, la cosa crea spiacevoli equivoci. Io, per esempio, l’altro giorno ho scritto sulla mia bacheca un’esclamazione poco ortodossa, ovvero “Minchia!” e il mio amico Luca, piuttosto ingenuamente, ha selezionato l’opzione “A Luca piace questo elemento!”. Inutile dirvi che nel giro di sei minuti gli sono arrivate centoquindici richieste d’amicizia da parte di tutta la comunità gay d’Europa.

Consuetudini

Dai su, sono qui che aspetto affacciata al balcone il primo che partorisca il titolo minchione: “Eli, pancino sospetto”. (e questo nonostante sia di dominio pubblico il fatto che è più probabile che Eli rimanga incinta di Malgioglio che di George)