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Pure Andy, ha un prezzo

A guardare una serie di spot e campagne stampa partoriti di recente possiamo definitivamente affermare che il luogo comune “la crisi aguzza l’ingegno”, è una boiata senza precedenti. E’ infatti sufficiente dare un’occhiata a giornali e tv per reperire in un attimo otto inconfutabili prove che se l’economia è in un letto d’ospedale, la creatività, talvolta, inciampa sulla spina del respiratore. Signore e signori, in ordine decrescente di bruttezza, ecco le peggiori pubblicità del momento: 1) Forse non tutti l’hanno notato ma a Milano pullulano manifesti pubblicitari di una scuola privata di inglese, la Shenker. Fin qui non ci sarebbe nulla di male. Il problema è che il testimonial che ammicca col faccione sei metri per tre è Andy dei Bluvertigo, ovvero uno che per immagine e storia musicale dovrebbe stare alle marchette quanto Pasquale Laricchia sta alla filologia umanistica. Uno che fino a ieri era un’icona del rock e della musica d’avanguardia e oggi è finito a pubblicizzare una specie di Cepu d’oltremanica. Lui, Andy, uno che probabilmente dopo un concerto e tre gin tonic non sarebbe in grado di tradurre nemmeno “The pencil is on the table” che recita la parte dello studente modello, roba che da un momento all’altro mi aspetto Marylin Manson tesimonial della dolce Euchessina. Appello a Morgan: il tuo amico Andy sta inguaiato parecchio per cui mettiti una mano sulla coscienza e riprendi quest’uomo a lavorare con te prima che molli definitivamente i Bluvertigo e si metta a fare il tastierista dei Cugini di campagna o mi finisca a fare le televendite con Raffaello Tonon di “Francesca, la poltrona pazzesca!”. p.s. C’è qualcosa che va molto oltre i manifesti. Il video ( qui di seguito) in cui Andy con la faccia di un prigioniero in mano ai talebani, interrogato da un tizio maschio quanto Megan Fox, sforna perle quali “Il segreto del mio successo è il mio inglese”: 2) Qualcuno spieghi ai signori Dolce e Gabbana che scegliere come testimonial del loro nuovo profumo Naomi Campbell, Claudia Schiffer e Eva Herzigova e farle fotografare nude da Mario Testino è un’idea originale e spiazzante almeno quanto gli spot in cui il vicino suona il campanello della vicina di casa o un “The best” di Mariano Apicella, per cui se la loro fragranza è fresca quanto le loro idee, io, dietro ai lobi, preferisco spruzzarmi il Legno pronto. 3) Lo spot “Mediobanca: che banca!” più che col mondo della pubblicità ha a che fare con l’esoterismo. E’ infatti misteriosa almeno quanto i cerchi del grano e la scrittura medianica la ragione per cui io dovrei affidare i miei soldi ad una banca che mi illustra i suoi innumerevoli vantaggi sulle note del celebre capolavoro musicale “Fatti mandare dalla mamma…a prendere il latte!” . E che sul finale fa cantare l’orrido ritornello “Con Che Banca siam sereni, ci possiamo fidar!!!” a un tizio sugli ottant’anni che sorseggia succo d’ arancia in compagnia della moglie sulla terrazza di una casa al cui confronto Villa Certosa è un container per terremotati e che dunque, con ogni probabilità, è un cassiere di banca scappato vent’anni fa in Messico con due milioni di euro. Non so voi ma io piuttosto che dare i miei risparmi a una banca che partorisce uno spot del genere, me li gioco ai cavalli. 4) Il Consiglio dei ministri ha avuto la geniale idea di scegliere come testimonial per la prevenzione dell’ “influenza a” indovinate chi? Fernando Aiuti? Umberto Veronesi? Rita Levi Montalcini? No. Topo Gigio. Ora, a prescindere dal fatto che la scelta di una pantegana per spiegare come fare a non prendersi una malattia è quantomeno curiosa, visto che i ratti sono notoriamente portatori di tutte le malattie più schifose del pianeta, il vero spasso sono le regole suggerite dal sorcio per evitare il contagio. Tra le più illuminanti quella di buttare il fazzoletto nell’immondizia dopo essersi soffiati il naso, come se uno, abitualmente, anziché gettarlo lo facesse mantecare in padella col risotto allo zafferano. (qui l’agghiacciante spot con Topo Gigio) 5) La discussa pubblicità Calzedonia con l’inno di Mameli cantato da una voce femminile e trasformato in “Sorelle d’Italia” non sarebbe poi così malvagia e ho trovato le accuse di cattivo gusto e vilipendio decisamente pretestuose. Certo, ad indagare bene viene fuori che la voce femminile è di una cantante che si chiama “Sushi” e dunque sarebbe un po’ come se in Giappone facessero cantare l’inno nazionale a una tizia che si chiama “Caponata”, però a me lo spot piace e se proprio gli devo trovare un difetto è il seguente: il calzino grigio di lana al ginocchio sta bene solo a quella tizia lì. Una donna normale, se si azzarda ad indossarlo al risveglio sotto alla camicia da notte, sembra Rino Gattuso. 6) Apprezzabile la campagna del ministero dei trasporti sulla guida responsabile con Aldo Montano testimonial. Il sospetto però è che l’allenatore di Aldo si sia riciclato come grafico perchè ad osservare attentamente i manifesti, la sagoma di Montano su sfondo bianco sembra scontornata con la sciabola. Il risultato è che il guidatore che si imbatte nella cartellonistica sopracitata, per le risate rischia seriamente di schiantarsi contro un pino, dunque concluderei che l’efficacia della campagna guida sicura non è delle migliori. 7) Ma Giorgio Armani lo sa che la nipote s’è fidanzata con uno, Vittorio Brumotti, che fa ‘sta roba qui??? E soprattutto, non è che con ‘sta ciofeca di pubblicità si gioca la nomina a senatore a vita? 8) Vabbè, Roberto Carlino e, soprattutto, la pubblicità Ariosto sono fuori concorso per manifesta superiorità:

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