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Facebook: errori da non commettere

Visto che frequento facebook da un po’, mi permetto di suggerire agli iscritti che fanno parte del più celebre social network del mondo qualche regola fondamentale di buona educazione. (sì, lo so che la buona educazione in rete è denominata “netiquette”, ma per quanto il linguaggio legato alla rete sia ormai diffuso e utilizzato, ho appena chiesto a mia madre cosa ne pensa della netiquette e mi ha risposto: “Per carità, è comoda ma si sporca subito e ci si annidano gli acari, io preferisco il parquet.”). Ecco la lista degli errori da non commettere nella maniera più assoluta se siete su facebook: a) Per chi non lo sapesse, su facebook, esiste la possibilità di attribuire nome e cognome alle persone che compaiono nelle foto. Fin qui non ci sarebbe nulla di male, il problema è che se siete nell’album fotografico di un’altra persona e questa persona attribuisce il vostro nome alla vostra faccia (ovvero “vi tagga“), la foto apparità sulla vostra bacheca. Allora. Lo dico una volta per tutte: per cortesia, evitate di taggare i vostri amici senza chiedere preventivamente il permesso perché non è detto che sia cosa gradita. Più di un impiegato ha tentato di togliersi la vita dopo che capo e colleghe d’ufficio hanno riso per mezz’ora nel vedere una sua foto del liceo in cui il tizio aveva un’acne giovanile che nemmeno Seal dopo aver trangugiato sei barattoli di Nutella e una tuta da ginnastica acrilica e elasticizzata con bande laterali bianche che Roberto Bolle, al confronto, è un camionista villoso ed erotomane. Anche le foto legate al presente andrebbero maneggiate con cura. Evitate, per esempio, di taggare con leggerezza le foto in cui compaiono vostre care amiche, specialmente se il giorno prima avevano raccontato al marito di uscire con voi per andare ad una convention sulla medicina omeopatica e nella foto con tanto di data del giorno prima che ora appare in bella vista sulla sua bacheca, la vostra amica è su un cubo dell’Hollywood vestita come Patrizia D’Addario nel “calendario delle officine riunite di Polignano a mare”. Insomma: taggare con prudenza. b) Se su facebook esiste una bacheca pubblica ma esiste anche la posta privata c’è una ragione. Quella ragione si chiama “privacy”. Se io vi scrivo nella posta PRIVATA un messaggio del tipo “Cara, ho un problema ginecologico da risolvere, non è che mi potresti mandare il numero della tua specialista? Grazie, saluta Giacomo!”, potreste evitare di lasciarmi sulla bacheca PUBBLICA, ovvero lo spazio che leggono tutti, risposte tipo “Per l’herpes vaginale puoi rivolgerti a Maria Fusconi, è bravissima e prende poco perché non rilascia fattura e visto che tu hai la finta residenza a Monaco per non pagare le tasse è pure meglio no? Giacomo ti saluta , ma tanto vi vedete più tardi al club per scambisti! Baci! E saluta quel bastardo nazista del tuo capo!”. Ecco. Devo aggiungere ulteriori spiegazioni? c) Alla domanda “A cosa stai pensando?” che appare in bacheca, non è sempre necessario dare una risposta. Se non state pensando a niente, meglio non scrivere nulla piuttosto che boiate indecenti tipo “Penso che la coda alla vaccinara sia meglio della pajata”. d) La foto che mettete nel profilo è di vitale importanza, soprattutto se avete una qualche velleità di conquista amorosa su facebook. Ve lo dico col cuore in mano: evitate gli autoscatti mentre siete alla guida perché sanno tanto di testamento di psicopatico che sta per falciare otto persone al semaforo per poi volare dal cavalcavia urlando “Lidia ti amooo!”. Evitate le foto col cane perché fanno sfigato e basta. Evitate le foto del vostro matrimonio con la moglie tagliata di netto alla vostra destra (della quale si intravede solo mezza cofana di capelli con fiori sparsi) perché è chiaro che oltre ad essere dei meschini fedifraghi, è pure evidente che è l’unica foto in cui non siete vestiti con la maglia della Roma e le infradito consumate sul tallone. Evitate le foto in costume da bagno, perché fanno sfigato pure quello. E se proprio ve la devo dire tutta, evitate pure quelle in cui siete abbracciati alla fidanzata perché è chiaro che è stata la “conditio sine qua non” che lei vi ha imposto per iscrivervi a facebook ed è ancora più chiaro che siete un misero zerbino. e) Vi prego, vi scongiuro, vi supplico. Anche se qualcuno scrive un pensiero che gradite particolarmente, evitate di selezionare l’opzione “pollice in su” con tanto di scritta d’accompagnamento “A Marcello piace questo elemento!”. Oltre ad essere una pratica piuttosto cretina, la cosa crea spiacevoli equivoci. Io, per esempio, l’altro giorno ho scritto sulla mia bacheca un’esclamazione poco ortodossa, ovvero “Minchia!” e il mio amico Luca, piuttosto ingenuamente, ha selezionato l’opzione “A Luca piace questo elemento!”. Inutile dirvi che nel giro di sei minuti gli sono arrivate centoquindici richieste d’amicizia da parte di tutta la comunità gay d’Europa.

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