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Avatar

Sono andata a vedere “Avatar”. Ve lo dico subito: se avete intenzione di seguire il mio esempio e vivete nella pia illusione che sia una faccenda semplice, sappiate che la fila fuori dai cinema è più o meno quella che si formerebbe se Steve Jobs si mettesse a vendere il nuovo Ipad ad un euro e novanta all’Unieuro di Lambrate e che nella maggior parte dei cinema i posti non sono numerati per cui se siete tra gli ultimi ad accaparrarvi il biglietto correte il rischio, come colei che scrive, di vedere il film nel marsupio del proiezionista o nella sala accanto dove danno Sherlock Holmes ma collegati via videofonino con un vostro amico che è nella sala giusta. Aggiungo, ovviamente, che dovrete anche subire l’onta di indossare gli orridi occhialini i quali, oltre ad avere la peculiarità di reagalarvi la visione del film in tre d, hanno anche la fantastica caratteristica di trasformarvi in Arisa in un nanosecondo e, dunque, di farvi diventare un cesso di dimensioni colossali. Anzi, di tre dimensioni colossali. Comunque, andando al sodo, quella che segue è la mia serissima e attenta recensione sul film che molti definiscono, poco generosamente, già “pietra miliare del cinema” e che io mi spingerei invece a definire molto più che una pietra, bensì un masso, un composto roccioso, un meteorite, insomma, “un mattone miliare” del cinema mondiale. Devo dire che non si vedeva un concentrato di tre ore all’insegna di buonismo, panteismo, ecologia, unione dei popoli, amore universale, pacifismo e buoni sentimenti dai tempi dell’uscita del “the best of” di “Nico e i gabbiani”. Aggiungerei che anche l’aspetto manicheistico è stato trattato con una certa profondità dal regista Cameron: tanto per farvi capire, la dicotomia tra bene e male ha delle sfumature leggermente più complesse e filosofiche in “Gargamella contro Pufflandia” che nel film “Avatar”. Qui infatti i cattivi sono ex militari con muscoli e missili terra aria e i buoni abbracciano gli alberi e predicano pipponi retorici e new age, tant’è che pare il sequel di “Avatar” si intitolerà, molto semplicemente, “Putin vs Sandro Bondi”. La trama è piu’ o meno questa: c’è un tizio sulla sedia a rotelle, quindi presumibilmente inerte dalla vita in giu’, a cui qualcuno dice che c’è una base militare in quel di Pandora in cui ti aiutano a raddoppiare le dimensioni in un attimo con il solo effetto collaterale di diventare blu. Il tizio crede si tratti di Viagra e invece si ritrova trasformato in un avatar gigante con tanto di conseguente rottura di maroni di dovere infliltrarsi nella tribu’ nemica dei “navi” per spiarne usi e costumi. Il passaggio dal mondo degli umani a quello degli avatar avviene infilandosi in una sorta di capsula che, per la cronaca, è identica a quella presente nella nota catena di solarium “Neri per sempre”. La faccenda sta creando parecchi equivoci perché molti clienti di solarium in questi giorni si sdraiano nella capsula convinti di migrare in pianeti alternativi popolati da draghi volanti e gnocche alte due metri e trenta e dopo tre ore di raggi uv migrano nel pronto soccorso del San Raffaele popolato da altri pirla ustionati come loro e caposalae alte uno e cinquanta. Il tizio arriva nella foresta dei Navi versione avatar palestrato e su per giu’ trova l’accoglienza che ha trovato Ciro Ferrara sabato scorso fuori dallo stadio. Il grande capo dei navi è già li’ pronto a farlo fuori in quanto infiltrato nemico ma interviene prontamente la figlia che s’è già invaghita dell’avatar tronista e ferma l’esecuzione facendo approvare al volo dal resto della tribu’ una riforma sul processo breve. Di li’ è tutto un susseguirsi di trovate e colpi di scena del tutto imprevedibili: il tizio scopre che per entrare in connessione spirituale con l’animale e dunque riuscire a rimanere in sella al cavallo autoctono, deve connettere la propria chioma alla criniera dell’equino. Per la cronaca, io ho tentato di ripetere l’esperimento connettendomi con la coda mio chihuahua e sono due ore che tento di accoppiarmi con la gamba del tavolo, per cui posso confermare che l’esperimento funziona. L’avatar tronista e l’avatar velina si innamorano perdutamente e a quel punto lui, posto di fronte all’alternativa “rimanere in quel di Pandora e continuare a copulare con la gnocca alta quanto un cipresso o tornare sulla terra e andare sulla sedia a rotelle ospite da Magalli a “Piazza grande”?” sceglie, manco a dirlo, la prima opzione. La decisione scatena l’ira funesta del capo marine coatto il quale risponde alla provocazione col noto sistema del bombardamento chirurgico, ovvero mandando in chirurgia d’urgenza tutto il popolo dei navi. Quando tutto sembra perduto, ecco dietro l’angolo il colpo di scena. Cosa potrà mai annientare i potenti mezzi militari? A cosa è andato a pensare il buon Cameron? Ad un’eruzione vulcanica? Ad una pioggia di meteoriti? Ad un deus ex machina alieno? Ad una tempesta solare? No. Ad un branco di rinoceronti preistorici che incornano il nemico e buonanotte. Insomma, con una cinquantina di corna si risolve tutto. In pratica basta schiaffare sul fronte afghano l’ ex moglie di Tiger Woods per risolvere la questione della resistenza talebana. Comunque, che piaccia o no, il film dà un suggerimento importante: se è vero che esiste un modo per trasferire la propria coscienza nel corpo di un avatar , si trovi al piu’ presto un tecnico che provveda a connettere quella di Andreotti o Dell’Utri ai loro avatar e invitiamo i due giganti blu a Matrix. Allora si’ che si svuoterebbe il vaso di Pandora.

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