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Le colpe dei padri (e quelli delle figlie)

La discussione è sulla pagina facebook del giornalista Andrea Scanzi e la scintilla è stata l’articolo di Francesco Merlo su Repubblica. (quello su mamme, padri e fidanzate delle olgettine) Visto che per una volta mi esprimo seriamente sulla questione, riporto qui la discussione: Andrea Scanzi: Leggevo giusto adesso Francesco Merlo su Repubblica. E pensavo alla stessa cosa. Il punto non sono le lupe di Arcore: ci son sempre state. Il degrado è altrove: nelle madri che istigano le figlie a far sesso, nei padri che le invitano a darla in tutte le salse (nascondendo microspie nei palazzi del potere). Ah, la sacra famiglia cattolica italiana. E poi tutti a Messa. Selvaggia Lucarelli E invece io non sono d’accordo. La trovo una teoria debole. Tanto per cominciare perché se è vero che le lupe ci sono sempre state, ci sono sempre state anche le madri in cerca del buon partito per la figlia, le madri che combinavano incontri, le madri che condannavano le figlie all’infelicità di un matrimonio con uomini magari vecchi e ripugnanti ma in grado di risolvere i problemi economici di sette generazioni. (Elisabetta fu felicissima di sposare Filippo II di Spagna, come no) Erano le figlie, casomai, a essere più ingenue e timorate di Dio, una volta. E i padri? Siamo sicuri che siano sempre stati “il braccio armato dell’educazione”? Anche quelli, tanti, che chiudevano la figlia in camera dopo un paio di ceffoni dimostrativi per impedirle di uscire col ragazzotto reo di scaricare la frutta al mercato? (sottotesto: quel pezzente) I padri che mettevano la figlia bella sul mercato delle aste matrimoniali sperando che si affrancasse da povertà e bassifondi? Quello che è cambiato rispetto a cento, mille anni fa, è che le donne, oggi, hanno molti più strumenti per opporsi. Per non stare al gioco. E questa è la seconda ragione per cui la teoria (ma forse sarebbe bene dire “il taglio dell’articolo”) non mi entusiasma. Perché deresponsabilizza la donna. E io, da donna, esigo che le donne, le proprie responsabilità se le assumano tutte. Le olgettine, il sistema gnocca/potere, certe dinamiche disgustose le conosco tutte. Quelle ragazze lì non sono semplicemente il frutto di un’educazione storta. Certo, i genitori di Noemi Letizia o il padre della Guerra andrebbero esiliati in qualche campo di lavoro siberiano, ma è troppo facile attribuirgli tutte le colpe. La verità è molto più cinica e volgare: quelle ragazze lì volevano la Birkin di Hermes e il programmino in tv. Punto. E lì sta l’inganno. Papi sostiene di aver aiutato ragazze bisognose. Le ragazze sostengono di aver chiesto aiuto nei momenti difficili. Bisognose? Momenti difficili? Quelle ragazze lì, ve lo scrivo col sangue, di lavori (e anche di bei lavori) ne avrebbero trovati a pacchi. Se nasci gnocca come la Guerra o Marystell disoccupata non lo sarai mai. Lavori negli showroom, fai la hostess, la commessa, la porta in faccia non te la chiude nessuno, garantisco. E’ che loro di lavorare per portarsi a casa due, anche 3 mila euro al mese non hanno voglia. Perché poi tra affitto e bollette la Birkin e la tetta nuova non ci scappano. E diciamolo, che palle starsene in un negozio, svegliarsi all’alba, io so’ figa e il mondo deve saperlo, voglio andare in tv. E’ lì che si arriva alla marchetta. Al bunga bunga. Le spiegazioni più articolate e profonde sono balle. Quei genitori, quei fratelli, quei fidanzati sono osceni, ma sono le lupe che decidono della propria vita. Sono loro, le loro conversazioni telefoniche, i loro sms squallidi, le marchette facili, le invidie misere, le rivalità meschine, l’infinita, deprimente volgarità di certe donne a essere l’epicentro di questo schifo. Potremmo scomodare l’argomento “i giovani d’oggi non hanno più valori” al limite, ma l’arduo compito lo lascio ad Alberoni o alla Palombelli.

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