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Ti ha telefonato coso

Mai stata una nostalgica. Mai stata del partito “Si stava meglio quando si stava peggio”. Io tifo per il progresso. Per i tanti vantaggi che comporta. E badate bene, sto pensando ai vantaggi del progresso applicati ai settori importanti della vita. A quelli vitali. Che so, volete mettere i fondotinta pastosi dell’adolescenza con quelli no transfer tenuta 24 ore di oggi che non ti vanno via manco dopo tre ore di pomiciata selvaggia con l’uomo barbuto? Secondo voi io rimpiango quelle miscele ignobili tipo l’indimenticabile Cristal Soleil la cui promessa era quella di regalarti una chioma biondo nordica con due spruzzate e che in un nanosecondo trasformavano l’adolescente più eterea e sensuale in Davide Mengacci? O penso con nostalgia a quelle piastre che oltre a raggiungere in mezz’ora circa una temperatura identica a quella che c’è all’interno della crosta terrestre col risultato che alla terza passata il capello era identico al baffo di tigre dopo il salto nel cerchio di fuoco, parevano le pinze per l’elettroshock? Vi pare plausibile che rimpianga la vecchia crema abbronzante Lancaster? Quella ciofeca di crema la cui consistenza era tipo cera per parquet e color terra di Siena, il cui effetto era quello di trasformarti in Carlo Conti dopo una spalmata per poi tornare Ozzy Osbourne dopo una doccia? Son qui che spero in un moto vintage della Garnier perché rispolveri gli Inventa Ricci, ovvero quegli affari plasticosi inguardabili gialli e blu su cui si avvolgevano i capelli per poi ottenere l’effetto riccio, una roba che tu ci impiegavi tre giorni e tre notti per trasformarti in Riccardo Cocciante e alla prima flatulenza del gatto sul divano si afflosciavano di colpo? Eh no ragazzi miei. Io sono per la modernità. Per le cose semplici. Solo una cosa rimpiango. E’ Il momento : ” Ti ha telefonato coso”. Se avete l’età mia o giù di lì, sapete di cosa sto parlando. Era quel momento dell’adolescenza in cui tu, io, dopo una giornata passata fuori casa senza telefonini e diavolerie d’ogni genere (quando dici “diavolerie” stai invecchiando. E anche quando chiami tuo figlio “lenza”), rientravamo a casa e durante la cena, mentre masticavamo il pollo, nostra madre buttava lì distratta un vago: “Ah, ti ha telefonato coso!”. La frase, apparentemente innocua, generava clamorosi subbugli interiori in qualsiasi adolescente medio perché si sa, qualsiasi adolescente medio vive lo strazio di un amore non corrisposto. (Moccia ci s’è comprato casa ai Caraibi per argomentare ‘sta minchiata). “Scusa mamma, coso chi?”. “Ehhhhh…. Quello, come si chiama, coso!”. “Sì, ma che vuol dire coso? Non ti ricordi il nome?”. “Oddio me l’ha detto ma non mi ricordo, mi pare Giovanni, Francesco, no… Ubaldo…Teodorico, ah no, Ezechiele, non lo so, coso!”. E a quel punto si consumava regolarmente la tragedia. Nella migliore delle ipotesi l’adolescente, io, sfanculava la povera madre la quale a sua volta si rivolgeva al capofamiglia dicendo “Hai sentito tua figlia?” e lui replicava: “Ha il tuo carattere!” e a quel punto se il fratello più piccolo osava chiedere “Posso avere ancora un po’ di purè?” finiva sfanculato pure lui e a letto senza cena, per cui “coso” ha provocato più delitti all’interno delle mura domestiche che le questioni di corna e di asse ereditario. Eppure io ogni tanto ripenso a “Ti ha chiamato coso!”, realizzo che non lo dirò mai a mio figlio perché lui, di cosa, saprà pure orientamento religioso, citazioni preferite e come sta in costume da bagno prima ancora che si facciano una telefonata, e la cosa (questa cosa, non “cosa” intesa come quella malefica sciacquetta della futura fidanzatina di mio figlio) mi mette addosso una strana nostalgia. E non so bene di che. Forse di un po’ di approssimazione, di romanticismo, della strada meno breve, di quelle cose sudate e sospirate a cui la tecnologia toglie un po’ di magia. Insomma, mi manca coso.

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