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E’ Fini, quello che mi preoccupa

Il video della bagarre scoppiata in aula che vede protagonisti assoluti il ministro Ignazio La Russa e Gianfranco Fini è qualcosa che, sono certa, custodirò nel cuore sino alla vecchiaia assieme ai ricordi più vivi e toccanti della mia esistenza: il parto, le mie prime Jimmy Choo, l’avvento del mascara waterproof e, appunto, Ignazio La Russa nel ruolo der Cipolla. Vi prego. Guardatelo. Ascoltatelo, monnezza La Russa. Chiede la parola in aula. E’ stato appena contestato fuori da Montecitorio a suon di insulti coloriti quali: “Buffone buffone!”, “Ve siete venduti pe’ ‘n piatto de lenticchie!”, “Schiavi de Bossi! , “Processo processo!”. Uno a quel punto si immagina, che so’, una dura condanna. Una bella piazzata. Una spruzzata di vittimismo. E invece no. Ignazio Er Cipolla scoatta. E scoatta con tutti i crismi, aderendo con dovizia al protocollo del coatto d’ordinanza, quello da clichè, quello dei cinepanettoni. Quello che a pericolo scampato, una volta girata la chiave e trascinato il comò davanti alla porta, si dà una sistemata al pacco per darsi un tono e inizia con i racconti da sborone alla moglie. Testuale: “Figurarsi se mi sono spaventato!” (figurarsi. Con quel fisico scolpito nella roccia), “Ce n’erano cento!” (sì, ma guardateveli i cento facinorosi. Almeno cinquanta sono signore che sembrano aver appena finito di sfornare la ratatuia di melanzane). “Voi sareste scappati a casa come conigli!” ( certo. Lui se non fosse per il ruolo istituzionale li avrebbe sgozzati a mani nude e scuoiati uno a uno con il set di coltelli dello chef Tony). E quando uno è lì che pensa: “Questo era l’acme, dai, ora si va a scendere”, Ignazio Er Cipolla ci regala un coup de theatre memorabile. Si strappa coi denti le vesti der Cipolla e in un attimo diventa “Beautiful mind”: “Una persona… che mi è venuta contro…. l’ho riconosciuta (qui siamo all’agnizione, alla drammaturgia latina) per essere l’organizzatore dei fischi a Berlusconi il diciassette marzo, la stessa persona vestita nella stessa maniera!”. Certo. La stessa persona. Una persona che fischia ininterrottamente da tredici giorni senza manco trovare il tempo di cambiarsi le mutande. Più che un uomo, un merlo indiano. Ma lui l’ha visto, l’ha riconosciuto. Ilmattinohal’oroinboccaIlmattinohal’oroinboccaIlmattinohal’oroinbocca. Poi cita a casaccio Daniela Santanchè come se citare Daniela Santanchè potesse conferirgli una qualche credibilità e un uomo non meglio identificato gli urla: “Ah, allora siamo a posto!” . Trovetemelo, quell’uomo. Gli regalo il mio corpo, ora. E infine Fini. Gianfranco Fini. Un uomo alla deriva. Ascoltatelo attentamente. Cosa è accaduto alla voce di Fini? Perchè parla come uno che ha appena finito di fumarsi una canna d’erba afgana? Sarà mica la Tulliani che gli scioglie qualcosa nella minestra?

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