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Da Federica solo da imparare

Il mio articolo uscito oggi sul quotidiano Libero: A me le medaglie di Federica Pellegrini interessano poco. Non è tanto quello che riesce a fare in 1’55”58 a suon di vigorose bracciate che mi affascina in questa prodigiosa ragazza. Voglio dire, sono appagata anche dai miei più modesti bagni nelle acque di Ponza col tubo galleggiante e ho sempre saltato la piscina col noto alibi «Poi ci impiego un’ora ad asciugarmi i capelli», per cui i suoi successi sportivi li lascio celebrare ai giornalisti che trascorrono notti insonni per partorire giochi di parole entusiasmanti con la parola “Fede”. È quello che Federica Pellegrini fa da asciutta, che mi lascia basita. E infatti, fossi in lei sporgerei querela contro chiunque le affibbi l’appellativo “sirena”. Sirena sarà quell’altra, l’ex nuotatrice biondina Charlene Wittstock, che in acqua era una super donna e uscita dalla vasca, mesta e incapace di camminare sulle sue gambe, s’è fatta impalmare dall’unico principe sexy quanto una ciabatta da piscina. Federica no. Lei la coda ce l’ha solo quando nuota. E fuori dall’acqua detiene altri record. Abbiamo molto da imparare noi donne, da Federica Pellegrini, perché in appena ventitre anni questa ragazza è riuscita a fare cose che noi comuni mortali non riusciamo a fare in una vita. Guardate la storia con Luca Marin e il modo in cui è cominciata. Lui all’epoca era fidanzato con la nuotatrice francese Laure Manaudou e la Pellegrini era la sua migliore amica. Nella speciale classifica dei ruoli più infelici della storia quello della migliore amica viene subito dopo quello della valletta di Pippo Baudo e della fidanzata di Bobo Vieri. Una donna qualunque nel ruolo della migliore amica ci resta ingabbiata a vita e si ritrova a fare l’invitata al matrimonio di lui augurandosi che alla sposa rimanga un confetto di traverso nell’esofago. C’erano poi altri due elementi che giocavano parecchio a sfavore di Federica in quel periodo: la Manaudou vinceva praticamente qualsiasi gara a cui partecipasse, dal dorso, allo stile libero, al tresette col morto per finire col sudoku diaboliko e in più, particolare non trascurabile, ai tempi era anche parecchio più gnocca di Federica. Non so voi ma io a quel punto mi sarei ritirata da tutte le competizioni, sportive e sentimentali, e mi sarei data all’allevamento dei merli indiani. E invece finì che alla povera Manaudou, la Federica asciutta fregò il fidanzato e la Federica bagnata il record dei 400 metri. Il tutto, corredato da piazzate memorabili: la Manaudou che lanciò l’anello di fidanzamento a Marin a bordo vasca e la Pellegrini poco distante che guardava con l’aria tronfia del gatto che si lecca le zampe. Non solo. L’altra andò in crisi e mise su una faccia da roditore triste, mentre Federica cominciò inarrestabile il suo processo di clamoroso infighimento, per cui nell’arco di un paio d’anni è finita sulle copertine delle riviste patinate nuda e spruzzata d’oro come una pigna natalizia. Donna prima di tutto E qui sta un altro aspetto prodigioso di Federica. Nessuno s’offenda, ma la sportiva media, anche la più carina, è generalmente femminile quanto Ringhio Gattuso in guepiere e ha la falcata di un bersagliere bergamasco. La Pellegrini invece fa la donna fino in fondo. Si mette l’infradito da piscina giusto nella tratta spogliatoio-bordo vasca ma si capisce che la ciabatta di plastica le fa schifo. Potesse, Federica, nuoterebbe in Jimmy Choo. Va da Chiambretti e dice che le piacerebbe fare l’amore con i tacchi a spillo. Si fa il piercing sul seno, che è una roba che ringalluzzirebbe l’ormone pure a Enzo Mirigliani. Insomma, si inizia ad intuire il perchè Marin, in vasca, cominci ad accusare segni di stanchezza. Poi c’è il discorso allenatori. Dopo la morte del suo preparatore storico Alberto Castagnetti, arriva Stefano Morini. Una ragazzetta di vent’anni qualunque sta zitta ed esegue pure se quello gli dice di nascondersi un acquascooter tra le tette. Invece a Federica il nuovo allenatore non piace proprio perché non ha abbastanza carattere, tant’è che, prima di dargli il benservito, pronuncia una frase da femmina che sa cosa bisogna pretendere dal maschio: «Voglio un uomo che mi protegga». E qui la Pellegrini raggiunge la vetta diabolica per eccellenza. Per la serie: «Se una donna normale ha il fantasma dell’ex, io le ex le polverizzo coi raggi gamma», chiama ad allenarla l’ex allenatore della Manaudou, il francese Philippe Lucas. Ora, io non so se l’avete visto questo Lucas. Per chi non l’avesse presente, è una sorta di animale mitologico: metà Hulk Hogan e metà concorrente di Tamarreide. Un’altra, pur di non farsi cazziare da uno così, avrebbe preferito allenarsi a dicembre nei mari islandesi, e invece Federica si tiene stretto l’allenatore troll e arriva a Shanghai col finale trionfale che conosciamo. Ma in Cina succede qualcosa di ben più appassionante dei due ori. Federica s’è stufata di Luca Marin. E insomma, detta tra noi, lui ha un po’ una faccia da Monciccì e nell’ultimo anno ha pure avuto un piccolo ruolo in una miniserie dall’agghiacciante titolo “Come un delfino” con Raoul Bova, per cui se l’è pure un po’ cercata. Io, noi donne inutili, quando finisce una storia d’amore durata tre anni non siamo in grado di trascinarci in ciabatte fino al frigorifero, figuriamoci se potremmo mai fare i 200 stile libero in un minuto e non so quanto. Amori & medaglie Federica manco per niente, a lei scivolano addosso tanto l’acqua quanto le magagne amorose e si porta a casa due medaglie. Nel frattempo trova pure il tempo di scaricare Luca Marin con un comunicato sul blog, una roba da centosei minuti ininterrotti di applausi, considerato che io, noi donne inutili, non riusciamo ad avere tanta lucida freddezza neanche nel lasciare un marito reo di avere sei figli illegittimi con la badante ungherese. Poi la notizia bomba: Federica si spupazzerebbe il collega Filippo Magnini. Lo stesso Magnini, che quando tre anni fa la Manaudou litigò con Marin a bordo vasca, si beccò l’anello lanciato da lei in piena faccia. Segno che certi anelli portano più sfiga del bouquet della sposa. E qui scatta la ola. Primo perché Filippo in slip da piscina è la dimostrazione definitiva che Dio esiste e l’addominale obliquo pure. Secondo perché la fuga di notizie provoca un fatto inedito, e cioè che per una volta sono due uomini ad azzuffarsi come galline. Infatti, secondo voci di corridoio (dell’albergo), il solito Marin avrebbe cominciato a bussare alla porta della camera di Federica che in quel momento era in stanza con Magnini (si suppone a discutere di galleggiamento e principio di Archimede). Magnini apre la porta e lo affronta negando la storia e tirando in ballo una povera fidanzata che l’aspetterebbe in Italia (col machete da foresta, aggiungerei). A quel punto i due cominciano a discutere con uno che frigna come la bambina a cui s’è staccata la testa di Barbie e l’altro fa lo gnorri e rinnega la liason, il credo religioso, il cognome paterno e suo albero genealogico fino alla sesta generazione. E allora entra in scena lei, Federica, la mitica Elena di Shanghai e si rivolge a Marin con un laconico: «Perché fai così, lo sapevi da tempo come andavano le cose!». Della serie: un briciolo di dignità t’è rimasta o vuoi dover uscire di casa con gli occhialini da piscina per non farti riconoscere dai connazionali vita natural durante? Morale della favola. Io non so cosa sciolgano nelle piscine in cui si sfidano a colpi di bracciate i nostri nuotatori, se il cloro o feromoni in dose massiccia, ma una cosa è certa: la Pellegrini è la donna che tutte noi vorremmo, dovremmo essere. E checché ne dica la pubblicità, è ormai chiaro che quando non si allena, Federica non mangia biscotti. Ha molto di meglio da fare.

Non mi torna qualcosa

A me Ilary Blasi è sempre stata simpatica, mai fatto mistero. E come avrete capito essere simpatici a me è semplice quanto convincere Marco Travaglio a farsi un mojto al Billionaire. E mi sta ancora simpatica, sia chiaro. Però l’operazione copertina Vanity fair di questa settimana mi ha lasciata piuttosto perplessa. Cioè, mi sta anche bene che Vanity fair le dedichi la solita copertina estiva con annessa intervista in cui lei non dice sostanzialmente una mazza e cioè che Francesco è gagliardo e lei non è una star ma va al supermercato ( e non lo so, se vuoi pagare uno perchè ti prenda i fagioli cannellini all’esselunga, vedi tu) . Ma ora, inventarsi il pretesto delle foto osè fatte a 18 anni (di cui lei si vergogna tanto) che il settimanale avrebbe comprato e che lei accetta vengano pubblicate perchè siano da monito alle ragazzine della serie “Non fate cazzate!” e il tutto per giustificare una copertina, anche no. Intanto perchè ‘ste foto dei 18 anni sono osè quanto mia nonna con la calza contenitiva sul dondolo. Secondo perchè sono ben più provocanti le foto che accompagnano il servizio di Vanity scattate ora che quelle fatte dieci anni fa. Cioè, tu dichiari che ti vergogni di una casta fotina in cui te ne stai avvolta in un asciugamano da bidet e mentre lo dici sei nella posizione della capra che bruca? (vedere foto qui di seguito per credere) Infine. Dici che ‘ste benedette foto le avevi fatte per pagarti la macchina. Ok. E con lo spot Bilboa (qui di seguito) ti c’eri comprata la lavatrice?

Bar Rafaeli: una di noi

Cellulite, gamba corta, costume spaiato che manco io per prendere il sole sul terrazzo e etichetta al vento, con l’aggravante che al suo passaggio l’uomo nelle vicinanze ronfa con la bolla al naso. Scusate ma oggi è un gran giorno, per l’universo femminile.

Categoria maschile da evitare: il musicista maledetto

La scomparsa di Amy Winehouse mi ha spinta a ripescare un mio articolo per “Italia Oggi” di qualche tempo fa: Una categoria maschile altamente nociva nella quale potreste avere la sventura di imbattervi, specie d’estate nelle varie piazze e arene e specialmente se a trentacinque anni suonati soffrite ancora della sindrome della groupie, è la specie “musicista maledetto”. Il musicista maledetto, ve lo dice una che c’è passata, andrebbe trattato esattamente come la stalattite in grotta: rimirare a distanza, scattare un paio di foto, lasciarsi andare a qualche esclamazione di giubilo per il fascino che emana e arrivederci e grazie. Come la stalattite infatti, il musicista maledetto, se solo viene sfiorato con un dito, ingrigisce irreversibilmente. E vi consiglio di credermi perché ad uscire con un appartenente alla specie, potreste scoprire l’amara verità: “maledetto” è la versione sintetica di “maledetto egoista bastardo egocentrico narcisista sfigato”. Le icone e i compagni di vita sono due cose diverse, evitate le sovrapposizioni. Comunque, perché siate almeno preparate al peggio, ecco a voi le principali caratteristiche della specie “musicista maledetto”: – il musicista maledetto, non è un mistero, ha una certa propensione per le droghe. A voler essere realisti, diciamo che dieci leader di band famose provvedono a mantenere costante il prodotto interno lordo della Colombia da almeno una quindicina d’anni. Ne consegue che il suo stato umorale è alquanto variabile e strettamente legato all’assunzione delle stesse per cui nella fase up avrete a che fare con un individuo lucido e romantico che non esiterà a imbracciare la chitarra per dedicarvi le sue melodie più famose. Nella fase down vi troverete davanti una sorta di pazzo schizoide che uscirà di casa in tutta fretta alle quattro del mattino con scuse plausibili quali: “Mi è venuta una voglia improvvisa di biscotti allo zenzero, vado a cercarli!” o che, nella peggiore delle ipotesi, vi rincorrerà per casa brandendo la chitarra a mo’ di arma contundente e accusandovi di passare in gran segreto gli inediti del suo nuovo disco alla Zanicchi. – Nella vita del musicista maledetto aleggia sempre lei, la protagonista assoluta del novanta per cento del suo repertorio musicale: il fantasma di una donna arida, cinica e opportunista che l’ha fatto soffrire a tal punto da spingerlo sull’orlo del suicidio e che finisce sempre per sposare un direttore di banca perché, come dirà lui, “voleva uno con la station wagon e il coprisedile coi pallini auto-massaggianti, la cretina!” . Il problema è che basteranno un paio di domande fatte bene per scoprire che la tizia insensibile l’ha mollato dopo averlo sorpreso in camerino mentre si accoppiava con tre fans ventunenni autandosi con l’asta del microfono e che la sua insensibilità è consistita nel non stringere la mano alle ragazze quando lui ha tentato di presentargliele, ma soprattutto, che il suo tentato suicidio è stato un atto particolarmente drammatico: ha ingoiato un intero barattolo di sottaceti Saclà in presenza della mamma, di un appuntato dei carabinieri e del manager, per cui ha rischiato grosso. – Dal punto di vista sessuale, il musicista maledetto gode di una fama decisamente meritata. Come narrato dalle sue numerose conquiste femminili è, effettivamente, un animale a letto: più precisamente il criceto, visto che fa una serie di scatti frettolosi e ripetitivi come il roditore sula ruota e poi scappa a cercare l’erba. – Tra le più eclatanti contraddizioni insite nella specie ne spicca una: il musicista maledetto vive costantemente borderline eppure, incredibile a dirsi, ha delle paure idiote e infantili. Che so, con un notevole sprezzo del pericolo si pippa l’uranio impoverito ma poi, se solo una blatta gli attraversa la strada, salta sulla sedia come una signorina. Oppure, si mette alla guida della sua macchina sulla Salerno- Reggio Calabria alle cinque del mattino con in corpo una quantità di birra pari alla capienza idrica della diga di Assuan ma non prende l’aereo perché ha paura degli incidenti. – L’orologio biologico del musicista maledetto è settato sul fuso orario birmano per cui per lui la notte è il giorno e viceversa. Il risultato è che di notte il nostro eroe conserverà il suo fascino maledetto e vagamente mefistofelico aggirandosi per casa con fare irrequieto e strimpellando con la chitarra, di giorno vi capiterà di sorprenderlo a ronfare con la bolla al naso come un pensionato in canotta in qualsiasi luogo gli capiti, dal divano di casa alla vasca dei pesci rossi nel giardino condominiale e col kajal che gli cola sul naso come alla Marini dopo un balletto al Bagaglino. Davanti a scene così edificanti, vi risulterà difficile continuare a giudicarlo un mito, ve lo garantisco. – In casa di un musicista maledetto c’è un gesto incauto che non andrebbe mai commesso: aprire il suo frigorifero. Aprire il frigorifero di un soggetto simile infatti è rischioso almeno quanto aprire la porta di un reattore nucleare o spalancare la porta della camera da letto del premier la notte di Capodanno. Al suo interno potreste trovare qualsiasi cosa: wurstel parlanti, petti di pollo con baffi e basette, fossili di pulcini nati da uova del paleolitico, crauti ventriloqui e resti umani di chitarristi che avevano espresso il desiderio di intraprendere una carriera da solisti. – Il musicista maledetto è notoriamente incapace di risolvere qualsiasi problema pratico, organizzativo o burocratico, per cui è sempre circondato da una serie di individui che lui definisce “manager” o “assistente” ma che nella sostanza gli fanno da badanti, ovvero: lo svegliano, gli ricordano gli impegni, aprono la posta, rassicurano madre e fidanzata al telefono, gli preparano il pranzo e, ovviamente, gestiscono il suo conto corrente. Il rapporto idilliaco e simbiotico si chiude sempre quando il musicista maledetto scopre che sul suo conto c’è un buco da due milioni di euro e la madre bidella del suo manager ha aperto una SPA in San Babila. – L’igiene personale, per il nostro caro musicista, è un concetto del tutto astratto. Diciamo che in linea di massima teme l’acqua almeno quanto un Gremlin per cui il suo ultimo contatto con il liquido cristallino è avvenuto a circa sei mesi di vita presso la fonte battesimale. Sappiate dunque che se tante ragazze accalcate in prima fila ai concerti svengono non è per l’emozione, no. E’ per via delle correnti ascensionali provenienti dall’ascella del loro musicista preferito. – Possiede sempre una giacca appartenuta a Elvis o a John Lennon. Se poi gli fate notare che all’interno della giacca appartenuta a John c’è una targhetta con scritto Oviesse ed è una taglia 56, lui comincerà a imprecare e ad insultare quella sfruttatrice di Yoko Ono che lo faceva vestire nei grandi magazzini e lo rimpinzava di cheesburger. – Voi avete compreso perfettamente che è un egoista narcisista, gli altri componenti della band hanno compreso perfettamente che è un presuntuoso egoriferito, il suo manager ha compreso perfettamente che è un ingrato inaffidabile. Ciononostante il nostro musicista maledetto passerà il resto della sua vita a sentirsi, senza alcuna ragione plausibile, incompreso. – E’ sempre incazzato con la casa discografica che ovviamente ha la colpa schifosa di ragionare in termini troppo commerciali. Allora comincerà trattative estenuanti con altre case discografiche che avranno anche loro la colpa nauseante di ragionare in termini troppo commerciali. Quindi litigherà col manager che tenta di spingerlo a fare scelte troppe commerciali. Poi sfanculerà il suo amico di sempre con cui fondò la band al liceo perché si sta lasciando inquinare da ragionamenti troppo commerciali. Dopo due mesi firmerà un contratto di esclusiva con la casa discografica che lo paga di più e uscirà il suo cofanetto “The best of” contenente l’inedito duetto con Andrea Bocelli e la versione metallara di “Finchè la barca va”. – La mamma del nostro musicista maledetto è sempre una signora mite, di bassa statura e piuttosto tarchiata vagamente somigliante a Mara Maionchi che possiede una meravigliosa caratteristica: è sempre ignara di qualsiasi cosa combini il figlio e anche se il figlio entra e esce dalla galera per detenzione di armi da fuoco e stupefacenti e sale sul palco con la capra satanica tatuata sull’avambraccio sinistro, lei, nelle interviste, lo chiama sempre “il suo bel cucciolotto”.

Il Mein Kampf delle zanzare

Chiedo scusa in anticipo per lo spessore del tema che vado a trattare, ma qui bisogna che qualcuno rompa la cortina di silenzio che aleggia intorno alla questione zanzare. Io non so cosa sia accaduto negli ultimi anni, ma non so se vi siete resi conto che l’accanimento dell’uomo contro ‘sto povero insetto sta raggiungendo dei livelli preoccupanti. Viviamo in un paese in cui si tollera tutto, gli editoriali di Minzolini, i tronisti, il gommone catarifrangente di Roberto Cavalli, Il Trota, lo stipendio della Minetti e i libri di Carlo Rossella, ma per le zanzare non c’è pietà. Contro le zanzare si scatenano delle guerre di una violenza inaudita, si studiano tecniche di sterminio di un’efferatezza e di una crudeltà tali che io non mi stupirei se un giorno ‘ste poverette mettessero in piedi un’organizzazione terroristica per contrastare le persecuzioni degli uomini occidentali. L’Al Qaeda delle zanzare. In principio furono gli zampironi, che erano un metodo innocuo e diplomatico per togliersele di torno. Poi deve essere arrivato il giorno in cui il sistema ha perso la sua efficacia e in effetti parecchi contadini dell’oltrepo’ pavese giurnano di aver visto più di una zanzara fumarsi lo zampirone a mo’ di narghilè dopo la mezzanotte. Siamo quindi passati all’Autan, che se permettete io schifo da una vita, visto che una spende 80 euro per comprarsi l’ultimo profumo di Viktor&Rolf e poi ti ci devi spalmare sopra una roba che ti fa emanare lo speciale aroma “ringhiera appena verniciata”. Che scappano le zanzare figuriamoci gli uomini. Si è arrivati poi alla citronella. Sull’efficacia della citronella ci sono varie correnti di pensiero. C’è chi la trova miracolosa e chi ritiene che allontani le zanzare ma attiri la pantegana raptor, ma solo una cosa è certa: la citronella sciolta nella formina di alluminio tocca i 690 gradi fahrenheit, per cui capita più spesso che faccia fuori la mano destra della madre di famiglia mentre sparecchia la tavola che un insetto di una qualsiasi specie. Qualcuno s’è poi inventato i braccialetti, ma ben presto è stato chiaro a tutti che contro la zanzara tigre non basta manco la parure De Grisogono. E allora l’uomo s’è incazzato sul serio. Non bastava manco più la griglia con i neon sterminatori, quelli che tu sei lì al ristorante all’aperto nell’atto di addentare una braciola e senti l’inconfondibile “zac” della povera zanzara finita sulla sedia elettrica manco avesse sparato a una scolaresca. No. Non bastava il quotidiano del giorno prima sapientemente arrotolato dal capo famiglia che a mezzanotte era tutto fiero perchè a zero spese aveva 765 cadaveri color vermiglio sulla partete della camera e il giorno dopo a milleduecento euro aveva 876 imbianchini in casa a riverniciare le pareti. No. Siamo arrivati al delirio. Siamo alla lotta armata. Alle minacce. Non mi credete? Guardate le due foto qui sotto: Ditemi se questo oggetto rinvenuto dalla sottoscritta nel giardino di un albergo non è un ordigno militare. E soprattutto, ma che nome è “Attila, il flagello delle zanzare?“. Neanche i napoletani danno nomi così enfatici alle bombe carta per il Capodanno. Al massimo le chiamano “Fabrizio Corona” o “Vesuvio”. Ma passiamo all’apice della follia. Questa volta si tratta di una pubblicità su un giornale: Qui siamo davvero al delirio. Quella che ha partorito ‘sta roba qui è gente pericolosa, datemi retta. Analizziamo il tutto scientificamente. Già il nome, Sandokan, vabbè, è un tantino esagerato e lo trovano così geniale che l’hanno pure depositato alla siae e protetto col copyright. (il tondino con la r a fine parola) La cosa seria però è che hanno pure depositato il sottotitolo “e…state senza zanzare!”. Ora, “E..state” non solo è un gioco di parole agghiacciante ma è sui manifesti di tutte le sagre e le manifestazioni di piazza nelle varianti “E…state con noi!” e minchiate varie da 1943, quindi io domani vado a depositare un marchio che m’è venuto in mente stanotte. Si chiama Coca Cola. Ma andiamo avanti. Mi regali la racchetta stermina insetti, ok. Sono io che ci vedo male ma con quella roba la Sharapova c’ha vinto a Wimbledon? Cioè, una retina normale non bastava? Con quella c’ammazzi un cinghiale, non un insetto. E poi il finale. Meraviglioso. “Scarica gratuitamente il libro Scacco alla zanzara”. Certo, la lettura ideale sotto l’ombrellone. Una valida alternativa ai libri Harmony. La storia di un’ereditiera americana che in vacanza tra le colline del Chianti incontra una zanzara tigre del Comacchio di sei etti e mezzo con un pungiglione di 25 cm e trova l’amore. E speriamo che sia così. Perchè a me la faccenda inquieta. Temo seriamente che ‘sto plico da scaricare sia il Mein Kampf delle zanzare. Fermateli. Neanche Alfonso Luigi Marra è arrivato a tanto.

Le Wendi Woman d’Italia

Wonder woman, col suo mutandone stellato, lo stivaletto rosso di pelle sintetica e la coroncina in testa come una qualunque Miss pronta a giurare che il successo non la cambierà, è roba vecchia. La nuova eroina, la donna al cui confronto Lucy Liu in Kill Bill è una sartina di bottega, è Wendi Woman. Perchè lei, la moglie cinese di Ruport Murdoch, è la perfetta sintesi tra la grazia della donna orientale e quella di Bud Spencer in “Dio perdona, io no!”. E’ la risposta all’ormai fuori moda figura della donna trofeo, ovvero colei che il trofeo te lo lascia stampato sulla faccia sotto forma di una manata degna di finire sul Walk of Fame. Wendi Woman meriterebbe davvero un fumetto. Lo meriterebbe perchè di fianco a un uomo di potere una donna coi superpoteri si vede di rado. E se quei superpoteri sono la capacità di scardinare in un attimo due luoghi comuni di quelli duri a morire (“le donne orientali sono sottomesse” e “le donne giovani e belle restano accanto al marito ricco finchè la barca non affonda”), beh, converrete con me che questa signora è già nella leggenda. Quello di Lady Murdoch però non è un caso isolato e tutto sommato, se si prendono in esame una serie di episodi eclatanti , possiamo sostenere che anche l’Italia ha le sue Wendi Woman. Ecco le nostre eroine nazionali: 1) Gabriella Buontempo, ex moglie di Italo Bocchino. Lei è una Wendi Woman che assesta sì una manata secca, ma alle convenzioni. Da Hilary Clinton a Charlene Wittstock, la storia insegna che alla compagna dell’uomo di potere toccano in dote almeno due belle fregature: l’anello patacca della suocera (che porta notoriamente sfiga) e una simpatica collezione di cornazzi. Cornazzi che quasi tutte digeriscono in nome dell’etichetta e dell’ipocrisia di corte. Wendi Buontempo non ci sta. Non solo non fa finta di niente, ma che è cornuta lo racconta lei. E mica alla manicurista piangendo lacrime amare nella vaschetta per ammorbidire le cuticole. Spiattella tutto a Vanity fair, lasciando intendere che ha sempre saputo tutto e aggiungendo che la Carfagna se la ritrovava pure in vacanza (non si sa se travestita da vucumprà o alle gare aperitivo sulla spiaggia). Poi aggiunge che in Italia se non hai un amante non sei nessuno. Morale: la Carfagna è una stalker, il marito è un po’ sfigato. ( e secondo me, prima di separarsi, Wendi Buontempo ha fatto saltare la montatura dell’occhiale al bell’Italo con un sonoro ceffone). 2) Elisabetta Gregoraci. Un anno fa circa, le motovedette della guardia di finanza circondano lo yacht di Flavio Briatore e fanno scendere tutti in fretta e furia per una brutta storia di contrabbando e frode fiscale. Elisabetta aveva partorito da poco. Diciamoci la verità. Da lei non ci aspettavamo grandi cose. Al massimo che chiedesse ai finanzieri di lasciarla sola un attimo in cabina per dare la brutta notizia ai cari che erano con lei in in quel momento, ovvero la sua Birkin azzurra e il Rolex Daytona Cosmograph. E invece Wendi Gregoraci sfodera gli artigli e con una strategia di guerra degna di un samurai, difende il marito sfoderando un argomento che in fatto di retorica è secondo solo a un best seller di Moccia. “Per lo shock mi è sparito il latte”. E di fronte all’idea che la tetta florida di una neo mamma al cui capezzolo fino a pochi secondi prima stava attaccata la bocca profumata di un neonato dalle gote rosa, si fosse seccata come la piana di Sibari a ferragosto, ci siamo impietositi tutti. Tutti talmente pirla da credere per almeno dieci minuti che un bambino di nome Nathan Briatore potesse condurre una vita di stenti. 3) Valeria Marini. Quando arrestarono Vittorio Cecchi Gori lei lo difese a spada tratta. E considerato che fino quel giorno il contraddittorio più impegnativo della sua vita lo aveva avuto con Martufello al Bagaglino, la sorpresa è stata grande. Andò a Porta a porta parlando di bancarotta fraudolenta ed economia con una competenza tale che per un attimo allo spettatore medio sembrò di vedere Giulio Tremonti in calze a rete e sottoveste. Poi denunciò Cecchi Gori per maltrattamenti ma ritrattò, chiarendo che in fondo due malrovesci glieli aveva dati anche lei. Insomma, Wendi Valeria, sfoderò le unghie. E considerato che tra gel,ricostruzione, allungamento e smalto permanente le costeranno settecento euro l’una, il titolo di eroina se lo merita tutto. 4) Franca Ciampi. Quando suo marito era presidente della Repubblica, che Carlo Azeglio dovesse andare a un vertice internazionale sull’emergenza del corno d’Africa o al raduno degli alpini a Trento, lei c’era. Mai che rimanesse una sera a casa a fare il ciambellone o un weekend a Mykonos con le amiche, nulla. Lei era sempre lì. E mica a sorridere ai fotografi o a togliere la forfora dalla giacca di Carlo. No, Wendi Ciampi lo faceva col preciso scopo di combinare un discreto numero di casini diplomatici. Mentre Carlo riceveva premi per il suo impegno volto a garantire un’ Europa pacifica e stringeva mani con quell’aria mite da testimonial di biscotti, lei sganciava una serie di terra aria sulla tv deficiente e sulla maggiore intelligenza della gente del sud rischiando seriamente che la De Filippi chiamasse alle armi tronisti e postini di “C’è posta per te” per occupare il Quirinale e fare presidente ad interim Daniele Interrante. 5) L’ex moglie di Sandro Bondi Maria Gabriella Podestà, Vittoria Puccini e Daniela Santanchè. Vi chiederete perchè le tre siano eroine. Semplice: la prima perchè è stata mollata e anziché vendicarsi in modo banale, ha avuto il coraggio di dichiarare pubblicamente che le poesie di Sandro sono una gran ciofeca. La seconda perchè è stata cornificata ripetutamente e ha incassato per anni finchè un bel giorno l’hanno colta a slinguazzarsi l’attore più figo del cinema italiano. La terza perchè ha dimostrato un fatto inconfutabile: un marito chirurgo estetico ti può togliere la zampa di gallina, la buccia d’arancia e la palpebra cascante, ma il cognome, se Wendi Santanchè ha deciso che se lo tiene, non c’è bisturi che lo rimuova.

I criminologi da bar

Pomeriggio 5. “Parolisi non aveva alcuna ragione di cancellare il suo profilo fb perchè si chiamava Vecio Alpino e nessuno poteva risalire a lui.”. Ma la Palombelli pensa che a capo delle indagini ci sia l’Investigatopo?

I veri tormentoni estivi

Il mio pezzo sul quotidiano “Libero” di oggi: Se appartenete al club dei nostalgici e non riuscite ad ordinare un ghiacciolo al bar della spiaggia senza avvertire la mancanza lancinante del jukebox e dei martellanti tormentoni estivi quali “Asereyè”, “Tre Parole” o “Macarena”, (che poi sono sempre stati i veri fattori scatenanti dei raptus omicidi ferragostani assieme ai topless della Cancellieri e alle camicie di Formigoni), ho un rimedio per voi. Sfogliate con costanza le riviste di gossip a partire da ora fino al trenta agosto, e scoprirete che i veri tormentoni estivi non sono i deliri melodici e sfinenti quanto i “Capra capra capra” di Vittorio Sgarbi, ma le interviste e i servizi fotografici proposti dai giornali in questo periodo dell’anno. E allora, andiamo ad analizzare al dettaglio l’hit parade 2011: al primo posto della speciale classifica “L’ufficio stampa mi ha detto di dire così e io non faccio variazioni sul tema neppure se mi chiedono un’opinione sul coccodrillo gonfiabile”, si piazza senz’altro Michelle Hunziker. Sono mesi che ci propinano copertine in cui la bella svizzera sorride con più denti del ciuchino di Shrek e titoli quali: “La mia estate da single”, “Single e felice”, “Meglio single che male accompagnate”, “Sono single ma mica perchè nessuno mi si piglia”, “Sono single ma c’ho la fila sotto casa che manco quando è uscito l’i pad negli Apple store” e così via. Allora. Primo: se sei felice non hai bisogno di ripeterlo come un mantra anche a Paperinik mese. Secondo: se sei single e felice allora smettila di infilare a tua figlia il tuo stesso bikini rosa perchè questo sadismo è la proiezione di una qualche insoddisfazione latente. Terzo: non ci credo. Al secondo posto della classifica speciale tormentoni, abbiamo senz’altro Manuela Arcuri con la sua dichiarazione standard: “Sono tanto delusa. Trovo solo uomini che vogliono la Arcuri e poi scappano quando si trovano davanti Manuela.”. Intanto partiamo da un presupposto: se tutti gli ex della Arcuri si dessero alla fuga contemporaneamente si assisterebbe a una migrazione di massa che l’esodo palestinese in confronto era una scampagnata fuori porta. Poi c’è da dire che ormai neanche i giornali ci cascano più, tant’è che se grattate con una monetina la testa del suo nuovo fidanzato ritratto in foto, scoprirete che c’è già sotto quella del prossimo. Ovviamente un imprenditore. Che non si sa perché dovrebbe trovare una gran differenza tra la Manuela attrice e la Manuela donna: entrambe parlano ciociaro ed entrambe hanno una mimica facciale che Renato Balestra al confronto è Jim Carrey ne “L’acchiappa animali”, per cui sfugge la ragione del disorientamento maschile. Al terzo posto troviamo in classifica l’immancabile Belen Rodriguez. E qui il tormentone non consiste in una frase tipo, ma nella posa. Osservatela in foto, in una qualsiasi foto. Che lei faccia il bagno o si cambi il pareo o raschi le cozze col coltellino, compie ogni singola azione con le gambe leggermente divaricate e la schiena talmente curva per protendere al massimo il lato b, che sul suo osso sacro uno potrebbe poggiare tranquillamente una bottiglia di Cristal con sei calici e i rispettivi sottobicchieri in rafia. Qualcuno può spiegare alla bella argentina che se gira con la schiena dritta, oltre a risparmiarsi il busto correttivo al compimento del trentesimo compleanno, è gnocca lo stesso? Riferire anche alla Moric, grazie. Il quarto posto va a Mario Balotelli. Da qui a Ferragosto leggerete una media di sedici interviste al giorno in cui il calciatore, oltre a essere paparazzato mentre si slinguazza qualsiasi cosa passeggi sul bagnasciuga, dalla turista tedesca al tellinaro settantenne, dichiara convinto: “Non sono un bad boy”. Ovviamente, tornati a casa dal mare con la vostra rivista sottobraccio, accenderete la tv e nell’edizione serale del tg 5, Costanza Calabrese annuncerà che Balotelli ha esploso due granate a medio raggio al Lunapark di Desio per festeggiare la vincita di due pesci rossi e un pupazzo di Mario Bross al tiro al bersaglio. Occupa saldamente il quinto posto in classifica il tormentone: “Dopo la gravidanza ero grassa, tutti mi trattavano male e le donne sono poco solidali” intonato fino allo sfinimento da Vanessa Incontrada. Ora, s’è detto che dopo la gravidanza era ingrassata, d’accordo. Ci dispiace, sia chiaro. Ma è pur vero che se sei un sex symbol e fai tv, è difficile che uno ti guardi e sposti l’argomento sul tuo ultimo trattato di meccanica quantistica. E comunque sentirsi dire “sei grassa” sapendo che potrai pagarti dietologi, massaggiatori, chirurghi estetici e creme snellenti agli estratti d’alga spirulina dei laghi del Totalcingo, è un po’ meglio che sentirselo dire mentre sei seduta dietro la cassa dell’Esselunga, a voler essere onesti. Infine, del tormentone sulle donne poco solidali non se ne può più. E’ vero, siamo competitive e se potessimo ci strozzeremmo tutte con un collant cinquanta denari. Detto questo: la signora Incontrada ha letto cosa diceva Bisignani di Santoro e Masi di Saviano e Briatore di Berlusconi ? E questo nido di serpi da rovo, sarebbero quelli che fanno branco? E infine, al sesto e ultimo posto, si classifica la coppia Mara Carfagna-Marco Mezzaroma. Anche qui, il tormentone non sta nelle dichiarazioni ma nella posa. Fateci caso. Non c’è servizio sui due (che siano a fare shopping o in spiaggia alle Maldive), in cui Mara non avvinghi Mezzaroma a mo’ di piovra gigante col galeone francese e non se lo limoni senza pietà. Ora: se è vero che la neo-sposa dovrebbe garantire le pari opportunità, non potrebbe concedere al neo marito l’opportunità di respirare, di tanto in tanto?

Dammi un po’ di tempo!

Stamattina ho scoperto con orrore che sono stati pubblicati i messaggi che si scambiavano su Facebook Salvatore Parolisi e l’amante Ludovisa. Tanto per cominciare, si scopre che Parolisi sferrava parecchie coltellate anche alla grammatica italiana. Della serie: per me uno che è capace di scrivere “tutto quello che ti ho promesso e normale che tu ti comporta cosi con me l’odio e significato di amore quindi vuol dire che qualcosa di buono sto coglione ti ha dato“, è capace di tutto. Poi viene fuori che lei, Ludovica, gli aveva scritto un profetico: “…non devi ammazzare nessuno..devi lasciare una persona che non ami e con cui non stai piu bene da una vita..”. Appunto. Infine: questo tizio, un militare di anni trenta con moglie e figlia, scriveva: “Passerottino mio muuuuuuuuuua”. Ecco, io per un passerottina mia muuuuua sarei capace di un delitto di maggiore efferatezza. Per il resto, inutile aggiungere altro, a parte il fatto che da ora in avanti io non mando messaggi su facebook neppure a mia madre per chiederle se hanno fiorito i gladioli sul terrazzo. Solo una mesta considerazione: con epiloghi meno drammatici, di storie così è pieno il mondo. E le dinamiche sono sempre, tristemente identiche: lui che rimanda, cerca scuse, prende tempo, chiama l’amante quando va a prendere le pastarelle della domenica al bar, dà della stronza alla moglie. L’altra che minaccia e offende e intima e poi sta lì anni ad aspettare il miracolo. La moglie che il marito se lo tiene anche così, perdona, poi capisce che lui è recidivo, allora minaccia di mollarlo, poi ingoia il rospo e alla fine vive in un inferno di sospetti e umiliazioni tra schede telefoniche occultate nel bagagliaio della macchina e sms inviati dalla tazza del cesso in bagno. E allora mi è venuto in mente un pezzo che avevo scritto un paio di anni fa per Italia Oggi. Attualissimo. Questo: La speciale galleria dei personaggi maschili da evitare prosegue oggi con la descrizione accurata di una delle specie più diffuse, noiose e prevedibili all’interno del variegato mondo “fauna maschile”, ovvero “l’uomo sposato”. L’uomo sposato è come la varicella o un invito a Villa Certosa: presto o tardi, è toccato a tutte. Comunque, per quelle poche fortunate che fino ad oggi sono riuscite a scampare il pericolo, ecco una serie di caratteristiche tipiche dell’uomo sposato che dovrebbero funzionare come deterrente: – l’uomo sposato non ammetterà mai di avere una relazione con voi perché la monogamia sta all’uomo quanto Torvaianica sta a Carlo Rossella, no. Il motivo profondo e lacerante della sua infedeltà è sempre, a suo dire, racchiuso in una frase tipica della specie, ovvero: “Sai, sono in crisi con mia moglie”, minchiata colossale che talvolta viene alternata con le variabili “Sai, io e mia moglie siamo separati in casa”, “Stiamo insieme per i figli altrimenti ci saremmo lasciati da un pezzo!”, o anche con un nebulosissimo “Stiamo insieme ma ormai non c’è più niente!”. Ovviamente, nella prima fase della relazione, la malcapitata di turno tende a credere che il tizio sia realmente tormentato per cui ogni volta che lo vedrà seduto sul bordo del letto con la testa china e l’aria vistosamente preoccupata, si convincerà che stia pensando a come dirlo alla moglie. La realtà è che lui sta pensando se ha fatto bene a comprare Brocchi al fantacalcio , ma questo, la poverina, lo realizzerà molto tempo dopo. – L’uomo sposato sosterrà sempre la tesi “Giuro! Prima di te non mi era mai capitato di tradire mia moglie! “. Quando scoprirete il particolare dei suoi tre figli illegittimi in Bielorussia, sosterrà che gli è capitato in quell’anno in cui la moglie si rifiutava di avere rapporti con lui per motivi futili, ovvero la doccia gessata dal collo in giù che l’aveva costretta all’immobilità totale a seguito di un incidente in moto. Anche lì, il dubbio di avere a che fare con un tizio sensibile quanto un cecchino serbo, non si sa bene il perché, tarda a venire. – L’uomo sposato non ammetterà mai di togliere la fede quando esce di casa e di rimetterla quando rientra. La sua tesi sarà sempre: “Sai, la fede non la porto mai, ho una grave allergia a oro e nichel”. Quando gli farete notare che ha un Rolex in oro massiccio al polso e non vi pare di intravedere dermatiti deturpanti sul braccio, lui sosterrà che il suo caso è sul tavolo del Chicago hospital perché è l’unico al mondo di allergia da contatto all’anulare sinistro. E quando gli farete notare che al suo rientro dalle ferie al mare con la moglie ha un alone circolare bianco sul dito incriminato, affermerà che a Porto Cervo il must dell’estate era passeggiare sulla battigia col palloncino di Spongebob legato all’anulare sinistro. – L’uomo sposato, manco a dirlo, vive ormai da anni con la moglie come fossero fratello e sorella. Non hanno più alcun rapporto intimo. Al massimo un bacio sulla guancia a Natale. Ovviamente, nel corso della vostra relazione, la moglie avrà tre gravidanze di cui una plurigemellare ma voi vi ostinerete a credergli anche quando vi giurerà di aver visto più volte nel cuore della notte un tizio con ali piumate fare il suo ingresso dalla finestra e dire a sua moglie “Lo chiamerai Gesù”. – L’uomo sposato, ha sempre un parente in fin di vita. E’ la regola: la sera in cui vi ha promesso di dare la ferale notizia alla moglie, la suocera si romperà il femore scivolando su una buccia di anguria a novembre, la zia che l’ha cresciuto rimarrà schiacciata dal plasma 42 pollici nel tentativo di sintonizzare la tv sul digitale terrestre e, soprattutto, la moglie farà avanti e indietro dall’ospedale così tante volte in un anno che vi verrà il dubbio di avere una relazione col marito di Amy Winehouse. Dopo anni di scuse del genere, alcune si convincono a lasciare l’uomo sposato non tanto perché è un idiota pallista ma nel dubbio che porti decisamente sfiga. – L’uomo sposato ha sempre bisogno di tempo. Per dirlo alla moglie, per risolvere delle misteriose questioni economiche, per trovare una casa e, ovviamente, perché lui, quello sensibile, vuole aspettare che i figli crescano un po’. Quando l’amante vedrà finamente una foto del suo adorato figlio minore non nel portafogli dell’amato ma sulla prima pagina del Corriere della sera perché ricercato per traffico internazionale di droga, generalmente le sorgono i primi dubbi che i suoi figli siano ormai grandini e che lui, l’uomo sposato, lascerà la moglie quando Sandro Bondi arrostirà salsicce alla festa dell Unità.