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Matrimoni a confronto: Charlene vs Kate

(il mio pezzo uscito oggi sul quotidiano “Libero”) Non so se è in atto un complotto mondiale ai danni di Charlene Lynette Wittstock o se il giorno in cui il buon Deva sparpagliava karma, a lei sia toccato quello con l’etichetta “sfigato”, ma certo è che andare a nozze lo stesso identico giorno in cui si sposerà un’icona mondiale di stile e trasgressione, ovvero Kate Moss, ovvero una che fino ad oggi non aveva mai detto un “sì” se non in risposta alla domanda “Un altro drink?”, non è una gran botta di fortuna. Diciamolo : il pericolo che il matrimonio monegasco venga ricordato come la corazzata Potemkin di tutti i matrimoni blasonati dal paleolitico ad oggi è già alto, ma se al rischio noia mortale si aggiunge anche il confronto col matrimonio più rock che la storia ricordi, beh, direi che la guerra “Wittstock vs Woodstock” si fa appassionante. E allora analizziamoli, i due eserciti in festa, e cominciamo proprio col fattore sposi. Sul fronte monegasco abbiamo una sposa, Charlene, che parte con un netto vantaggio su tutte le principesse tristi della genealogia araldica mondiale: lei era già triste undici anni fa. Una roba che in confronto la principessa Masako è un capo villaggio Valtur. Ora, io capisco che per una nuotatrice passare dallo stile rana al principe ranocchio sia un amaro scherzo del destino, capisco anche che scoprire di avere in testa una bella corona (di cornazzi) prima ancora di diventare principessa non scateni grasse risate e capisco perfino che se il tuo secondo nome è Lynette come la protagonista di Desperate Housewives, Lynette Scavo, forse il disegno della tua vita non è di quelli più favorevoli, ma un sorriso ogni tanto sarebbe cosa buona e giusta. Voglio dire: se quella è la faccia, viene in mente una sola cosa: speriamo che quando si affaccerà al balcone col neo sposo, qualcuno abbia piazzato sotto il telone dei pompieri. Alberto è tutta un’altra storia, tant’è che forse l’unica nota rock del matrimonio monegasco è, strano a dirsi, proprio lui. Tutti a insinuare dubbi sulle sue reali inclinazioni sessuali per anni e poi viene fuori che ha più figli in giro per il mondo lui che Ridge Forrester. Un suo presunto pargolo, addirittura, sbuca fuori alla vigilia del matrimonio e Charlene, che pare fosse decisa a far saltare la cerimonia, lo perdona quando è già col piede sulla scaletta dell’aereo. Del resto, quando perdoni a un uomo il fatto che tra le sue ex annoveri Patrizia Pellegrino e Simona Tagli, poi un figlio illegittimo ti sembra poca cosa. Sul fronte inglese invece, gli sposi rasentano la perfezione: Kate impalma il chitarrista Jamie Hince, che poi è anche l’ennesimo musicista di cui si invaghisce, ma a chi l’accusa di essere recidiva risponde seccata : “Non scelgo i fidanzati con un criterio”. Sarà pure vero, ma tra Jamie e il suo ex Pete Doherty un tratto comune che non è la musica esiste eccome: entrambi hanno l’aria di non farsi una doccia dall’ottantuno. Venendo alla cerimonia, è innegabile il fatto che i matrimoni abbiano più o meno le stesse affinità che ci sono tra Lady Gaga e Barbara Palombelli. A Montecarlo il menù è biologico e l’auto ecologica. I cibi scelti sono tutti eco-solidali anche se non si capisce se solidali con i paesi del terzo mondo o con la povera Charlene. Viste le origini della sposa poi, sulla torta è raffigurato il Protea, ovvero il fiore simbolo del Sudafrica. Non ci è dato sapere se anche sulla torta di casa Moss ci sia un fiore a lei caro, quello di cannabis indiana, ma il sospetto è forte. Gli ospiti di Charlene e Alberto cenano in una fastosa sala il cui nome, “salle Garnier”, è chiaramente ispirato alla folta chioma del principe. Gli amici di Kate e Jamie invece, mangiano nel giardino di casa Moss in cui la modella ha fatto allestire tendoni modello “Festa dell’Unità a Santarcangelo di Romagna” con cibi e arredamenti diversi. Ovviamente, il gazebo riservato agli alcolici è stato fatto arrivare direttamente dagli Stati Uniti: si tratta del tendone che conteneva l’Apollo 7 a Cape Canaveral. I festeggiamenti dureranno tre giorni ma i bookmakers inglesi danno per probabile il risveglio del primo ospite in un cespuglio di hibiscus tra il diciassettesimo e il diciottesimo giorno. Riguardo invece la lista degli invitati italiani, su qualche nome della lista monegasca aleggia un fitto mistero. D’accordo Bocelli o Angelino Alfano, ma che c’entra Umberto Tozzi? E perché allora Drupi non era da William e Kate? E ancora: e se Simona Tagli si presenta vestita da Cruciverbone? Ma soprattutto: che è questa storia di invitare un esercito di ex (Naomi, Tasha, la Schiffer) al proprio matrimonio? Io fossi stata Charlene mi sarei ribellata. Che so, avrei riempito le prime tre file della chiesa con i Centocelle Nightmare al gran completo. Altro mistero (questa volta nel matrimonio di Kate) è il perché la top inglese abbia voluto diciotto damigelle. Al momento l’unica ipotesi plausibile è la seguente: siccome tra queste dovrebbe esserci anche la rissosa Naomi Campbell, le altre diciassette servirebbero a placcarla qualora decidesse di prendere a schiaffoni il prete. I due bouquet delle spose non potrebbero avere destini più diversi. Charlene porta i fiori a Santa Devota martire (anche perché pure se lanciasse il bouquet, con la sfiga che portano i matrimoni monegaschi, tutte le amiche preferirebbero essere centrate in pieno da un gavettone d’olio bollente), Kate lo lancia come da tradizione e chi lo piglia se lo fuma. Per finire, una piccola nota che assesta un colpo vincente in fatto di modernità al matrimonio monegasco: per le nozze del principe Alberto e di Charlene è stata predisposta la ripresa cinematografica in 3D. Se la terza dimensione sia necessaria per le inquadrature del didietro di Vittoria di Svezia o per la coda di pavone spuntata ieri ad Angelino Alfano, resta un mistero.

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